Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

giovedì 23 ottobre 2014

Il Primo ministro iracheno in visita a Teheran

La visita in Iran del nuovo premier irakeno, Haidar, al-Abadi, anch’esso di religione sciita, rinforza i legami tra i due paesi, soprattutto nell’ottica difensiva, per entrambi, dall’avanzata del califfato. L’Iran formalmente non aderisce alla coalizione contro lo stato islamico, tuttavia alcuni suoi uomini hanno già combattuto sul terreno dell’Iraq, al fianco dei peshmerga curdi, essendo, così, di fatto, il primo paese straniero ad impiegare i propri effettivi in scontri convenzionali sul terreno. Il governo a maggioranza sciita di Bagdad è, fin dall’inizio delle ostilità, uno dei principali obiettivi dei jihadisti sunniti: rovesciare con la forza l’esecutivo irakeno costituirebbe una vittoria enorme sia militarmente, che dal punto di vista mediatico e potrebbe permettere una propaganda senza pari nel mondo sunnita. Proprio nella ricorrenza della festività religiosa sciita dell’Ashura sono avvenuti diversi attentati con autobombe nella capitale irakena, che hanno provocato devine di morti. Le autorità religiose ed il governo di Teheran è da tempo che si preoccupano per gli attentati ai fedeli  ed ai luoghi di culto sciiti presenti in Iraq, ma finora hanno limitato la loro azione forse anche consigliati dagli americani, timorosi di trasformare il confronto con lo stato islamico in una guerra tra sciiti e sunniti. Di fatto, però questo è quello che sta avvenendo già ora, anche se gli sciiti sono soltanto il principale bersaglio degli integralisti sunniti, che perseguono anche ogni altra forma di religione differente. La preoccupazione di Teheran non riguarda soltanto la persecuzione degli sciiti, ma anche il timore di attacchi contro il proprio territorio, sempre più prossimo ai combattimenti, gli ultimi dei quali si sono svolti soltanto a cinquanta chilometri dal confine iraniano. In Iran si ha timore di un possibile contagio dell’estremismo radicale nelle zone del paese abitate dalle minoranze sunnite, che non potrebbero certo allargare troppo il conflitto ma praticare atti terroristici. L’alleanza internazionale contro il califfato e, per primi, gli stessi USA, non hanno certo bisogno di una tale esasperazione del conflitto e pur potendo contare sull’appoggio iraniano preferiscono che Teheran mantenga un basso profilo. Si tratta di una opinione condivisa anche dal nuovo premier di Bagdad, che ha preferito coinvolgere i sunniti moderati al governo, al contrario del proprio predecessore, per invertire la tendenza intrapresa dopo la caduta di Saddam, dove le responsabilità di governo del paese, anziché essere condivise tra appartenenti alle due correnti religiose dell’islamismo, erano di competenza dei soli sciiti. Questo indirizzo, provocato come reazione alla totale gestione del potere da parte dei sunniti, durante il regime di Saddam Hussein, è stato ritenuto uno dei fattori determinanti del successo del califfato tra le popolazioni sunnite irakene. Una delle parti della strategia di Washington, per togliere consenso popolare allo stato islamico, è stata proprio quella di convincere il governo di Bagdad ad essere più inclusivo con la componente sunnita. Questa partecipazione ha comunque basi fragili ed un eventuale ingresso di truppe iraniane in territorio irakeno interromperebbe sicuramente la collaborazione al governo dell’Iraq tra sciiti e sunniti. Per questa ragione a Teheran, il premier irakeno ha ribadito che non ammetterà alcuna truppa straniera, e soprattutto proveniente da una potenza regionale sul suo territorio per combattere lo stato islamico. Si è trattato di un messaggio, non tanto rivolto all’Iran, convinto si mantenere il basso profilo richiesto dagli USA e dalle circostanze, quanto ai sunniti della coalizione per convincerli che la visita in Iran non è stata effettuata per richiedere l’aiuto di Teheran. La politica di riconciliazione nazionale resta così al centro della strategia del governo irakeno, anche se è un fatto che la spaccatura geografica del paese si sta sempre più accentuando, con i curdi impegnati a conquistare la loro sovranità e la gran parte dei sunniti ancora troppo distanti dal governo centrale.

The Iraqi Prime Minister on a visit to Tehran

The visit to Iran of the new Iraqi prime minister, Haidar al-Abadi, also Shiite, strengthens the ties between the two countries, especially in view of defense, for both, by the advance of the caliphate. Iran did not formally accede to the coalition against the Islamic state, but some of his men have already fought on the ground in Iraq, alongside the Kurdish Peshmerga being so, in fact, the first foreign country to use its actual in clashes conventional on the ground. The majority Shiite government in Baghdad is, from the beginning of hostilities, one of the main objectives of the Sunni jihadists: overthrow by force the government of Iraq would be a huge win militarily, that from the point of view of the media and would allow a propaganda unparalleled in the Sunni world. Just the anniversary of the Shiite Ashura religious festival took place several car bombings in the Iraqi capital, which resulted in deaths devine. The religious authorities and the government in Tehran has long been that they care for the attacks to the people and places of worship Shiites in Iraq, but so far have limited their action, perhaps even recommended by the Americans, fearful of turning the confrontation with the state Islamic in a war between Shiites and Sunnis. But in fact this is what is happening now, even if the Shia are only the main target of Sunni fundamentalists, who also pursue any other form of different religion. The concern of Tehran is not just about the persecution of the Shiites, but also the fear of attacks on their territory, closer and closer to the fighting, the latest of which took place only thirty miles from the Iranian border. In Iran there is fear of a possible contagion of radical extremism in parts of the country inhabited by minority Sunnis, who certainly could not enlarge too much conflict but to practice acts of terrorism. The international alliance against the caliphate and, first, the same as the USA, they do not need such an aggravation of the conflict and be able to count on the Iranian prefer that Tehran maintains a low profile. It is a view shared by the new Prime Minister of Baghdad, who preferred to engage the moderate Sunnis in the government, in contrast to its predecessor, to reverse the trend taken after the fall of Saddam, where the responsibility of the government of the country, instead of being shared between members of the two religious currents of Islam, were the responsibility of only the Shiites. This address caused as a reaction to the total management of power by Sunnis, during the regime of Saddam Hussein, it was considered one of the determinants of the success of the caliphate between Iraqi Sunni tribes. One of the parts of the strategy of Washington, to remove popular support to the Islamic state, was precisely to convince the government of Baghdad to be more inclusive with the Sunni component. This participation has, however fragile bases and a possible entry of Iranian troops in Iraqi territory would interrupt surely cooperation to the government of Iraq between Shiites and Sunnis. For this reason, in Tehran, the Iraqi Prime Minister reiterated that will not allow any foreign troops, and especially from a regional power in its territory to fight the Islamic state. It was a message, not so much directed against Iran, believing it to keep the low profile required by the USA and the circumstances, as the Sunni coalition to convince them that the visit to Iran was not made to take the help of Tehran . The policy of national reconciliation remains as the center of the strategy of the Iraqi government, although it is a fact that the geographical split of the country is more and more increasing, with the Kurds committed to win their sovereignty and the majority of the Sunnis still too far away by the central government.

El primer ministro iraquí, en una visita a Teherán

La visita a Irán del nuevo primer ministro iraquí, Haidar al-Abadi, también chií, fortalece los lazos entre los dos países, sobre todo en vista de la defensa, por tanto, por el avance del califato. Irán no accedió formalmente a la coalición contra el Estado islámico, pero algunos de sus hombres ya han luchado en el terreno en Irak, junto a la kurda Peshmerga siendo así, de hecho, el primer país extranjero a usar su real en enfrentamientos convencional en el suelo. El gobierno de mayoría chiíta en Bagdad es, desde el comienzo de las hostilidades, uno de los principales objetivos de los jihadistas sunitas: derrocamiento por la fuerza el gobierno de Irak sería una gran victoria militar, que desde el punto de vista de los medios de comunicación y permitiría una propaganda sin paralelo en el mundo suní. Sólo el aniversario de la fiesta religiosa chií de Ashura tuvo lugar varios atentados con coche bomba en la capital iraquí, lo que resultó en muertes divino. Las autoridades religiosas y el gobierno de Teherán ha sido durante mucho tiempo que se preocupan por los ataques a las personas y los lugares de culto chiítas en Irak, pero hasta ahora han limitado su acción, tal vez incluso recomendado por los estadounidenses, temerosos de convertir la confrontación con el Estado islámico en una guerra entre chiitas y sunitas. Pero en realidad esto es lo que está ocurriendo ahora, aunque los chiíes son sólo el principal objetivo de los fundamentalistas sunitas, que también persiguen cualquier otra forma de religión diferente. La preocupación de Teherán no es sólo acerca de la persecución de los chiítas, pero también el miedo de ataques contra su territorio, más cerca y más cerca de los combates, la última de las cuales tuvo lugar a sólo treinta kilómetros de la frontera con Irán. En Irán existe el temor de un posible contagio del extremismo radical en algunas partes del país habitado por la minoría sunita, que ciertamente no podría ampliar demasiado conflicto, sino de practicar actos de terrorismo. La alianza internacional contra el califato y, en primer lugar, lo mismo que los EE.UU., que no necesitan un agravamiento del conflicto y ser capaz de contar con el iraní prefieren que Teherán mantiene un perfil bajo. Es una opinión compartida por el nuevo primer ministro de Bagdad, que prefirió dedicarse a los sunitas moderados en el gobierno, a diferencia de su predecesor, para invertir la tendencia adoptada después de la caída de Saddam, donde la responsabilidad del gobierno del país, en lugar de ser compartida entre los miembros de las dos corrientes religiosas del Islam, fueron la responsabilidad sólo de los chiítas. Esta dirección provocado como reacción a la gestión total del poder por los sunitas, durante el régimen de Saddam Hussein, se consideró uno de los factores determinantes del éxito del califato entre tribus sunitas iraquíes. Una de las partes de la estrategia de Washington, para eliminar el apoyo popular al estado islámico, fue precisamente para convencer al gobierno de Bagdad para ser más inclusivos con el componente sunita. Esta participación tiene, sin embargo bases frágiles y una posible entrada de las tropas iraníes en territorio iraquí interrumpiría sin duda la cooperación con el gobierno de Irak entre chiítas y sunitas. Por esta razón, en Teherán, el primer ministro iraquí, reiteró que no permitirá ningún tropas extranjeras, y especialmente de una potencia regional en su territorio para luchar contra el estado islámico. Era un mensaje, no tanto dirigido contra Irán, creyendo que es mantener el bajo perfil requerido por los EE.UU. y de las circunstancias, como la coalición suní de convencerlos de que la visita a Irán no se hizo para tener la ayuda de Teherán . La política de reconciliación nacional se mantiene como el centro de la estrategia del gobierno iraquí, aunque es un hecho que la división geográfica del país es cada vez más creciente, con los kurdos ha comprometido a conquistar su soberanía y la mayoría de los suníes todavía demasiado lejos por el gobierno central.

Der irakische Ministerpräsident bei einem Besuch in Teheran

Der Besuch in Iran von der neuen irakischen Ministerpräsidenten, Haidar al-Abadi, auch Schiiten, stärkt die Beziehungen zwischen den beiden Ländern, vor allem im Hinblick auf die Verteidigung, für beide, durch den Fortschritt des Kalifats. Iran nicht formell beitreten der Koalition gegen den islamischen Staat, aber einige seiner Männer wurden bereits auf dem Boden im Irak gekämpft, neben der kurdischen Peshmerga so ist, in der Tat, die ersten fremden Land zu seiner tatsächlichen Zusammenstößen nutzen herkömmliche auf dem Boden. Die Mehrheit schiitische Regierung in Bagdad ist, von Anfang der Feindseligkeiten, eines der Hauptziele der sunnitischen Dschihadisten: Sturz mit Gewalt die Regierung des Irak würde ein großer Gewinn militärisch sein, dass aus der Sicht der Medien und würde einen Propaganda ermöglichen einzigartig in der sunnitischen Welt. Nur der Jahrestag des schiitischen Aschura religiöse Fest fand mehrere Autobombenanschlägen in der irakischen Hauptstadt, die in Todesfällen führte Devine. Die religiösen Autoritäten und die Regierung in Teheran seit langem, dass sie sich interessieren für die Angriffe auf die Menschen und Orte der Anbetung Schiiten im Irak, aber bisher haben ihre Wirkung begrenzt, vielleicht sogar von den Amerikanern empfohlen, Angst Drehen der Konfrontation mit dem Staat islamische in einem Krieg zwischen Schiiten und Sunniten. Aber in der Tat ist dies, was jetzt geschieht, auch wenn die Schiiten sind nur das Hauptziel der sunnitischen Fundamentalisten, die auch jede andere Form der anderen Religion zu verfolgen. Die Sorge von Teheran ist nicht nur über die Verfolgung der Schiiten, aber auch die Angst vor Angriffen auf ihrem Gebiet, näher und näher an die Kämpfe, von denen die letzte erfolgte nur dreißig Meilen von der iranischen Grenze. Im Iran gibt es Angst vor einer möglichen Ansteckung des radikalen Extremismus in Teilen des Landes von Minderheits Sunniten, die könnte sicherlich nicht zu viel Konflikt zu vergrößern, sondern um Terrorakte zu üben bewohnt. Die internationale Allianz gegen das Kalifat und zunächst die gleiche wie die USA, sie wie eine Verschärfung des Konflikts nicht benötigen und in der Lage, auf die iranische bevorzugen, dass Teheran unterhält ein niedriges Profil zu zählen. Es ist ein Blick durch den neuen Ministerpräsidenten von Bagdad, der zu seinem Vorgänger, die gemäßigten Sunniten in der Regierung greifen bevorzugt, im Gegensatz, um den Trend nach dem Sturz von Saddam, wo die Verantwortung der Regierung des Landes übernommen umkehren geteilt, statt zwischen den Mitgliedern der beiden religiösen Strömungen des Islam gemeinsam, waren in der Verantwortung der nur die Schiiten. Diese Adresse als Reaktion auf das Gesamtmanagement der Macht durch Sunniten verursacht, während des Regimes von Saddam Hussein, wurde sie als eine der Determinanten für den Erfolg des Kalifats zwischen irakischen Sunniten Stämme. Eines der Teile der Strategie von Washington, die Unterstützung der Bevölkerung zu dem islamischen Staat zu entfernen, wurde genau auf die Regierung in Bagdad zu überzeugen, mehr inklusive mit der sunnitischen Komponente. Diese Beteiligung hat jedoch zerbrechlichen Grundlagen und einen möglichen Eintrag von iranischen Truppen in irakisches Territorium wäre sicherlich unterbrechen, um die Zusammenarbeit der Regierung des Irak zwischen Schiiten und Sunniten. Aus diesem Grund, in Teheran, bekräftigte der irakische Ministerpräsident, dass nicht alle ausländischen Truppen zu ermöglichen, und vor allem von einer regionalen Macht in ihrem Gebiet, um die islamischen Staat kämpfen. Es war eine Botschaft, nicht so sehr gegen den Iran gerichtet, glauben, es um die Low-Profile von den USA und den Umständen erforderlich halten, da der sunnitischen Koalition, sie zu überzeugen, dass der Besuch in den Iran wurde nicht gemacht, um die Hilfe von Teheran nehmen . Die Politik der nationalen Versöhnung bleibt als das Zentrum der Strategie der irakischen Regierung, obwohl es eine Tatsache, dass die geographische Aufteilung des Landes ist mehr und mehr zu, mit den Kurden verpflichtet, ihre Souveränität und die Mehrheit der Sunniten noch zu weit entfernt zu gewinnen von der Zentralregierung.

O primeiro-ministro iraquiano em visita a Teerã

A visita ao Irã do novo primeiro-ministro iraquiano, Haidar al-Abadi, também xiita, fortalece os laços entre os dois países, especialmente em vista da defesa, para tanto, pelo avanço do califado. Irã não formalmente aderir à coalizão contra o estado islâmico, mas alguns de seus homens lutou no terreno no Iraque, juntamente com o Peshmerga curdo sendo assim, na verdade, o primeiro país estrangeiro a usar a sua real em confrontos convencional no chão. O governo xiita maioria em Bagdá é, desde o início das hostilidades, um dos principais objectivos dos jihadistas sunitas: derrubada pela força o governo do Iraque seria uma grande vitória militar, que, do ponto de vista dos meios de comunicação e permitiria uma propaganda sem paralelo no mundo sunita. Apenas o aniversário do festival religioso xiita Ashura tomou lugar vários carros-bomba na capital iraquiana, o que resultou em mortes devine. As autoridades religiosas e do governo em Teerã tem sido de que eles se importam para os ataques às pessoas e lugares de culto xiitas no Iraque, mas até agora têm limitado a sua ação, talvez até mesmo recomendado pelos americanos, com medo de virar o confronto com o Estado islâmico em uma guerra entre xiitas e sunitas. Mas, na verdade isso é o que está acontecendo agora, mesmo que os xiitas são apenas o principal alvo dos fundamentalistas sunitas, que também exercem qualquer outra forma de religião diferente. A preocupação de Teerã não é apenas sobre a perseguição aos xiitas, mas também o medo dos ataques em seu território, cada vez mais perto da luta, a última das quais teve lugar a apenas 30 milhas da fronteira iraniana. No Irã, há medo de um possível contágio do extremismo radical em algumas partes do país habitado por minorias sunitas, que certamente não poderia ampliar muito conflito, mas para a prática de atos de terrorismo. A aliança internacional contra o califado e, em primeiro lugar, o mesmo que nos EUA, eles não precisam de tal agravamento do conflito e ser capaz de contar com o iraniano preferem que Teerã mantém um perfil baixo. É uma opinião partilhada pelo novo primeiro-ministro de Bagdá, que preferiu não se envolver os sunitas moderados no governo, em contraste com seu antecessor, para inverter a tendência tomada após a queda de Saddam, onde a responsabilidade do governo do país, em vez de ser compartilhado entre os membros das duas correntes religiosas do Islã, eram de responsabilidade apenas dos xiitas. Este endereço causado como reação à gestão total do poder pelos sunitas, durante o regime de Saddam Hussein, foi considerado um dos fatores determinantes do sucesso do califado entre tribos sunitas iraquianos. Uma das partes da estratégia de Washington, para remover o apoio popular ao Estado islâmico, foi precisamente para convencer o governo de Bagdá para ser mais inclusiva com o componente sunita. Esta participação tem, no entanto bases frágeis e uma possível entrada de tropas iranianas em território iraquiano interromperia certamente cooperação com o governo do Iraque entre xiitas e sunitas. Por esta razão, em Teerã, o primeiro-ministro iraquiano reiterou que não permitirá quaisquer tropas estrangeiras, e especialmente a partir de uma potência regional no seu território para lutar contra o Estado islâmico. Era uma mensagem, não tanto contra o Irã, acreditando que para manter o baixo perfil exigido pelos EUA e as circunstâncias, como a coalizão sunita para convencê-los de que a visita ao Irã não foi feito para ter a ajuda de Teerã . A política de reconciliação nacional permanece como o centro da estratégia do governo iraquiano, embora seja um facto que a divisão geográfica do país é cada vez mais crescente, com os curdos empenhada em ganhar a sua soberania ea maioria dos sunitas ainda muito longe pelo governo central.

Le Premier ministre irakien en visite à Téhéran

La visite en Iran du nouveau Premier ministre irakien, Haidar al-Abadi, également chiite, renforce les liens entre les deux pays, notamment en vue de la défense, à la fois, par l'avance du califat. Iran n'a pas accédé officiellement à la coalition contre l'Etat islamique, mais certains de ses hommes ont déjà combattu sur le terrain en Irak, aux côtés de la peshmergas kurdes étant, en fait, le premier pays étranger à utiliser son effectif dans des affrontements conventionnel sur le sol. Le gouvernement à majorité chiite à Bagdad est, depuis le début des hostilités, l'un des principaux objectifs des djihadistes sunnites: renversement par la force le gouvernement de l'Irak serait une grande victoire militaire, que du point de vue des médias et permettrait une propagande sans précédent dans le monde sunnite. Il suffit de l'anniversaire de la fête religieuse chiite Achoura a lieu plusieurs attentats à la voiture dans la capitale irakienne, qui a entraîné des morts devine. Les autorités religieuses et le gouvernement de Téhéran a longtemps qu'ils se soucient pour les atteintes aux personnes et les lieux de culte chiites en Irak, mais jusqu'à présent, ont limité leur action, peut-être même recommandé par les Américains, qui craint de transformer la confrontation avec l'Etat islamique dans une guerre entre chiites et sunnites. Mais en fait, c'est ce qui se passe maintenant, même si les chiites ne sont la principale cible des fondamentalistes sunnites, qui poursuivent également toute autre forme de religion différente. Le souci de Téhéran n'est pas seulement à propos de la persécution des chiites, mais aussi la crainte des attaques sur leur territoire, de proche en proche des combats, dont le dernier a eu lieu seulement trente miles de la frontière iranienne. En Iran, il ya la peur d'une possible contagion de l'extrémisme radical dans certaines parties du pays habité par la minorité sunnite, qui pourrait certainement pas agrandir trop de conflits, mais de pratiquer des actes de terrorisme. L'alliance internationale contre le califat et, en premier lieu, de même que les Etats-Unis, ils n'ont pas besoin d'une telle aggravation du conflit et de pouvoir compter sur l'Iran préfèrent que Téhéran maintient un profil bas. Il s'agit d'un point de vue partagé par le nouveau Premier ministre de Bagdad, qui a préféré engager les sunnites modérés dans le gouvernement, contrairement à son prédécesseur, pour inverser la tendance prise après la chute de Saddam, la responsabilité du gouvernement du pays, au lieu d'être partagé entre les membres des deux courants religieux de l'islam, étaient de la responsabilité des seuls chiites. Cette adresse fait comme une réaction à la gestion totale du pouvoir par les sunnites, sous le régime de Saddam Hussein, il a été considéré comme l'un des facteurs déterminants de la réussite du califat entre les tribus sunnites irakiennes. L'un des volets de la stratégie de Washington, à retirer le soutien populaire à l'état islamique, était précisément de convaincre le gouvernement de Bagdad à être plus inclusif avec la composante sunnite. Cette participation a toutefois bases fragiles et une entrée possible des troupes iraniennes en territoire irakien serait sûrement interrompre la coopération au gouvernement de l'Irak entre chiites et sunnites. Pour cette raison, à Téhéran, le Premier ministre irakien a réaffirmé que ne permettra pas à des troupes étrangères, et en particulier à partir d'une puissance régionale sur son territoire pour lutter contre l'Etat islamique. C'était un message, non pas tant dirigée contre l'Iran, croyant qu'il s'agit de garder le profil bas requis par les États-Unis et les circonstances, que la coalition sunnite à les convaincre que la visite en Iran n'a pas été faite de prendre l'aide de Téhéran . La politique de réconciliation nationale demeure le centre de la stratégie du gouvernement irakien, mais il est un fait que la répartition géographique du pays est de plus en plus croissant, avec les Kurdes sont engagés à gagner leur souveraineté et la majorité des sunnites encore trop loin par le gouvernement central.

Премьер-министр во время визита в Тегеран Ирака

Визит в Иран нового иракского премьер-министра, Хайдар аль-Абади, также шииты, укрепляет связи между двумя странами, особенно с учетом защиты, для обоих, по заранее халифата. Иран официально не присоединиться к коалиции против исламского государства, но некоторые из его людей уже воевал на местах в Ираке, наряду с курдской Пешмерга время так, на самом деле, первой страной, чтобы использовать его фактическая в столкновениях Обычные на земле. Большинство шиитов правительство в Багдаде является, с начала военных действий, одной из главных целей суннитских джихадистов: свержение силой правительство Ирака будет огромная победа в военном отношении, что с точки зрения средств массовой информации и позволит пропаганду аналогов в суннитском мире. Просто в годовщину религиозного праздника шиитов Ашура состоялись несколько взрывов автомобилей в иракской столице, которые привели к смерти божественным. Религиозные власти и правительство в Тегеране уже давно, что они заботятся о нападениях на людей и мест отправления культа шиитов в Ираке, но до сих пор ограничивают их действия, возможно, даже рекомендуется американцами, опасаясь превращения конфронтации с государством Исламский в войне между шиитами и суннитами. Но на самом деле это то, что происходит сейчас, даже если шииты только главной мишенью суннитских фундаменталистов, которые также преследуют любую другую форму другой религии. Обеспокоенность Тегеране не только о преследовании шиитов, но и страхом нападения на их территории, все ближе и ближе к боевым, последняя из которых состоялась только в тридцати милях от границы с Ираном. В Иране есть страх возможного заражения радикального экстремизма в районах страны, населенной меньшинств суннитов, которые, конечно, не мог их увеличения слишком много конфликтов, но для практики террористических актов. Международный союз против халифата и, в первую, так же, как США, они не нуждаются в таком обострение конфликта и сможет рассчитывать на иранское предпочитают, что Тегеран поддерживает низкий профиль. Это мнение разделяют нового премьер-министра Багдада, пожелавший участвовать умеренные сунниты в правительстве, в отличие от своего предшественника, чтобы переломить тенденцию, принятое после падения Саддама, где ответственность правительства страны, вместо того, чтобы совместно членами двух религиозных течений ислама, были обязанностью только шиитов. Этот адрес вызвало как реакция на общей управления власти суннитов, во время режима Саддама Хусейна, он был признан одним из определяющих факторов успеха халифата между иракскими суннитскими племенами. Одна из частей стратегии Вашингтона, чтобы удалить народную поддержку в исламском государстве, именно убедить правительство Багдада стали более содержательными с суннитской компонента. Это участие имеет, однако хрупкие основы и возможный ввод иранских войск на территории Ирака будет прерывать безусловно сотрудничать с правительством Ирака между шиитами и суннитами. По этой причине, в Тегеране, премьер-министр Ирака подтвердил, что не допустит никаких иностранных войск, и особенно с региональной власти на своей территории, чтобы бороться с исламским государством. Это было послание, не столько направлены против Ирана, полагая, что это держать низкий профиль, необходимый для США и обстоятельств, как суннитской коалиции, чтобы убедить их, что визит в Иран не было сделано, чтобы воспользоваться помощью Тегеране . Политика национального примирения остается как центр стратегии иракского правительства, хотя это факт, что географическое разделение страны все больше и больше возрастает, с курды совершили, чтобы выиграть свой ​​суверенитет и большинство суннитов еще слишком далеко центральным правительством.