Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
giovedì 21 settembre 2017
La Turchia contro il referendum dei curdi iracheni
La Turchia potrebbe emettere delle sanzioni contro il Kurdistan irakeno, che si avvia ad una consultazione referendaria per lasciare l’Iraq e creare il primo stato curdo indipendente. Per Erdogan si verificherebbe uno dei peggiori timori ed anche il suo programma politico di protezione del paese verrebbe fortemente ridimensionato. Il presidente turco, infatti, ha posto come primo obiettivo per la politica interna e regionale quello di impedire la creazione di una entità statale curda; questo vale sia all’interno dei confini del paese, dove le istanze autonomiste curde vengono ormai represse da tempo ed il regime ha interrotto ogni tipo di dialogo, quanto oltre i confini nazionali. La condotta della Turchia in Siria ne è un chiaro esempio: prima con l’appoggio occulto al califfato, poi con la lotta allo stesso; in entrambi i casi le manovre militari turche hanno avuto come obiettivi non dichiarati siti e combattenti curdi. Ad essere colpiti sono stati sopratutto i curdi siriani. La situazione del Kurdistan irakeno è però molto diversa: la regione, fin dalla caduta di Saddam Hussein ha goduto di una grande autonomia amministrativa dal governo centrale iracheno, grazie all’appoggio che i combattenti curdi hanno assicurato all’esercito statunitense per penetrare nell’Iraq dominato da Saddam Hussein. L’autonomia politica ed amministrativa è anche economica per i giacimenti di petrolio gestiti direttamente dai curdi. Sul piano internazionale il Kurdistan irakeno è storicamente molto vicino agli Stati Uniti, sia per il già citato aiuto contro Saddam Hussein, sia per l’appoggio militare, che le truppe curde hanno assicurato nella lotta allo Stato islamico e per il quale sono state determinanti, colmando le deficenze dell’esercito irakeno. La proclamazione del referendum è stata osteggiata ufficialmente da Washington, che non vuole andare contro l’alleato turco e che preferisce un Irak unito, temendo che le differenze tra sunniti e sciiti non siano ancora appianate, tuttavia sembra impossibile che, visti gli stretti rapporti tra le due parti, non ci sia un appoggio ufficioso al desiderio di autonomia dei curdi irakeni, non fosse altro che per l’aiuto prestato. Per Erdogan, però, uno stato curdo al confine turco, può costituire il presupposto per il una maggiore aspirazione anche dei curdi della Turchia e della Siria. Per il presidente turco questo fattore costituisce un potenziale elemento di instabilità all’interno del proprio paese e la minaccia di sanzioni, per ora non meglio definite, rappresenta la prima risposta ad un referendum il cui risultato è dato per scontato. Attraverso la comune frontiera il traffico commerciale è intenso e ad essere maggiormente danneggiato sarebbe il Kurdistan irakeno, perchè vedrebbe bloccare il traffico di greggio verso le raffinerie turche, tuttavia anche per le se stesse imprese turche, che operano consistenti scambi commerciali, tramite esportazioni, con i curdi, il danno sarebbe elevato. Secondo alcuni analisti il distacco dell’entità curda dall’Iraq potrebbe nuocere alla guerra contro lo Stato islamico, ma questa sensazione non pare essere molto probabile per i risultati ormai conseguiti sul campo dalla coalizione contro il califfato. Quello che preoccupa maggiormente è la possibile escalation, che potrebbe attuare Erdogan, oltre il livello delle sanzioni. Una volontà di impiego di truppe militari turche oltre i confini nazionali, potrebbe essere da non escludere, aprendo un nuovo fronte nel paese medio orientale. Di un tale scenario potrebbe approfittare l’Iran, le cui milizie sciite hanno combattuto al fianco dei combattenti curdi contro lo Stato islamico, per trovare un modo di indebolire la coalizione sunnita che sta sfidando Teheran. In ogni caso una evoluzione militare del confronto tra Turchia e Kurdistan irakeno potrebbe aprire una vasta gamma di scenari in grado di alterare gli equilibri regionali, con una possibile ripresa del terrorismo islamico. Una sorta di tutti contro tutti, che deve essere accuratamente evitato dalla diplomazia mondiale.
Turkey against the referendum of Iraqi Kurds
Turkey
could issue sanctions against Iraqi Kurdistan, which starts a
referendum consultation to leave Iraq and create the first independent
Kurdish state. Erdogan would be one of the worst fears, and his country's political protection program would also be greatly reduced. In
fact, the Turkish president has set the first objective for internal
and regional policy to prevent the creation of a Kurdish state entity; this
applies both within the borders of the country, where the Kurdish
Autonomous Instances have long been suppressed and the regime has
interrupted any kind of dialogue beyond the national boundaries. The
conduct of Turkey in Syria is a clear example: first with the occult
support to the caliphate, then with the struggle to the same; in both cases Turkish military maneuvers had as unannounced targets Kurdish sites and Kurdish fighters. The Syrian Kurds were particularly affected. The
situation in Iraqi Kurdistan is, however, very different: since the
fall of Saddam Hussein, the region has enjoyed great administrative
autonomy by the central Iraqi government, thanks to the support that
Kurdish fighters have assured the US Army to penetrate into Iraq dominated by Saddam Hussein. Political and administrative autonomy is also economical for the oil fields directly managed by the Kurds. On
an international level Iraqi Kurdistan is historically very close to
the United States, both for the aforementioned aid against Saddam
Hussein and for the military support that the Kurdish troops have
ensured in the struggle against the Islamic State and for which they
have been decisive, completing the deficiencies of the Iraqi army. The
proclamation of the referendum was officially opposed by Washington,
which does not want to go against the Turkish ally and who prefers a
united Iraq, fearing that the differences between the Sunni and Shi'ite
are not yet flat, but it seems impossible, given the close relationship
between the two sides, there is no unofficial support to the desire for autonomy of the Iraqi Kurds, was nothing but the help provided. For
Erdogan, however, a Kurdish state at the Turkish border can be the
prerequisite for the greater aspiration of Kurds from Turkey and Syria. For
the Turkish president, this factor constitutes a potential element of
instability within its own country, and the threat of sanctions, which
is no longer well defined, is the first response to a referendum whose
outcome is taken for granted. Through
the common border, commercial traffic is intense and the Iraqi
Kurdistan will be the most damaged, because it would block crude oil
from Turkish refineries, but also for Turkish companies themselves,
which are trading with exports the Kurds, the damage would be high. According
to some analysts, the Kurdish entity's separation from Iraq could harm
the war against the Islamic state, but this feeling does not seem to be
very likely for the results achieved by the coalition against the
caliphate on the ground. What is most worrying is the possible escalation, which could lead to Erdogan, beyond the level of sanctions. A
willingness to use Turkish military troops beyond national borders
could not be ruled out, opening a new front in the Middle East. Such
a scenario could take advantage of Iran, whose Shiite militias fought
alongside the Kurdish fighters against the Islamic state, to find a way
to weaken the Sunni coalition that is challenging Tehran. In
any case, a military evolution of Iraq-Turkey and Kurdistan
confrontation could open up a wide range of scenarios that could alter
regional balances with a possible resumption of Islamic terrorism. A sort of all against all, which must be carefully avoided by world diplomacy.
Turquía contra el referéndum de los kurdos iraquíes
Turquía
podría emitir sanciones contra el Kurdistán iraquí, que comienza en un
referéndum para salir de Irak y crear el primer estado kurdo
independiente. Para
Erdogan, se produciría una de las peores temores e incluso su programa
de protección política en el país se reduciría considerablemente. El
presidente turco, de hecho, ha colocado primer objetivo para las
políticas internas y regionales para prevenir la creación de un estado
kurdo entidad; Esto
es cierto tanto dentro de las fronteras del país, donde las demandas
kurdas de autonomía son desde hace mucho tiempo reprimida y el régimen
ha dejado ningún tipo de diálogo, así como las fronteras nacionales. La
conducta de Turquía en Siria es un claro ejemplo de ello: en primer
lugar, con el apoyo oculta al califato, luego con la lucha al mismo; en ambos casos las maniobras militares turcos han tenido la tácita sitios metas y combatientes kurdos. Los kurdos sirios fueron particularmente afectados. La
situación del Kurdistán iraquí es muy diferente: la región desde la
caída de Saddam Hussein ha disfrutado de una gran autonomía
administrativa del gobierno central de Irak, gracias al apoyo que los
combatientes kurdos han asegurado a los militares de Estados Unidos para
penetrar en Irak dominado por Saddam Hussein. La autonomía política y administrativa también es económico para campos petroleros operados directamente por los kurdos. A
nivel internacional, el Kurdistán iraquí es históricamente muy cerca de
los Estados Unidos, tanto en el citado soporte contra Saddam Hussein,
tanto para el apoyo militar, que las tropas kurdas han asegurado en la
lucha contra el Estado islámico y para los que eran pertinentes, completando las deficiencias del ejército iraquí. El
anuncio del referéndum se ha opuesto oficialmente por Washington, que
no quiere ir contra el aliado turco y que prefiere un Irak unido, por
temor a que las diferencias entre suníes y chiíes aún no han resuelto,
pero parece imposible que, dada la estrecha relación entre los dos lados, hay un apoyo oficial a la voluntad de autonomía de los kurdos iraquíes, aunque sólo sea por su ayuda. Para
Erdogan, sin embargo, un estado kurdo en la frontera turco, puede
constituir la base para una mayor ingesta de incluso los kurdos de
Turquía y Siria. Para
el presidente turco este factor representa un elemento potencial de
inestabilidad dentro de su propio país y la amenaza de sanciones, por
ahora mejor definido, es la primera respuesta a un referéndum cuyo
resultado se da por sentado. A
través de la frontera común tráfico comercial es intensa y que sea más
afectado sería el Kurdistán iraquí, ya que iban a ver a bloquear el
tráfico de crudo a las refinerías de Turquía, sino también para ellos
mismos, las empresas turcas que operan comercial sustancial a través de
las exportaciones, los kurdos, el daño sería alto. Algunos
analistas dicen que la entidad desprendimiento kurda de Irak podría
socavar la guerra contra el estado islámico, pero este sentimiento no
parece ser muy probable para los resultados ya obtenidos en el campo por
la coalición contra el califato. Lo que preocupa es la posible escalada que podría poner en práctica Erdogan, así como el nivel de las sanciones. Una
voluntad de utilizar las fuerzas militares turcas través de las
fronteras nacionales, no puede excluirse, abriendo un nuevo frente en el
país de Oriente Medio. En
tal escenario podría beneficiar a Irán, cuya milicia chií luchado junto
a combatientes kurdos contra el Estado Islámico de encontrar una forma
de debilitar la coalición sunita que es un reto Teherán. En
cualquier caso una evolución militar de la confrontación entre Turquía y
el Kurdistán iraquí podría abrir una amplia gama de escenarios que
pueden alterar el equilibrio regional, con un posible resurgimiento del
terrorismo islámico. Una especie de todos contra todos, que debe ser evitado por la diplomacia mundial.
Türkei gegen das Referendum der irakischen Kurden
Die
Türkei könnte Sanktionen gegen das irakische Kurdistan ausstellen, die
eine Referendum-Konsultation starten, um den Irak zu verlassen und den
ersten unabhängigen kurdischen Staat zu schaffen. Erdogan wäre eine der schlimmsten Ängste, und das politische Schutzprogramm seines Landes wäre auch stark reduziert. Tatsächlich
hat der türkische Präsident das erste Ziel für die interne und
regionale Politik gesetzt, um die Schaffung einer kurdischen
Staatseinheit zu verhindern; Dies
gilt sowohl innerhalb der Grenzen des Landes, wo die kurdischen
Forderungen nach Autonomie lang sind, da verdrängte und das Regime jede
Art von Dialog zum Stillstand gekommen ist, sowie nationale Grenzen
hinweg. Das
Verhalten der Türkei in Syrien ist ein klares Beispiel: zuerst mit der
okkulten Unterstützung des Kalifats, dann mit dem Kampf zu demselben; In beiden Fällen hatten türkische Militärmanöver als unangekündigte Ziele kurdische Stätten und kurdische Kämpfer. Die syrischen Kurden waren besonders betroffen. Die
Lage des irakischen Kurdistans ist sehr unterschiedlich: In der Region
seit dem Sturz von Saddam Hussein hat eine große administrative
Autonomie von der Zentralregierung des Iraks, dank der Unterstützung
genossen, dass der kurdische Kämpfer der US-Militärs versichert hat, den
Irak eindringen dominiert von Saddam Hussein. Die politische und administrative Autonomie ist auch für die von den Kurden direkt verwalteten Ölfelder wirtschaftlich. Auf
internationale Ebene ist die irakische Kurdistan historisch sehr nahe
an den Vereinigten Staaten, sowohl die zuvor erwähnte Unterstützung
gegen Saddam Hussein, sowohl für militärische Unterstützung, dass die
kurdischen Truppen im Kampf gegen die islamischen Staat gesichert und
für die relevant waren, Vervollständigung der Mängel der irakischen Armee. Die
Ankündigung des Referendums wurde von Washington offiziell gegenüber,
die nicht gegen die türkisch Verbündeten gehen will und die einen
vereinten Irak vorzieht, aus Angst, dass die Unterschiede zwischen
Sunniten und Schiiten noch nicht ausgebügelt, aber es scheint unmöglich,
dass in Anbetracht der enge Beziehung zwischen die
beiden Seiten, gibt es keine inoffizielle Unterstützung für den Wunsch
nach Autonomie der irakischen Kurden, war nichts als die Hilfe zur
Verfügung gestellt. Für
Erdogan jedoch ein Kurdenstaat in der türkischen Grenze, kann die
Grundlage für eine größere Aufnahme von sogar die Kurden in der Türkei
und Syrien bilden. Für
den Präsidenten türkisch dieser Faktor stellt ein potenzielles Element
der Instabilität in ihrem eigenen Land und die Androhung von Sanktionen,
denn jetzt besser definiert, ist die erste Reaktion auf ein Referendum,
dessen Ergebnisses genommen wird als selbstverständlich. Durch
die gemeinsame Grenze gewerblicher Verkehr ist intensiv und am
stärksten betroffen zu sein, würde das irakische Kurdistan, weil sie den
rohen Verkehr der türkischen Raffinerien sehen würden blockieren,
sondern für mich selbst auch türkische Unternehmen, die durch Exporte
erheblichen Handel betreiben, die Kurden, der Schaden wäre hoch. Einige
Analysten sagen, dass die kurdische Einheit Loslösung aus dem Irak
könnte den Krieg gegen den islamischen Staat untergraben, aber dieses
Gefühl scheint nicht sehr wahrscheinlich bereits für die Ergebnisse im
Bereich der Koalition gegen das Kalifat erreicht werden. Was
am meisten besorgniserregend ist, ist die mögliche Eskalation, die zu
Erdogan führen könnte, über das Niveau der Sanktionen hinaus. Die
Bereitschaft, türkische Militärtruppen über nationale Grenzen hinaus zu
nutzen, konnte nicht ausgeschlossen werden und eröffnete eine neue
Front im Nahen Osten. In
einem solchen Szenario könnte profitieren Iran, dessen schiitische
Miliz kämpfte neben kurdische Kämpfer gegen den islamischen Staat einen
Weg zu finden, die sunnitische Koalition zu schwächen, die Teheran ist
eine Herausforderung. In
jedem Fall eine militärische Entwicklung der Konfrontation zwischen der
Türkei und den irakischen Kurdistan könnte eine breite Palette von
Szenarien öffnen, die die regionale Ausgewogenheit, mit einer möglichen
Wiederbelebung des islamischen Terrorismus verändern können. Eine Art von allen gegen alle, die sorgfältig von der Weltdiplomatie vermieden werden müssen.
La Turquie contre le référendum des Kurdes irakiens
La
Turquie pourrait émettre des sanctions contre le Kurdistan irakien, qui
commence une consultation de référendum pour quitter l'Irak et créer le
premier Etat Kurde indépendant. Erdogan
serait l'une des pires craintes, et le programme de protection
politique de son pays serait également considérablement réduit. En
fait, le président turc a fixé le premier objectif de la politique
interne et régionale pour empêcher la création d'une entité étatique
kurde; Cela
est vrai aussi bien à l'intérieur des frontières du pays, où les
demandes kurdes d'autonomie sont depuis longtemps réprimés et le régime a
cessé toute forme de dialogue, ainsi que les frontières nationales. La
conduite de la Turquie en Syrie est un exemple clair: d'abord avec le
soutien occulte au califat, puis avec la lutte pour le même; Dans les deux cas, les manoeuvres militaires turques avaient des sites intempestifs pour les Kurdes et les combattants kurdes. Les Kurdes syriens ont été particulièrement touchés. La
situation du Kurdistan irakien est très différent: la région depuis la
chute de Saddam Hussein a bénéficié d'une grande autonomie
administrative du gouvernement central de l'Irak, grâce au soutien que
les combattants kurdes ont assuré l'armée américaine à pénétrer en Irak dominé par Saddam Hussein. L'autonomie politique et administrative est également économique pour les champs de pétrole gérés directement par les Kurdes. Sur
le plan international, le Kurdistan irakien est historiquement très
proche des États-Unis, à la fois le soutien susmentionné contre Saddam
Hussein, à la fois pour le soutien militaire, que les troupes kurdes ont
obtenu dans la lutte contre l'État islamique et qui étaient
pertinentes, complétant les lacunes de l'armée irakienne. L'annonce
du référendum a été officiellement opposé par Washington, qui ne veut
pas aller contre l'allié turc et qui préfère un Irak uni, craignant que
les différences entre les Sunnites et les Chiites ont pas encore
aplanies, mais il semble impossible que, compte tenu de la relation
étroite entre les deux parties, il n'y a pas de soutien non officiel au désir d'autonomie des Kurdes irakiens, n'était que l'aide fournie. Pour
Erdogan, cependant, un Etat kurde à la frontière turque, peut
constituer la base d'une plus grande consommation de même les Kurdes de
Turquie et de la Syrie. Pour
le président turc ce facteur représente un élément d'instabilité dans
leur propre pays et la menace de sanctions, pour l'instant mieux défini,
est la première réponse à un référendum dont le résultat est pris pour
acquis. A
travers le trafic commercial frontière commune est intense et d'être le
plus durement touché serait le Kurdistan irakien, parce qu'ils
verraient bloquer le trafic brut aux raffineries turques, mais aussi
pour eux-mêmes, les entreprises turques qui exploitent un commerce
important par le biais des exportations, les Kurdes, les dommages seraient élevés. Certains
analystes disent que le détachement de l'entité kurde d'Irak pourrait
nuire à la guerre contre l'Etat islamique, mais ce sentiment ne semble
pas être très probable pour les résultats déjà obtenus sur le terrain
par la coalition contre le califat. Ce qui est le plus inquiétant, c'est l'escalade possible, qui pourrait conduire à Erdogan, au-delà du niveau des sanctions. Une
volonté d'utiliser les troupes militaires turques au-delà des
frontières nationales ne pouvait pas être exclue, ouvrant un nouveau
front au Moyen-Orient. Dans
un tel scénario pourrait bénéficier l'Iran, dont les milices chiites
ont combattu aux côtés des combattants kurdes contre l'Etat islamique de
trouver un moyen d'affaiblir la coalition sunnite qui remet en cause
Téhéran. Dans
tous les cas, une évolution militaire de l'affrontement entre la
Turquie et le Kurdistan irakien pourrait ouvrir un large éventail de
scénarios qui peuvent modifier l'équilibre régional, avec une reprise
possible du terrorisme islamique. Une sorte de tout contre tous, ce qui doit être soigneusement évité par la diplomatie mondiale.
Turquia contra o referendo de curdos iraquianos
A
Turquia poderia emitir sanções contra o Curdistão iraquiano, que inicia
uma consulta de referendo para deixar o Iraque e criar o primeiro
estado independente curdo. Erdogan seria um dos piores medos, e o programa de proteção política de seu país também seria muito reduzido. De
fato, o presidente turco estabeleceu o primeiro objetivo da política
interna e regional para evitar a criação de uma entidade do Estado
curdo; Isso
se aplica tanto nas fronteiras do país, onde as instâncias autônomas
curdas foram suprimidas há muito tempo e o regime interrompeu qualquer
tipo de diálogo além das fronteiras nacionais. A condução da Turquia na Síria é um exemplo claro: primeiro com o apoio oculto ao califado, depois com a luta pelo mesmo; Em ambos os casos, as manobras militares turcas tiveram como não anunciado os locais curdos e os lutadores curdos. Os curdos sírios foram particularmente afetados. A
situação no Curdistão iraquiano é, no entanto, muito diferente: desde a
queda de Saddam Hussein, a região gozou de uma grande autonomia
administrativa pelo governo central iraquiano, graças ao apoio que os
combatentes curdos asseguraram ao Exército dos Estados Unidos penetrar
no Iraque dominado por Saddam Hussein. A autonomia política e administrativa também é econômica para os campos petrolíferos diretamente administrados pelos curdos. A
nível internacional, o Curdistão iraquiano é historicamente muito
próximo dos Estados Unidos, tanto para o referido auxílio contra Saddam
Hussein quanto para o apoio militar que as tropas curdas garantiram na
luta contra o Estado islâmico e para as quais foram decisivas, completando as deficiências do exército iraquiano. A
proclamação do referendo foi oficialmente oposta por Washington, que
não quer ir contra o aliado turco e que prefere um Iraque unido, temendo
que as diferenças entre sunitas e xiitas ainda não sejam planas, mas
parece impossível, dada a estreita relação entre Os dois lados, não há apoio não oficial ao desejo de autonomia dos curdos iraquianos, não foi nada além da ajuda prestada. Para
Erdogan, no entanto, um estado curdo na fronteira turca pode ser o
pré-requisito para a maior aspiração dos curdos da Turquia e da Síria. Para
o presidente turco, esse fator constitui um elemento potencial de
instabilidade dentro de seu próprio país, e a ameaça de sanções, que já
não está bem definida, é a primeira resposta a um referendo cujo
resultado é dado como certo. Através
da fronteira comum, o tráfego comercial é intenso e o Curdistão
iraquiano será o mais danificado, porque bloquearia o petróleo bruto das
refinarias turcas, mas também para as próprias empresas turcas, que
estão negociando com as exportações Os curdos, o dano seria alto. De
acordo com alguns analistas, a separação da entidade curda do Iraque
poderia prejudicar a guerra contra o Estado islâmico, mas esse
sentimento não parece ser muito provável para os resultados obtidos pela
coalizão contra o califado no terreno. O que é mais preocupante é a possível escalada, o que poderia levar a Erdogan, além do nível das sanções. A
vontade de usar tropas militares turcas além das fronteiras nacionais
não poderia ser descartada, abrindo uma nova frente no Oriente Médio. Tal
cenário poderia tirar proveito do Irã, cujas milícias xiitas lutaram ao
lado dos combatentes curdos contra o estado islâmico, para encontrar
uma maneira de enfraquecer a coalizão sunita que desafia Teerã. Em
qualquer caso, uma evolução militar do confronto entre o Iraque e a
Turquia e o Curdistão poderiam abrir uma ampla gama de cenários que
poderiam alterar os equilíbrios regionais com uma possível retomada do
terrorismo islâmico. Uma espécie de tudo contra todos, o que deve ser cuidadosamente evitado pela diplomacia mundial.
Турция против референдума иракских курдов
Турция
может ввести санкции против иракского Курдистана, которая начнет
консультацию референдума, чтобы покинуть Ирак и создать первое
независимое курдское государство. Эрдоган был бы одним из самых страшных опасений, и программа политической защиты его страны также будет значительно сокращена. Фактически,
турецкий президент поставил первую цель внутренней и региональной
политики по предотвращению создания курдского государственного
образования; это
касается как внутри границ страны, где курдские автономные инстанции
давно подавлены, а режим прервал любой диалог за пределами национальных
границ. Поведение Турции в Сирии является наглядным примером: сначала с оккультной поддержкой халифата, затем с борьбой на то же; в обоих случаях турецкие военные маневры имели необъявленные цели курдских сайтов и курдских бойцов. Особенно пострадали сирийские курды. Однако
ситуация в иракском Курдистане очень отличается: после падения Саддама
Хусейна регион пользовался большой административной автономией со
стороны центрального правительства Ирака благодаря поддержке, которую
курдские бойцы заверили, что армия США проникла в Ирак в котором доминировал Саддам Хусейн. Политическая и административная автономия также экономична для нефтяных месторождений, непосредственно управляемых курдами. На
международном уровне иракский Курдистан исторически очень близок к
Соединенным Штатам, как для вышеупомянутой помощи против Саддама
Хусейна, так и для военной поддержки, которую курдские войска обеспечили
в борьбе против исламского государства и для которого они были
решающими, завершив недостатки иракской армии. Провозглашение
референдума официально противостояло Вашингтону, который не хочет идти
против турецкого союзника и предпочитает единый Ирак, опасаясь, что
различия между суннитами и шиитами еще не плоские, но это кажется
невозможным, учитывая тесную взаимосвязь между обе
стороны, нет никакой неофициальной поддержки стремления к автономии
иракских курдов, было не чем иным, как предоставленной помощью. Однако
для Эрдогана курдское государство на турецкой границе может быть
предпосылкой для большего стремления курдов из Турции и Сирии. Для
турецкого президента этот фактор представляет собой потенциальный
элемент нестабильности внутри его собственной страны, а угроза санкций,
которая уже не определена, является первым ответом на референдум,
результат которого считается само собой разумеющимся. Через
общую границу интенсивный торговый оборот и иракский Курдистан будет
самым поврежденным, поскольку он будет блокировать сырую нефть с
турецких нефтеперерабатывающих заводов, а также для самих турецких
компаний, которые торгуют с экспортом курды, ущерб будет высоким. По
мнению некоторых аналитиков, отделение курдской организации от Ирака
может нанести ущерб войне против исламского государства, но это
ощущение, похоже, не очень вероятно для результатов, достигнутых
коалицией против халифата на местах. Больше всего беспокоит возможная эскалация, которая может привести к тому, что Эрдоган превысит уровень санкций. Нельзя
было исключать готовность использовать турецкие военные войска за
пределами национальных границ, открывая новый фронт на Ближнем Востоке. Такой
сценарий мог бы использовать Иран, чьи шиитские ополченцы сражались
вместе с курдскими борцами против исламского государства, чтобы найти
способ ослабить суннитскую коалицию, которая бросает вызов Тегерану. В
любом случае военная эволюция конфронтации между Ираком и Турцией и
Курдиста могла бы открыть широкий спектр сценариев, которые могли бы
изменить региональные балансы с возможным возобновлением исламского
терроризма. Что-то вроде всего против всех, чего следует избегать мировой дипломатией.
Iscriviti a:
Post (Atom)