Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
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venerdì 20 luglio 2018
ヨーロッパは米国に代替経済戦略を展開
米国大統領の侵入に対して、欧州は現在、貿易協定の戦略に反対している。ブリュッセルにとって利用可能な、より大きな操業の余地の一部である、部分的に政治的な対応である。米国の主な経済敵対国である中国と確かに合意していることは政治的行為であり、ワシントンの政治に対する嫌悪感を示している。しかし、中国との新たな貿易協定は、トランプの貿易戦争がもたらす経済的利益を守るための義務的な選択であると思われる。もちろん、北京との合意は、自由貿易とグローバリゼーションの名であり、北米諸国の保護主義的措置に対する明確な対立の中で、多国間関係の哲学に基づいて行われる。権利の内容が大きく異なるビジョンを持つ2人の被験者と、それぞれの労働者の費用と保証のバランスが不安定な被験者の間で規定されているため、契約の性質も疑わしい。最も重要な要素は、欧州と中国の間の貿易量が両当事者間で交換される商品の10億半の価値を保証する市場である。この数字は、中国との関係についての一種の正当性を見出すために最も雄弁です。すなわち、トランプが欧州製品に適用したいという義務によって削減できる生産水準を確保し続けることです。一方で、1は、その生産のための欧州企業に排出口を確保するための欲求を理解することができ、場合、中国が唯一の経済パートナーと、この関係を通じて、欧州でますます影響力になりたいしないことができるかどうかを評価することも必要です。欧州の政治的関連性は、そのメンバーが付与できない操縦の余地によって依然としてあまりにも制限されているため、このような危険があります。加盟国が支持している具体的な中心的な制度上の重点を持つより大きな政治的統合が、中央機関に交渉能力と外部の政治的要求への対応力を保証することは非常に明白でなければならない。また、好きトランプによる攻撃から同盟を守るためにも必要ですが、またプーチンとして、ヨーロッパの部門を指すことは少ない相手と断片化を持つだけでなく、より多くの経済的、政治的交渉の利益のために単一の主題と比較して。この脅威はまた、国家主権に賛成する当事者と内面的に定義することができる正面から来ており、トランプに近いため、中国との合意に敵対している。現実の危険は、中国へのアプローチが、現在の脆弱なバランスを損なう可能性のある不安定化のさらなる要因である、連合内の分裂のさらなる話題になるということです。しかし、現在の経済水準を維持する必要性は、少なくとも短期的には、中国へのアプローチのすべての疑念を緩和することができる。 1つの解決法は、この期間を利用して、貿易協定を含む人権の問題に関して北京との交渉を開くことであるかもしれない。ブリュッセルは、ヨーロッパの位置は中国とトランプの米国のそれらからより多くのものに接近しているかについて、地球温暖化や環境汚染の問題で中国との共通のビジョンによって、とにかく行くことができます。一方、商業的な面では、ヨーロッパは常に東に向いていますが、日本のように、類似点が多いです。 4年間の交渉の後、ヨーロッパと日本の間の合意は、米国の孤立主義の傾向によって阻止された。 2つの当事者は、二つの領域の間でこれまでに署名した最大規模と呼ばれており、無料の自動車分野における、およびそれらの農業・食品産業における関税障壁を排除することによって、貿易だけでなく、上のいくつかの一般的なポリシーの署名に提供する契約を締結しました地域問題と多国間問題の両方これらは米国の同盟国が準備し、西洋諸国をカバーして国際的な政策の根本的な変化をマークし、そのテーブルや交渉、ワシントンからの不在を含む代替戦略を開発しているという紛れもない兆候です。
تطور أوروبا استراتيجيات اقتصادية بديلة للولايات المتحدة
ضد
غزو الرئيس الولايات المتحدة وأوروبا تعارض، في الوقت الراهن، ووضع
استراتيجية من الاتفاقات التجارية: إجابة فقط في الشق السياسي، وهو جزء من
غرفة أكبر للمناورة والاقتصادية، وهي متاحة في بروكسل. من
المؤكد أن الاتفاق مع الصين ، الخصم الاقتصادي الرئيسي للولايات المتحدة ،
هو أيضاً عمل سياسي ، يحمل في طياته نفوراً لسياسة واشنطن. ومع
ذلك ، تبدو اتفاقيات التجارة الجديدة مع الصين خيارًا إلزاميًا للحفاظ على
المنافع الاقتصادية التي تخاطر بها حروب ترامب التجارية. وبالطبع
، فإن الاتفاقية مع بكين هي باسم التجارة الحرة والعولمة وتجري على أساس
فلسفة العلاقات المتعددة الأطراف ، في تناقض واضح مع التدابير الحمائية
للدولة الواقعة في أمريكا الشمالية. ولكن
طبيعة الاتفاق مشكوك فيها أيضًا لأنها مشترَكة بين موضوعين برؤى تختلف
اختلافاً جوهريًا عن الحقوق وكذلك غير متوازنة من حيث تكاليف وضمانات
العمال المعنيين. يبقى
العامل الأكثر أهمية هو السوق الذي يضمن حجم التبادل التجاري بين أوروبا
والصين قيمة مليار ونصف من البضائع المتبادلة بين الطرفين. هذا
الرقم هو الأكثر بليغاً لإيجاد نوع من التبرير للعلاقة مع الصين:
الاستمرار في ضمان مستوى الإنتاج الذي يمكن تخفيضه بالواجبات التي يريد
ترامب تطبيقها على المنتجات الأوروبية. إذا،
من ناحية، يمكن للمرء أن يفهم الرغبة في ضمان الشركات الأوروبية متنفسا
لإنتاجها، فمن الضروري أيضا لتقييم ما إذا كانت الصين يمكن أن يكون إلا
شريكا اقتصاديا، ومن خلال هذه العلاقة لا يريد أن تكون مؤثرة على نحو
متزايد في أوروبا. ويكمن هذا الخطر في أن الصلة السياسية الأوروبية لا تزال محدودة للغاية من خلال مساحة المناورة التي لا يستطيع أعضاؤها منحها ؛ يجب
أن يكون من الواضح جداً أن التكامل السياسي الأكبر ، مع ثقل مؤسسي مركزي
محدد تدعمه الدول الأعضاء ، يضمن للمؤسسات المركزية قدرة أكبر على المساومة
والاستجابة للمطالب السياسية الخارجية. الى
جانب ذلك، فإنه من الضروري أيضا للحفاظ على الاتحاد من هجوم من قبل أمثال
ترامب، ولكن أيضا بوتين، مشيرا إلى تقسيم أوروبا للاستفادة أكثر في
المفاوضات الاقتصادية والسياسية، فضلا عن وجود المعارضين أصغر ومجزأة مقارنة بموضوع وحدوي. يأتي
التهديد أيضا من جبهة يمكن تعريفها على أنها داخلية مع الأطراف لصالح
السيادة الوطنية ، أقرب إلى ترامب ، وبالتالي ، معادية للاتفاقات مع الصين.
الخطر
الحقيقي هو أن النهج الصيني سيصبح موضوعا آخر للتقسيم داخل الاتحاد ، وهو
عامل إضافي لزعزعة الاستقرار قادر على التأثير في التوازن الهش الحالي. ومع
ذلك ، فإن الحاجة إلى الحفاظ على المستوى الاقتصادي الحالي يمكن أن تخفف ،
على الأقل على المدى القصير ، من كل شكوك النهج تجاه الصين. قد يكون أحد الحلول الاستفادة من هذه الفترة لفتح مفاوضات مع بكين حول موضوع حقوق الإنسان ، بما في ذلك في الاتفاقيات التجارية. ومع
ذلك ، يمكن لبروكسل أن تبدأ من الرؤية المشتركة مع الصين حول موضوع
الاحترار العالمي ومكافحة التلوث ، التي تقترب منها المواقف الأوروبية من
تلك الموجودة في الصين وأكثر بعدًا عن مواقف الولايات المتحدة في ترامب. في هذه الأثناء ، على الصعيد التجاري ، تنظر أوروبا دائمًا إلى الشرق ، ولكن مع موضوع ، مثل اليابان ، التي بها تشابه أكثر. بعد أربعة أعوام من المفاوضات ، تم إلغاء الإتفاقية بين أوروبا واليابان من خلال النزعات الانعزالية الأمريكية. وقع
الطرفان على اتفاقية تم تعريفها على أنها الأكبر على الإطلاق بين
المنطقتين والتي تنص على التجارة الحرة وإلغاء الحواجز الجمركية في قطاعات
السيارات وفي القطاعات الزراعية والغذائية ، إلى جانب توقيع العديد من
السياسات المشتركة القضايا الإقليمية والمتعددة الأطراف. هذه
علامات لا لبس فيها على أن حلفاء الولايات المتحدة يطورون ويطورون
إستراتيجيات بديلة تتنبأ بغياب واشنطن عن موائدهم التفاوضية والتي تمثل
تغييرًا جذريًا في السياسة الدولية فيما يتعلق بالدول الغربية.
lunedì 16 luglio 2018
L'Austria propone la costruzione di centri per l'espulsione fuori dall'Europa
L’Austria, il paese in carica nella presidenza di turno dell’Unione Europea, propone la creazione di centri di espulsione per i migranti furoi dal territori europeo. La proposta mira ad aggregare i governi europei di destra e sempre più intolleranti verso il fenomeno delle migrazioni, superando i conflitti generati dalle disposizioni europee circa la divisione dei profughi ed il sistema della prima accoglienza, che riguarda i paesi del sud, che genera la cosidetta emigrazione secondaria verso i paesi che non si affacciano sul Mediterraneo, causa di forti dispute tra i paesi membri europei. Si tratta di una soluzione chiaramente proveniente da destra che cerca di risolvere il problema con la sua quasi totale cancellazione. In pratica dovrebbero essere creati dei centri di espulsione fuori dal territorio europeo dove mandare i migranti senza i requisiti per restare in Europa. La scusa per giustificare una tale soluzione è la lotta alla tratta degli esseri umani, tuttavia al netto dell’ipocrisia della proposta austriaca, la sua fattibilità appare problematica, sia relativamente al diritto comunitario, che alla disponibilità di trovare soluzioni pratica con la collaborazione di altri stati. Certamente c’è la via dei finanziamenti verso quelle nazioni che potrebbero dichiararsi disponibili ad una tale collaborazione, in parte l’esperienza con la Turchia ha insegnato molto, ma gli aspetti da valutare sembrano molteplici: dalla effettiva disponibilità da parte di stati esteri a costruire questi centri di espulsione, alle condizioni di questi campi, sia igieniche, che sanitarie, al trattamento dei migranti espulsi in questi siti fino al momento successivo dopo questa fase di espulsione, che dovrebbe prevedere il rimpatrio nei luoghi di origine: certamente una serie di procedure complicate, di difficile accertamento e che non impediscono ai migranti espulsi di ritentare un nuovo ingresso in Europa. Una soluzione che sembra ancora più difficile di una gestione alternativa. Per l’Austria l’unica preoccupazione è quella di evitare ufficialmente la presenza dei migranti sul suolo europeo per evitare i contrasti tra gli stati membri. Ma questa soluzione ha proprio come controindicazione e principale ostacolo l’incapacità di arrestare i flussi migratori dei disperati che hanno come motivazione la guerra, le carestie e le violenze presenti nei loro paesi. Non sembra possibile fermare chi lascia la propria nazione per tali motivazioni e la conseguenza più immediata sarà di nuovo lasciare i paesi costieri la gestione delle immigrazioni. Il ministro dell’interni italiano, che sembra gradire la soluzione austriaca, dimostrerebbe poca lungimiranza nell’appoggiare questa metodologia di gestione, che lascerebbe ancora una volta Roma da sola di fronte al fenomeno migratorio. Alla base di questa soluzione, poi, vi è anche il criterio dei limiti di capacità di integrazione dei migranti negli stati, basato sul fatto che non tutti i migranti avrebbero la medesima capacità di integrazione nelle società occidentali, per l’Austria occorre valutare il livello di pace sociale e l’adattabilità ai valori europei, sulla base della provenienza dei migranti; questo criterio appare in contrasto con la legislazione comunitaria che non discrimina, sulla base dell’identità del migrante, la possibilità di restare nell’Unione. Queste motivazioni sembrano smentire la giustificazione della lotta alla tratta degli esseri umani, perchè evidenziano una volontà di chiusura ad altre culture, pensata in maniera totale, senza neppure il filtro delle motivazioni umanitarie. Per quanto riguarda l’Europa una tale soluzione esporrebbe ulteriormente al pericolo di una decadenza del trattato di Schengen, con la conseguenza dell’allontanamento dalle ragioni fondative dell’Unione. Il tema migratorio si pone ancora una volta come limite all’idea stessa di Europa come è stato inteso fino ad ora, minacciando di stravolgere l’impianto europeo con pericolose conseguenze che vanno molto aldilà dei problemi migratori, spesso sempre più usati come mezzo per imporre una nuova visione attraverso la quale screditare le regole europee in vigore. Ma pensare soluzioni inattuabili, sia dal punto di vista pratico, che legale, e senza alcuna speranza di produrre reali risultati capaci di attenuare in modo efficace il fenomeno migratorio, perchè non ne risolvono le cause ma soltanto gli effetti, è indice di scarsa attitudine al governo ed è espressione di una classe politica miope e di basso livello, capace, e soltanto in parte, di guardare poco distante nel tempo e nello spazio.
Austria proposes the construction of centers for expulsion outside Europe
Austria,
the country in office in the rotating presidency of the European Union,
proposes the creation of deportation centers for migrants furoi from
the European territories. The
proposal aims to aggregate the right-wing and increasingly intolerant
governments towards the phenomenon of migration, overcoming the
conflicts generated by the European provisions concerning the division
of refugees and the first reception system, which concerns the countries
of the south, which generates the so-called secondary emigration to countries that do not face the Mediterranean, causing strong disputes among European member countries. It is a solution clearly coming from the right that tries to solve the problem with its almost complete cancellation. In
practice, deportation centers should be set up outside the European
territory to send migrants without the requirements to stay in Europe. The
excuse to justify such a solution is the fight against trafficking in
human beings, however, net of the hypocrisy of the Austrian proposal,
its feasibility appears to be problematic, both with regard to Community
law, and to the availability of finding practical solutions with the
collaboration of others. States. Certainly
there is the way of funding to those nations that could declare
themselves available to such a collaboration, in part the experience
with Turkey has taught a lot, but the aspects to be evaluated seem
multiple: from the actual willingness of foreign states to build these
deportation centers, under the conditions of these fields, both
hygienic and sanitary, to the treatment of migrants expelled at these
sites until the next moment after this phase of expulsion, which should
provide for repatriation to their places of origin: certainly a series
of procedures complicated, difficult to ascertain and do not prevent expelled migrants from attempting a new entry into Europe. A solution that seems even more difficult than alternative management. For
Austria, the only concern is to officially avoid the presence of
migrants on European soil to avoid conflicts between member states. But
this solution has as its contraindication and main obstacle the
inability to stop the migratory flows of the desperate who have as
motivation the war, the famines and the violence present in their
countries. It
does not seem possible to stop those who leave their country for these
reasons and the most immediate consequence will again leave the coastal
countries to manage immigration. The
Italian interior minister, who seems to like the Austrian solution,
would show little foresight in supporting this management methodology,
which would once again leave Rome alone in the face of migration. At
the basis of this solution, then, there is also the criterion of limits
of capacity for integration of migrants in the states, based on the
fact that not all migrants have the same capacity for integration in
Western societies, for Austria the level of of social peace and adaptability to European values, based on the origin of migrants; this
criterion appears to be in contrast with Community legislation which
does not discriminate, on the basis of the migrant's identity, the
possibility of remaining in the Union. These
reasons seem to deny the justification of the fight against trafficking
in human beings, because they highlight a will to close to other
cultures, thought in a total manner, without even the filter of
humanitarian motivations. As
far as Europe is concerned, such a solution would further expose the
danger of a forfeiture of the Schengen Treaty, with the consequence of
the removal from the Union's founding reasons. The
migration theme is once again a limit to the very idea of Europe as
it has been understood until now, threatening to overturn the European
plant with dangerous consequences that go far beyond the migratory
problems, often increasingly used as a means of imposing a new vision through which to discredit the European rules in force. But
thinking about unworkable solutions, both from a practical and legal
point of view, and without any hope of producing real results capable of
effectively mitigating the migratory phenomenon, because they do not
solve the causes but only the effects, is an indication of poor attitude
to government
and is the expression of a short-sighted and low-level political class,
capable, and only partly, of looking not far in time and space.
Austria propone la construcción de centros de expulsión fuera de Europa
Austria,
el país en el poder en la presidencia rotatoria de la Unión Europea,
propone la creación de centros de deportación para emigrantes furoi de
los territorios europeos. La
propuesta tiene como objetivo agregar los gobiernos europeos de derecha
y cada vez más intolerante con el fenómeno de la migración, la
superación de los conflictos generados por las disposiciones europeas
sobre la división de los refugiados y el primer sistema de recepción,
que cubre los países del sur, lo que genera el llamado emigración secundaria a países que no enfrentan el Mediterráneo, causando fuertes disputas entre los países miembros europeos. Es una solución que proviene claramente de la derecha que trata de resolver el problema con su cancelación casi completa. En
la práctica, los centros de deportación deben establecerse fuera del
territorio europeo para enviar a los migrantes sin los requisitos para
permanecer en Europa. La
excusa para esta solución es la lucha contra la trata de seres humanos,
sin embargo, la hipocresía neto de la propuesta de Austria, su
viabilidad es problemático, tanto en relación con el derecho
comunitario, que la disponibilidad de encontrar soluciones prácticas en
colaboración con otra estados. Ciertamente
existe la forma de financiar a aquellas naciones que podrían declararse
disponibles para tal colaboración, en parte la experiencia con Turquía
ha enseñado mucho, pero los aspectos a evaluar parecen múltiples: desde
la disposición real de los estados extranjeros a construir estos
centros de expulsión, las condiciones de estos campos, tanto higiénica,
que la salud, el tratamiento de los migrantes expulsados en estos
sitios hasta que el siguiente después de esta etapa de expulsión, que
debe proporcionar para la repatriación a sus lugares de origen: sin duda
una serie de procedimientos complicado, difícil de determinar y no evitar que los migrantes expulsados intenten una nueva entrada en Europa. Una solución que parece incluso más difícil que la gestión alternativa. Para
Austria, la única preocupación es evitar oficialmente la presencia de
migrantes en suelo europeo para evitar conflictos entre los Estados
miembros. Pero
esta solución tiene como contraindicación y principal obstáculo la
incapacidad de detener los flujos migratorios de los desesperados que
tienen como motivación la guerra, las hambrunas y la violencia presente
en sus países. No
parece posible detener a aquellos que abandonan su país por estas
razones y la consecuencia más inmediata volverá a dejar a los países
costeros para manejar la inmigración. El
ministro del Interior italiano, que parece querer la solución
austríaca, mostraría poca previsión al apoyar esta metodología de
gestión, que una vez más dejaría a Roma sola frente a la migración. En
la base de esta solución, entonces, también existe el criterio de
límites de la capacidad de integración de los migrantes en los estados,
basado en el hecho de que no todos los migrantes tienen la misma
capacidad de integración en las sociedades occidentales, para Austria el
nivel de de paz social y adaptabilidad a los valores europeos, basados en el origen de los migrantes; este
criterio parece contrastar con la legislación comunitaria que no
discrimina, sobre la base de la identidad del migrante, la posibilidad
de permanecer en la Unión. Estas
razones parecen negar la justificación de la lucha contra la trata de
seres humanos, porque ponen de manifiesto una voluntad de acercarse a
otras culturas, pensadas de manera total, sin ni siquiera el filtro de
las motivaciones humanitarias. En
lo que respecta a Europa, una solución de este tipo expondría aún más
el peligro de la pérdida del Tratado de Schengen, con la consecuencia de
la eliminación de los motivos fundacionales de la Unión. El
tema de la migración surge de nuevo como un límite a la idea de Europa
como se ha entendido hasta ahora, amenazando con perturbar el sistema
europeo de peligrosas consecuencias que van mucho más allá de los
problemas de la migración, a menudo se utiliza cada vez más como un
medio para imponer una nueva visión a través de la cual desacreditar las normas europeas vigentes. Pero
pensar en soluciones que no funcionan, tanto desde un punto de vista
legal práctica, y sin ninguna esperanza de producir resultados reales
que pueden mitigar con eficacia el fenómeno de la migración, ya que no
resuelven las causas, sino sólo los efectos, es una indicación de mala
actitud gobierno
y es la expresión de una clase política miope y de bajo nivel, capaz, y
en parte, de mirar no muy lejos en el tiempo y el espacio.
Österreich schlägt den Aufbau von Vertreibungszentren außerhalb Europas vor
Österreich,
das amtierende rotierende Präsidium der Europäischen Union, schlägt die
Einrichtung von Abschiebezentren für Migranten aus den europäischen
Gebieten vor. Der
Vorschlag zielt darauf ab, die rechten und zunehmend intoleranten
Regierungen auf das Phänomen der Migration zu konzentrieren, die
Konflikte zu überwinden, die durch die europäischen Bestimmungen über
die Teilung von Flüchtlingen und das erste Aufnahmesystem, das die
Länder des Südens betrifft, erzeugt Sekundäre
Auswanderung in Länder, die nicht dem Mittelmeer zugewandt sind, was zu
heftigen Streitigkeiten zwischen den europäischen Mitgliedsländern
führt. Es ist eine klar von rechts kommende Lösung, die versucht, das Problem mit seiner fast vollständigen Aufhebung zu lösen. In
der Praxis sollten Abschiebezentren außerhalb des europäischen
Territoriums eingerichtet werden, um Migranten ohne die Voraussetzungen
für einen Aufenthalt in Europa zu entsenden. Die
Entschuldigung für eine solche Lösung ist der Kampf gegen den
Menschenhandel, aber net Heuchelei des österreichischen Vorschlags ihre
Durchführbarkeit ist problematisch, sowohl im Hinblick auf das
Gemeinschaftsrecht, dass die Verfügbarkeit der Suche nach praktischen
Lösungen in Zusammenarbeit mit anderen Staaten. Natürlich
gibt es die Art der Finanzierung für jene Nationen, die sich für eine
solche Zusammenarbeit zur Verfügung stellen könnten, teilweise hat die
Erfahrung mit der Türkei viel gelehrt, aber die auszuwertenden Aspekte
scheinen multipel zu sein: aus der tatsächlichen Bereitschaft
ausländischer Staaten zu bauen diese
Deportationszentren, unter den Bedingungen dieser Bereiche, sowohl
hygienisch als auch hygienisch, zur Behandlung von an diesen Orten
vertriebenen Migranten bis zum nächsten Moment nach dieser Phase der
Vertreibung, die Rückführung zu ihren Ursprungsorten vorsehen sollte:
sicher eine Reihe von Verfahren kompliziert, schwierig zu ermitteln und verhindern nicht, dass ausgewiesene Migranten einen neuen Zugang nach Europa versuchen. Eine Lösung, die noch schwieriger zu sein scheint als alternatives Management. Für
Österreich besteht die einzige Sorge darin, die Anwesenheit von
Migranten auf europäischem Boden offiziell zu vermeiden, um Konflikte
zwischen Mitgliedstaaten zu vermeiden. Aber
diese Lösung hat als Kontraindikation und Haupthindernis die
Unfähigkeit, die Migrationsströme der Verzweifelten zu stoppen, die den
Krieg, die Hungersnöte und die Gewalt in ihren Ländern motiviert haben. Es
scheint nicht möglich zu sein, diejenigen, die ihr Land verlassen, aus
diesen Gründen zu stoppen, und die unmittelbarste Folge werden die
Küstenländer sein, die Einwanderung zu verwalten. Der
italienische Innenminister, der die österreichische Lösung zu mögen
scheint, würde wenig Voraussicht haben, diese Managementmethodik zu
unterstützen, die Rom angesichts der Migration wieder in Ruhe lassen
würde. Auf
der Grundlage dieser Lösung gibt es dann auch das Kriterium der
Integrationsfähigkeit von Migranten in den Staaten, basierend auf der
Tatsache, dass nicht alle Migranten die gleiche Integrationsfähigkeit in
westlichen Gesellschaften haben, für Österreich das Niveau von sozialer Frieden und Anpassungsfähigkeit an europäische Werte, basierend auf der Herkunft von Migranten; Dieses
Kriterium scheint im Widerspruch zu einem Gemeinschaftsrecht zu stehen,
das auf der Grundlage der Identität des Migranten die Möglichkeit des
Verbleibs in der Union nicht diskriminiert. Diese
Gründe scheinen die Rechtfertigung des Kampfes gegen den Menschenhandel
zu leugnen, weil sie den Willen zum Ausdruck bringen, sich anderen
Kulturen zu nähern, in einer totalen Art und Weise, ohne auch nur die
humanitären Motivationen zu filtern. Was
Europa betrifft, so würde eine solche Lösung die Gefahr einer
Verwirkung des Schengen-Vertrags mit der Konsequenz der Streichung aus
den Gründungsgründen der Union weiter aufdecken. Das
Migrationsthema ist wieder einmal eine Grenze für die Idee von Europa,
wie sie bisher verstanden wurde, und droht, die europäische Fabrik mit
gefährlichen Konsequenzen zu stürzen, die weit über die
Migrationsprobleme hinausgehen, die oft als Mittel der Auferlegung
benutzt werden eine neue Vision, mit der die geltenden europäischen Vorschriften in Misskredit gebracht werden können. Aber
über praktische Lösungen nachzudenken, die nicht praktikabel sind, und
ohne die Hoffnung, wirkliche Ergebnisse zu erzielen, die das
Migrationsphänomen wirksam lindern können, weil sie nicht die Ursachen,
sondern nur die Auswirkungen lösen, ist ein Hinweis auf eine schlechte
Einstellung zu Regierung
und ist der Ausdruck einer kurzsichtigen und niedrigen politischen
Klasse, die in der Lage ist, in Zeit und Raum nicht weit zu blicken.
L'Autriche propose la construction de centres d'expulsion en dehors de l'Europe
L'Autriche,
pays en exercice de la présidence tournante de l'Union européenne,
propose la création de centres de déportation pour les migrants venant
des territoires européens. La
proposition vise à agréger les gouvernements de droite et de plus en
plus intolérants au phénomène de la migration, en surmontant les
conflits générés par les dispositions européennes concernant la division
des réfugiés et le premier système d'accueil qui concerne les pays du
sud. l'émigration
secondaire vers des pays qui ne sont pas confrontés à la Méditerranée,
ce qui provoque de vifs conflits entre les pays membres européens. C'est une solution venant clairement de la droite qui tente de résoudre le problème avec son annulation presque complète. Dans
la pratique, des centres d'expulsion devraient être établis en dehors
du territoire européen pour envoyer des migrants sans obligation de
rester en Europe. L'excuse
pour justifier une telle solution est la lutte contre la traite des
êtres humains. Cependant, malgré l'hypocrisie de la proposition
autrichienne, sa faisabilité semble problématique, tant en ce qui
concerne le droit communautaire que la possibilité de trouver des
solutions pratiques avec la collaboration d'autrui. États. Certes,
il existe un moyen de financement pour les nations qui pourraient se
déclarer disponibles pour une telle collaboration, en partie
l'expérience avec la Turquie a beaucoup enseigné, mais les aspects à
évaluer semblent multiples: de la volonté réelle des États étrangers de
construire ces
centres de déportation, dans les conditions de ces champs, à la fois
hygiéniques et sanitaires, au traitement des migrants expulsés sur ces
sites jusqu'au prochain moment après cette phase d'expulsion, qui
devrait prévoir le rapatriement vers leurs lieux d'origine: certainement
une série de procédures compliqué, difficile à déterminer et n'empêche pas les migrants expulsés de tenter une nouvelle entrée en Europe. Une solution qui semble encore plus difficile que la gestion alternative. Pour
l'Autriche, la seule préoccupation est d'éviter officiellement la
présence de migrants sur le sol européen afin d'éviter les conflits
entre les Etats membres. Mais
cette solution a comme contre-indication et obstacle principal
l'impossibilité d'arrêter les flux migratoires des désespérés qui ont
comme motivation la guerre, les famines et la violence présentes dans
leurs pays. Il
ne semble pas possible d'arrêter ceux qui quittent leur pays pour ces
raisons et les conséquences les plus immédiates vont encore une fois
laisser les pays côtiers gérer l'immigration. Le
ministre italien de l'Intérieur, qui semble apprécier la solution
autrichienne, ne montrerait que peu de clairvoyance en soutenant cette
méthodologie de gestion, qui laisserait encore une fois Rome face à la
migration. A
la base de cette solution, il y a aussi le critère des limites de la
capacité d'intégration des migrants dans les Etats, basé sur le fait que
tous les migrants n'ont pas la même capacité d'intégration dans les
sociétés occidentales, pour l'Autriche le niveau de de la paix sociale et de l'adaptabilité aux valeurs européennes, fondées sur l'origine des migrants; ce
critère semble être en contradiction avec la législation communautaire
qui ne discrimine pas, sur la base de l'identité du migrant, la
possibilité de rester dans l'Union. Ces
raisons semblent nier la justification de la lutte contre la traite des
êtres humains, car elles mettent en évidence une volonté de se
rapprocher des autres cultures, pensée de manière totale, sans même le
filtre des motivations humanitaires. En
ce qui concerne l'Europe, une telle solution exposerait davantage le
danger d'une confiscation du traité de Schengen, avec pour conséquence
la suppression des raisons fondatrices de l'Union. Le
thème de la migration est une fois de plus une limite à l'idée même de
l'Europe telle qu'elle a été comprise jusqu'à présent, menaçant de
renverser la plante européenne avec des conséquences dangereuses qui
vont bien au-delà des problèmes migratoires souvent utilisés comme moyen
d'imposer une nouvelle vision à travers laquelle discréditer les règles européennes en vigueur. Mais
penser à des solutions irréalisables, d'un point de vue pratique et
juridique, et sans espoir de produire des résultats réels capables
d'atténuer efficacement le phénomène migratoire, parce qu'ils ne
résolvent pas les causes mais seulement les effets, est une indication
de mauvaise attitude gouvernement
et est l'expression d'une classe politique à courte vue et de bas
niveau, capable, et seulement en partie, de regarder dans le temps et
dans l'espace.
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