C’è una scadenza importante in Israele, oltre alle elezioni il governo di Tel Aviv dovrebbe assegnare gli appalti per la costruzione dell’insediamento, denominato E1, nella porzione di territorio della Cisgiordania centrale, con il chiaro scopo di interrompere la continuità territorialità palestinese ed affossando definitivamente la possibilità dei due stati. L’insediamento E1 è chiaramente illegale nei confronti del diritto internazionale e prevede la costruzione di 3.400 abitazioni, costruite su terreni appartenenti a villaggi beduini. Risulta evidente l’intenzione dello stato ebraico di rendere impraticabile l’unico mezzo in grado di risolvere definitivamente il conflitto israelo-palestinese; se si pensa alla tattica attendista che Netanyahu ha sempre adoperato negli anni addietro, quando un accordo sembrava possibile, ora l’interpretazione del comportamento del primo ministro assume tutto un altro aspetto e d un altro progetto: quello che si sta concretizzando. Malgrado la condanna, avvenuta in maniera singola e non coordinata, di diversi stati, tra i quali Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada e altri Paesi, quello che è mancata è stata una azione coordinata di livello superiore, cioè, per i paesi europei, condotta dall’Unione Europea. Bruxelles avrebbe tra i suoi obblighi istituzionali, in conseguenza dei trattati firmati dai suoi membri, il dovere di azione contro le violazioni del diritto internazionale. Nonostante ripetuti appelli firmati da alte personalità dell’Unione, l’azione resta bloccata e la responsabilità maggiore ricade principalmente su due stati: Germania ed Italia, che con il loro ostracismo impediscono una azione comune, che, di fatto, incrina i valori europei, di cui, tra l’altro, i due paesi sono fondatori. Per Berlino continua l’ipocrita scelta di non schierarsi contro Israele per la responsabilità della Shoa, che consente a Tel Aviv a portare avanti il progetto del genocidio dei palestinesi, per l’Italia si tratta, invece di una scelta di comodo, per non avversare Trump, il più grande sostenitore dello stato ebraico e delle sue nefandezze. Nel mentre la violenza israeliana non si arresta: la situazione di Gaza è particolarmente grave ed il numero dei palestinesi uccisi, dopo il cessate il fuoco dell’undici ottobre 2025, ammonta a 1.400 persone; prova concreta che Israele non si è mai fermato nelle violenze, peraltro il numero totale delle vittime di Gaza è di 74.000 persone trucidate, spesso con metodi vietati dalle convenzioni internazionali, aggravate dalle restrizioni imposte da Tel Aviv, che riguardano il blocco dei rifornimenti alimentari, del materiale medico e perfino di servizi per l’acqua potabile, situazione che ha generato emergenze igienico-sanitarie, che appaiono ulteriori strumenti di eliminazione di massa. In Cisgiordania non va meglio, negli ultimi tre anni le azioni violente dei coloni, spesso sostenute dall’esercito regolare israeliano, hanno provocato 1.200 morti, con azioni ed incursioni sempre più violente nelle proprietà palestinesi. Israele supporta queste azioni in spregio al pronunciamento della Corte di Giustizia internazionale. Malgrado queste prove evidenti l’Unione Europea ha perso, finora, l’occasione per sanzionare Israele in maniera adeguata e, nello specifico, di impedire le azioni dei coloni e la costruzione dell’insediamento E1 ad esempio con il divieto di commercio con gli insediamenti illegali e la sanzione degli istituti finanziari e fornitori di servizi necessari alla costruzione degli insediamenti. Il prossimo 12 ottobre ci sarà la riunione dei 27 ministri degli esteri dell’Unione, quella dovrà essere l’occasione per ridare dignità all’Unione Europea e tentare di essere la protagonista sul piano internazionale che dovrebbe essere, è il momento di dimostrare qualcosa per tutelare la popolazione civile, non solo di Gaza e della Cisgiordania, ma il punto di partenza per rispettare i dettati istituzionali che devono essere propri di Bruxelles.
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mercoledì 7 ottobre 2026
The European Union's inaction in the face of Israeli actions
An important deadline is approaching in Israel: alongside the elections, the Tel Aviv government is expected to award contracts for the construction of the "E1" settlement in the central West Bank. The clear aim is to sever Palestinian territorial contiguity and definitively derail the two-state solution. The E1 settlement is clearly illegal under international law and entails the construction of 3,400 housing units on land belonging to Bedouin villages. The Jewish state’s intention to render unfeasible the only means of definitively resolving the Israeli-Palestinian conflict is evident; when one considers the stalling tactics Netanyahu employed in years past—when an agreement seemed possible—his behavior now takes on a different complexion, revealing a distinct agenda: the one currently taking shape. Despite condemnations issued individually and uncoordinatedly by various nations—including Italy, France, Germany, the United Kingdom, and Canada—what has been lacking is high-level coordinated action, specifically action led by the European Union on behalf of its member states. Under the treaties signed by its members, Brussels has an institutional obligation to act against violations of international law. Despite repeated appeals from senior EU figures, action remains stalled; the primary responsibility lies with two states—Germany and Italy—whose obstructionism prevents joint action, thereby undermining the very European values that these two countries helped found. Berlin persists in the hypocritical decision not to take a stand against Israel—driven by the legacy of the Shoah—thereby enabling Tel Aviv to pursue its project of Palestinian genocide; for Italy, conversely, it is a matter of expediency, avoiding opposition to Trump, the Jewish state’s staunchest supporter and enabler of its atrocities. Meanwhile, Israeli violence continues unabated: the situation in Gaza is dire, with the death toll among Palestinians reaching 1,400 since the ceasefire of October 11, 2025—concrete proof that Israel never ceased its violence. Furthermore, the total number of victims in Gaza stands at 74,000 people slaughtered—often using methods banned by international conventions—a toll compounded by restrictions imposed by Tel Aviv, including blockades on food, medical supplies, and even drinking water services; these conditions have created sanitary crises that appear to serve as additional instruments of mass extermination. The situation in the West Bank is no better; over the past three years, violent acts by settlers—often backed by the regular Israeli army—have resulted in 1,200 deaths, involving increasingly violent raids on Palestinian properties. Israel supports these actions in defiance of the International Court of Justice’s ruling. Despite this clear evidence, the European Union has so far missed the opportunity to adequately sanction Israel—specifically by curbing settler violence and halting the construction of the E1 settlement—through measures such as banning trade with illegal settlements and sanctioning the financial institutions and service providers that facilitate their construction. The meeting of the European Union’s 27 foreign ministers on October 12th must serve as an opportunity to restore dignity to the EU and to attempt to play the leading role on the international stage that befits it; it is time to take concrete action to protect the civilian population—not only in Gaza and the West Bank—and to demonstrate a commitment to the institutional principles that should define Brussels.
La inmovilidad de la Unión Europea ante las acciones israelíes.
En Israel se acerca una fecha límite crucial: además de las elecciones, se espera que el gobierno de Tel Aviv adjudique los contratos para la construcción del asentamiento E1 en la Cisjordania central, con el claro objetivo de interrumpir la continuidad territorial palestina y sepultar definitivamente la posibilidad de una solución de dos Estados. El asentamiento E1 es claramente ilegal según el derecho internacional y prevé la construcción de 3.400 viviendas en tierras pertenecientes a aldeas beduinas. La intención del Estado judío de socavar el único medio para resolver definitivamente el conflicto israelí-palestino es evidente. Considerando la táctica de esperar y ver que Netanyahu ha empleado sistemáticamente en años anteriores, cuando un acuerdo parecía posible, la interpretación del comportamiento del primer ministro ahora adquiere una dimensión y un plan completamente diferentes: el que ahora se está materializando. A pesar de la condena individual y descoordinada de varios Estados, entre ellos Italia, Francia, Alemania, el Reino Unido, Canadá y otros, lo que ha faltado es una acción coordinada al más alto nivel, es decir, por parte de los países europeos, liderada por la Unión Europea. Bruselas tiene, entre sus obligaciones institucionales, el deber de actuar contra las violaciones del derecho internacional, de conformidad con los tratados firmados por sus miembros. A pesar de los reiterados llamamientos firmados por altos cargos de la UE, la acción sigue bloqueada y la mayor responsabilidad recae principalmente en dos Estados: Alemania e Italia. Su ostracismo impide la acción conjunta, lo que, en efecto, socava los valores europeos, de los que ambos países son fundadores. Berlín persiste en su hipócrita decisión de no oponerse a Israel por su responsabilidad en el Holocausto, lo que permite a Tel Aviv llevar a cabo su plan de genocidio contra los palestinos. Para Italia, sin embargo, esta es una decisión conveniente para evitar oponerse a Trump, el mayor defensor del Estado judío y sus atrocidades. Mientras tanto, la violencia israelí continúa sin cesar: la situación en Gaza es particularmente grave y el número de palestinos muertos desde el alto el fuego del 11 de octubre de 2025 asciende a 1400. Esto es prueba fehaciente de que Israel nunca ha cesado su violencia. Además, el número total de víctimas en Gaza asciende a 74.000, masacradas a menudo con métodos prohibidos por las convenciones internacionales, agravados por las restricciones impuestas por Tel Aviv, que incluyen el bloqueo del suministro de alimentos, suministros médicos e incluso agua potable. Esto ha provocado emergencias sanitarias, que parecen ser instrumentos adicionales de exterminio masivo. En Cisjordania, la situación no es mejor. En los últimos tres años, las violentas acciones de los colonos, a menudo apoyadas por el ejército israelí, han causado 1.200 muertes, con ataques y asaltos cada vez más violentos contra propiedades palestinas. Israel apoya estas acciones desafiando el fallo de la Corte Internacional de Justicia. A pesar de esta clara evidencia, la Unión Europea ha perdido hasta ahora la oportunidad de sancionar adecuadamente a Israel, específicamente para impedir las acciones de los colonos y la construcción del asentamiento E1. Esto incluye la prohibición del comercio con asentamientos ilegales y sanciones contra las instituciones financieras y los proveedores de servicios necesarios para la construcción de asentamientos. La reunión de los 27 ministros de Asuntos Exteriores de la UE tendrá lugar el 12 de octubre. Esta debe ser una oportunidad para restaurar la dignidad de la Unión Europea e intentar ser el protagonista internacional que le corresponde. Es hora de demostrar que se protege a la población civil, no solo en Gaza y Cisjordania, sino también como punto de partida para respetar los dictados institucionales que deben ser de Bruselas.
Die Untätigkeit der Europäischen Union angesichts der israelischen Maßnahmen
In Israel steht ein wichtiger Termin an: Neben den Wahlen plant die Regierung in Tel Aviv die Vergabe von Aufträgen für den Bau der Siedlung „E1“ im zentralen Westjordanland. Ziel ist es eindeutig, die territoriale Kontinuität der Palästinensergebiete zu unterbrechen und die Zweistaatenlösung endgültig zu Fall zu bringen. Die Siedlung E1 verstößt eklatant gegen das Völkerrecht; geplant ist der Bau von 3.400 Wohneinheiten auf Land, das Beduinendörfern gehört. Offensichtlich ist die Absicht des jüdischen Staates, jenen Weg zu verbauen, der als einziger eine dauerhafte Lösung des israelisch-palästinensischen Konflikts ermöglichen würde. Betrachtet man die Hinhaltetaktik, die Netanjahu in der Vergangenheit – als eine Einigung noch möglich schien – stets verfolgte, so erscheint sein Verhalten heute in einem völlig neuen Licht und offenbart ein anderes Vorhaben: jenes, das nun Gestalt annimmt. Zwar haben verschiedene Staaten – darunter Italien, Frankreich, Deutschland, das Vereinigte Königreich und Kanada – das Vorhaben verurteilt, doch geschah dies jeweils einzeln und unkoordiniert; es fehlte an einem koordinierten Vorgehen auf höherer Ebene, also – im Falle der europäischen Staaten – durch die Europäische Union. Aufgrund der von ihren Mitgliedern unterzeichneten Verträge gehört es zu den institutionellen Pflichten Brüssels, gegen Verstöße gegen das Völkerrecht einzuschreiten. Trotz wiederholter Appelle hochrangiger EU-Vertreter bleibt ein solches Handeln jedoch aus. Die Hauptverantwortung hierfür tragen vor allem zwei Staaten: Deutschland und Italien. Durch ihre Blockadehaltung verhindern sie ein gemeinsames Vorgehen und untergraben damit faktisch jene europäischen Werte, zu deren Begründern beide Länder zählen. Für Berlin hält die heuchlerische Entscheidung an, sich aufgrund der Verantwortung für die Shoah nicht gegen Israel zu stellen – eine Haltung, die es Tel Aviv ermöglicht, das Projekt des Völkermords an den Palästinensern fortzusetzen. Für Italien hingegen handelt es sich um eine bequeme Entscheidung, um sich nicht gegen Trump zu stellen, den größten Unterstützer des jüdischen Staates und dessen Gräueltaten. Unterdessen reißt die israelische Gewalt nicht ab: Die Lage im Gazastreifen ist äußerst kritisch, und die Zahl der getöteten Palästinenser beläuft sich seit dem Waffenstillstand vom 11. Oktober 2025 auf 1.400 Menschen – ein konkreter Beweis dafür, dass Israel seine Gewaltakte zu keinem Zeitpunkt eingestellt hat. Insgesamt liegt die Zahl der Opfer im Gazastreifen bei 74.000 getöteten Menschen; oft kamen dabei Methoden zum Einsatz, die nach internationalen Konventionen verboten sind. Verschärft wird die Situation durch die von Tel Aviv verhängten Beschränkungen, darunter die Blockade von Lebensmittellieferungen, medizinischem Material und sogar der Trinkwasserversorgung. Diese Lage hat zu hygienischen und gesundheitlichen Notständen geführt, die wie weitere Instrumente der Massenvernichtung erscheinen. Auch im Westjordanland ist die Situation nicht besser: In den letzten drei Jahren haben gewaltsame Übergriffe von Siedlern – oft unterstützt durch die reguläre israelische Armee – 1.200 Todesopfer gefordert, wobei es zu immer gewaltsameren Aktionen und Überfällen auf palästinensisches Eigentum kam. Israel unterstützt diese Aktionen unter Missachtung des Urteils des Internationalen Gerichtshofs. Trotz dieser offensichtlichen Beweise hat die Europäische Union bislang die Gelegenheit verpasst, Israel angemessen zu sanktionieren und insbesondere die Aktionen der Siedler sowie den Bau der Siedlung E1 zu unterbinden – etwa durch ein Handelsverbot mit den illegalen Siedlungen sowie durch Sanktionen gegen Finanzinstitute und Dienstleister, die für den Siedlungsbau unerlässlich sind. Am kommenden 12. Oktober findet das Treffen der 27 Außenminister der Union statt; dies muss die Gelegenheit bieten, der Europäischen Union ihre Würde zurückzugeben und zu versuchen, jene Rolle als internationale Akteurin einzunehmen, die ihr eigentlich zukommt. Es ist an der Zeit, Taten zum Schutz der Zivilbevölkerung folgen zu lassen – nicht nur in Gaza und im Westjordanland –, sondern auch, den institutionellen Vorgaben, die für Brüssel maßgeblich sein müssen, Geltung zu verschaffen.
L'immobilisme de l'Union européenne face aux actions israéliennes
Une échéance importante approche en Israël : outre les élections, le gouvernement de Tel-Aviv devrait attribuer les marchés pour la construction de la colonie baptisée « E1 », située dans une partie du centre de la Cisjordanie, avec pour objectif manifeste de rompre la continuité territoriale palestinienne et d'anéantir définitivement la perspective d'une solution à deux États. Le projet de colonie E1 est manifestement illégal au regard du droit international et prévoit la construction de 3 400 logements sur des terres appartenant à des villages bédouins. L'intention de l'État hébreu de rendre impraticable la seule voie susceptible de résoudre définitivement le conflit israélo-palestinien apparaît clairement ; si l'on considère la tactique attentiste adoptée par Netanyahu par le passé — à une époque où un accord semblait possible —, son comportement actuel revêt une tout autre signification et révèle un projet bien différent : celui qui est en train de se concrétiser. Malgré les condamnations exprimées de manière isolée et non coordonnée par plusieurs États — dont l'Italie, la France, l'Allemagne, le Royaume-Uni et le Canada —, il a manqué une action coordonnée de plus haut niveau, c'est-à-dire, pour les pays européens, une initiative menée par l'Union européenne. Or, en vertu des traités signés par ses membres, Bruxelles a l'obligation institutionnelle d'agir face aux violations du droit international. Malgré les appels répétés de hautes personnalités de l'Union, l'action reste bloquée ; la responsabilité principale incombe à deux États, l'Allemagne et l'Italie, dont l'obstruction empêche toute initiative commune et, de fait, porte atteinte aux valeurs européennes — des valeurs dont ces deux pays sont pourtant des membres fondateurs. Pour Berlin, perdure le choix hypocrite de ne pas prendre position contre Israël en raison de la responsabilité liée à la Shoah, ce qui permet à Tel-Aviv de poursuivre son projet de génocide des Palestiniens ; pour l’Italie, il s’agit en revanche d’un choix de convenance visant à ne pas contrarier Trump, principal soutien de l’État hébreu et de ses exactions. Pendant ce temps, la violence israélienne ne faiblit pas : la situation à Gaza est particulièrement critique et le nombre de Palestiniens tués depuis le cessez-le-feu du 11 octobre 2025 s’élève à 1 400 personnes. C’est la preuve concrète qu’Israël n’a jamais cessé ses violences ; le bilan total des victimes à Gaza s’établit d’ailleurs à 74 000 personnes massacrées, souvent par des méthodes interdites par les conventions internationales, une situation aggravée par les restrictions imposées par Tel-Aviv — notamment le blocage des approvisionnements alimentaires, du matériel médical et même des services d’eau potable. Ces mesures ont engendré des urgences sanitaires qui apparaissent comme autant d’instruments supplémentaires d’élimination de masse. En Cisjordanie, la situation n’est guère meilleure : au cours des trois dernières années, les violences perpétrées par les colons, souvent soutenus par l’armée régulière israélienne, ont fait 1 200 morts, s’accompagnant d’actions et d’incursions toujours plus violentes contre les propriétés palestiniennes. Israël cautionne ces agissements au mépris de la décision de la Cour internationale de justice. Malgré ces preuves évidentes, l’Union européenne a jusqu’ici manqué l’occasion de sanctionner Israël de manière adéquate et, plus précisément, d’empêcher les actions des colons ainsi que la construction de la colonie E1 — par exemple en interdisant le commerce avec les colonies illégales et en sanctionnant les institutions financières et les prestataires de services participant à leur construction. La réunion des 27 ministres des Affaires étrangères de l’Union se tiendra le 12 octobre prochain ; elle devra être l’occasion de redonner sa dignité à l’Union européenne et de tenter de lui conférer le rôle de premier plan qu’elle devrait jouer sur la scène internationale. C’est le moment de passer aux actes pour protéger les populations civiles — non seulement à Gaza et en Cisjordanie — et de faire preuve de la volonté nécessaire pour respecter les impératifs institutionnels qui doivent être ceux de Bruxelles.
A imobilidade da União Europeia face às ações israelitas.
Há um prazo importante em Israel: além das eleições, o governo de Telavive deverá conceder contratos para a construção do colonato E1, na Cisjordânia central, com o claro objetivo de interromper a continuidade territorial palestiniana e enterrar definitivamente a possibilidade de uma solução de dois Estados. O colonato E1 é claramente ilegal ao abrigo do direito internacional e prevê a construção de 3.400 casas em terrenos pertencentes a aldeias beduínas. A intenção do Estado judaico de minar o único meio de resolver definitivamente o conflito israelo-palestiniano é evidente. Considerando a táctica de esperar para ver que Netanyahu tem empregado consistentemente nos últimos anos, quando um acordo parecia possível, a interpretação do comportamento do Primeiro-Ministro assume agora um aspecto completamente diferente e um plano diferente: aquele que se está a materializar. Apesar da condenação individual e descoordenada de vários Estados, incluindo Itália, França, Alemanha, Reino Unido, Canadá e outros, o que tem faltado é uma ação coordenada ao mais alto nível — ou seja, por parte dos países europeus, liderada pela União Europeia. Bruxelas tem, entre as suas obrigações institucionais, o dever de agir contra as violações do direito internacional, em conformidade com os tratados assinados pelos seus membros. Apesar dos repetidos apelos assinados por figuras de alto nível da UE, a acção continua bloqueada, sendo que a maior responsabilidade recai sobretudo sobre dois Estados: a Alemanha e a Itália. O seu ostracismo impede uma acção conjunta, o que, na prática, mina os valores europeus, de que os dois países são fundadores. Berlim continua a sua escolha hipócrita de não tomar uma posição contra Israel pela sua responsabilidade pelo Holocausto, o que permite a Telavive prosseguir com o seu plano de genocídio contra os palestinianos. Para a Itália, no entanto, esta é uma escolha conveniente, para evitar opor-se a Trump, o maior defensor do Estado judaico e das suas atrocidades. Entretanto, a violência israelita continua a grassar: a situação em Gaza é particularmente grave, e o número de palestinianos mortos desde o cessar-fogo de 11 de Outubro de 2025 ascende a 1.400. Esta é uma prova concreta de que Israel nunca cessou a sua violência. Além disso, o número total de vítimas em Gaza chega às 74.000, massacradas, muitas vezes com métodos proibidos pelas convenções internacionais, agravados pelas restrições impostas por Telavive, que incluem o bloqueio do fornecimento de alimentos, medicamentos e até água potável. Isto levou a emergências sanitárias, que parecem ser mais instrumentos de extermínio em massa. Na Cisjordânia, a situação não é melhor. Nos últimos três anos, as ações violentas dos colonos, muitas vezes apoiadas pelo exército israelita, resultaram em 1.200 mortes, com ataques e incursões cada vez mais violentos contra propriedades palestinianas. Israel apoia estas ações, contestando a decisão do Tribunal Internacional de Justiça. Apesar destas provas claras, a União Europeia perdeu até agora a oportunidade de sancionar Israel de forma adequada, especificamente para impedir as ações dos colonos e a construção do colonato E1. Isto inclui a proibição do comércio com colonatos ilegais e sanções contra instituições financeiras e prestadores de serviços necessários para a construção dos colonatos. A reunião dos 27 ministros dos Negócios Estrangeiros da UE terá lugar no dia 12 de outubro. Esta deve ser uma oportunidade para restaurar a dignidade da União Europeia e tentar ser a protagonista internacional que deve ser. É tempo de demonstrar algo para proteger a população civil, não só em Gaza e na Cisjordânia, mas também como ponto de partida para o respeito pelos ditames institucionais que devem ser de Bruxelas.
Бездействие Европейского союза перед лицом действий Израиля
В Израиле наступил важный крайний срок: помимо выборов, правительство Тель-Авива должно заключить контракты на строительство поселения E1 в центральной части Западного берега, с явной целью нарушить территориальную целостность Палестины и окончательно похоронить возможность решения проблемы на основе принципа двух государств. Поселение E1 является явно незаконным согласно международному праву и предусматривает строительство 3400 домов на земле, принадлежащей бедуинским деревням. Намерение еврейского государства подорвать единственный способ окончательного урегулирования израильско-палестинского конфликта очевидно. Учитывая выжидательную тактику, которую Нетаньяху последовательно применял в предыдущие годы, когда соглашение казалось возможным, интерпретация поведения премьер-министра теперь приобретает совершенно иной характер и предполагает другой план: тот, который сейчас воплощается в жизнь. Несмотря на отдельные и нескоординированные осуждения со стороны ряда государств, включая Италию, Францию, Германию, Великобританию, Канаду и другие, отсутствует скоординированная реакция на самом высоком уровне — то есть, со стороны европейских стран, возглавляемая Европейским союзом. Брюссель, среди своих институциональных обязательств, обязан принимать меры против нарушений международного права в соответствии с договорами, подписанными его членами. Несмотря на неоднократные призывы, подписанные высокопоставленными представителями ЕС, действия остаются заблокированными, и наибольшая ответственность лежит прежде всего на двух государствах: Германии и Италии. Их остракизм препятствует совместным действиям, которые, по сути, подрывают европейские ценности, основателями которых являются эти две страны. Берлин продолжает лицемерно отказываться выступать против Израиля за его ответственность за Холокост, что позволяет Тель-Авиву продолжать свой план геноцида палестинцев. Для Италии, однако, это удобный выбор — избежать противостояния Трампу, самому ярому стороннику еврейского государства и его зверств. Тем временем израильское насилие продолжается беспрепятственно: ситуация в Газе особенно плачевна, а число палестинцев, убитых с момента прекращения огня 11 октября 2025 года, составляет 1400 человек. Это конкретное доказательство того, что Израиль никогда не прекращал своего насилия. Более того, общее число жертв в Газе составляет 74 000 человек, убитых в результате массовых расправ, часто методами, запрещенными международными конвенциями, что усугубляется ограничениями, введенными Тель-Авивом, которые включают блокирование поставок продовольствия, медикаментов и даже питьевой воды. Это привело к чрезвычайным ситуациям в сфере санитарии, которые, по-видимому, являются еще одним инструментом массового истребления. На Западном берегу ситуация не лучше. За последние три года насильственные действия поселенцев, часто поддерживаемые израильской армией, привели к гибели 1200 человек, при этом участились нападения и рейды на палестинскую собственность. Израиль поддерживает эти действия, игнорируя решение Международного суда. Несмотря на эти очевидные доказательства, Европейский союз до сих пор упустил возможность адекватно санкционировать Израиль, в частности, предотвратить действия поселенцев и строительство поселения E1. Это включает в себя запрет на торговлю с незаконными поселениями и санкции против финансовых учреждений и поставщиков услуг, необходимых для строительства поселений. Встреча 27 министров иностранных дел ЕС состоится 12 октября. Это должно стать возможностью восстановить достоинство Европейского союза и попытаться стать тем международным деятелем, которым он должен быть. Пришло время продемонстрировать меры по защите гражданского населения не только в Газе и на Западном берегу, но и заложить основу для соблюдения институциональных требований, которые должны быть со стороны Брюсселя.