La situazione della Bielorussia rischia di diventare pericolosa per Putin e la Russia. Per la dittatura di Minsk il momento è difficile, malgrado la violenza della polizia e le repressioni seguite ai brogli elettorali, le proteste continuano ad estendersi con pesanti ricadute sulle reazioni internazionali. L’Unione Europea avrebbe individuato il paese bielorusso come un possibile obiettivo paragonandolo all’Ucraina: una situazione di potenziale ampliamento della zona di influenza di Bruxelles, probabilmente su procura di Washington. All’interno del quadro internazionale le legittime aspirazioni della popolazione della Bielorussia assumono un aspetto funzionale agli interessi delle forze esterne in gioco. Naturalmente il soggetto che ha più da perdere dall’evoluzione della vicenda bielorussa è il Cremlino; per Mosca la ripetizione di una vicenda come quella ucraina al suo confine, significherebbe una decisiva diminuzione della sua influenza regionale ed anche del suo prestigio interno, soprattutto nell’ottica di replicare la potenza dell’Unione Sovietica, progetto che contribuisce al prestigio in Russia di Putin. Una improbabile vittoria della opposizione favorirebbe la transizione del paese verso l’occidente e questo è il primo obiettivo che Mosca deve evitare, ma raggiungere ciò non è semplice né lineare. Il dittatore bielorusso è al potere da ventisei anni e non pare intenzionato a cedere e già prima del voto, durante la campagna elettorale, ha accusato Mosca di volere interferire nelle elezioni; con questa mossa, sostanzialmente, ha avvertito la Russia di potere e volere esercitare una pressione affinché il Cremlino sia pronto a fornire l’appoggio necessario, anche militare in caso di bisogno. Per Mosca la situazione con l’Ucraina è leggermente differente perché in quel caso c’erano territori dove la presenza etnica russa è consistente, Crimea e Donbass, e la rivendicazione territoriale poteva avere una qualche giustificazione anche in una posizione di violazione del diritto internazionale, Nella Bielorussia un eventuale intervento armato verrebbe interpretato come un sostegno esclusivo della dittatura bielorussa, con la conseguente reazione della emanazione di nuove sanzioni e, probabilmente, una massiccia presenza di militari occidentali alle frontiere bielorusse. L’opzione militare, quindi, pur essendo nel novero delle possibilità, appare come l’ultima possibilità alla quale il Cremlino potrebbe ricorrere. La soluzione migliore sarebbe che potesse emergere una figura al posto dell’attuale dittatore, in grado di fare concessioni all’opposizione, ma che consentisse la permanenza nell’orbita russa, ma, al momento, non sembra essere presente questa opzione, proprio perché la permanenza per ventisei anni al potere dell’attuale dittatore, non ha permesso uno sviluppo di figure alternative, anche all’interno del partito del presidente. La migliore opzione possibile per la Russia è quella di esercitare una pressione diplomatica su Minsk per allentare la repressione, in modo da attenuare l’attenzione internazionale; questa operazione, fatta nell’interesse di mantenere la Bielorussia nell’orbita ex sovietica, può essere attuata soltanto con una persuasione politica unita ad un incremento degli aiuti economici, uno sforzo notevole per una economia non in buono stato come quella di Mosca. Il punto è fino a dove vuole arrivare Minsk nelle sue richieste, che tengono conto della ritrosia russo di un impegno militare sul terreno, ed, al contrario, dove può spingersi Mosca; per il momento il Cremlino sembra prendere timidamente le distanze da Minsk, riconoscendo che nelle elezioni ci sono state modalità non chiare, sulla sincerità di queste affermazioni si incentra l’interrogativo se sono sincere o sintomo di opportunità funzionale ad esercitare la pressione sul governo bielorusso, ma, nello stesso tempo, Mosca ha negato di avere contatti con l’opposizione: smentita doverosa per ribadire in modo indiretto l’appoggio alla dittatura. Sul piano internazionale il Cremlino ha avvertito i paesi europei a non esercitare azioni di ingerenza nella crisi bielorussa, ribadendo, così, la sua volontà di mantenere la preminenza in quella che considera zona di influenza esclusiva. Infine occorre anche tenere presente che l’opposizione bielorussa, pur mantenendo un certo livello numerico, stenta ad aumentare: lo dimostra la difficoltà nella raccolta dei fondi per sostenerla e la diminuzione degli scioperi che hanno travolto il paese dopo che sono stati resi pubblici i risultati elettorali, con fabbriche che sono tornate a funzionare. La tenuta della dittatura, dopo queste fasi critiche, sembra essere la migliore soluzione per Mosca per mantenere lo status quo, anche se questo aspetto è certo sicuramente nel breve periodo e forse nel medio, ma nel lungo periodo dovranno essere elaborate strategie alternative per continuare ad esercitare l’influenza voluta.
Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
giovedì 27 agosto 2020
Moscow and the Belarusian crisis
The situation in Belarus risks becoming dangerous for Putin and Russia. For the Minsk dictatorship, the moment is difficult, despite the violence of the police and the repression following the electoral fraud, the protests continue to spread with heavy repercussions on international reactions. The European Union would have identified the Belarusian country as a possible target by comparing it to Ukraine: a situation of potential expansion of the Brussels area of influence, probably under Washington’s proxy. Within the international framework, the legitimate aspirations of the people of Belarus take on a functional aspect to the interests of the external forces at stake. Of course, the subject that has the most to lose from the evolution of the Belarusian affair is the Kremlin; for Moscow the repetition of an event like the Ukrainian one on its border would mean a decisive decrease in its regional influence and also in its internal prestige, especially with a view to replicating the power of the Soviet Union, a project that contributes to the prestige in Russia of Putin. An unlikely victory by the opposition would favor the country’s transition to the West and this is the first goal that Moscow must avoid, but achieving this is neither simple nor straightforward. The Belarusian dictator has been in power for twenty-six years and does not seem willing to give up and even before the vote, during the electoral campaign, he accused Moscow of wanting to interfere in the elections; with this move, essentially, he warned Russia that it was able and willing to exert pressure so that the Kremlin is ready to provide the necessary support, including military support in case of need. For Moscow the situation with Ukraine is slightly different because in that case there were territories where the Russian ethnic presence is substantial, Crimea and Donbass, and the territorial claim could have some justification even in a position of violation of international law, In Belarus, any armed intervention would be interpreted as an exclusive support of the Belarusian dictatorship, with the consequent reaction of the enactment of new sanctions and, probably, a massive presence of Western soldiers on the Belarusian borders. The military option, therefore, despite being in the list of possibilities, appears as the last possibility that the Kremlin could resort to. The best solution would be that a figure could emerge in place of the current dictator, able to make concessions to the opposition, but who would allow the permanence in the Russian orbit, but, at the moment, this option does not seem to be present, precisely because the tenure for twenty-six years in power of the current dictator, did not allow the development of alternative figures, even within the president's party. The best possible option for Russia is to exert diplomatic pressure on Minsk to ease the repression, so as to attenuate international attention; this operation, carried out in the interest of keeping Belarus in the former Soviet orbit, can only be carried out with political persuasion combined with an increase in economic aid, a considerable effort for an economy not in good condition like that of Moscow. The point is how far Minsk wants to go in its demands, which take into account the Russian reluctance of a military engagement on the ground, and, on the contrary, where Moscow can go; for the moment the Kremlin seems to shyly distance itself from Minsk, recognizing that there were unclear modalities in the elections, on the sincerity of these statements the question is whether they are sincere or a symptom of functional opportunity to exert pressure on the Belarusian government, but, at the same time, Moscow denied having contacts with the opposition: a necessary denial to indirectly reaffirm support for the dictatorship. On the international level, the Kremlin warned European countries not to intervene in the Belarusian crisis, thus reaffirming its desire to maintain pre-eminence in what it considers an area of exclusive influence. Finally, it should also be borne in mind that the Belarusian opposition, while maintaining a certain numerical level, is struggling to increase: this is demonstrated by the difficulty in raising funds to support it and the decrease in strikes that engulfed the country after the results were made public. electoral, with factories that are back to work. The holding of the dictatorship, after these critical phases, seems to be the best solution for Moscow to maintain the status quo, even if this aspect is certainly certain in the short term and perhaps in the medium, but in the long term alternative strategies will have to be developed to continue to exercise the desired influence.
Moscú y la crisis bielorrusa
La situación en Bielorrusia corre el riesgo de volverse peligrosa para Putin y Rusia. Para la dictadura de Minsk, el momento es difícil, a pesar de la violencia de la policía y la represión tras el fraude electoral, las protestas continúan extendiéndose con fuertes repercusiones en las reacciones internacionales. La Unión Europea habría identificado al país bielorruso como un posible objetivo comparándolo con Ucrania: una situación de potencial expansión del área de influencia de Bruselas, probablemente bajo el poder de Washington. En el marco internacional, las legítimas aspiraciones del pueblo de Belarús adquieren un aspecto funcional a los intereses de las fuerzas externas en juego. Por supuesto, el tema que más tiene que perder de la evolución del asunto bielorruso es el Kremlin; Para Moscú, la repetición de un evento como el ucraniano en su frontera significaría una disminución decisiva de su influencia regional y también de su prestigio interno, sobre todo con miras a replicar el poder de la Unión Soviética, proyecto que contribuye al prestigio en Rusia de Putin. Una victoria improbable de la oposición favorecería la transición del país hacia Occidente y este es el primer objetivo que debe evitar Moscú, pero lograrlo no es sencillo ni sencillo. El dictador bielorruso lleva veintiséis años en el poder y no parece dispuesto a rendirse e incluso antes de la votación, durante la campaña electoral, acusó a Moscú de querer interferir en las elecciones; con esta maniobra, esencialmente, advirtió a Rusia que era capaz y estaba dispuesta a ejercer presión para que el Kremlin esté listo para brindar el apoyo necesario, incluido el apoyo militar en caso de necesidad. Para Moscú, la situación con Ucrania es ligeramente diferente porque en ese caso había territorios donde la presencia étnica rusa es sustancial, Crimea y Donbass, y la reivindicación territorial podría tener alguna justificación incluso en una posición de violación del derecho internacional. En Bielorrusia, cualquier intervención armada se interpretaría como un apoyo exclusivo a la dictadura bielorrusa, con la consiguiente reacción de la promulgación de nuevas sanciones y, probablemente, una presencia masiva de soldados occidentales en las fronteras bielorrusas. La opción militar, por tanto, a pesar de estar en la lista de posibilidades, aparece como la última posibilidad a la que podría recurrir el Kremlin. La mejor solución sería que pudiera surgir una figura en lugar del dictador actual, capaz de hacer concesiones a la oposición, pero que permitiría la permanencia en la órbita rusa, pero, de momento, esta opción no parece estar presente, precisamente porque el El mandato del actual dictador durante veintiséis años no permitió el desarrollo de figuras alternativas, incluso dentro del partido del presidente. La mejor opción posible para Rusia es ejercer presión diplomática sobre Minsk para aliviar la represión, a fin de atenuar la atención internacional; esta operación, realizada con el interés de mantener a Bielorrusia en la antigua órbita soviética, sólo puede llevarse a cabo con persuasión política combinada con un aumento de las ayudas económicas, un esfuerzo considerable para una economía que no se encuentra en buenas condiciones como la de Moscú. La cuestión es hasta dónde quiere llegar Minsk en sus demandas, que tienen en cuenta la renuencia rusa a un compromiso militar en el terreno y, por el contrario, adónde puede llegar Moscú; Por el momento el Kremlin parece distanciarse tímidamente de Minsk, reconociendo que hubo modalidades poco claras en las elecciones, la sinceridad de estas declaraciones centra la pregunta de si son sinceras o un síntoma de oportunidad funcional para ejercer presión sobre el gobierno bielorruso. pero, al mismo tiempo, Moscú negó tener contactos con la oposición: una negación necesaria para reafirmar indirectamente el apoyo a la dictadura. A nivel internacional, el Kremlin advirtió a los países europeos que no intervengan en la crisis bielorrusa, reafirmando así su deseo de mantener la preeminencia en lo que considera un área de influencia exclusiva. Por último, también hay que tener en cuenta que la oposición bielorrusa, aunque mantiene un cierto nivel numérico, lucha por crecer: así lo demuestra la dificultad para recaudar fondos para apoyarla y la disminución de las huelgas que arrasaron el país tras la difusión de los resultados. electoral, con fábricas que vuelven a funcionar. El mantenimiento de la dictadura, después de estas fases críticas, parece ser la mejor solución para que Moscú mantenga el statu quo, aunque este aspecto es ciertamente cierto en el corto y quizás en el mediano plazo, pero en el largo plazo habrá que desarrollar estrategias alternativas para continuar ejercer la influencia deseada.
Moskau und die Weißrusslandkrise
Die Situation in Belarus könnte für Putin und Russland gefährlich werden. Für die Minsker Diktatur ist der Moment schwierig. Trotz der Gewalt der Polizei und der Unterdrückung nach dem Wahlbetrug breiten sich die Proteste weiterhin mit starken Auswirkungen auf die internationalen Reaktionen aus. Die Europäische Union hätte das belarussische Land als mögliches Ziel identifiziert, indem sie es mit der Ukraine verglichen hätte: eine Situation einer möglichen Ausweitung des Einflussbereichs Brüssel, wahrscheinlich unter Washingtons Vertretung. Innerhalb des internationalen Rahmens nehmen die legitimen Bestrebungen der belarussischen Bevölkerung einen funktionalen Aspekt der Interessen der betreffenden externen Kräfte an. Natürlich ist der Kreml das Thema, das von der Entwicklung der belarussischen Affäre am meisten zu verlieren hat. Für Moskau würde die Wiederholung eines Ereignisses wie des ukrainischen an seiner Grenze einen entscheidenden Rückgang seines regionalen Einflusses und auch seines inneren Ansehens bedeuten, insbesondere im Hinblick auf die Nachbildung der Macht der Sowjetunion, ein Projekt, das zum Ansehen Russlands in Russland beiträgt Putin. Ein unwahrscheinlicher Sieg der Opposition würde den Übergang des Landes in den Westen begünstigen, und dies ist das erste Ziel, das Moskau vermeiden muss, aber dies zu erreichen, ist weder einfach noch unkompliziert. Der belarussische Diktator ist seit 26 Jahren an der Macht und scheint nicht bereit zu sein aufzugeben. Noch vor der Abstimmung im Wahlkampf beschuldigte er Moskau, sich in die Wahlen einmischen zu wollen. Mit diesem Schritt warnte er Russland im Wesentlichen, dass es in der Lage und bereit sei, Druck auszuüben, damit der Kreml bereit sei, die notwendige Unterstützung zu leisten, einschließlich militärischer Unterstützung im Notfall. Für Moskau ist die Situation mit der Ukraine etwas anders, da es in diesem Fall Gebiete gab, in denen die russische ethnische Präsenz erheblich ist, Krim und Donbass, und der Gebietsanspruch selbst in einer Position des Verstoßes gegen das Völkerrecht eine Rechtfertigung haben könnte. In Belarus würde jede bewaffnete Intervention als ausschließliche Unterstützung der belarussischen Diktatur interpretiert, mit der daraus resultierenden Reaktion auf die Verhängung neuer Sanktionen und wahrscheinlich einer massiven Präsenz westlicher Soldaten an den belarussischen Grenzen. Die militärische Option erscheint daher, obwohl sie auf der Liste der Möglichkeiten steht, als letzte Möglichkeit, die der Kreml nutzen könnte. Die beste Lösung wäre, dass anstelle des derzeitigen Diktators eine Figur auftauchen könnte, die Zugeständnisse an die Opposition machen könnte, aber die die Dauerhaftigkeit in der russischen Umlaufbahn zulassen würde, aber im Moment scheint diese Option nicht vorhanden zu sein, gerade weil die Die sechsundzwanzigjährige Amtszeit des derzeitigen Diktators erlaubte nicht einmal innerhalb der Partei des Präsidenten die Entwicklung alternativer Figuren. Die bestmögliche Option für Russland besteht darin, diplomatischen Druck auf Minsk auszuüben, um die Repression zu erleichtern und die internationale Aufmerksamkeit abzuschwächen. Diese Operation, die durchgeführt wurde, um Weißrussland in der ehemaligen sowjetischen Umlaufbahn zu halten, kann nur mit politischer Überzeugung in Verbindung mit einer Erhöhung der Wirtschaftshilfe durchgeführt werden, was eine erhebliche Anstrengung für eine Wirtschaft darstellt, die nicht in einem guten Zustand wie die von Moskau ist. Der Punkt ist, wie weit Minsk in seinen Forderungen gehen will, die die russische Zurückhaltung eines militärischen Engagements vor Ort berücksichtigen, und im Gegenteil, wohin Moskau gehen kann; Im Moment scheint sich der Kreml schüchtern von Minsk zu distanzieren und erkennt an, dass es unklare Modalitäten bei den Wahlen gab. Die Aufrichtigkeit dieser Aussagen konzentriert sich auf die Frage, ob sie aufrichtig sind oder ein Symptom für eine funktionale Gelegenheit, Druck auf die belarussische Regierung auszuüben. Gleichzeitig bestritt Moskau jedoch, Kontakte zur Opposition zu haben: eine notwendige Ablehnung, um indirekt die Unterstützung für die Diktatur zu bekräftigen. Auf internationaler Ebene warnte der Kreml die europäischen Länder davor, in die Weißrusslandkrise einzugreifen, und bekräftigte damit seinen Wunsch, in einem seiner Ansicht nach ausschließlichen Einflussbereich Vorrang zu behalten. Schließlich sollte auch berücksichtigt werden, dass die belarussische Opposition unter Beibehaltung eines bestimmten numerischen Niveaus Schwierigkeiten hat, zuzunehmen. Dies zeigt sich in der Schwierigkeit, Mittel zu ihrer Unterstützung aufzubringen, und in der Abnahme der Streiks, die das Land nach der Veröffentlichung der Ergebnisse verschlungen haben. Wahlbetriebe mit Fabriken, die wieder arbeiten. Das Halten der Diktatur nach diesen kritischen Phasen scheint für Moskau die beste Lösung zu sein, um den Status quo aufrechtzuerhalten, auch wenn dieser Aspekt kurzfristig und vielleicht mittelfristig sicher ist, aber langfristig müssen alternative Strategien entwickelt werden, um fortzufahren den gewünschten Einfluss ausüben.
Moscou et la crise biélorusse
La situation en Biélorussie risque de devenir dangereuse pour Poutine et la Russie. Le moment est difficile pour la dictature de Minsk, malgré la violence de la police et la répression suite à la fraude électorale, les manifestations continuent de se propager avec de lourdes répercussions sur les réactions internationales. L’Union européenne aurait identifié le pays biélorusse comme une cible possible en le comparant à l’Ukraine: une situation d’expansion potentielle de la zone d’influence de Bruxelles, probablement sous la pression de Washington. Dans le cadre international, les aspirations légitimes du peuple bélarussien revêtent un aspect fonctionnel par rapport aux intérêts des forces extérieures en jeu. Bien entendu, le sujet qui a le plus à perdre de l'évolution de l'affaire biélorusse est le Kremlin; pour Moscou, la répétition d'un événement comme celui de l'Ukraine à sa frontière signifierait une diminution décisive de son influence régionale et aussi de son prestige interne, notamment en vue de reproduire la puissance de l'Union soviétique, projet qui contribue au prestige en Russie de Poutine. Une victoire improbable de l’opposition favoriserait la transition du pays vers l’Occident et c’est le premier objectif que Moscou doit éviter, mais y parvenir n’est ni simple ni direct. Le dictateur biélorusse est au pouvoir depuis vingt-six ans et ne semble pas disposé à abandonner et même avant le vote, lors de la campagne électorale, il a accusé Moscou de vouloir s'ingérer dans les élections; avec cette décision, essentiellement, il a averti la Russie qu'elle pouvait et voulait exercer des pressions pour que le Kremlin soit prêt à fournir le soutien nécessaire, y compris le soutien militaire en cas de besoin. Pour Moscou, la situation avec l'Ukraine est légèrement différente car, dans ce cas, il y avait des territoires où la présence ethnique russe est importante, la Crimée et le Donbass, et la revendication territoriale pourrait avoir une certaine justification même en situation de violation du droit international, En Biélorussie, toute intervention armée serait interprétée comme un soutien exclusif à la dictature biélorusse, avec la réaction conséquente de la promulgation de nouvelles sanctions et, probablement, une présence massive de soldats occidentaux aux frontières biélorusses. L'option militaire, bien qu'elle soit dans la liste des possibilités, apparaît donc comme la dernière possibilité à laquelle le Kremlin pourrait recourir. La meilleure solution serait qu'une figure pourrait émerger à la place du dictateur actuel, capable de faire des concessions à l'opposition, mais qui permettrait la permanence dans l'orbite russe, mais, pour le moment, cette option ne semble pas être présente, précisément parce que le mandat de vingt-six ans au pouvoir du dictateur actuel, n'a pas permis le développement de figures alternatives, même au sein du parti présidentiel. La meilleure option possible pour la Russie est d'exercer une pression diplomatique sur Minsk pour alléger la répression, afin d'atténuer l'attention internationale; cette opération, menée dans l'intérêt de maintenir la Biélorussie dans l'ancienne orbite soviétique, ne peut être menée qu'avec une persuasion politique combinée à une augmentation de l'aide économique, effort considérable pour une économie en mauvais état comme celle de Moscou. Il s'agit de savoir jusqu'où Minsk veut aller dans ses revendications, qui tiennent compte de la réticence russe à un engagement militaire sur le terrain, et, au contraire, où Moscou peut aller; pour le moment, le Kremlin semble se distancer timidement de Minsk, reconnaissant qu'il y avait des modalités peu claires lors des élections, sur la sincérité de ces déclarations, la question est de savoir si elles sont sincères ou un symptôme d'une opportunité fonctionnelle d'exercer une pression sur le gouvernement biélorusse, mais, en même temps, Moscou a nié avoir des contacts avec l'opposition: un déni nécessaire pour réaffirmer indirectement son soutien à la dictature. Sur le plan international, le Kremlin a averti les pays européens de ne pas intervenir dans la crise biélorusse, réitérant ainsi sa volonté de maintenir la prééminence dans ce qu'il considère comme une zone d'influence exclusive. Enfin, il convient également de garder à l'esprit que l'opposition bélarussienne, tout en maintenant un certain niveau numérique, peine à augmenter: cela est démontré par la difficulté de lever des fonds pour la soutenir et la diminution des grèves qui ont englouti le pays après la publication des résultats. électorale, avec des usines qui sont de retour au travail. La tenue de la dictature, après ces phases critiques, semble être la meilleure solution pour Moscou pour maintenir le statu quo, même si cet aspect est certainement certain à court terme et peut-être à moyen, mais à long terme des stratégies alternatives devront être développées pour continuer à exercer l'influence désirée.
Moscou e a crise na Bielo-Rússia
A situação na Bielorrússia corre o risco de se tornar perigosa para Putin e a Rússia. O momento é difícil para a ditadura de Minsk, apesar da violência policial e da repressão após a fraude eleitoral, os protestos continuam se espalhando com forte repercussão nas reações internacionais. A União Europeia teria identificado o país bielorrusso como um possível alvo comparando-o com a Ucrânia: uma situação de potencial expansão da área de influência de Bruxelas, provavelmente por procuração de Washington. No quadro internacional, as aspirações legítimas do povo da Bielorrússia assumem um aspecto funcional para os interesses das forças externas em jogo. Obviamente, o assunto que mais tem a perder com a evolução do caso bielorrusso é o Kremlin; para Moscou, a repetição de um acontecimento como o ucraniano em sua fronteira significaria uma diminuição decisiva de sua influência regional e também de seu prestígio interno, especialmente com vistas a replicar o poder da União Soviética, projeto que contribui para o prestígio na Rússia de Putin. Uma vitória improvável da oposição favoreceria a transição do país para o Ocidente e este é o primeiro objetivo que Moscou deve evitar, mas alcançá-lo não é simples nem direto. O ditador bielorrusso está no poder há vinte e seis anos e não parece disposto a desistir e, mesmo antes da votação, durante a campanha eleitoral, acusou Moscou de querer interferir nas eleições; com este movimento, essencialmente, ele alertou a Rússia que estava em condições e disposta a exercer pressão para que o Kremlin estivesse pronto para fornecer o apoio necessário, incluindo apoio militar em caso de necessidade. Para Moscou, a situação com a Ucrânia é um pouco diferente porque, nesse caso, havia territórios onde a presença étnica russa é substancial, Crimeia e Donbass, e a reivindicação territorial poderia ter alguma justificativa mesmo em uma posição de violação do direito internacional, Na Bielorrússia, qualquer intervenção armada seria interpretada como um apoio exclusivo à ditadura bielorrussa, com a conseqüente reação da promulgação de novas sanções e, provavelmente, uma presença maciça de soldados ocidentais nas fronteiras bielorrussas. A opção militar, portanto, apesar de estar na lista de possibilidades, aparece como a última possibilidade a que o Kremlin poderia recorrer. A melhor solução seria que surgisse uma figura no lugar do atual ditador, capaz de fazer concessões à oposição, mas que permitisse a permanência na órbita russa, mas, no momento, essa opção não parece estar presente, justamente porque o A gestão do atual ditador por 26 anos não permitiu o desenvolvimento de figuras alternativas, mesmo dentro do partido do presidente. A melhor opção possível para a Rússia é exercer pressão diplomática sobre Minsk para aliviar a repressão, de modo a atenuar a atenção internacional; esta operação, realizada com o interesse de manter a Bielorrússia na antiga órbita soviética, só pode ser realizada com persuasão política combinada com um aumento da ajuda econômica, um esforço considerável para uma economia que não está em boas condições como a de Moscou. A questão é até onde Minsk quer ir em suas demandas, que levam em conta a relutância russa em um confronto militar no terreno e, ao contrário, onde Moscou pode ir; no momento, o Kremlin parece se distanciar timidamente de Minsk, reconhecendo que não havia modalidades claras nas eleições, na sinceridade dessas declarações a questão é se elas são sinceras ou um sintoma de oportunidade funcional de exercer pressão sobre o governo bielorrusso, mas, ao mesmo tempo, Moscou negou ter contatos com a oposição: uma negação necessária para reafirmar indiretamente o apoio à ditadura. No plano internacional, o Kremlin alertou os países europeus para não intervirem na crise bielorrussa, reiterando assim seu desejo de manter a preeminência no que considera uma área de influência exclusiva. Por fim, deve-se ter em mente que a oposição bielorrussa, embora mantenha um certo nível numérico, está lutando para aumentar: isso é demonstrado pela dificuldade em arrecadar fundos para apoiá-la e a diminuição das greves que engolfaram o país depois que os resultados foram divulgados. eleitoral, com fábricas que voltaram a funcionar. A manutenção da ditadura, após essas fases críticas, parece ser a melhor solução para Moscou manter o status quo, ainda que esse aspecto seja certamente certo no curto prazo e talvez no médio, mas no longo prazo estratégias alternativas terão que ser desenvolvidas para continuar a exercer a influência desejada.
Москва и белорусский кризис