Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

venerdì 15 dicembre 2023

L'Unione Europea apre a Ucraina e Moldova

 Con un negoziato, che si potrebbe definire alternativo, l’Ungheria di Orban, optando per l’astensione costruttiva, come è stata fantasiosamente definita, ha permesso al Consiglio europeo di procedere con l’apertura dei negoziati per l’adesione all’Unione di Moldavia ed Ucraina. Dopo le ripetute minacce il presidente ungherese si è assentato dalla votazione, con una novità procedurale senza precedenti, che ha permesso di raggiungere il risultato approvato da ventisei paesi europei, che comprende anche l’avvio della candidatura della Georgia ed il rinvio a marzo della valutazione dell’iter di adesione della Bosnia-Erzegovina. Orban, unico leader europeo ad incontrare Putin dall’inizio del conflitto ucraino, si è sempre detto contrario all’inizio del processo di adesione di Kiev, sostenendo che non soddisfa le condizioni per entrare nella UE, tuttavia, a parte le affinità con il regime di russo e quindi politiche, Budapest potrebbe temere di condividere le risorse europee, che, di fatto, mantengono finanziariamente il paese magiaro, con i nuovi membri, con un conseguente decremento delle entrate provenienti da Bruxelles. Naturalmente l’astensione di Orban non è stata gratis: aldilà della minaccia di una richiesta di finanziamento di 50 miliardi per il funzionamento dell’amministrazione ungherese per il 2024, il presidente Orban si è “accontentato” dello sblocco di 10 miliardi di finanziamento, che erano stati bloccati per la violazione di diritti fondamentali da parte del governo di Budapest; diritti che non saranno certo ripristinati ed anche questo fatto costituirà un ulteriore pericoloso precedente per il funzionamento della politica europea, superabile, come sempre con la fine del voto all’unanimità, meccanismo da correggere sempre più urgentemente. L’impostazione del vertice è stata tutta rivolta al risultato, dove, appunto, si è preferito creare pericolosi precedenti per raggiungere lo scopo prefissato, con una visione politica, che ha dovuto necessariamente sacrificare qualcosa, ma che ha portato un risultato giustamente festeggiato. Se il processo andrà a buon fine la valenza politica sarà di sicuro successo, oltre che per l’allargamento della casa comune europea, anche per il contenimento geostrategico delle ambizioni russe. Non è altresì da sottovalutare il fatto di avere accolto le ambizioni della Georgia, che potrebbe diventare membro europeo senza continuità geografica con gli altri paesi membri e che potrà costituire un avamposto dell’Unione capace di attrarre altri paesi della regione. La decisione rafforza la credibilità ed il prestigio europeo, permettendo di interrompere l’offuscamento diplomatico, che Bruxelles ha dimostrato con decisioni non sempre troppo congruenti con i propri principi. Il presidente Zelensky, ha scongiurato una vittoria indiretta per Putin, che avrebbe alzato il morale di Mosca in caso di rifiuto verso l’Ucraina. L’apertura a Kiev significa un risultato politico inequivocabile a livello globale, che compensa, almeno in parte, il rifiuto del Congresso americano a sbloccare i 60 miliardi di dollari per gli aiuti militari; del resto la situazione ucraina nel conflitto con la Russia è di stallo, il fronte è immobile e non si sono registrati i progressi che il governo di Kiev aveva promesso all’occidente, mentre le armate russe sembrano resistere nelle loro posizioni. La decisione europea, unita alla promessa consistente da parte di alcuni singoli stati europei della fornitura di aiuti militari, può risollevare il morale ucraino; l’impegno di Kiev e di Mosca nei prossimi mesi invernali, dovrebbe essere quello di mantenere le posizioni e prepararsi per operazioni decisive quando le condizioni metereologiche potranno migliorare. In questo periodo l’impegno europeo può essere più incisivo anche in campo diplomatico, nonostante Putin abbia dichiarato che l’isolamento occidentale non ha prodotto grandi ripercussioni sull'economia russa e non abbia ulteriore necessità di mobilitare nuovo personale militare; queste dichiarazioni vanno interpretate in parte come giustificate dalle imminenti elezioni russe e d in parte dalla capacità di Mosca di essere stata capace di ritagliarsi un dialogo con potenze sia avverse agli USA, come l’Iran, che vicine a Washington, come  l’Arabia. L’Europa, quindi deve sapere interpretare un ruolo sempre più autonomo dagli USA, anche in preparazione di una malaugurata rielezione di Trump, di cui l’ammissione di Ucraina, Moldova ed anche Georgia, deve essere letto come un processo facente parte di un piano superiore capace di addensare i paesi europei in senso sempre più federale e politico con autonomia in politica estera e dotato di un esercito proprio, capace, cioè, di superare la logica finanziaria per potere interpretare realmente il ruolo di un soggetto internazionale di primaria importanza. 

The European Union opens to Ukraine and Moldova

 With a negotiation, which could be defined as alternative, Orban's Hungary, opting for constructive abstention, as it has been imaginatively defined, allowed the European Council to proceed with the opening of negotiations for accession to the Union of Moldova and Ukraine. After repeated threats, the Hungarian president absented himself from the vote, with an unprecedented procedural innovation, which made it possible to achieve the result approved by twenty-six European countries, which also includes the start of Georgia's candidacy and the postponement of the evaluation to March of the accession process of Bosnia-Herzegovina. Orban, the only European leader to meet Putin since the beginning of the Ukrainian conflict, has always said he is against the start of Kiev's accession process, arguing that it does not meet the conditions for joining the EU, however, apart from the affinities with the regime of Russian and therefore political, Budapest could fear sharing European resources, which, in fact, financially support the Hungarian country, with the new members, with a consequent decrease in revenue from Brussels. Naturally, Orban's abstention was not free: beyond the threat of a request for funding of 50 billion for the functioning of the Hungarian administration for 2024, President Orban was "satisfied" with the release of 10 billion in funding, which they had been blocked due to the violation of fundamental rights by the Budapest government; rights that will certainly not be restored and this fact will also constitute a further dangerous precedent for the functioning of European politics, which can be overcome, as always, with the end of unanimity voting, a mechanism that needs to be corrected more and more urgently. The approach of the summit was entirely aimed at the result, where, in fact, it was preferred to create dangerous precedents to achieve the set goal, with a political vision, which necessarily had to sacrifice something, but which brought a result that was rightly celebrated. If the process is successful, the political value will certainly be successful, not only for the enlargement of the common European home, but also for the geostrategic containment of Russian ambitions. Nor should the fact of having accepted the ambitions of Georgia be underestimated, which could become a European member without geographical continuity with the other member countries and which could constitute an outpost of the Union capable of attracting other countries in the region. The decision strengthens European credibility and prestige, allowing us to interrupt the diplomatic obfuscation, which Brussels has demonstrated with decisions that are not always too congruent with its principles. President Zelensky averted an indirect victory for Putin, which would have raised Moscow's morale in the event of refusal towards Ukraine. The opening to Kiev means an unequivocal political result on a global level, which compensates, at least in part, for the refusal of the US Congress to release the 60 billion dollars for military aid; moreover, the Ukrainian situation in the conflict with Russia is at a standstill, the front is immobile and the progress that the Kiev government had promised to the West has not been recorded, while the Russian armies seem to be holding on to their positions. The European decision, combined with the consistent promise by some individual European states to provide military aid, can boost Ukrainian morale; Kiev and Moscow's commitment in the coming winter months should be to maintain their positions and prepare for decisive operations when weather conditions improve. In this period, European commitment may also be more incisive in the diplomatic field, despite Putin having declared that Western isolation has not produced major repercussions on the Russian economy and there is no further need to mobilize new military personnel; these declarations must be interpreted partly as justified by the upcoming Russian elections and partly by Moscow's ability to have been able to carve out a dialogue with powers both adverse to the USA, such as Iran, and close to Washington, such as Arabia. Europe, therefore, must know how to play an increasingly autonomous role from the USA, also in preparation for an unfortunate re-election of Trump, of which the admission of Ukraine, Moldova and also Georgia must be read as a process that is part of a plan superior capable of uniting European countries in an increasingly federal and political sense with autonomy in foreign policy and equipped with its own army, capable, that is, of overcoming the financial logic to be able to truly interpret the role of an international subject of primary importance.

La Unión Europea se abre a Ucrania y Moldavia

 Con una negociación que podría definirse como alternativa, la Hungría de Orban, optando por la abstención constructiva, como se ha definido imaginativamente, permitió que el Consejo Europeo procediera a la apertura de negociaciones para la adhesión a la Unión de Moldavia y Ucrania. Tras repetidas amenazas, el presidente húngaro se ausentó de la votación, con una innovación de procedimiento sin precedentes, que permitió alcanzar el resultado aprobado por veintiséis países europeos, que incluye también el inicio de la candidatura de Georgia y el aplazamiento de la evaluación hasta Marcha del proceso de adhesión de Bosnia-Herzegovina. Orban, el único líder europeo que se reunió con Putin desde el inicio del conflicto ucraniano, siempre se ha manifestado en contra del inicio del proceso de adhesión de Kiev, argumentando que no reúne las condiciones para ingresar en la UE, pero aparte de las afinidades con Bajo el régimen ruso y, por tanto, político, Budapest podría temer compartir con los nuevos miembros los recursos europeos, que de hecho sostienen financieramente al país húngaro, con la consiguiente disminución de los ingresos de Bruselas. Naturalmente, la abstención de Orban no fue gratuita: más allá de la amenaza de una solicitud de financiación de 50 mil millones para el funcionamiento de la administración húngara para 2024, el Presidente Orban se mostró "satisfecho" con la liberación de 10 mil millones de financiación que habían sido bloqueados debido a a la violación de derechos fundamentales por parte del gobierno de Budapest; derechos que ciertamente no se recuperarán y este hecho constituirá también un nuevo precedente peligroso para el funcionamiento de la política europea, que podrá superarse, como siempre, con el fin de la votación por unanimidad, un mecanismo que debe corregirse cada vez con mayor urgencia. . El enfoque de la cumbre estuvo enteramente orientado al resultado, donde, de hecho, se prefirió crear precedentes peligrosos para lograr el objetivo fijado, con una visión política, que necesariamente tenía que sacrificar algo, pero que trajo un resultado que era, con razón, celebrado. Si el proceso tiene éxito, el valor político ciertamente lo será, no sólo para la ampliación de la casa común europea, sino también para la contención geoestratégica de las ambiciones rusas. Tampoco debe subestimarse el hecho de haber aceptado las ambiciones de Georgia, que podría convertirse en miembro europeo sin continuidad geográfica con los demás países miembros y que podría constituir una avanzada de la Unión capaz de atraer a otros países de la región. La decisión fortalece la credibilidad y el prestigio europeos, permitiéndonos interrumpir la ofuscación diplomática, que Bruselas ha demostrado con decisiones no siempre demasiado congruentes con sus principios. El presidente Zelensky evitó una victoria indirecta de Putin, que habría elevado la moral de Moscú en caso de rechazo hacia Ucrania. La apertura a Kiev significa un resultado político inequívoco a nivel global, que compensa, al menos en parte, la negativa del Congreso estadounidense a liberar los 60 mil millones de dólares para ayuda militar; Además, la situación ucraniana en el conflicto con Rusia está estancada, el frente está inmóvil y los avances que el gobierno de Kiev había prometido a Occidente no se han registrado, mientras que los ejércitos rusos parecen mantenerse en sus posiciones. La decisión europea, combinada con la constante promesa de algunos estados europeos individuales de proporcionar ayuda militar, puede elevar la moral de Ucrania; El compromiso de Kiev y Moscú en los próximos meses de invierno debería ser mantener sus posiciones y prepararse para operaciones decisivas cuando mejoren las condiciones meteorológicas. En este período, el compromiso europeo también puede ser más incisivo en el terreno diplomático, a pesar de que Putin haya declarado que el aislamiento occidental no ha producido grandes repercusiones en la economía rusa y que no es necesario movilizar nuevo personal militar; Estas declaraciones deben interpretarse en parte como justificadas por las próximas elecciones rusas y en parte por la capacidad de Moscú de haber podido entablar un diálogo con potencias tanto adversas a Estados Unidos, como Irán, como cercanas a Washington, como Arabia. Europa, por tanto, debe saber desempeñar un papel cada vez más autónomo respecto de los EE.UU., también en preparación de una desafortunada reelección de Trump, cuya admisión de Ucrania, Moldavia y también Georgia debe leerse como un proceso que forma parte de un plan superior capaz de unir a los países europeos en un sentido cada vez más federal y político, con autonomía en política exterior y dotados de su propio ejército, capaz, es decir, de superar la lógica financiera para poder interpretar verdaderamente el papel de un sujeto internacional de importancia primordial.

Die Europäische Union öffnet sich der Ukraine und Moldawien

 Mit einer Verhandlung, die als Alternative definiert werden könnte, ermöglichte Orbans Ungarn, das sich für eine konstruktive Enthaltung entschied, wie es fantasievoll definiert wurde, dem Europäischen Rat, mit der Aufnahme von Verhandlungen über den Beitritt zur Union Moldawiens und der Ukraine fortzufahren. Nach wiederholten Drohungen nahm der ungarische Präsident nicht an der Abstimmung teil, und zwar mit einer beispiellosen Verfahrensinnovation, die es ermöglichte, das von 26 europäischen Ländern gebilligte Ergebnis zu erreichen, was auch den Beginn der Kandidatur Georgiens und die Verschiebung der Evaluierung auf 2000 beinhaltete März des Beitrittsprozesses von Bosnien-Herzegowina. Orban, der einzige europäische Staatschef, der Putin seit Beginn des Ukraine-Konflikts getroffen hat, hat stets erklärt, er sei gegen den Beginn des Beitrittsprozesses Kiews und argumentierte, dass dieser die Bedingungen für einen EU-Beitritt nicht erfülle, abgesehen von den Affinitäten zu Kiew Das Regime des russischen und damit politischen Budapest könnte befürchten, europäische Ressourcen, die das ungarische Land tatsächlich finanziell unterstützen, mit den neuen Mitgliedern zu teilen, was zu einem Rückgang der Einnahmen aus Brüssel führen würde. Natürlich war Orbans Enthaltung nicht umsonst: Abgesehen von der Androhung eines Antrags auf Finanzierung in Höhe von 50 Milliarden für die Funktionsfähigkeit der ungarischen Regierung im Jahr 2024 zeigte sich Präsident Orban „zufrieden“ mit der Freigabe von 10 Milliarden an Fördermitteln, die sie bedingt blockiert hatten zur Verletzung der Grundrechte durch die Budapester Regierung; Rechte, die sicherlich nicht wiederhergestellt werden, und diese Tatsache wird auch einen weiteren gefährlichen Präzedenzfall für das Funktionieren der europäischen Politik darstellen, der wie immer mit dem Ende der Einstimmigkeitsabstimmung überwunden werden kann, ein Mechanismus, der immer dringender korrigiert werden muss . Der Ansatz des Gipfels war ganz auf das Ergebnis ausgerichtet, wobei es in der Tat darum ging, gefährliche Präzedenzfälle zu schaffen, um das gesetzte Ziel zu erreichen, mit einer politischen Vision, die notwendigerweise etwas opfern musste, aber ein Ergebnis brachte, das richtig war gefeiert. Wenn der Prozess erfolgreich ist, wird der politische Wert sicherlich gelingen, nicht nur für die Erweiterung des gemeinsamen europäischen Hauses, sondern auch für die geostrategische Eindämmung russischer Ambitionen. Es sollte auch nicht unterschätzt werden, die Ambitionen Georgiens akzeptiert zu haben, das ohne geografische Kontinuität mit den anderen Mitgliedsländern europäisches Mitglied werden könnte und einen Außenposten der Union darstellen könnte, der andere Länder in der Region anziehen könnte. Die Entscheidung stärkt die Glaubwürdigkeit und das Ansehen Europas und ermöglicht es uns, die diplomatische Verschleierung zu durchbrechen, die Brüssel mit Entscheidungen an den Tag gelegt hat, die nicht immer mit seinen Grundsätzen übereinstimmen. Präsident Selenskyj verhinderte einen indirekten Sieg Putins, der im Falle einer Weigerung gegenüber der Ukraine die Moral Moskaus gehoben hätte. Die Öffnung gegenüber Kiew bedeutet ein eindeutiges politisches Ergebnis auf globaler Ebene, das die Weigerung des US-Kongresses, die 60 Milliarden Dollar für Militärhilfe freizugeben, zumindest teilweise ausgleicht; Darüber hinaus ist die Lage der Ukraine im Konflikt mit Russland zum Stillstand gekommen, die Front ist unbeweglich und die Fortschritte, die die Kiewer Regierung dem Westen versprochen hatte, sind nicht zu verzeichnen, während die russischen Armeen offenbar an ihren Positionen festhalten. Die europäische Entscheidung kann zusammen mit der konsequenten Zusage einiger einzelner europäischer Staaten, militärische Hilfe zu leisten, die ukrainische Moral stärken; Die Verpflichtung Kiews und Moskaus in den kommenden Wintermonaten sollte darin bestehen, ihre Positionen zu behaupten und sich auf entscheidende Operationen vorzubereiten, wenn sich die Wetterbedingungen verbessern. In dieser Zeit könnte das europäische Engagement auch im diplomatischen Bereich einschneidender sein, obwohl Putin erklärt hat, dass die Isolation des Westens keine größeren Auswirkungen auf die russische Wirtschaft gehabt habe und keine Notwendigkeit mehr bestehe, neues Militärpersonal zu mobilisieren; Diese Erklärungen müssen teils als durch die bevorstehenden russischen Wahlen gerechtfertigt interpretiert werden, teils durch die Fähigkeit Moskaus, einen Dialog mit sowohl den USA feindlich gesinnten Mächten wie dem Iran als auch Washington nahestehenden Mächten wie Arabien zu führen. Europa muss daher wissen, wie es eine immer autonomere Rolle gegenüber den USA spielen kann, auch in Vorbereitung auf eine unglückliche Wiederwahl von Trump, zu der die Aufnahme der Ukraine, Moldawiens und auch Georgiens als ein Prozess verstanden werden muss, der dazugehört ein überlegener Plan, der in der Lage ist, europäische Länder in einem zunehmend föderalen und politischen Sinne mit Autonomie in der Außenpolitik zu vereinen und mit einer eigenen Armee ausgestattet zu sein, der in der Lage ist, die finanzielle Logik zu überwinden, um die Rolle eines internationalen Subjekts wirklich interpretieren zu können Oberste Priorität.

L'Union européenne s'ouvre à l'Ukraine et à la Moldavie

 Avec une négociation que l'on pourrait qualifier d'alternative, la Hongrie d'Orban, optant pour l'abstention constructive, comme on l'a défini avec imagination, a permis au Conseil européen de procéder à l'ouverture des négociations d'adhésion à l'Union de la Moldavie et de l'Ukraine. Après des menaces répétées, le président hongrois s'est absenté du vote, avec une innovation procédurale sans précédent, qui a permis d'atteindre le résultat approuvé par vingt-six pays européens, qui comprend également le début de la candidature de la Géorgie et le report de l'évaluation à Marche du processus d'adhésion de la Bosnie-Herzégovine. Orban, le seul dirigeant européen à avoir rencontré Poutine depuis le début du conflit ukrainien, s'est toujours dit contre le début du processus d'adhésion de Kiev, arguant que celui-ci ne remplissait pas les conditions d'adhésion à l'UE, hormis les affinités avec le régime russe et donc politique, Budapest pourrait craindre de partager les ressources européennes, qui, en fait, soutiennent financièrement le pays hongrois, avec les nouveaux membres, avec pour conséquence une diminution des recettes de Bruxelles. Naturellement, l'abstention d'Orban n'a pas été gratuite : au-delà de la menace d'une demande de financement de 50 milliards pour le fonctionnement de l'administration hongroise pour 2024, le président Orban s'est dit « satisfait » du déblocage de 10 milliards de financement, qui avaient été bloqués en raison de à la violation des droits fondamentaux par le gouvernement de Budapest ; des droits qui ne seront certainement pas restaurés et cela constituera également un nouveau précédent dangereux pour le fonctionnement de la politique européenne, qui peut être surmonté, comme toujours, avec la fin du vote à l'unanimité, un mécanisme qui doit être corrigé de plus en plus d'urgence . L'approche du sommet était entièrement axée sur le résultat, là où, en fait, on a préféré créer des précédents dangereux pour atteindre l'objectif fixé, avec une vision politique, qui devait nécessairement sacrifier quelque chose, mais qui a amené un résultat qui était à juste titre célèbre. Si le processus réussit, la valeur politique sera certainement gagnante, non seulement pour l’élargissement de la maison commune européenne, mais aussi pour la maîtrise géostratégique des ambitions russes. Il ne faut pas non plus sous-estimer le fait d'avoir accepté les ambitions de la Géorgie, qui pourrait devenir membre européen sans continuité géographique avec les autres pays membres et qui pourrait constituer un avant-poste de l'Union capable d'attirer d'autres pays de la région. Cette décision renforce la crédibilité et le prestige européens, nous permettant de mettre fin à l’obscurantisme diplomatique dont Bruxelles a fait preuve avec des décisions pas toujours très conformes à ses principes. Le président Zelensky a évité une victoire indirecte de Poutine, qui aurait remonté le moral de Moscou en cas de refus envers l'Ukraine. L'ouverture à Kiev représente un résultat politique sans équivoque au niveau mondial, qui compense, au moins en partie, le refus du Congrès américain de débloquer les 60 milliards de dollars d'aide militaire ; de plus, la situation ukrainienne dans le conflit avec la Russie est au point mort, le front est immobile et les progrès que le gouvernement de Kiev avait promis à l'Occident n'ont pas été enregistrés, tandis que les armées russes semblent tenir leurs positions. La décision européenne, combinée à la promesse constante de certains États européens de fournir une aide militaire, peut remonter le moral des Ukrainiens ; L'engagement de Kiev et de Moscou au cours des prochains mois d'hiver devrait être de maintenir leurs positions et de se préparer à des opérations décisives lorsque les conditions météorologiques s'amélioreront. Dans cette période, l’engagement européen pourrait également être plus incisif dans le domaine diplomatique, même si Poutine a déclaré que l’isolement occidental n’avait pas eu de répercussions majeures sur l’économie russe et qu’il n’était plus nécessaire de mobiliser de nouveaux militaires ; ces déclarations doivent être interprétées en partie comme justifiées par les prochaines élections russes et en partie par la capacité de Moscou à avoir su nouer un dialogue avec des puissances à la fois hostiles aux États-Unis, comme l'Iran, et proches de Washington, comme l'Arabie. L'Europe doit donc savoir jouer un rôle de plus en plus autonome par rapport aux États-Unis, également en prévision d'une malheureuse réélection de Trump, dont l'admission de l'Ukraine, de la Moldavie et aussi de la Géorgie doit être lue comme un processus qui fait partie de un plan supérieur capable d'unir les pays européens dans un sens de plus en plus fédéral et politique avec autonomie en politique étrangère et doté de sa propre armée, capable, c'est-à-dire, de surmonter la logique financière pour pouvoir véritablement interpréter le rôle d'un sujet international de importance primordiale.

A União Europeia abre-se à Ucrânia e à Moldávia

 Com uma negociação, que poderia ser definida como alternativa, a Hungria de Orbán, optando pela abstenção construtiva, como foi imaginativamente definida, permitiu ao Conselho Europeu prosseguir com a abertura das negociações para a adesão à União da Moldávia e da Ucrânia. Após reiteradas ameaças, o presidente húngaro ausentou-se da votação, com uma inovação processual inédita, que permitiu alcançar o resultado aprovado por vinte e seis países europeus, que inclui também o início da candidatura da Geórgia e o adiamento da avaliação para Marcha do processo de adesão da Bósnia-Herzegovina. Orbán, o único líder europeu que se encontrou com Putin desde o início do conflito ucraniano, sempre se disse contra o início do processo de adesão de Kiev, argumentando que não reúne as condições para aderir à UE, no entanto, para além das afinidades com Apesar do regime russo e, portanto, político, Budapeste poderá temer a partilha de recursos europeus, que, de facto, apoiam financeiramente o país húngaro, com os novos membros, com a consequente diminuição das receitas de Bruxelas. Naturalmente, a abstenção de Orbán não foi gratuita: para além da ameaça de um pedido de financiamento de 50 mil milhões para o funcionamento da administração húngara para 2024, o Presidente Orbán estava "satisfeito" com a libertação de 10 mil milhões em financiamento, que tinham sido bloqueados devido à violação dos direitos fundamentais por parte do governo de Budapeste; direitos que certamente não serão restaurados e este facto constituirá também mais um precedente perigoso para o funcionamento da política europeia, que poderá ser ultrapassado, como sempre, com o fim da votação por unanimidade, mecanismo que necessita de ser corrigido cada vez mais urgentemente . A abordagem da cimeira foi inteiramente orientada para o resultado, onde, de facto, se preferiu criar precedentes perigosos para atingir o objectivo traçado, com uma visão política, que necessariamente teve de sacrificar alguma coisa, mas que trouxe um resultado que foi justificadamente célebre. Se o processo for bem sucedido, o valor político será certamente bem sucedido, não só para o alargamento da casa comum europeia, mas também para a contenção geoestratégica das ambições russas. Também não se deve subestimar o facto de ter aceitado as ambições da Geórgia, que poderia tornar-se um membro europeu sem continuidade geográfica com os outros países membros e que poderia constituir um posto avançado da União capaz de atrair outros países da região. A decisão reforça a credibilidade e o prestígio europeus, permitindo-nos interromper o ofuscamento diplomático, que Bruxelas tem demonstrado com decisões nem sempre muito congruentes com os seus princípios. O Presidente Zelensky evitou uma vitória indirecta de Putin, o que teria elevado o moral de Moscovo em caso de recusa em relação à Ucrânia. A abertura a Kiev significa um resultado político inequívoco a nível global, que compensa, pelo menos em parte, a recusa do Congresso dos EUA em libertar os 60 mil milhões de dólares para ajuda militar; além disso, a situação ucraniana no conflito com a Rússia está paralisada, a frente está imóvel e o progresso que o governo de Kiev tinha prometido ao Ocidente não foi registado, enquanto os exércitos russos parecem estar a manter as suas posições. A decisão europeia, combinada com a promessa consistente de alguns estados europeus individuais de fornecer ajuda militar, pode elevar o moral ucraniano; O compromisso de Kiev e Moscovo nos próximos meses de Inverno deverá ser manter as suas posições e preparar-se para operações decisivas quando as condições meteorológicas melhorarem. Neste período, o compromisso europeu poderá também ser mais incisivo no campo diplomático, apesar de Putin ter declarado que o isolamento ocidental não produziu grandes repercussões na economia russa e não há mais necessidade de mobilizar novos militares; estas declarações devem ser interpretadas em parte como justificadas pelas próximas eleições russas e em parte pela capacidade de Moscovo ter conseguido estabelecer um diálogo com potências adversas aos EUA, como o Irão, e próximas de Washington, como a Arábia. A Europa deve, portanto, saber desempenhar um papel cada vez mais autónomo em relação aos EUA, também na preparação para uma infeliz reeleição de Trump, da qual a admissão da Ucrânia, da Moldávia e também da Geórgia deve ser lida como um processo que faz parte de um plano superior capaz de unir os países europeus num sentido cada vez mais federal e político, com autonomia na política externa e dotado de um exército próprio, capaz, isto é, de superar a lógica financeira para poder interpretar verdadeiramente o papel de um sujeito internacional de importância primária.

Европейский Союз открывается для Украины и Молдовы

 В ходе переговоров, которые можно было бы назвать альтернативными, Венгрия Орбана, выбрав конструктивное воздержание, как это было образно определено, позволила Европейскому совету приступить к началу переговоров о вступлении в Союз Молдовы и Украины. После неоднократных угроз президент Венгрии не участвовал в голосовании, применив беспрецедентное процедурное нововведение, которое позволило добиться результата, одобренного двадцатью шестью европейскими странами, который также включает в себя начало выдвижения кандидатуры Грузии и перенос оценки на более поздний срок. Марш процесса присоединения Боснии и Герцеговины. Орбан, единственный европейский лидер, который встречался с Путиным с начала украинского конфликта, всегда говорил, что он против начала процесса вступления Киева в ЕС, утверждая, однако, что он не отвечает условиям вступления в ЕС, за исключением близости с режима российского и, следовательно, политического, Будапешт мог опасаться делиться с новыми членами европейскими ресурсами, которые, по сути, финансово поддерживают венгерскую страну, с последующим снижением доходов Брюсселя. Естественно, воздержание Орбана не было свободным: помимо угрозы запроса финансирования в 50 миллиардов на функционирование венгерской администрации на 2024 год, президент Орбан был «удовлетворён» выделением 10 миллиардов финансирования, которые были заблокированы из-за к нарушению основных прав правительством Будапешта; права, которые заведомо не будут восстановлены, и этот факт также станет дальнейшим опасным прецедентом для функционирования европейской политики, который можно преодолеть, как всегда, с прекращением единогласного голосования, механизма, который необходимо исправлять все более и более срочно. . Подход саммита был всецело нацелен на результат, где, по сути, предпочиталось создавать опасные прецеденты для достижения поставленной цели, с политическим видением, которое обязательно должно было чем-то пожертвовать, но принесло заслуженный результат. праздновали. Если процесс окажется успешным, то политическая ценность, безусловно, будет успешной не только для расширения общего европейского дома, но и для геостратегического сдерживания российских амбиций. Не следует также недооценивать факт принятия амбиций Грузии, которая могла бы стать европейским членом без географической преемственности с другими странами-членами и которая могла бы стать форпостом Союза, способным привлечь другие страны региона. Это решение укрепляет доверие и престиж Европы, позволяя нам прервать дипломатическую путаницу, которую Брюссель продемонстрировал решениями, которые не всегда слишком соответствуют его принципам. Президент Зеленский предотвратил косвенную победу Путина, которая подняла бы моральный дух Москвы в случае отказа Украине. Открытие Киева означает однозначный политический результат на глобальном уровне, который компенсирует, по крайней мере частично, отказ Конгресса США выделить 60 миллиардов долларов на военную помощь; более того, украинская ситуация в конфликте с Россией застопорилась, фронт неподвижен и прогресса, который киевское правительство обещало Западу, не зафиксировано, в то время как российские армии, похоже, держатся на своих позициях. Решение Европы в сочетании с последовательными обещаниями некоторых отдельных европейских государств предоставить военную помощь может поднять моральный дух Украины; Обязательством Киева и Москвы в предстоящие зимние месяцы должно стать сохранение своих позиций и подготовка к решающим операциям, когда погодные условия улучшатся. В этот период обязательства Европы могут также стать более решительными в дипломатической сфере, несмотря на то, что Путин заявил, что изоляция Запада не оказала серьезного воздействия на российскую экономику и что нет дальнейшей необходимости мобилизовать новый военный персонал; эти заявления следует интерпретировать частично как оправданные предстоящими российскими выборами и частично как способность Москвы наладить диалог с державами, как враждебными США, такими как Иран, так и близкими Вашингтону, такими как Аравия. Таким образом, Европа должна знать, как играть все более автономную роль от США, в том числе в рамках подготовки к неудачному переизбранию Трампа, в котором принятие Украины, Молдовы и Грузии должно рассматриваться как процесс, являющийся частью превосходящий план, способный объединить европейские страны во все более федеративном и политическом смысле с автономией во внешней политике и оснащенный собственной армией, способный, то есть преодолеть финансовую логику, чтобы иметь возможность по-настоящему интерпретировать роль международного субъекта первостепенное значение.

歐盟向烏克蘭和摩爾多瓦開放

 透過可被定義為替代方案的談判,歐爾班領導的匈牙利選擇建設性棄權(正如其富有想像的定義),允許歐洲理事會開始啟動摩爾多瓦和烏克蘭加入聯盟的談判。 在屢次威脅後,匈牙利總統缺席投票,前所未有的程序創新,才得以實現得到26個歐洲國家認可的結果,其中還包括格魯吉亞啟動候選資格以及推遲評估波斯尼亞和黑塞哥維那加入進程進行曲。 歐爾班是自烏克蘭衝突爆發以來唯一與普丁會面的歐洲領導人,他一直表示反對基輔啟動入盟進程,認為除了與歐盟的密切關係外,基輔入盟進程不符合加入歐盟的條件。由於俄羅斯政權和政治的影響,布達佩斯可能擔心與新成員國分享歐洲資源,這些資源實際上在財政上支持匈牙利國家,導致布魯塞爾的收入減少。 當然,歐爾班的棄權並不是無緣無故的:除了威脅要求為匈牙利政府在2024 年的運作提供500 億美元的資金外,歐爾班總統對釋放100 億美元的資金感到“滿意”,因為這些資金因布達佩斯政府侵犯基本權利; 的權利肯定不會恢復,這一事實也將為歐洲政治的運作構成一個進一步危險的先例,隨著一致投票的結束,這一事實可以一如既往地被克服,這是一種需要越來越迫切地糾正的機制。 峰會的做法完全是為了結果,事實上,更傾向於創造危險的先例來實現既定目標,具有政治願景,這必然要犧牲一些東西,但會帶來一個正確的結果著名。 如果這一進程成功,其政治價值肯定會成功,不僅有助於擴大歐洲共同家園,也有助於遏制俄羅斯的地緣戰略野心。 也不應低估接受格魯吉亞雄心的事實,格魯吉亞可以成為歐洲成員國,但與其他成員國沒有地理連續性,並且可以成為能夠吸引該地區其他國家的歐盟前哨基地。 這項決定增強了歐洲的信譽和威望,使我們能夠打破外交上的混淆視聽,而布魯塞爾的決定並不總是與其原則過於一致,這就證明了這一點。 澤倫斯基總統避免了普丁的間接勝利,如果俄羅斯拒絕烏克蘭,這將提高莫斯科的士氣。 向基輔開放意味著全球明確的政治結果,這至少部分補償了美國國會拒絕發放600億美元軍事援助的情況; 此外,烏克蘭與俄羅斯的衝突局勢陷入僵局,戰線一動也不動,基輔政府向西方承諾的進展也沒有進展,而俄羅斯軍隊似乎堅守陣地。 歐洲的決定,加上一些歐洲國家一貫承諾提供軍事援助,可以提振烏克蘭的士氣; 基輔和莫斯科在未來冬季的承諾應該是維持陣地,並為天氣條件改善時採取果斷行動做好準備。 在此期間,歐洲在外交領域的承諾也可能更加明確,儘管普丁宣稱西方的孤立並未對俄羅斯經濟產生重大影響,也沒有必要進一步動員新的軍事人員; 這些聲明必須被解釋為部分是因為即將舉行的俄羅斯選舉,部分是因為莫斯科有能力與伊朗等反對美國的國家和阿拉伯國家等與美國關係密切的國家進行對話。 因此,歐洲必須知道如何發揮越來越獨立於美國的作用,同時為川普不幸連任做準備,其中烏克蘭、摩爾多瓦和喬治亞的加入必須被視為一個過程,是川普的一部分。一項優越的計劃,能夠在日益聯邦化和政治意義上團結歐洲國家,在外交政策上具有自主權,並配備自己的軍隊,能夠克服金融邏輯,能夠真正解釋國際主體的作用首要重要性。

欧州連合がウクライナとモルドバに開放

 オルバン首相のハンガリーは、オルバン首相のハンガリーが、これまで想像的に定義されてきた建設的な棄権を選択し、オルタナティブとも言える交渉により、モルドバ・ウクライナ連合への加盟交渉開始を進めることを欧州理事会に許可した。 度重なる脅迫の末、ハンガリー大統領は前例のない手続き上の革新により投票を欠席し、欧州26か国が承認する結果を達成することができた。これにはジョージアの立候補開始と評価の延期も含まれる。ボスニア・ヘルツェゴビナの加盟手続きの3月。 オルバン首相は、ウクライナ紛争勃発以来、プーチン大統領と会談した唯一の欧州指導者だが、キエフはEU加盟の条件を満たしていないとして、キエフの加盟プロセスの開始には常に反対していると述べているが、キエフとの親和性は別として、ロシアの、したがって政治的なブダペスト政権は、実際にはハンガリーの国を財政的に支援しているヨーロッパの資源を新しい加盟国と共有し、その結果ブリュッセルからの収入が減少することを恐れる可能性がある。 当然のことながら、オルバン大統領の棄権は自由ではなかった。オルバン大統領は、2024年のハンガリー政権運営のために500億の資金要請という脅しを超えて、理由により阻止されていた100億の資金の解放に「満足」した。ブダペスト政府による基本的権利の侵害。 この権利は確実に回復されることはなく、この事実は欧州政治の機能にとってさらに危険な先例となるだろうが、これはいつものように全会一致投票の廃止によって克服できるが、このメカニズムはますます早急に修正される必要がある。 。 サミットのアプローチは完全に結果を狙ったものであり、政治的ビジョンを持って設定された目標を達成するために危険な前例を作り出すことが実際に好まれ、必然的に何かを犠牲にしなければならなかったが、それは正当な結果をもたらした。祝われました。 このプロセスが成功すれば、欧州共同体の拡大だけでなく、ロシアの野望を地政学的に封じ込めるという政治的価値も確実に得られるだろう。 また、ジョージアの野望を受け入れたという事実も過小評価されるべきではない。ジョージアは他の加盟国との地理的連続性がなくても欧州加盟国になる可能性があり、また地域の他の国々を誘致できる連合の前哨基地となる可能性がある。 この決定はヨーロッパの信頼性と威信を強化し、ブリュッセルがその原則と必ずしも一致しすぎる決定を示してきた外交的難読化を阻止することを可能にする。 ゼレンスキー大統領はプーチン大統領の間接的な勝利を回避した。そうすれば、ウクライナに対する拒否の場合にモスクワの士気は高まるだろう。 キエフへの開放は世界レベルでの明白な政治的結果を意味し、これは軍事援助のための600億ドルの放出を米国議会が拒否したことを少なくとも部分的に埋め合わせるものである。 さらに、ロシアとの紛争におけるウクライナ情勢は停滞しており、戦線は動かず、キエフ政府が西側諸国に約束した進展は記録されていない一方、ロシア軍は自らの立場を堅持しているようだ。 欧州の決定は、一部の欧州諸国による軍事援助の一貫した約束と相まって、ウクライナの士気を高める可能性がある。 キエフとモスクワの今後の冬季の取り組みは、陣地を維持し、気象条件が改善した際の決定的な作戦に備えることである。 この時期、プーチン大統領は西側諸国の孤立がロシア経済に大きな影響を与えておらず、新たな軍人をこれ以上動員する必要はないと宣言したにもかかわらず、外交分野で欧州側の関与もより鋭敏になる可能性がある。 これらの宣言は、部分的には来たるロシアの選挙によって正当化され、部分的にはイランのような米国に不利な勢力とアラビアのようなワシントンに近い勢力の両方と対話を切り開くことができたモスクワの能力によって正当化されたものとして解釈されなければならない。 したがって、ヨーロッパは、トランプの不運な再選に備えて、アメリカからますます自主的な役割を果たす方法を知らなければならない。ウクライナ、モルドバ、そしてジョージアの承認も、その一環としてのプロセスとして読まれなければならない。この計画は、ますます連邦的かつ政治的な意味でヨーロッパ諸国を統合し、外交政策における自主性を持たせ、独自の軍隊を装備することができ、つまり財政の論理を克服して、国際主体の役割を真に解釈できる優れた計画である。最も重要なこと。

الاتحاد الأوروبي منفتح على أوكرانيا ومولدوفا

 ومن خلال المفاوضات، التي يمكن تعريفها كبديل، سمحت المجر في عهد أوربان، التي اختارت الامتناع البناء عن التصويت، كما تم تعريفها بشكل مبتكر، للمجلس الأوروبي بالمضي قدما في افتتاح المفاوضات للانضمام إلى اتحاد مولدوفا وأوكرانيا. وبعد تهديدات متكررة تغيب الرئيس المجري عن التصويت، في ابتكار إجرائي غير مسبوق، مكن من تحقيق النتيجة التي وافقت عليها ستة وعشرين دولة أوروبية، والتي تتضمن أيضا بدء ترشيح جورجيا وتأجيل التقييم إلى مسيرة عملية انضمام البوسنة والهرسك. وكان أوربان، الزعيم الأوروبي الوحيد الذي التقى بوتين منذ بداية الصراع الأوكراني، يقول دائمًا إنه ضد بدء عملية انضمام كييف، بحجة أنها لا تلبي شروط الانضمام إلى الاتحاد الأوروبي، بصرف النظر عن الصلات مع الاتحاد الأوروبي. النظام الروسي وبالتالي السياسي، قد تخشى بودابست من تقاسم الموارد الأوروبية، التي، في الواقع، تدعم الدولة المجرية ماليًا، مع الأعضاء الجدد، مع ما يترتب على ذلك من انخفاض في الإيرادات من بروكسل. وبطبيعة الحال، لم يكن امتناع أوربان عن التصويت مجانيا: فإلى جانب التهديد بطلب تمويل بقيمة 50 مليار دولار لتشغيل الإدارة المجرية لعام 2024، كان الرئيس أوربان "راضيا" عن الإفراج عن تمويل بقيمة 10 مليارات دولار، والتي تم حظرها بسبب ذلك. وانتهاك الحقوق الأساسية من قبل حكومة بودابست؛ الحقوق التي لن يتم استعادتها بالتأكيد، وستشكل هذه الحقيقة أيضًا سابقة خطيرة أخرى لعمل السياسة الأوروبية، والتي يمكن التغلب عليها، كما هو الحال دائمًا، مع نهاية التصويت بالإجماع، وهي آلية تحتاج إلى تصحيح بشكل عاجل أكثر فأكثر. . لقد كان نهج القمة موجها بالكامل نحو النتيجة، حيث كان من المفضل في الواقع خلق سوابق خطيرة لتحقيق الهدف المنشود، برؤية سياسية، كان عليها بالضرورة أن تضحي بشيء ما، ولكنها أتت بنتيجة كانت في محلها. احتفل. وإذا نجحت هذه العملية فمن المؤكد أن القيمة السياسية ستكون ناجحة، ليس فقط فيما يتصل بتوسيع البيت الأوروبي المشترك، بل وأيضاً فيما يتصل بالاحتواء الجيوستراتيجي للطموحات الروسية. ولا ينبغي لنا أن نقلل من حقيقة قبول طموحات جورجيا، التي قد تصبح عضواً أوروبياً من دون الاستمرارية الجغرافية مع البلدان الأعضاء الأخرى، والتي يمكن أن تشكل قاعدة أمامية للاتحاد قادرة على اجتذاب بلدان أخرى في المنطقة. ويعمل هذا القرار على تعزيز المصداقية والهيبة الأوروبية، مما يسمح لنا بقطع التشويش الدبلوماسي، الذي أظهرته بروكسل بقرارات لا تتفق دائما مع مبادئها. وتجنب الرئيس زيلينسكي تحقيق انتصار غير مباشر لبوتين، الأمر الذي كان سيرفع معنويات موسكو في حالة الرفض تجاه أوكرانيا. إن الانفتاح على كييف يعني نتيجة سياسية لا لبس فيها على المستوى العالمي، وهو ما يعوض، ولو جزئياً على الأقل، عن رفض الكونجرس الأميركي الإفراج عن المساعدات العسكرية البالغة ستين مليار دولار؛ علاوة على ذلك، فإن الوضع الأوكراني في الصراع مع روسيا تراوح مكانه، والجبهة غير متحركة، ولم يتم تسجيل التقدم الذي وعدت به حكومة كييف للغرب، فيما يبدو أن الجيوش الروسية متمسكة بمواقفها. إن القرار الأوروبي، جنباً إلى جنب مع الوعد الثابت من جانب بعض الدول الأوروبية بتقديم المساعدات العسكرية، من شأنه أن يعزز معنويات أوكرانيا؛ وينبغي أن يكون التزام كييف وموسكو في أشهر الشتاء المقبلة هو الحفاظ على مواقعهما والاستعداد لعمليات حاسمة عندما تتحسن الظروف الجوية. وفي هذه الفترة، قد يكون الالتزام الأوروبي أيضاً أكثر وضوحاً في المجال الدبلوماسي، على الرغم من إعلان بوتين أن العزلة الغربية لم تسفر عن تداعيات كبيرة على الاقتصاد الروسي، ولم تعد هناك حاجة إلى حشد أفراد عسكريين جدد؛ ويجب تفسير هذه التصريحات جزئياً على أنها مبررة بالانتخابات الروسية المقبلة، وجزئياً على أنها قدرة موسكو على التمكن من إقامة حوار مع القوى المعادية للولايات المتحدة، مثل إيران، والقريبة من واشنطن، مثل الجزيرة العربية. ولذلك، يتعين على أوروبا أن تعرف كيف تلعب دوراً مستقلاً على نحو متزايد عن الولايات المتحدة، وأيضاً استعداداً لإعادة انتخاب ترامب المؤسفة، والتي يجب أن يُقرأ قبول أوكرانيا ومولدوفا وجورجيا فيها على أنها عملية تشكل جزءاً من عملية إعادة انتخاب ترامب. خطة متفوقة قادرة على توحيد الدول الأوروبية بالمعنى الفيدرالي والسياسي بشكل متزايد مع الاستقلال في السياسة الخارجية ومجهزة بجيشها الخاص، قادرة على التغلب على المنطق المالي لتكون قادرة على تفسير دور الرعايا الدوليين بشكل حقيقي. أهمية قصوى.

giovedì 14 dicembre 2023

Cosa conviene a Netanyahu?

 I tragici fatti del 7 ottobre, avvenuti in territorio israeliano al confine con la striscia di Gaza, sono stati un piano preordinato di Hamas e su questo non ci sono dubbi. Quello su cui ci si deve interrogare è l’atteggiamento delle forze di confine israeliane, allertate da suoi stessi membri e da probabili notizie di intelligence, evidentemente sottovalutate, con i confini sguarniti grazie alla diminuzione degli effettivi presenti. Queste avvisaglie sono state veramente sottovalutate o fanno parte di un piano del governo in carica, per favorire la creazione di un motivo legittimo per scatenare la repressione su Gaza ed una eventuale sua conquista e l’ulteriore facilitazione dell’espansione delle colonie in Cisgiordania?  Occorre tornare indietro nel tempo e ricordare che la gestione del problema palestinese da parte di Benjamin Netanyahu si è sempre contraddistinta per un atteggiamento ambiguo, fatto di promesse non mantenute ed un comportamento che ha favorito la crescita dei movimenti più radicali, quelli che hanno sempre negato la legittimità dell’esistenza di Israele e dell’ipotesi dei due stati, a discapito di quelli moderati, che potevano favorire il dialogo, ma a discapito della politica della espansione delle colonie; infatti la ricerca effettiva di un accordo che poteva favorire il raggiungimento dello scopo dei due stati, avrebbe penalizzato la politica dell’estrema destra che fa della illegittima espansione coloniale, illegittima perché al di fuori del diritto internazionale e del buon senso, il proprio programma politico. La posizione politica e la sensibilità di Netanyahu si è sempre più spostata a destra, raccogliendo nei vari esecutivi che si sono susseguiti movimenti e partiti sempre più radicali, che con la loro azione hanno favorito la crescita di simili sentimenti degli ambiti palestinesi, con una crescita dei movimenti radicali, tra i quali è emersa la leadership di Hamas. Di pari passo, però, la situazione personale di Netanyahu è peggiorata a causa di diversi problemi con la giustizia del suo paese e lo spostamento sempre più a destra delle sue posizioni politiche, che ha messo al centro l’azione antipalestinese ha costituito, sia in ambito interno che internazionale, un motivo di distrazione molto forte dalle sue incriminazioni giudiziarie. Attualmente, nella fase della guerra di Gaza, la sensibilità del paese verso Netanyahu è fortemente negativa, per l’attacco ai kibbutz l’opinione pubblica vede proprio in Netanyahu il maggiore responsabile, ma la situazione di emergenza ne impedisce la sostituzione, anche se è stato più volte sottolineato che dopo la fine della guerra di Gaza per l’attuale premier non ci dovrà essere più alcun futuro politico. Intanto, però viene permesso un atteggiamento sempre più aggressivo dei coloni in Cisgiordania e sul futuro di Gaza sono lecite diverse domande. All’inizio dell’invasione delle truppe israeliane, la volontà dichiarata era quella di annientare Hamas e lasciare la situazione della Striscia invariata, ma col procedere del conflitto sembra emergere una volontà non esplicitamente dichiarata di volere esercitare un controllo effettivo sul territorio. Ciò implicherebbe la negazione dell’autonomia politica ed amministrativa dei palestinesi che avranno la fortuna di restare in vita di fronte alla repressione brutale che Israele sta compiendo sulla popolazione civile. Una soluzione estrema potrebbe essere lo spostamento degli abitanti di Gaza verso il Sinai, soluzione a cui l’Egitto si è sempre detto contrario, liberando così una porzione consistente di territorio da destinare a nuovi coloni. Non si tratta di una eventualità impossibile, proprio perché i sopravvissuti di Gaza sono alla completa mercè delle forze armate israeliane, non difese da alcuno stato o organizzazione internazionale, in grado di contrapporsi, anche politicamente, a Tel Aviv. Il fatto che si tratti di popolazione civile, che ha già pagato con un tributo di oltre 18.000 morti, l’intera distruzione dei loro averi, la fame e le malattie, non produce altro che una solidarietà a parole, dove primeggiano proprio i paesi arabi interessati ad avere relazioni internazionali con Israele. Alla fine il dubbio legittimo è questo: se Netanyahu dovesse allargare il dominio israeliano su Gaza ed aumentare lo spazio territoriale delle colonie, cosa portata avanti impunemente, avrebbe decretato definitivamente la prospettiva dei due stati, un argomento particolarmente gradito a parte dell’opinione pubblica israeliana, e si sarebbe quindi creato una assicurazione in grado di preservargli un futuro politico tale anche da fargli superare i suoi guai giudiziari, insomma avrebbe una struttura da leader praticamente inattaccabile anche da quei partiti e movimenti, che ne auspicano la fine politica. Tutto questo sarà possibile? La soluzione passerà anche da come i principali attori internazionali vorranno comportarsi, adottando forme nuove di approccio alla questione palestinese.

What is in Netanyahu's favor?

 The tragic events of October 7, which occurred on Israeli territory on the border with the Gaza Strip, were a preordained plan by Hamas and there is no doubt about this. What we must ask ourselves is the attitude of the Israeli border forces, alerted by its own members and by probable intelligence news, evidently underestimated, with the borders undefended thanks to the decrease in numbers present. Have these warnings really been underestimated or are they part of a plan by the government in office to encourage the creation of a legitimate reason to unleash repression on Gaza and its eventual conquest and the further facilitation of the expansion of settlements in the West Bank? We need to go back in time and remember that Benjamin Netanyahu's management of the Palestinian problem has always been characterized by an ambiguous attitude, made up of broken promises and a behavior that has favored the growth of the most radical movements, those that have always denied the legitimacy of the existence of Israel and of the two-state hypothesis, to the detriment of the moderate ones, which could favor dialogue, but to the detriment of the policy of expanding the colonies; in fact, the effective search for an agreement that could favor the achievement of the purpose of the two states would have penalized the politics of the far right which makes illegitimate colonial expansion, illegitimate because it is outside of international law and common sense, its own political program . Netanyahu's political position and sensitivity has increasingly shifted to the right, bringing together increasingly radical movements and parties in the various governments that have followed, which with their actions have favored the growth of similar sentiments in Palestinian areas, with a growth of radical movements, among which the leadership of Hamas emerged. At the same time, however, Netanyahu's personal situation has worsened due to various problems with the justice system in his country and the increasingly rightward shift of his political positions, which has put the anti-Palestinian action at the center, both in domestic and international sphere, a very strong reason for distraction from his judicial indictments. Currently, in the phase of the war in Gaza, the country's sensitivity towards Netanyahu is strongly negative. For the attack on the kibbutzim, public opinion sees Netanyahu as the person most responsible, but the emergency situation prevents his replacement, even if he is It has been repeatedly underlined that after the end of the war in Gaza there should be no political future for the current prime minister. In the meantime, however, an increasingly aggressive attitude of the settlers in the West Bank is permitted and several questions are legitimate about the future of Gaza. At the beginning of the invasion by Israeli troops, the declared desire was to annihilate Hamas and leave the situation in the Strip unchanged, but as the conflict progresses, an unexplicitly declared desire to exercise effective control over the territory seems to emerge. This would imply the denial of the political and administrative autonomy of the Palestinians who will be lucky enough to remain alive in the face of the brutal repression that Israel is carrying out on the civilian population. An extreme solution could be the movement of the inhabitants of Gaza towards the Sinai, a solution to which Egypt has always said it is against, thus freeing a significant portion of territory to be allocated to new settlers. This is not an impossible eventuality, precisely because the survivors of Gaza are at the complete mercy of the Israeli armed forces, not defended by any state or international organization, capable of opposing, even politically, Tel Aviv. The fact that these are the civilian population, who have already paid the price of over 18,000 deaths, the entire destruction of their belongings, hunger and disease, produces nothing more than verbal solidarity, where the Arab countries lead interested in having international relations with Israel. In the end, the legitimate doubt is this: if Netanyahu were to expand Israeli dominion over Gaza and increase the territorial space of the colonies, something carried out with impunity, he would have definitively decreed the two-state perspective, an argument particularly appreciated by part of Israeli public opinion. , and he would therefore have created an insurance capable of preserving his political future which would also allow him to overcome his legal problems, in short he would have a leadership structure that is practically unassailable even by those parties and movements which hope for his political end. Will all this be possible? The solution will also depend on how the main international players want to behave, adopting new forms of approach to the Palestinian issue.

¿Qué hay a favor de Netanyahu?

 Los trágicos acontecimientos del 7 de octubre, ocurridos en territorio israelí en la frontera con la Franja de Gaza, fueron un plan predeterminado de Hamás y de ello no hay duda. Lo que debemos preguntarnos es la actitud de las fuerzas fronterizas israelíes, alertadas por sus propios miembros y por probables noticias de inteligencia, evidentemente subestimadas, con las fronteras indefensas gracias a la disminución de los efectivos presentes. ¿Se han subestimado realmente estas advertencias o son parte de un plan del gobierno en ejercicio para alentar la creación de una razón legítima para desatar la represión sobre Gaza y su eventual conquista y una mayor facilitación de la expansión de los asentamientos en Cisjordania? Es necesario retroceder en el tiempo y recordar que la gestión del problema palestino por parte de Benjamín Netanyahu siempre se ha caracterizado por una actitud ambigua, compuesta de promesas incumplidas y un comportamiento que ha favorecido el crecimiento de los movimientos más radicales, aquellos que siempre han negado la legitimidad de la existencia de Israel y de la hipótesis de los dos Estados, en detrimento de los moderados, que podrían favorecer el diálogo, pero en detrimento de la política de expansión de las colonias; de hecho, la búsqueda efectiva de un acuerdo que pudiera favorecer la consecución del propósito de los dos Estados habría penalizado la política de extrema derecha que hace ilegítima la expansión colonial, ilegítima porque está fuera del derecho internacional y del sentido común, propio programa político. La posición política y la sensibilidad de Netanyahu se han desplazado cada vez más hacia la derecha, reuniendo a movimientos y partidos cada vez más radicales en los distintos gobiernos que le sucedieron, que con sus acciones han favorecido el crecimiento de sentimientos similares en las zonas palestinas, con un crecimiento de movimientos radicales, entre ellos en el que surgió el liderazgo de Hamás. Al mismo tiempo, sin embargo, la situación personal de Netanyahu ha empeorado debido a diversos problemas con el sistema judicial de su país y al giro cada vez más derechista de sus posiciones políticas, que ha puesto en el centro la acción antipalestina, tanto en el plano interno como en el internacional. ámbito, un motivo muy importante para distraernos de sus acusaciones judiciales. Actualmente, en la fase de guerra en Gaza, la sensibilidad del país hacia Netanyahu es fuertemente negativa: por el ataque a los kibutzim, la opinión pública ve a Netanyahu como el máximo responsable, pero la situación de emergencia impide su reemplazo, incluso si lo es. Se ha subrayado repetidamente que tras el fin de la guerra en Gaza no debería haber futuro político para el actual Primer Ministro. Mientras tanto, sin embargo, se permite una actitud cada vez más agresiva de los colonos en Cisjordania y varias preguntas son legítimas sobre el futuro de Gaza. Al inicio de la invasión de las tropas israelíes, el deseo declarado era aniquilar a Hamás y dejar inalterada la situación en la Franja, pero a medida que avanza el conflicto parece surgir un deseo inexplícitamente declarado de ejercer un control efectivo sobre el territorio. Esto implicaría la negación de la autonomía política y administrativa de los palestinos que tendrán la suerte de seguir con vida frente a la brutal represión que Israel está ejerciendo sobre la población civil. Una solución extrema podría ser el movimiento de los habitantes de Gaza hacia el Sinaí, solución a la que Egipto siempre se ha opuesto, liberando así una porción importante de territorio para ser asignado a nuevos colonos. Esta no es una eventualidad imposible, precisamente porque los supervivientes de Gaza están a completa merced de las fuerzas armadas israelíes, no defendidas por ningún Estado u organización internacional, capaz de oponerse, incluso políticamente, a Tel Aviv. El hecho de que se trate de población civil, que ya ha pagado el precio de más de 18.000 muertes, la destrucción total de sus pertenencias, el hambre y las enfermedades, no produce más que solidaridad verbal, donde los países árabes lideran interesados ​​en tener relaciones internacionales con Israel. . Al final, la duda legítima es la siguiente: si Netanyahu ampliara el dominio israelí sobre Gaza y aumentara el espacio territorial de las colonias, algo hecho impunemente, habría decretado definitivamente la perspectiva de los dos Estados, argumento especialmente apreciado por parte de la opinión pública israelí, y por lo tanto habría creado un seguro capaz de preservar su futuro político que le permitiría también superar sus problemas legales, en resumen, tendría una estructura de liderazgo prácticamente inexpugnable incluso por esos partidos y movimientos. que esperan su fin político. ¿Será posible todo esto? La solución dependerá también de cómo quieran comportarse los principales actores internacionales, adoptando nuevas formas de abordar la cuestión palestina.

Was spricht für Netanjahu?

 Die tragischen Ereignisse vom 7. Oktober, die sich auf israelischem Territorium an der Grenze zum Gazastreifen ereigneten, waren ein vorherbestimmter Plan der Hamas, und daran besteht kein Zweifel. Was wir uns fragen müssen, ist die Haltung der israelischen Grenztruppen, alarmiert durch ihre eigenen Mitglieder und durch wahrscheinliche Geheimdienstnachrichten, die offensichtlich unterschätzt werden, während die Grenzen dank der geringeren Zahl an Anwesenden nicht verteidigt werden. Wurden diese Warnungen wirklich unterschätzt oder sind sie Teil eines Plans der amtierenden Regierung, die Schaffung eines legitimen Grundes für die Unterdrückung von Gaza und seine schließliche Eroberung sowie die weitere Förderung des Siedlungsausbaus im Westjordanland zu fördern? Wir müssen in der Zeit zurückgehen und uns daran erinnern, dass Benjamin Netanjahus Umgang mit dem Palästinenserproblem immer von einer zweideutigen Haltung geprägt war, die aus gebrochenen Versprechen und einem Verhalten bestand, das das Wachstum der radikalsten Bewegungen begünstigte, die immer geleugnet haben die Legitimität der Existenz Israels und der Zwei-Staaten-Hypothese, zum Nachteil der Gemäßigten, die den Dialog begünstigen könnten, aber zum Nachteil der Politik der Ausweitung der Kolonien; Tatsächlich hätte die wirksame Suche nach einem Abkommen, das die Verwirklichung der Ziele der beiden Staaten begünstigen könnte, die Politik der extremen Rechten bestraft, die die illegitime koloniale Expansion illegitim macht, weil sie außerhalb des Völkerrechts und des gesunden Menschenverstandes liegt politisches Programm. Netanjahus politische Position und Sensibilität haben sich zunehmend nach rechts verschoben und in den verschiedenen darauffolgenden Regierungen immer radikalere Bewegungen und Parteien zusammengebracht, die mit ihren Aktionen das Wachstum ähnlicher Gefühle in palästinensischen Gebieten begünstigt haben, unter anderem mit einem Wachstum radikaler Bewegungen aus dem die Führung der Hamas hervorging. Gleichzeitig hat sich jedoch Netanjahus persönliche Situation aufgrund verschiedener Probleme mit dem Justizsystem seines Landes und der zunehmenden Rechtsverschiebung seiner politischen Positionen verschlechtert, wodurch das antipalästinensische Vorgehen im In- und Ausland in den Mittelpunkt gerückt ist Sphäre, ein sehr wichtiger Grund, von seinen gerichtlichen Anklagen abzulenken. Derzeit, in der Phase des Krieges in Gaza, ist die Sensibilität des Landes gegenüber Netanjahu stark negativ. Für den Angriff auf die Kibbuzim sieht die öffentliche Meinung Netanjahu als den Hauptverantwortlichen an, aber die Notsituation verhindert seine Ablösung, selbst wenn er es ist Immer wieder wurde betont, dass es nach dem Ende des Gaza-Krieges keine politische Zukunft mehr für den amtierenden Ministerpräsidenten geben dürfte. Inzwischen ist jedoch eine zunehmend aggressive Haltung der Siedler im Westjordanland zulässig und mehrere Fragen zur Zukunft Gazas sind berechtigt. Zu Beginn der Invasion israelischer Truppen bestand der erklärte Wunsch darin, die Hamas zu vernichten und die Situation im Gazastreifen unverändert zu lassen. Mit fortschreitendem Konflikt scheint sich jedoch ein unausgesprochen erklärter Wunsch herauszustellen, eine wirksame Kontrolle über das Gebiet auszuüben. Dies würde die Verweigerung der politischen und administrativen Autonomie der Palästinenser bedeuten, die das Glück haben werden, angesichts der brutalen Unterdrückung, die Israel gegen die Zivilbevölkerung ausübt, am Leben zu bleiben. Eine extreme Lösung könnte die Abwanderung der Bewohner von Gaza in Richtung Sinai sein, eine Lösung, gegen die sich Ägypten immer ausgesprochen hat, wodurch ein erheblicher Teil des Territoriums für neue Siedler frei wird. Dies ist keine unmögliche Möglichkeit, gerade weil die Überlebenden von Gaza der völligen Gnade der israelischen Streitkräfte ausgeliefert sind und nicht von einem Staat oder einer internationalen Organisation verteidigt werden, die in der Lage ist, Tel Aviv auch politisch entgegenzutreten. Die Tatsache, dass es sich um eine Zivilbevölkerung handelt, die bereits den Preis von über 18.000 Toten, der völligen Zerstörung ihres Hab und Guts, Hunger und Krankheit bezahlt hat, erzeugt nichts weiter als verbale Solidarität, wohingegen die arabischen Länder mit Interesse an internationalen Beziehungen führen mit Israel. Letztlich besteht der berechtigte Zweifel darin, dass Netanjahu, wenn er ungestraft die israelische Herrschaft über Gaza ausweiten und den territorialen Raum der Kolonien vergrößern würde, definitiv die Zwei-Staaten-Perspektive verordnet hätte, ein Argument, das von Israel besonders geschätzt wird Er wäre Teil der israelischen öffentlichen Meinung und hätte daher eine Versicherung geschaffen, die seine politische Zukunft sichern und ihm auch ermöglichen würde, seine rechtlichen Probleme zu überwinden. Kurz gesagt, er hätte eine Führungsstruktur, die selbst für diese Parteien und Bewegungen praktisch unangreifbar ist die auf sein politisches Ende hoffen. Wird das alles möglich sein? Die Lösung wird auch davon abhängen, wie sich die wichtigsten internationalen Akteure verhalten und neue Formen der Herangehensweise an die Palästinenserfrage annehmen wollen.

Qu’est-ce qui est en faveur de Netanyahu ?

 Les événements tragiques du 7 octobre, survenus sur le territoire israélien à la frontière avec la bande de Gaza, étaient un plan préétabli du Hamas et cela ne fait aucun doute. Ce qu’il faut s’interroger, c’est l’attitude des forces frontalières israéliennes, alertées par leurs propres membres et par de probables nouvelles des renseignements, visiblement sous-estimées, avec des frontières non défendues en raison de la diminution des effectifs présents. Ces avertissements ont-ils vraiment été sous-estimés ou font-ils partie d’un plan du gouvernement en place visant à encourager la création d’une raison légitime pour déclencher la répression sur Gaza et sa conquête éventuelle et faciliter davantage l’expansion des colonies en Cisjordanie ? Il faut remonter le temps et rappeler que la gestion du problème palestinien par Benjamin Netanyahu a toujours été caractérisée par une attitude ambiguë, faite de promesses non tenues et d'un comportement qui a favorisé la croissance des mouvements les plus radicaux, ceux qui ont toujours nié la légitimité de l'existence d'Israël et de l'hypothèse de deux États, au détriment des modérés, qui pourraient favoriser le dialogue, mais au détriment de la politique d'expansion des colonies ; en fait, la recherche effective d'un accord qui pourrait favoriser la réalisation des objectifs des deux États aurait pénalisé la politique d'extrême droite qui rend l'expansion coloniale illégitime, illégitime parce qu'elle est en dehors du droit international et du bon sens, son propre programme politique. La position politique et la sensibilité de Netanyahu se sont de plus en plus déplacées vers la droite, rassemblant des mouvements et des partis de plus en plus radicaux dans les différents gouvernements qui ont suivi, qui par leurs actions ont favorisé la croissance de sentiments similaires dans les zones palestiniennes, avec une croissance des mouvements radicaux, parmi lesquels duquel a émergé la direction du Hamas. Dans le même temps, cependant, la situation personnelle de Netanyahu s'est aggravée en raison de divers problèmes avec le système judiciaire de son pays et du déplacement de plus en plus vers la droite de ses positions politiques, qui a placé l'action anti-palestinienne au centre, tant sur le plan national qu'international. sphère, une raison très forte pour se distraire de ses accusations judiciaires. Actuellement, dans la phase de guerre à Gaza, la sensibilité du pays à l'égard de Netanyahu est fortement négative. Pour l'attaque des kibboutz, l'opinion publique considère Netanyahu comme le principal responsable, mais la situation d'urgence empêche son remplacement, même s'il l'est. Il a été souligné à plusieurs reprises qu'après la fin de la guerre à Gaza, il ne devrait y avoir aucun avenir politique pour l'actuel Premier ministre. Mais entre-temps, une attitude de plus en plus agressive des colons de Cisjordanie est autorisée et plusieurs questions sont légitimes quant à l'avenir de Gaza. Au début de l’invasion par les troupes israéliennes, la volonté affichée était d’anéantir le Hamas et de laisser la situation dans la bande de Gaza inchangée, mais à mesure que le conflit progresse, une volonté implicitement déclarée d’exercer un contrôle effectif sur le territoire semble émerger. Cela impliquerait le déni de l'autonomie politique et administrative des Palestiniens qui auront la chance de rester en vie face à la répression brutale qu'Israël exerce sur la population civile. Une solution extrême pourrait être le déplacement des habitants de Gaza vers le Sinaï, solution à laquelle l'Égypte s'est toujours déclarée opposée, libérant ainsi une partie importante du territoire qui serait attribuée à de nouveaux colons. Ce n’est pas une éventualité impossible, précisément parce que les survivants de Gaza sont à la merci totale des forces armées israéliennes, non défendues par aucun État ou organisation internationale, capables de s’opposer, même politiquement, à Tel-Aviv. Le fait que nous parlons d'une population civile, qui a déjà payé le prix de plus de 18 000 morts, de la destruction totale de ses biens, de la faim et de la maladie, ne produit rien d'autre qu'une solidarité verbale, là où les pays arabes se montrent intéressés par les relations internationales. avec Israël. En fin de compte, le doute légitime est le suivant : si Netanyahou étendait la domination israélienne sur Gaza et augmentait l'espace territorial des colonies, ce qu'il faisait en toute impunité, il aurait définitivement décrété la perspective à deux États, un argument particulièrement apprécié par partie de l'opinion publique israélienne. , et il aurait donc créé une assurance capable de préserver son avenir politique qui lui permettrait également de surmonter ses problèmes juridiques, bref il aurait une structure de direction pratiquement inattaquable même par ces partis et mouvements. qui espère sa fin politique. Est-ce que tout cela sera possible ? La solution dépendra également de la manière dont les principaux acteurs internationaux souhaiteront se comporter, en adoptant de nouvelles formes d’approche de la question palestinienne.

O que está a favor de Netanyahu?

 Os trágicos acontecimentos de 7 de Outubro, ocorridos em território israelita, na fronteira com a Faixa de Gaza, foram um plano pré-determinado pelo Hamas e não há dúvidas sobre isso. O que devemos perguntar-nos é qual a atitude das forças fronteiriças israelitas, alertadas pelos seus próprios membros e por prováveis ​​notícias de inteligência, evidentemente subestimadas, com as fronteiras indefesas graças à diminuição dos números presentes. Será que estes avisos foram realmente subestimados ou fazem parte de um plano do governo em exercício para encorajar a criação de uma razão legítima para desencadear a repressão em Gaza e a sua eventual conquista e facilitar ainda mais a expansão dos colonatos na Cisjordânia? Precisamos voltar no tempo e lembrar que a gestão do problema palestino por Benjamin Netanyahu sempre se caracterizou por uma atitude ambígua, feita de promessas não cumpridas e por um comportamento que favoreceu o crescimento dos movimentos mais radicais, aqueles que sempre negaram a legitimidade da existência de Israel e da hipótese dos dois Estados, em detrimento dos moderados, que poderiam favorecer o diálogo, mas em detrimento da política de expansão das colónias; de facto, a procura efectiva de um acordo que pudesse favorecer a concretização do objectivo dos dois Estados teria penalizado a política da extrema direita que torna a expansão colonial ilegítima, ilegítima porque está fora do direito internacional e do bom senso, o seu próprio programa político. A posição política e a sensibilidade de Netanyahu têm-se deslocado cada vez mais para a direita, reunindo movimentos e partidos cada vez mais radicais nos vários governos que se seguiram, que com as suas ações favoreceram o crescimento de sentimentos semelhantes nas áreas palestinianas, com um crescimento de movimentos radicais, entre em que surgiu a liderança do Hamas. Ao mesmo tempo, porém, a situação pessoal de Netanyahu piorou devido a vários problemas com o sistema de justiça no seu país e à mudança cada vez mais para a direita das suas posições políticas, o que colocou a acção anti-palestiniana no centro, tanto a nível nacional como internacional. esfera, um motivo muito forte para se distrair de suas acusações judiciais. Actualmente, na fase da guerra em Gaza, a sensibilidade do país em relação a Netanyahu é fortemente negativa. Pelo ataque aos kibutzim, a opinião pública vê Netanyahu como o maior responsável, mas a situação de emergência impede a sua substituição, mesmo que seja. tem sido repetidamente sublinhado que após o fim da guerra em Gaza não deverá haver futuro político para o actual primeiro-ministro. Entretanto, porém, é permitida uma atitude cada vez mais agressiva dos colonos na Cisjordânia e várias questões são legítimas sobre o futuro de Gaza. No início da invasão pelas tropas israelitas, o desejo declarado era aniquilar o Hamas e deixar a situação na Faixa inalterada, mas à medida que o conflito avança, parece emergir um desejo inexplicitamente declarado de exercer um controlo efectivo sobre o território. Isto implicaria a negação da autonomia política e administrativa dos palestinianos que terão a sorte de permanecer vivos face à repressão brutal que Israel está a exercer sobre a população civil. Uma solução extrema poderia ser o movimento dos habitantes de Gaza em direcção ao Sinai, uma solução à qual o Egipto sempre se disse contra, libertando assim uma porção significativa de território para ser atribuída a novos colonos. Esta não é uma eventualidade impossível, precisamente porque os sobreviventes de Gaza estão à completa mercê das forças armadas israelitas, não defendidos por qualquer Estado ou organização internacional, capaz de se opor, mesmo politicamente, a Tel Aviv. O facto de estarmos a falar de uma população civil, que já pagou o preço de mais de 18 mil mortes, toda a destruição dos seus pertences, fome e doenças, não produz mais do que solidariedade verbal, onde lideram os países árabes interessados ​​em ter relações internacionais com Israel. No final, a dúvida legítima é esta: se Netanyahu expandisse o domínio israelita sobre Gaza e aumentasse o espaço territorial das colónias, algo feito impunemente, teria decretado definitivamente a perspectiva dos dois Estados, argumento particularmente apreciado por parte da opinião pública israelense., e teria portanto criado um seguro capaz de preservar o seu futuro político que lhe permitiria também superar os seus problemas jurídicos, em suma, teria uma estrutura de liderança praticamente inatacável mesmo por esses partidos e movimentos que esperam pelo seu fim político. Tudo isso será possível? A solução dependerá também de como os principais atores internacionais queiram se comportar, adotando novas formas de abordagem da questão palestina.

Что в пользу Нетаньяху?

 Трагические события 7 октября, произошедшие на территории Израиля на границе с сектором Газа, были заранее предопределенным планом ХАМАС и в этом нет никаких сомнений. Что мы должны задать себе, так это отношение израильских пограничных войск, предупрежденных своими собственными членами и вероятными новостями разведки, которые явно недооценены, поскольку границы остаются незащищенными из-за уменьшения численности присутствующих. Действительно ли эти предупреждения были недооценены, или они являются частью плана действующего правительства, направленного на создание законных оснований для развязывания репрессий в отношении сектора Газа и его возможного завоевания, а также дальнейшего содействия расширению поселений на Западном Берегу? Нам нужно вернуться в прошлое и вспомнить, что решение палестинской проблемы Биньямином Нетаньяху всегда характеризовалось двусмысленным подходом, состоящим из невыполненных обещаний и поведения, которое способствовало росту наиболее радикальных движений, тех, которые всегда отрицали легитимность существования Израиля и гипотезы двух государств, в ущерб умеренным, которые могли бы способствовать диалогу, но в ущерб политике расширения колоний; Фактически, эффективный поиск соглашения, которое могло бы способствовать достижению целей двух государств, наказал бы политику крайне правых, которая делает незаконную колониальную экспансию нелегитимной, потому что она находится за пределами международного права и здравого смысла, своей собственной. политическая программа. Политическая позиция и чувствительность Нетаньяху все больше смещались вправо, объединяя все более радикальные движения и партии в различных последующих правительствах, которые своими действиями способствовали росту подобных настроений в палестинских районах, с ростом радикальных движений, среди которое возникло у руководства ХАМАС. В то же время, однако, личная ситуация Нетаньяху ухудшилась из-за различных проблем с системой правосудия в его стране и все более правого смещения его политических позиций, что поставило антипалестинские действия в центр как внутри страны, так и за рубежом. сфере, что является очень веской причиной для отвлечения от его судебных обвинений. В настоящее время, на этапе войны в секторе Газа, чувствительность страны к Нетаньяху крайне негативна. неоднократно подчеркивалось, что после окончания войны в Газе у нынешнего премьер-министра не должно быть политического будущего. Тем временем, однако, все более агрессивное отношение поселенцев на Западном Берегу допускается, и некоторые вопросы относительно будущего Газы вполне законны. В начале вторжения израильских войск декларируемым желанием было уничтожить ХАМАС и оставить ситуацию в секторе без изменений, но по мере развития конфликта, похоже, появляется неявно декларируемое желание осуществлять эффективный контроль над территорией. Это будет означать отрицание политической и административной автономии палестинцев, которым посчастливится остаться в живых перед лицом жестоких репрессий, которые Израиль осуществляет в отношении гражданского населения. Крайним решением могло бы стать переселение жителей Газы в сторону Синая, решение, против которого Египет всегда заявлял, что он против, освобождая тем самым значительную часть территории для выделения новым поселенцам. Это не является чем-то невозможным именно потому, что выжившие в Газе находятся в полной зависимости от израильских вооруженных сил, их не защищает какое-либо государство или международная организация, способная противостоять, даже политически, Тель-Авиву. Тот факт, что это гражданское население, которое уже заплатило цену более чем 18 000 смертей, полного уничтожения своего имущества, голода и болезней, не производит ничего, кроме словесной солидарности, в которой арабские страны заинтересованы в международных отношениях с Израилем. . В конце концов, законное сомнение заключается в следующем: если бы Нетаньяху расширил израильское господство над сектором Газа и увеличил территориальное пространство колоний, что было бы осуществлено безнаказанно, он бы окончательно провозгласил перспективу двух государств, аргумент, который особенно ценится частью израильского общественного мнения, и поэтому он создал бы страховку, способную сохранить его политическое будущее, которая также позволила бы ему преодолеть свои юридические проблемы, короче говоря, у него была бы структура руководства, которая практически неуязвима даже для тех партий и движений, которые надеются ради своей политической цели. Будет ли все это возможно? Решение также будет зависеть от того, как основные международные игроки захотят вести себя, приняв новые формы подхода к палестинскому вопросу.

什麼對內塔尼亞胡有利?

 10月7日在與加薩地帶接壤的以色列領土上發生的悲慘事件是哈馬斯早有預謀的,這一點是毫無疑問的。 我們必須捫心自問的是,以色列邊防部隊的態度,受到其自身成員和可能的情報消息的警惕,顯然被低估了,由於人數減少,邊境不設防。 這些警告是否真的被低估了,或者它們是執政政府計劃的一部分,旨在鼓勵創造一個合法的理由來鎮壓加沙並最終征服它,並進一步促進西岸定居點的擴張? 我們需要回到過去,記住本傑明·內塔尼亞胡對巴勒斯坦問題的處理一直是一種模棱兩可的態度,由違背承諾和有利於最激進運動發展的行為組成,而這些運動一直否認以色列存在的合法性和兩國假說的合法性,這對溫和派不利,溫和派可能有利於對話,但不利於擴大殖民地的政策; 事實上,有效尋求一項有利於實現兩國目標的協議將會懲罰極右政治,這種政治使得非法殖民擴張之所以不合法,是因為它不符合國際法和常識,它本身就是非法的。政治綱領。 內塔尼亞胡的政治立場和敏感性日益右傾,將隨後各屆政府中日益激進的運動和政黨聚集在一起,這些運動和政黨的行動有利於巴勒斯坦地區類似情緒的增長,其中激進運動的增長哈馬斯的領導階層出現了。 但同時,內塔尼亞胡的個人處境因國內司法系統的各種問題以及政治立場日益右傾而惡化,這使得反巴勒斯坦行動成為國內和國際的焦點。領域,這是分散他的司法起訴的一個非常充分的理由。 目前,在加薩戰事階段,該國對內塔尼亞胡的敏感度是強烈負面的,對於基布茲襲擊事件,輿論認為內塔尼亞胡是最大的責任人,但緊急情況阻止了他的替代,即使他是人們一再強調,加薩戰爭結束後,現任總理應該沒有政治前途。 然而,與此同時,西岸定居者日益咄咄逼人的態度是被允許的,對加薩未來的幾個問題也是合理的。 以色列軍隊入侵之初,公開宣稱的願望是消滅哈馬斯並保持加薩地帶局勢不變,但隨著衝突的進展,似乎出現了一種不明確宣稱的對該領土實行有效控制的願望。 這將意味著巴勒斯坦人的政治和行政自治權被剝奪,巴勒斯坦人將幸運地在以色列對平民進行殘酷鎮壓的情況下倖存下來。 一個極端的解決方案可能是加薩居民遷往西奈半島,埃及一直表示反對這種解決方案,從而釋放很大一部分領土,分配給新的定居者。 這並非不可能發生的情況,正是因為加薩的倖存者完全受到以色列武裝部隊的擺佈,沒有任何國家或國際組織的保護,甚至在政治上也無法反對特拉維夫。 事實上,我們談論的是平民,他們已經付出了超過 18,000 人死亡、財產全部被毀、飢餓和疾病的代價,這只會產生口頭上的聲援,阿拉伯國家在這方面帶頭有興趣建立國際關係與以色列。 最後,合理的懷疑是:如果內塔尼亞胡要擴大以色列對加薩的統治並增加殖民地的領土空間,而不受懲罰地進行這些事情,他將明確頒布兩國觀點,這一論點特別受到以色列人的讚賞。以色列公眾輿論的一部分,因此他將創建一個能夠保護他的政治未來的保險,這也將使他能夠克服他的法律問題,簡而言之,他將擁有一個即使是那些政黨和運動也幾乎無懈可擊的領導結構希望他的政治目的。 這一切有可能嗎? 解決方案還取決於主要國際參與者的行為方式,即採取新的方式來解決巴勒斯坦問題。

何がネタニヤフ首相に有利なのでしょうか?

 ガザ地区との国境にあるイスラエル領で起きた10月7日の悲劇的出来事は、ハマスによる事前の計画であり、これに疑いの余地はない。 私たちが自問しなければならないのは、イスラエル国境軍の態度である。自国の隊員やおそらく諜報機関のニュースによって警戒されており、明らかに過小評価されており、数が減っているおかげで国境は無防備である。 これらの警告は本当に過小評価されているのだろうか、それともガザに対する弾圧を解き放ち、最終的には征服し、ヨルダン川西岸の入植地拡大をさらに促進するための正当な理由を作り出すことを奨励する現政権の計画の一部なのだろうか? 私たちは過去に戻り、ベンヤミン・ネタニヤフ首相のパレスチナ問題への対応は常に、約束を破ることで構成される曖昧な態度と、常に否定してきた最も急進的な運動の成長を支持する行動によって特徴づけられてきたことを思い出す必要がある。イスラエルの存在と二国家仮説の正当性は、対話に有利な穏健派には不利益をもたらすが、植民地拡大政策には不利益をもたらす。 実際、両国の目的の達成に有利な合意を効果的に模索することは、不法な植民地拡張を国際法と常識の外にあるため不法なものとする極右の政治を罰することになるだろう。政治的プログラム。 ネタニヤフ首相の政治的立場と感受性はますます右傾化しており、その後のさまざまな政府でますます急進的な運動や政党が結集し、その行動によってパレスチナ地域で同様の感情の高まりが促進され、パレスチナ地域における急進的な運動の成長が促進された。ハマスの指導力が台頭したのである。 しかし同時に、ネタニヤフ首相個人の状況は、同国の司法制度に関するさまざまな問題と、国内外で反パレスチナ行動が中心となっている同首相の政治的立場の右傾化により悪化している。これは、彼の司法起訴から注意をそらす非常に強力な理由である。 現在、ガザ戦争の最中にあるネタニヤフ首相に対する同国の感情は非常に否定的であり、キブツ攻撃に関して世論はネタニヤフ首相が最も責任のある人物であるとみなしているが、非常事態のため、たとえたとえネタニヤフ首相であっても後任を阻まれている。ガザ戦争終結後、現首相に政治的未来はあってはならないということが繰り返し強調されてきた。 しかし、その間、ヨルダン川西岸の入植者のますます攻撃的な態度が許されており、ガザの将来についていくつかの疑問が当然のこととなっている。 イスラエル軍による侵攻当初、宣言された願望はハマスを殲滅し、ストリップの状況を変えないままにしておくことであったが、紛争が進行するにつれて、この地域を実効支配したいという暗黙の宣言された願望が浮上しているようだ。 これは、イスラエルが民間人に対して行っている残忍な弾圧に直面しても幸運にも生き残ることができるパレスチナ人の政治的および行政的自治の否定を意味するだろう。 極端な解決策は、ガザの住民をシナイ山脈に移動させることであり、エジプトは常にこの解決策に反対していると主張しており、これにより領土のかなりの部分が新たな入植者に割り当てられるようになる。 これは不可能な事態ではない。なぜなら、ガザの生存者たちはイスラエル軍の完全な言いなりであり、いかなる国家や国際組織からも擁護されておらず、政治的にさえテルアビブに対抗できるからだ。 私たちがすでに18,000人以上の死、家財の全破壊、飢餓と病気という代償を支払っている民間人について話しているという事実は、口頭での連帯以外の何物も生み出さず、アラブ諸国が国際関係を築くことに関心を持っている先頭に立っている。イスラエルと一緒に。 結局のところ、正当な疑念はこうである。もしネタニヤフ首相がガザに対するイスラエルの支配を拡大し、植民地の領土を拡大し、それが何の処罰も受けずに実行されたとしたら、彼は二国家の観点を決定的に布告しただろう。この議論は特に高く評価されている。したがって、彼は自分の政治的将来を守ることができる保険を作り、法的問題も克服できるだろう、つまり、彼はそれらの政党や運動によってさえ実質的に攻撃できない指導体制を持っていることになるだろうそれは彼の政治的目的を期待している。 これらすべてが可能になるでしょうか? 解決策はまた、主要な国際関係者がパレスチナ問題に対して新しい形式のアプローチを採用してどのように行動したいかにも依存します。

ما الذي يصب في صالح نتنياهو؟

 إن الأحداث المأساوية التي وقعت يوم 7 تشرين الأول/أكتوبر، والتي وقعت على الأراضي الإسرائيلية على الحدود مع قطاع غزة، كانت خطة مسبقة من قبل حماس، ولا شك في ذلك. ما يجب أن نسأله لأنفسنا هو موقف قوات الحدود الإسرائيلية، التي تم تنبيهها من قبل أعضائها ومن خلال أخبار استخباراتية محتملة، والتي من الواضح أنها تم الاستهانة بها، مع عدم وجود حماية للحدود بفضل انخفاض أعداد الحاضرين. فهل تم الاستهانة حقاً بهذه التحذيرات أم أنها جزء من خطة الحكومة الحالية لتشجيع خلق سبب مشروع لإطلاق العنان للقمع على غزة واحتلالها في نهاية المطاف وتسهيل توسيع المستوطنات في الضفة الغربية؟ علينا أن نعود بالزمن إلى الوراء ونتذكر أن إدارة بنيامين نتنياهو للمشكلة الفلسطينية اتسمت دائمًا بموقف غامض، مؤلف من وعود لم يتم الوفاء بها، وسلوك كان لصالح نمو الحركات الأكثر تطرفًا، تلك التي أنكرت دائمًا شرعية وجود إسرائيل وفرضية الدولتين، على حساب المعتدلين، الذين قد يفضلون الحوار، ولكن على حساب سياسة توسيع المستعمرات؛ في الواقع، فإن البحث الفعال عن اتفاق يمكن أن يدعم تحقيق هدف الدولتين كان سيعاقب سياسة اليمين المتطرف التي تجعل التوسع الاستعماري غير الشرعي، غير شرعي لأنه خارج القانون الدولي والحس السليم، خاصة به. برنامج سياسي . لقد تحول موقف نتنياهو السياسي وحساسيته بشكل متزايد نحو اليمين، حيث جمع بين الحركات والأحزاب المتطرفة بشكل متزايد في مختلف الحكومات التي تلت ذلك، والتي فضلت أفعالها نمو مشاعر مماثلة في المناطق الفلسطينية، مع نمو الحركات المتطرفة، بين الفلسطينيين. التي ظهرت فيها قيادة حماس. لكن في الوقت نفسه، تدهور وضع نتنياهو الشخصي بسبب مشاكل مختلفة في النظام القضائي في بلاده والتحول المتزايد لمواقفه السياسية نحو اليمين، الأمر الذي وضع العمل المناهض للفلسطينيين في المركز، سواء على المستوى المحلي أو الدولي. المجال، سبب قوي جدًا لصرف الانتباه عن لوائح الاتهام القضائية. حاليا، في مرحلة الحرب على غزة، حساسية البلاد تجاه نتنياهو سلبية بشدة، فبالنسبة للهجوم على الكيبوتسات، يرى الرأي العام أن نتنياهو هو الشخص الأكثر مسؤولية، لكن حالة الطوارئ تمنع استبداله، حتى لو كان كذلك. لقد تم التأكيد مراراً وتكراراً على أنه بعد انتهاء الحرب في غزة، لن يكون هناك مستقبل سياسي لرئيس الوزراء الحالي. ولكن في هذه الأثناء، يُسمح بسلوك عدواني متزايد للمستوطنين في الضفة الغربية، وهناك عدة أسئلة مشروعة حول مستقبل غزة. في بداية غزو القوات الإسرائيلية، كانت الرغبة المعلنة هي إبادة حماس وترك الوضع في القطاع دون تغيير، ولكن مع تقدم الصراع، يبدو أن رغبة معلنة بشكل غير واضح في ممارسة سيطرة فعالة على المنطقة. وهذا يعني حرمان الفلسطينيين من الاستقلال السياسي والإداري الذين سيكونون محظوظين بما يكفي للبقاء على قيد الحياة في مواجهة القمع الوحشي الذي تمارسه إسرائيل على السكان المدنيين. وقد يكون الحل المتطرف هو تحرك سكان غزة نحو سيناء، وهو الحل الذي طالما قالت مصر إنها تعارضه، وبالتالي تحرير جزء كبير من الأراضي لتخصيصها للمستوطنين الجدد. وهذا ليس احتمالاً مستحيلاً، وذلك على وجه التحديد لأن الناجين من غزة يقعون تحت الرحمة الكاملة للقوات المسلحة الإسرائيلية، ولا تدافع عنهم أي دولة أو منظمة دولية، قادرة على معارضة تل أبيب، ولو سياسياً. إن حقيقة أننا نتحدث عن السكان المدنيين، الذين دفعوا بالفعل ثمن أكثر من 18000 حالة وفاة، وتدمير ممتلكاتهم بالكامل، والجوع والمرض، لا تنتج شيئًا أكثر من التضامن اللفظي، حيث تتصدر الدول العربية الاهتمام بإقامة علاقات دولية. مع إسرائيل. في النهاية، الشك المشروع هو التالي: إذا قام نتنياهو بتوسيع الهيمنة الإسرائيلية على غزة وزيادة المساحة الإقليمية للمستعمرات، وهو أمر يتم تنفيذه مع الإفلات من العقاب، فإنه كان سيقرر بشكل نهائي منظور الدولتين، وهي حجة تحظى بتقدير خاص من قبل إسرائيل. سيكون جزءاً من الرأي العام الإسرائيلي، وبالتالي سيخلق تأميناً قادراً على الحفاظ على مستقبله السياسي يسمح له أيضاً بالتغلب على مشاكله القانونية، باختصار سيكون لديه هيكل قيادي لا يمكن اختراقه عملياً حتى من قبل تلك الأحزاب والحركات. الذي يأمل في نهايته السياسية. فهل سيكون كل هذا ممكنا؟ وسوف يعتمد الحل أيضاً على الكيفية التي يريد بها اللاعبون الدوليون الرئيسيون أن يتصرفوا، فيتبنوا أشكالاً جديدة من النهج في التعامل مع القضية الفلسطينية.