Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 21 gennaio 2026

Per l'Unione Europea ultime occasioni per non subire gli scenari di Trump

 Lo scenario attuale obbliga l’Europa a profonde riflessioni sul suo ritardo all’interno del panorama globale, dove il gap tra gli obiettivi da raggiungere e quelli fino ad ora acquisiti si sta allargando profondamente. Se l’avanzata del commercio cinese è un fenomeno preoccupante, ma tutto sommato affrontato con strumenti a volte efficaci, il conflitto ucraino e soprattutto l’avvento di Trump hanno provocato una graduale riduzione del ruolo politico europeo, anche sul piano economico, che unito alla divisione politica interna ed alla irrilevanza militare, pone l’Unione Europea in una situazione di serio pericolo per il rischio di dissoluzione. Il fattore decisivo è il mutato atteggiamento degli USA, che si pone come avversario avente come principale obiettivo proprio la divisione dell’Unione, per evitare di avere a che fare con un soggetto coeso. Prima la minaccia dei dazi, poi l’atteggiamento ondivago sulla guerra ucraina ed infine la minaccia esplicita al territorio dell’Unione con il preciso intento di conquistare la Groenlandia, forse usando anche mezzi militari. Deve essere specificato, senza pericolo di smentita, che l’atteggiamento troppo diplomatico e conciliante dell’Unione verso Trump, non ha sortito alcuno degli effetti sperati, ma al contrario, ha favorito l’incremento delle ostilità da parte del presidente degli Stati Uniti, a causa della impressione o della certezza di avere a che fare con un interlocutore debole e diviso. Questo, in parte è vero, ed è a causa della stessa struttura poco flessibile dell’Unione, ancora troppo condizionata dal voto all’unanimità, dalla mancanza di decisioni e legislazione in grado di assicurare un governo capace di superare le singole ragioni statali, in favore di un benessere generale.  Per non urtare la Casa Bianca si è sacrificato anche il dialogo con la Cina ed anche il rapporto con Mosca, incapace di sanzionare seriamente il Cremlino, mediante l’impiego delle riserve russe presenti in Europa, ha messo l’Unione in uno stato di debolezza. Ma l’atteggiamento dello Casa Bianca, che è il fattore peggiore per l’Unione, poteva essere previsto, fin dalla presidenza Obama, l’interesse USA si è maggiormente focalizzato sull’oriente e la prima presidenza Trump e l’ultima campagna elettorale presidenziale, avevano presentato delle pericolose avvisaglie sul possibile nuovo atteggiamento americano. Non si è voluto mettere in atto una autonomia in grado di consentire una emancipazione, seppure in un quadro di alleanza, dall’alleanza con gli Stati Uniti. Il mancato sviluppo di una indipendenza militare, sostenuto da una adeguata presenza di una industria bellica europea, permette ancora l’attuale sudditanza a Washington, mentre sul piano internazionale l’Unione appare troppo titubante su potenziali e più strette alleanze con partner altrettanto interessanti a sottrarsi al giogo americano come Australia, Giappone, Corea del Sud. Altrettanto necessario è ristabilire gli stretti legami con il Regno Unito, per cercare il rientro di Londra all’interno dell’Unione, così come è necessario coinvolgere il Canada come membro di Bruxelles, per allargare i confini dell’Unione oltreoceano e sul confine americano. Simili alleanze potrebbero attrarre investimenti in grado di sviluppare industrie ad alto contenuto tecnologico tali da rendere l’indipendenza dagli USA una realtà in grado di contrastare le volontà di subire dazi sui propri prodotti, anche per l’ampio territorio dove creare aree di scambio quasi del tutto impermeabili agli influssi americani ed anche cinesi. Certo l’elemento necessario, nel territorio europeo in grado di assicurare una spinta verso questa situazione consiste nella progressiva cessione di sovranità, specialmente su alcune materie decisive, come la politica estera e quindi militare, ed anche su parti della politica industriale dei singoli stati. In cambio si potrà avere la capacità di giocare un ruolo da grande potenza su di ogni scenario internazionale e favorire gli ideali democratici trattando al pari delle grandi potenze, senza subire minacce e situazioni svantaggiose, come sembra che l’immediato assicuri di verificarsi.

For the European Union, these are the last chances to avoid Trump's scenarios.

 The current scenario forces Europe to deeply reflect on its lag in the global landscape, where the gap between the objectives to be achieved and those achieved so far is widening dramatically. While the advance of Chinese trade is a worrying phenomenon, albeit one that has been addressed with sometimes effective tools, the Ukrainian conflict and especially the rise of Trump have led to a gradual reduction in Europe's political role, including economic policy. This, combined with internal political division and military irrelevance, places the European Union in a serious position of dissolution. The decisive factor is the changing posture of the United States, which positions itself as an adversary whose primary objective is precisely the division of the Union, to avoid dealing with a cohesive entity. First the threat of tariffs, then the wavering stance on the Ukrainian war, and finally the explicit threat to the Union's territory with the specific intent of conquering Greenland, perhaps even using military means. It must be stated, without fear of contradiction, that the Union's overly diplomatic and conciliatory attitude toward Trump has not achieved any of the desired effects. On the contrary, it has fueled increased hostility on the part of the US president, due to the impression or certainty that he is dealing with a weak and divided partner. This is partly true, and is due to the Union's inflexible structure, still too conditioned by unanimity, and the lack of decisions and legislation capable of ensuring a government capable of transcending individual interests in favor of the general well-being. To avoid offending the White House, dialogue with China has also been sacrificed, as has relations with Moscow, incapable of seriously sanctioning the Kremlin, through the use of Russian reserves in Europe, leaving the Union in a state of weakness. But the White House's stance, which is the worst factor for the Union, could have been foreseen. Ever since the Obama presidency, US interests have increasingly focused on the East, and the first Trump presidency and the latest presidential election campaign had presented dangerous warnings of a possible new American stance. There has been no desire to implement an autonomy capable of allowing emancipation, even within the framework of an alliance, from the alliance with the United States. The failure to develop military independence, supported by an adequate presence of a European war industry, still allows for the current subservience to Washington, while internationally, the Union appears too hesitant about potential and closer alliances with partners equally interested in escaping the American yoke, such as Australia, Japan, and South Korea. Equally necessary is reestablishing close ties with the United Kingdom to seek London's return to the Union, just as it is necessary to involve Canada as a member of Brussels to expand the Union's borders overseas and on the American border. Such alliances could attract investments capable of developing high-tech industries, making independence from the US a reality that could counteract the desire to impose tariffs on its products, also due to the vast territory available to create trading areas almost completely impervious to American and even Chinese influence. Certainly, the necessary element within Europe to ensure a push toward this situation is the progressive relinquishment of sovereignty, especially over certain crucial matters, such as foreign and therefore military policy, and also over aspects of individual states' industrial policy. In exchange, this would enable the ability to play a major power role in every international arena and promote democratic ideals by dealing on an equal footing with major powers, without facing threats and disadvantages, as the immediate future seems certain to bring.

Para la Unión Europea, estas son las últimas oportunidades para evitar los escenarios de Trump.

 El escenario actual obliga a Europa a reflexionar profundamente sobre su rezago en el panorama global, donde la brecha entre los objetivos a alcanzar y los alcanzados hasta la fecha se amplía drásticamente. Si bien el avance del comercio chino es un fenómeno preocupante, aunque se ha abordado con herramientas en ocasiones eficaces, el conflicto ucraniano y, en especial, el ascenso de Trump han provocado una reducción gradual del papel político de Europa, incluida la política económica. Esto, sumado a la división política interna y la irrelevancia militar, coloca a la Unión Europea en una grave situación de disolución. El factor decisivo es el cambio de postura de Estados Unidos, que se posiciona como un adversario cuyo objetivo principal es precisamente la división de la Unión, para evitar tratar con una entidad cohesionada. Primero, la amenaza de aranceles, luego, la postura vacilante sobre la guerra en Ucrania, y finalmente, la amenaza explícita al territorio de la Unión con la intención específica de conquistar Groenlandia, quizás incluso utilizando medios militares. Cabe afirmar, sin temor a equivocarse, que la actitud excesivamente diplomática y conciliadora de la Unión hacia Trump no ha logrado ninguno de los efectos deseados. Por el contrario, ha alimentado una mayor hostilidad por parte del presidente estadounidense, debido a la impresión o certeza de que está tratando con un socio débil y dividido. Esto es en parte cierto, y se debe a la estructura inflexible de la Unión, todavía demasiado condicionada por la unanimidad, y a la falta de decisiones y legislación capaces de garantizar un gobierno capaz de trascender los intereses individuales en favor del bienestar general. Para no ofender a la Casa Blanca, también se ha sacrificado el diálogo con China, al igual que las relaciones con Moscú, incapaz de sancionar seriamente al Kremlin, mediante el uso de las reservas rusas en Europa, dejando a la Unión en un estado de debilidad. Pero la postura de la Casa Blanca, que es el peor factor para la Unión, era previsible. Desde la presidencia de Obama, los intereses estadounidenses se han centrado cada vez más en Oriente, y la primera presidencia de Trump y la última campaña electoral presidencial habían presentado peligrosas advertencias sobre una posible nueva postura estadounidense. No ha habido ningún deseo de implementar una autonomía capaz de permitir la emancipación, incluso en el marco de una alianza, de la alianza con Estados Unidos. La falta de desarrollo de la independencia militar, respaldada por una presencia adecuada de la industria bélica europea, aún permite la actual sumisión a Washington, mientras que, a nivel internacional, la Unión se muestra demasiado reticente a posibles alianzas más estrechas con socios igualmente interesados ​​en escapar del yugo estadounidense, como Australia, Japón y Corea del Sur. Igualmente necesario es restablecer vínculos estrechos con el Reino Unido para lograr el regreso de Londres a la Unión, así como involucrar a Canadá como miembro de Bruselas para expandir las fronteras de la Unión en el extranjero y en la frontera estadounidense. Dichas alianzas podrían atraer inversiones capaces de desarrollar industrias de alta tecnología, haciendo realidad la independencia de EE. UU., lo que podría contrarrestar el deseo de imponer aranceles a sus productos, también debido al vasto territorio disponible para crear zonas comerciales casi completamente inmunes a la influencia estadounidense e incluso china. Sin duda, el elemento necesario dentro de Europa para asegurar un impulso hacia esta situación es la renuncia progresiva a la soberanía, especialmente en ciertos asuntos cruciales, como la política exterior y, por ende, militar, y también en aspectos de la política industrial de cada estado. A cambio, esto le permitiría desempeñar un papel de potencia importante en todos los ámbitos internacionales y promover los ideales democráticos tratando en pie de igualdad con las grandes potencias, sin enfrentar amenazas y desventajas, como seguramente ocurrirá en el futuro inmediato.

Für die Europäische Union sind dies die letzten Chancen, Trumps Szenarien zu vermeiden.

 Das aktuelle Szenario zwingt Europa zu einer tiefgreifenden Selbstreflexion über seinen Rückstand im globalen Kontext. Die Kluft zwischen den angestrebten und den bisher erreichten Zielen vergrößert sich dramatisch. Zwar ist der Vormarsch des chinesischen Handels ein besorgniserregendes Phänomen, dem man jedoch mitunter mit wirksamen Mitteln begegnet ist, doch der Ukraine-Konflikt und insbesondere der Aufstieg Trumps haben zu einer schrittweisen Schwächung der politischen Rolle Europas, einschließlich der Wirtschaftspolitik, geführt. Dies, gepaart mit internen politischen Spaltungen und militärischer Bedeutungslosigkeit, bringt die Europäische Union in eine ernste Lage, die von einer Auflösung bedroht ist. Entscheidend ist die veränderte Haltung der Vereinigten Staaten, die sich als Gegner positionieren, dessen Hauptziel die Spaltung der Union ist, um die Auseinandersetzung mit einem geschlossenen Gebilde zu vermeiden. Zuerst die Drohung mit Zöllen, dann die schwankende Position im Ukraine-Krieg und schließlich die offene Drohung mit Angriffen auf das Territorium der Union mit der konkreten Absicht, Grönland zu erobern, möglicherweise sogar mit militärischen Mitteln. Es muss ohne Widerspruch festgestellt werden, dass die übermäßig diplomatische und versöhnliche Haltung der Union gegenüber Trump keinerlei der gewünschten Ergebnisse erzielt hat. Im Gegenteil, es hat die Feindseligkeit des US-Präsidenten verstärkt, da er den Eindruck oder die Gewissheit hat, es mit einem schwachen und gespaltenen Partner zu tun zu haben. Dies trifft teilweise zu und ist auf die starre Struktur der Union zurückzuführen, die noch immer zu stark von Einstimmigkeit geprägt ist, sowie auf den Mangel an Beschlüssen und Gesetzen, die eine Regierung gewährleisten könnten, die über Einzelinteressen zum Wohle der Allgemeinheit steht. Um das Weiße Haus nicht zu verärgern, wurde auch der Dialog mit China geopfert, ebenso wie die Beziehungen zu Moskau, das nicht in der Lage ist, den Kreml durch den Einsatz russischer Reserven in Europa ernsthaft zu sanktionieren, was die Union schwächt. Doch die Haltung des Weißen Hauses, die für die Union den größten Schaden anrichtet, war vorhersehbar. Seit der Präsidentschaft Obamas konzentrieren sich die US-Interessen zunehmend auf den Osten, und die erste Präsidentschaft Trumps sowie der jüngste Präsidentschaftswahlkampf lieferten bereits beunruhigende Vorzeichen für eine mögliche neue amerikanische Ausrichtung. Es gab bisher kein Bestreben, eine Autonomie zu verwirklichen, die eine Emanzipation vom Bündnis mit den Vereinigten Staaten ermöglichen würde, selbst im Rahmen eines Bündnisses. Das Versäumnis, militärische Unabhängigkeit zu entwickeln, gestützt auf eine ausreichende Präsenz einer europäischen Rüstungsindustrie, ermöglicht weiterhin die gegenwärtige Unterordnung unter Washington. International scheint die Union zu zögerlich gegenüber potenziellen und engeren Bündnissen mit Partnern wie Australien, Japan und Südkorea, die ebenfalls daran interessiert sind, sich vom amerikanischen Joch zu befreien. Ebenso notwendig ist die Wiederherstellung enger Beziehungen zum Vereinigten Königreich, um Londons Rückkehr zur Union zu erreichen, genauso wie die Einbindung Kanadas als Mitglied Brüssels, um die Grenzen der Union in Übersee und an der amerikanischen Grenze zu erweitern. Solche Bündnisse könnten Investitionen anziehen, die die Entwicklung von Hightech-Industrien fördern und die Unabhängigkeit von den USA ermöglichen. Dies könnte dem Wunsch nach Zöllen auf US-Produkte entgegenwirken, auch aufgrund des riesigen Territoriums, das für die Schaffung von Handelszonen zur Verfügung steht, die nahezu vollständig immun gegen amerikanischen und sogar chinesischen Einfluss sind. Die notwendige Voraussetzung für Europa, um diese Entwicklung voranzutreiben, ist zweifellos der schrittweise Verzicht auf Souveränität, insbesondere in entscheidenden Bereichen wie der Außen- und damit auch der Militärpolitik sowie in Aspekten der Industriepolitik einzelner Staaten. Im Gegenzug würde dies die Fähigkeit ermöglichen, in allen internationalen Arenen eine bedeutende Rolle zu spielen und demokratische Ideale zu fördern, indem man auf Augenhöhe mit anderen Großmächten agiert, ohne den Bedrohungen und Nachteilen ausgesetzt zu sein, die die unmittelbare Zukunft mit sich bringen dürfte.

Pour l'Union européenne, ce sont les dernières chances d'éviter les scénarios de Trump.

 Le contexte actuel contraint l'Europe à une profonde introspection sur son retard dans le paysage mondial, où l'écart entre les objectifs à atteindre et ceux déjà réalisés se creuse considérablement. Si la progression du commerce chinois constitue un phénomène préoccupant, malgré des mesures parfois efficaces mises en œuvre, le conflit ukrainien et surtout l'ascension de Trump ont entraîné une réduction progressive du rôle politique de l'Europe, y compris sur le plan économique. Ce phénomène, conjugué aux divisions politiques internes et à l'affaiblissement de son influence militaire, place l'Union européenne face à un risque sérieux de dissolution. Le facteur décisif réside dans l'évolution de la position des États-Unis, qui se positionnent comme un adversaire dont l'objectif principal est précisément la division de l'Union, afin d'éviter d'avoir affaire à une entité cohérente. D'abord la menace de droits de douane, puis l'hésitation face à la guerre en Ukraine, et enfin la menace explicite contre le territoire de l'Union, avec l'intention manifeste de conquérir le Groenland, peut-être même par la force. Force est de constater que l'attitude excessivement diplomatique et conciliante de l'Union à l'égard de Trump n'a produit aucun des effets escomptés. Au contraire, cela a alimenté une hostilité accrue de la part du président américain, du fait de l'impression, voire de la certitude, qu'il a affaire à un partenaire faible et divisé. C'est en partie vrai, et cela tient à la structure inflexible de l'Union, encore trop conditionnée par l'unanimité, et à l'absence de décisions et de lois capables de garantir un gouvernement apte à transcender les intérêts individuels au profit du bien commun. Pour ne pas froisser la Maison Blanche, le dialogue avec la Chine a également été sacrifié, de même que les relations avec Moscou, incapable de sanctionner sérieusement le Kremlin, notamment par le recours aux réserves russes en Europe, laissant ainsi l'Union en état de faiblesse. Mais la position de la Maison Blanche, qui est le pire facteur pour l'Union, était prévisible. Depuis la présidence d'Obama, les intérêts américains se sont de plus en plus concentrés sur l'Est, et la première présidence de Trump ainsi que la dernière campagne présidentielle avaient déjà inquiété les États-Unis quant à une possible nouvelle orientation de leur politique étrangère. Il n'y a eu aucune volonté de mettre en œuvre une autonomie permettant de s'émanciper, même au sein d'une alliance, de l'alliance avec les États-Unis. L'incapacité à développer une indépendance militaire, soutenue par une industrie de guerre européenne adéquate, perpétue la soumission actuelle à Washington. Sur le plan international, l'Union semble trop hésitante à nouer des alliances plus étroites avec des partenaires tout aussi désireux de s'affranchir du joug américain, tels que l'Australie, le Japon et la Corée du Sud. Il est tout aussi nécessaire de renouer des liens étroits avec le Royaume-Uni afin d'obtenir le retour de Londres au sein de l'Union, tout comme il est indispensable d'associer le Canada à Bruxelles pour étendre les frontières de l'Union outre-mer et à la frontière américaine. De telles alliances pourraient attirer des investissements capables de développer des industries de haute technologie, rendant ainsi l'indépendance vis-à-vis des États-Unis une réalité et permettant de contrer la volonté d'imposer des droits de douane sur ses produits, notamment grâce à l'immensité du territoire disponible pour créer des zones commerciales quasi imperméables à l'influence américaine, voire chinoise. L'élément indispensable en Europe pour progresser vers cette situation est sans aucun doute l'abandon progressif de la souveraineté, en particulier sur des questions cruciales telles que la politique étrangère, et donc militaire, ainsi que sur certains aspects de la politique industrielle des États membres. En contrepartie, cela permettrait de jouer un rôle de puissance majeure sur toutes les scènes internationales et de promouvoir les idéaux démocratiques en traitant d'égal à égal avec les grandes puissances, sans être confronté aux menaces et aux désavantages que l'avenir immédiat semble inévitablement réserver.

Para a União Europeia, estas são as últimas hipóteses de evitar os cenários previstos por Trump.

 O cenário atual obriga a Europa a refletir profundamente sobre o seu atraso no panorama global, onde o fosso entre os objetivos a atingir e os já alcançados se alarga drasticamente. Embora o avanço do comércio chinês seja um fenómeno preocupante, ainda que tenha sido combatido com instrumentos por vezes eficazes, o conflito ucraniano e, sobretudo, a ascensão de Trump conduziram a uma redução gradual do papel político da Europa, incluindo na política económica. Este facto, aliado à divisão política interna e à irrelevância militar, coloca a União Europeia numa situação de grave risco de dissolução. O fator decisivo é a mudança de postura dos Estados Unidos, que se posicionam como um adversário cujo principal objetivo é precisamente a divisão da União, evitando assim lidar com uma entidade coesa. Primeiro, a ameaça de tarifas, depois a postura vacilante em relação à guerra na Ucrânia e, finalmente, a ameaça explícita ao território da União com a intenção específica de conquistar a Gronelândia, talvez até por meios militares. Deve afirmar-se, sem receio de contradição, que a atitude excessivamente diplomática e conciliadora da União em relação a Trump não produziu nenhum dos efeitos desejados. Pelo contrário, isto alimentou uma crescente hostilidade por parte do Presidente dos EUA, devido à impressão ou certeza de que está a lidar com um parceiro fraco e dividido. Isto é parcialmente verdade e deve-se à estrutura inflexível da União, ainda muito condicionada pela unanimidade, e à falta de decisões e legislação capazes de garantir um governo que possa transcender os interesses individuais em prol do bem-estar geral. Para evitar ofender a Casa Branca, o diálogo com a China foi também sacrificado, assim como as relações com Moscovo, incapaz de impor sanções graves ao Kremlin, através da utilização das reservas russas na Europa, deixando a União num estado de fragilidade. Mas a postura da Casa Branca, que é o pior factor para a União, poderia ter sido prevista. Desde a presidência de Obama, os interesses dos EUA têm-se concentrado cada vez mais no Oriente, e o primeiro mandato de Trump e a última campanha eleitoral presidencial apresentaram alertas perigosos de uma possível nova postura americana. Não houve qualquer vontade de implementar uma autonomia capaz de permitir a emancipação, mesmo no âmbito de uma aliança, da aliança com os Estados Unidos. A incapacidade de desenvolver a independência militar, apoiada por uma presença adequada da indústria bélica europeia, permite ainda a atual submissão a Washington, enquanto, internacionalmente, a União parece demasiado hesitante em relação a potenciais alianças mais estreitas com parceiros igualmente interessados ​​em escapar ao jugo americano, como a Austrália, o Japão e a Coreia do Sul. Igualmente necessário é o restabelecimento de laços estreitos com o Reino Unido para procurar o regresso de Londres à União, assim como é necessário envolver o Canadá como membro de Bruxelas para expandir as fronteiras da União no estrangeiro e na fronteira americana. Tais alianças poderiam atrair investimentos capazes de desenvolver indústrias de alta tecnologia, tornando a independência dos EUA uma realidade que poderia contrabalançar o desejo de impor tarifas sobre os seus produtos, também devido ao vasto território disponível para criar áreas comerciais quase completamente impermeáveis ​​à influência americana e até chinesa. Certamente, o elemento necessário dentro da Europa para garantir um avanço neste sentido é a renúncia progressiva à soberania, especialmente sobre certas questões cruciais, como a política externa e, portanto, militar, e também sobre aspectos da política industrial de cada Estado. Em contrapartida, isto permitiria desempenhar um papel de grande potência em todas as arenas internacionais e promover os ideais democráticos, negociando em pé de igualdade com as grandes potências, sem enfrentar as ameaças e desvantagens que o futuro imediato certamente trará.

Для Европейского союза это последние шансы избежать сценариев, предложенных Трампом.

 Нынешняя ситуация заставляет Европу глубоко задуматься о своем отставании на мировой арене, где разрыв между поставленными целями и достигнутыми на данный момент резко увеличивается. Хотя развитие китайской торговли вызывает беспокойство, и хотя иногда этому противодействуют с помощью эффективных инструментов, украинский конфликт и особенно приход к власти Трампа привели к постепенному снижению политической роли Европы, включая экономическую политику. Это, в сочетании с внутренними политическими разногласиями и военной неактуальностью, ставит Европейский союз в серьезное положение, чреватое распадом. Решающим фактором является изменение позиции Соединенных Штатов, которые позиционируют себя как противника, чья главная цель – именно раскол Союза, чтобы избежать взаимодействия с единым целым. Сначала угроза введения тарифов, затем нерешительная позиция по украинской войне, и, наконец, явная угроза территории Союза с конкретным намерением завоевать Гренландию, возможно, даже военным путем. Следует без колебаний отметить, что чрезмерно дипломатичная и примирительная позиция Союза по отношению к Трампу не принесла желаемых результатов. Напротив, это лишь усилило враждебность со стороны президента США, поскольку у него сложилось впечатление или уверенность, что он имеет дело со слабым и разобщенным партнером. Отчасти это правда, и объясняется негибкой структурой Союза, все еще слишком сильно обусловленной единодушием, а также отсутствием решений и законодательства, способных обеспечить правительство, способное преодолевать индивидуальные интересы в пользу общего благополучия. Чтобы не обидеть Белый дом, был принесен в жертву диалог с Китаем, а также отношения с Москвой, неспособной серьезно санкционировать Кремль, используя российские резервы в Европе, что оставило Союз в состоянии слабости. Но позиция Белого дома, которая является наихудшим фактором для Союза, могла быть предвидена. Со времен президентства Обамы интересы США все больше сосредотачивались на Востоке, а первое президентство Трампа и последняя президентская избирательная кампания стали опасными предупреждениями о возможной новой американской позиции. Не наблюдается стремления к созданию автономии, способной обеспечить освобождение, даже в рамках альянса, от союза с Соединенными Штатами. Неспособность развить военную независимость, подкрепленную достаточным присутствием европейской военной промышленности, по-прежнему сохраняет нынешнюю подчиненность Вашингтону, в то время как на международной арене Союз, похоже, слишком нерешителен в отношении потенциальных и более тесных союзов с партнерами, в равной степени заинтересованными в освобождении от американского ига, такими как Австралия, Япония и Южная Корея. equally necessary is the recovery of closely links with United Kingdom to get the London return to the Union, just as necessary to engage Canada in a member of Brussels to expand the Union borders overseas and on the American border. Such alliances could attract investment capable of developing high-tech industries, making independence from the USA is reality that could counter up the desire to enter tariffs on the USA products, also due to a vast territory available to create trading areas almost completely imparable to American and even Chinese influence. Безусловно, необходимым элементом в Европе для обеспечения продвижения к этой ситуации является постепенный отказ от суверенитета, особенно в отношении некоторых важнейших вопросов, таких как внешняя и, следовательно, военная политика, а также в отношении аспектов промышленной политики отдельных государств. Взамен это позволило бы играть ведущую роль на всех международных аренах и продвигать демократические идеалы, действуя на равных с крупными державами, не сталкиваясь с угрозами и недостатками, которые, по всей видимости, неизбежно принесет ближайшее будущее.