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mercoledì 12 gennaio 2011

USA e Cina: il G2

Siamo arrivati al dunque, la visita del Segretario di Stato USA Gates a Pechino è propedeutica alla visita negli Stati Uniti del presidente cinese Hu Jintao che sarà a Washimgton il 19 Gennaio. Siamo di fronte all'unico G possibile: il G2, non c'è G20 che tenga, quella è solo la serie B del pianeta. Le questioni che contano sono una partita a due, per il resto poco più che briciole, non tanto per l'entità economica in gioco, che rimane consistente, ma per le strategie d'insieme che potrà scaturire. I temi sul tappeto che riguarderanno il confronto tra le due superpotenze verteranno sul militare, la finanza, il mercato valutario, le energie rinnovabili fino ai materiali rari essenziali per l'industria informatica, di cui la Cina detiene circa il 90%. Siamo di fronte a due paesi che sono su piani prospettici diversi: la Cina, pur essendo ancora dietro, è in ascesa, il sorpasso dovrebbe avvenire nel 2027, secondo previsioni per difetto perchè precedenti all'ultima crisi finanziaria, il PIL è cresciuto del 10% e le strategie finanziarie di Pechino puntano a rilevare l'intero debito dei paesi più ricchi, specialmente in Europa con il duplice fine di acquisire know-how ed alleati in seno al G20, possibili alleati da schierare proprio contro gli USA (di cui peraltro Pechino è il più grosso finanziatore del debito). La longa manus cinese ha già un potenziale potere molto elevato su molti paesi in virtù della grande liquidità disponibile grazie al gran volume di esportazioni dovuto al mantenimento artificiale del basso valore dello Yuan, tuttavia, come tutti i paesi in grande espansione, anche la Cina soffre della malattia chiamata inflazione, che colpisce sopratutto nei valori dei prodotti alimentari. E' vero che la Cina non gode di buon credito nelle opinioni pubbliche mondiali per come tratta il tema dei diritti politici, ma in questa fase storica l'economia gode di una supremazia netta sulla politica ed i numeri di Pechino sono tali da consentirgli di calmare le acque. Gli Stati Uniti per contro sono in evidente difficoltà sia dal lato economico che dal lato dell'appeal, il sogno americano, seppur lungi dall'essere tramontato, non gode più del grande credito del secolo scorso, in più la Cina è l'avversario più forte con il quale gli USA vengono a scontrarsi: l'URSS non è paragonabile sia dal punto di vista economico che politico con la Cina. Gli USA arrivano a questo incontro con una situazione economica in rotta, la disoccupazione e la diminuzione della ricchezza dovuta ad un impoverimento in costante aumento porta il paese a stelle e strisce molto vicino alla deflazione con una debolezza della domanda che rischia di fare crollare il grande mercato interno, che, però, si nutre in gran parte di prodotti cinesi. Nessuno può permettersi il black out, la Cina dovrà cedere sulla rivalutazione della propria moneta e perdere qualcosa in termini di guadagno, ciò consentirà una iniezione di liquidi nel mercato americano ed a cascata in quello europeo, mai come ora un'intesa non solo è possibile ma necessaria per ridare fiducia all'economia del pianeta.

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