Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

venerdì 4 febbraio 2022

ロシアの拡大戦略はアフリカにもあります

 自国の利益のために機能的であると考える地域を駐屯させるというロシアの戦略は、その影響力を独占的に適用することを意図している国境に位置する地域だけでなく、特に国際的な重要性を帯びている世界の他の地域にも関係している。これはアフリカの場合であり、その資源の豊富さだけでなく、世界の劇場における地政学的重要性の高まりのためにも、常に注目を集めています。今回の問題は、マリ、リビア、スーダン、中央アフリカ共和国、モザンビーク、ブルキナファソのアフリカ諸国で、クレムリンの安全な承認を得て、おそらくその代わりに行動するロシアの傭兵の存在に関するものです。このますます厄介な存在は、ヨーロッパ、特にこれらの分野に常に直接関与しているフランスで多くの懸念を引き起こしています。ロシアの傭兵がいる領土は、民兵とイスラム国の支持者が集中しているサヘルの領土であり、ヨーロッパ大陸と地中海へのほぼ直接的な脅威を構成しています。この地域を管理することは、移民の人身売買を規制し、欧州連合への圧力の手段としてテロリズムと移民自身の流れを利用することも意味します。したがって、私たちは、ロシアの存在が、一般的に、そしてウクライナの質問がシーンの中心にあるこの特定の瞬間の両方で、米国の同盟国に圧力をかけるためにどのように機能するかを理解しています。マリとフランスのクーデター間の関係の進化は、特に否定的な意味合いを帯びており、フランス大使であるパリの最高代表者の追放に至りました。マリでのフランスのプレゼンスはかなりのものです。イスラム国の民兵のプレゼンスとの戦いに直接関与している兵士は約5000人であり、このプレゼンスはフランスと欧州連合自体の両方によって戦略的であると見なされています。フランスは、イスラム国の支持者の存在にもっと注意を払う必要があることをマリに繰り返し警告してきましたが、クーデター後に政権を握った軍事政権は、フランスの政策をまったく嫌いであり、彼の干渉として認識していることを示しましたクーデター政権の存在とは対照的に、過激な民兵との混合ではないにしても、少なくともフランスの行動に反対する手段としてそれらを使用する意志を疑うようになった状況である、自身の内政。さらに、プーチン大統領の近くの人々によって、新しいマリ政府によって支配されているロシアの民兵の使用は、新しいアフリカ政府の外交政策がどこに行きたいかを明確に示しています。最近クーデターで政権交代が許されたブルキナファソでも、マリには同じ会社に所属するロシアの傭兵がいるようだ。このロシアの戦略は、リビア、スーダン、中央アフリカに最も長く存在する同じ傭兵の行動を完了します。彼らは、政府への武器の供給、訓練、軍事駐屯軍を通じて、この地域のモスクワの利益を保証する任務を遂行します。非政府の政治派閥を支持しているが、それはロシア連邦の目的にとって機能的である可能性がある。この状況は、ヨーロッパによって選択された唯一の外交行動の有効性についての実質的な疑問を提起し、ロシアや中国などの国際的な主題の出現に直面して、アフリカ地域での利益を保護するには今のところ不十分であるように思われます。連合に取って代わるだけでなく、その国際的態度を調整するために直接圧力をかけることもできます。欧州の軍事力と一般的な外国の政治的行動の必要性はますます緊急かつ必要になっています:国際舞台での政治的だけでなく経済的な連合の縮小の痛みのために、それはもはや遅れる時ではありません。

استراتيجية التوسع الروسية موجودة أيضًا في إفريقيا

 إن الاستراتيجية الروسية المتمثلة في تحصين المناطق التي تعتبرها وظيفية لمصالحها الخاصة لا تتعلق فقط بالأراضي الواقعة على حدودها ، حيث تنوي تطبيق نفوذها حصريًا ، ولكن أيضًا مناطق أخرى من العالم ، والتي اكتسبت أهمية دولية خاصة ؛ هذه هي حالة إفريقيا ، التي دائمًا ما تكون في مركز الاهتمام ، ليس فقط لثروة مواردها ، ولكن أيضًا للأهمية الجيواستراتيجية المتزايدة في المسرح العالمي. تتعلق القضية هذه المرة بوجود مرتزقة روس ، يتمتعون بموافقة مؤمنة من الكرملين ، وربما يعملون نيابة عنه ، في البلدان الأفريقية ، مالي وليبيا والسودان وجمهورية إفريقيا الوسطى وموزمبيق وبوركينا فاسو. يثير هذا الوجود ، المرهق بشكل متزايد ، الكثير من القلق في أوروبا وخاصة في فرنسا ، التي لطالما شاركت بشكل مباشر في هذه المجالات. المنطقة التي يتواجد فيها المرتزقة الروس هي منطقة الساحل ، حيث تتركز مليشيات وأنصار الدولة الإسلامية ، مما يشكل تهديدًا مباشرًا تقريبًا للقارة الأوروبية والبحر الأبيض المتوسط. السيطرة على هذه المنطقة تعني أيضًا تنظيم الاتجار بالمهاجرين واستخدام الإرهاب وتدفق المهاجرين نفسه كوسيلة للضغط على الاتحاد الأوروبي. وبالتالي ، فإننا نفهم كيف يعمل الوجود الروسي لممارسة الضغط على حلفاء الولايات المتحدة ، بشكل عام وفي هذه اللحظة بالذات ، حيث يكون السؤال الأوكراني في قلب المشهد. اتخذ تطور العلاقات بين الانقلاب العسكري في مالي وفرنسا دلالات سلبية بشكل خاص ، وبلغت ذروتها بطرد أعلى ممثلي باريس ، السفير الفرنسي. الوجود الفرنسي في مالي كبير: هناك حوالي خمسة آلاف جندي متورطون بشكل مباشر في محاربة وجود مليشيات الدولة الإسلامية ، ويعتبر هذا الوجود استراتيجيًا من قبل كل من فرنسا والاتحاد الأوروبي نفسه. حذرت فرنسا مالي مرارًا وتكرارًا من الحاجة إلى مزيد من الاهتمام لوجود مناصري تنظيم الدولة الإسلامية ، لكن الحكومة العسكرية ، التي تولت السلطة بعد الانقلاب ، أظهرت أنها لا تحب السياسة الفرنسية على الإطلاق ، معتبرةً إياها تدخلاً في سياسته. الشؤون الداخلية الخاصة ، وهو ظرف أدى إلى الشك ، إن لم يكن خليطًا مع الميليشيات المتطرفة ، على الأقل في الرغبة في استخدامها كوسيلة لمعارضة العمل الفرنسي ، لأنه على عكس وجود حكومة الانقلاب. علاوة على ذلك ، فإن استخدام الميليشيات الروسية ، التي يسيطر عليها أشخاص مقربون من الرئيس بوتين ، من قبل الحكومة المالية الجديدة ، هو إشارة واضحة إلى أين تريد السياسة الخارجية للحكومة الأفريقية الجديدة أن تتجه. حتى في بوركينا فاسو ، حيث سمح الانقلاب بتغيير الحكومة مؤخرًا ، يبدو أن هناك وجود مرتزقة روس ينتمون لنفس الشركة الموجودة في مالي. هذه الإستراتيجية الروسية تكمل عمل نفس المرتزقة المتواجدين لأطول فترة في ليبيا والسودان وأفريقيا الوسطى ، والذين يقومون بمهام لضمان مصالح موسكو في المنطقة من خلال إمداد الحكومات بالسلاح والتدريب والحامية العسكرية وأيضاً. لدعم الفصائل السياسية غير الحكومية ، ولكن قد تكون وظيفية لأغراض الاتحاد الروسي. يثير هذا الموقف أسئلة جوهرية حول فعالية الإجراء الدبلوماسي الوحيد الذي اختارته أوروبا والذي يبدو ، الآن ، غير كاف لحماية مصالحها في المنطقة الأفريقية في مواجهة ظهور مواضيع دولية ، مثل روسيا والصين ، الحاضرة بشكل متزايد وجاهز. ليس فقط ليحل محل الاتحاد ، ولكن أيضا لممارسة ضغوط مباشرة لتكييف موقفه الدولي. أصبحت الحاجة إلى قوة عسكرية أوروبية وعمل سياسي خارجي مشترك أكثر إلحاحًا وضرورية: لم يعد الوقت مناسبًا للتأخير ، تحت وطأة تقليص حجم الاتحاد على الصعيد الدولي ، سياسيًا ولكن أيضًا اقتصاديًا.

venerdì 21 gennaio 2022

Nella questione ucraina, l'Europa è marginale

 All’interno della situazione ucraina, l’Unione Europea non sta interpretando un ruolo da protagonista a causa dell’esclusione dei colloqui che Putin tiene regolarmente con gli USA e l’Alleanza Atlantica. Questa di situazione di emarginazione è comprensibile se si considerano le ragioni di Putin, che non vuole intenzionalmente altri protagonisti vicini agli Stati Uniti al tavolo delle trattative e, nel contempo, continua nella sua opera di divisione degli alleati occidentali, ma il mancato coinvolgimento da parte di Washington, che doveva esigere la presenza di Bruxelles ai negoziati, appare molto grave. Sulla questione si possono fare delle ipotesi, che se vere potrebbero portare ad una situazione difficile tra le due parti. Innanzitutto è singolare che ne gli USA e neppure l’Alleanza Atlantica abbiano sentito il bisogno della presenza europea: non si può non pensare al risentimento di entrambi i soggetti per la volontà di creare una forza armata direttamente costituita dall’Unione Europea, che è stata interpretata oltre oceano come una alternativa all’Alleanza Atlantica e quindi alla influenza americana, sia dal punto di vista strategico, che politico ed anche economico, visto la grande partita delle commesse militari che è in gioco; tuttavia la Germania cerca comunque di rientrare nella partita diplomatica, approfittando dello scalo del Segretario di stato americano e coinvolgendo anche Francia e Regno Unito. Berlino, con questa manovra, gioca, però, una partita singola, sganciata da una auspicabile azione europea. Certo riconoscere che la questione centrale è il mantenimento dell’ordine e della pace è una questione essenziale per l’Europa, appare un fatto scontato, che non fa altro che rinnovare la marginalità dell’Unione. Sebbene l’Europa abbia l’aspirazione di un ruolo di rilievo, la strategia tedesca è apparsa una via di mezzo tra tentativo dilettantesco e manovra azzardata. La Francia avrebbe l’intenzione di fare intraprendere una propria azione diplomatica all’Unione nei confronti di Mosca, ma il timore è che gli Stati Uniti non gradiscano questa iniziativa alternativa e che la scarsa forza contrattuale europea di fronte alla Russia, determini una iniziativa con scarse conseguenze pratiche ma con ricadute politiche molto negative. D’altra parte le intenzioni nei confronti della Russia, in caso di invasione dell’Ucraina, sono molto differenti: se Washington arriva a propendere addirittura per una risposta militare, anche se preceduta da forniture di armi verso Kiev e pesanti sanzioni economiche, l’Europa punta esclusivamente sul dialogo, perché troppo coinvolta da eventuali sanzioni contro Mosca a causa dei legami economici e della dipendenza delle forniture energetiche che arrivano dal paese russo. L’Europa si trova in una situazione di stallo a causa della mancanza cronica di una politica estera ed economica, specialmente insufficiente sul tema degli approvvigionamenti energetici, che ne condizionano ogni possibile mossa. Gli stessi Stati Uniti si stanno muovendo con la massima cautela, atteggiamento che potrebbe essere scambiato per debolezza da Putin, che continua ad avvicinarsi in modo preoccupante allo scontro. Alla Russia è stata lasciata troppa libertà di manovra, rivendicare la propria area di influenza sui territori che appartenevano all’ex impero sovietico può essere comprensibile, ma non è tollerabile costringere stati e popoli che non gradiscono questa soluzione; intanto il fine ultimo di Putin è quello di non avere stati democratici sui propri confini per evitare pericolosi contagi con la popolazione russa, già molto insoddisfatta dello stato di cose, questo è l’obiettivo primario, il secondo, quello ufficiale, di rifiutare la presenza dell’Alleanza Atlantica sui propri confini può avere giustificazioni strategiche che non si conciliano con l’autodeterminazione delle nazioni sovrane. Basterebbe solo questo per superare perplessità di ordine economico da parte degli europei: l’avanzata russa, quella si, ai confini dell’Unione è un fattore di pericolosa destabilizzazione dell’assetto europeo, soprattutto con stati all’interno dell’Unione dove spirano sentimenti antidemocratici, che Bruxelles non dovrebbe più tollerare. Pur con tutti i dubbi legittimi, l’Europa dovrebbe affiancare in maniera convinta gli Stati Uniti per contenere Putin e proprio la mancanza di questa convinzione ne determina la marginalità, che non potrà essere superata finché verranno mantenute queste posizioni troppo timide e moderate contro la prevaricazione della democrazia.

In the Ukrainian question, Europe is marginal

 Within the Ukrainian situation, the European Union is not playing a leading role due to the exclusion of the talks that Putin regularly holds with the US and the Atlantic Alliance. This situation of marginalization is understandable if we consider Putin's reasons, who intentionally does not want other protagonists close to the United States at the negotiating table and, at the same time, continues in his work of dividing Western allies, but the lack of involvement on the part of Washington, which was to require Brussels to attend the negotiations, appears very serious. On the question, hypotheses can be made, which if true could lead to a difficult situation between the two parties. First of all, it is singular that neither the USA nor the Atlantic Alliance felt the need for a European presence: one cannot but think of the resentment of both parties for the desire to create an armed force directly constituted by the European Union, which was interpreted overseas as an alternative to the Atlantic Alliance and therefore to American influence, both from a strategic, political and also economic point of view, given the great game of military orders that is at stake; however, Germany is still trying to get back into the diplomatic game, taking advantage of the US Secretary of State's stopover and also involving France and the United Kingdom. Berlin, with this maneuver, however, plays a single game, unhooked by a desirable European action. Certainly recognizing that the central question is the maintenance of order and peace is an essential question for Europe, it seems a foregone conclusion, which does nothing but renew the marginality of the Union. Although Europe aspires to play an important role, the German strategy appeared to be a cross between an amateurish attempt and a risky maneuver. France would have the intention of having the Union take its own diplomatic action towards Moscow, but the fear is that the United States does not like this alternative initiative and that the lack of European bargaining strength vis-a-vis Russia, determines an initiative with few practical consequences but with very negative political repercussions. On the other hand, the intentions towards Russia, in the event of an invasion of Ukraine, are very different: if Washington even comes to favor a military response, even if preceded by arms supplies to Kiev and heavy economic sanctions, the Europe focuses exclusively on dialogue, because it is too involved in any sanctions against Moscow due to economic ties and the dependence on energy supplies arriving from the Russian country. Europe finds itself in a stalemate due to the chronic lack of a foreign and economic policy, especially insufficient on the issue of energy supplies, which affect every possible move. The United States itself is moving with the utmost caution, an attitude that could be mistaken for weakness by Putin, who continues to approach the confrontation in a worrying way. Russia has been left too much freedom of maneuver, claiming its area of ​​influence on the territories that belonged to the former Soviet empire may be understandable, but it is not tolerable to force states and peoples who do not like this solution; Meanwhile, Putin's ultimate goal is not to have democratic states on its borders to avoid dangerous contagions with the Russian population, already very dissatisfied with the state of affairs, this is the primary objective, the second, the official one, of refusing the presence of the Atlantic Alliance on its borders may have strategic justifications that do not reconcile with the self-determination of sovereign nations. This alone would be enough to overcome European perplexities of an economic nature: the Russian advance, that yes, at the borders of the Union is a factor of dangerous destabilization of the European order, especially with states within the Union where feelings are blowing undemocratic, which Brussels should no longer tolerate. Despite all legitimate doubts, Europe should strongly support the United States to contain Putin and precisely the lack of this conviction determines his marginality, which cannot be overcome as long as these too timid and moderate positions against prevarication are maintained. of democracy.

En la cuestión ucraniana, Europa es marginal

 Dentro de la situación ucraniana, la Unión Europea no está jugando un papel protagónico por la exclusión de las conversaciones que Putin mantiene regularmente con EE.UU. y la Alianza Atlántica. Esta situación de marginación es comprensible si tenemos en cuenta las razones de Putin, que intencionadamente no quiere en la mesa de negociación a otros protagonistas cercanos a Estados Unidos y, al mismo tiempo, continúa en su labor de dividir a los aliados occidentales, pero la falta de implicación en la parte de Washington, que iba a exigir a Bruselas que asistiera a las negociaciones, parece muy grave. Sobre la cuestión se pueden hacer hipótesis, que de ser ciertas podrían llevar a una situación difícil entre las dos partes. En primer lugar, es singular que ni EE.UU. ni la Alianza Atlántica sintieran la necesidad de una presencia europea: no se puede dejar de pensar en el resentimiento de ambas partes por el deseo de crear una fuerza armada directamente constituida por la Unión Europea, que fue interpretada en ultramar como una alternativa a la Alianza Atlántica y por tanto a la influencia americana, tanto desde el punto de vista estratégico como político y también económico, dado el gran juego de órdenes militares que está en juego; sin embargo, Alemania todavía está tratando de volver al juego diplomático, aprovechando la escala del secretario de Estado de los EE. UU. e involucrando también a Francia y el Reino Unido. Berlín, con esta maniobra, sin embargo, juega un partido único, desenganchado por una acción europea deseable. Ciertamente, reconocer que la cuestión central es el mantenimiento del orden y la paz es una cuestión esencial para Europa, parece una conclusión inevitable, que no hace más que renovar la marginalidad de la Unión. Aunque Europa aspira a un papel destacado, la estrategia alemana parecía ser un cruce entre un intento amateur y una maniobra arriesgada. Francia tendría la intención de que la Unión emprendiera su propia acción diplomática hacia Moscú, pero el temor es que a Estados Unidos no le guste esta iniciativa alternativa y que la falta de fuerza negociadora europea frente a Rusia, determine una iniciativa con pocas consecuencias prácticas pero con repercusiones políticas muy negativas. Por otro lado, las intenciones hacia Rusia, en caso de una invasión de Ucrania, son muy diferentes: si Washington incluso llega a favorecer una respuesta militar, aunque sea precedida por el suministro de armas a Kiev y fuertes sanciones económicas, la Europa se centra exclusivamente en el diálogo, porque está demasiado involucrado en cualquier sanción contra Moscú debido a los vínculos económicos y la dependencia de los suministros energéticos que llegan del país ruso. Europa se encuentra en un punto muerto por la falta crónica de una política exterior y económica, especialmente insuficiente en el tema del abastecimiento energético, que afecta a todos los movimientos posibles. El propio Estados Unidos se mueve con la máxima cautela, actitud que podría ser confundida con debilidad por parte de Putin, que sigue abordando el enfrentamiento de forma preocupante. A Rusia se le ha dejado demasiada libertad de maniobra, reclamar su área de influencia sobre los territorios que pertenecieron al antiguo imperio soviético puede ser comprensible, pero no es tolerable forzar a estados y pueblos a los que no les gusta esta solución; Mientras tanto, el objetivo final de Putin es no tener estados democráticos en sus fronteras para evitar contagios peligrosos con la población rusa, ya muy descontenta con el estado de cosas, este es el objetivo principal, el segundo, el oficial, de negar la presencia de la Alianza Atlántica en sus fronteras puede tener justificaciones estratégicas que no concilian con la autodeterminación de las naciones soberanas. Esto por sí solo sería suficiente para superar las perplejidades europeas de carácter económico: el avance ruso, eso sí, en las fronteras de la Unión es un factor de peligrosa desestabilización del orden europeo, especialmente con estados dentro de la Unión donde soplan sentimientos antidemocráticos, que Bruselas ya no debería tolerar. A pesar de todas las dudas legítimas, Europa debería apoyar con fuerza a Estados Unidos para contener a Putin y precisamente la falta de esta convicción determina su marginalidad, que no podrá superarse mientras se mantengan estas posiciones demasiado tímidas y moderadas contra la prevaricación de la democracia.

In der ukrainischen Frage ist Europa marginal

 In der ukrainischen Situation spielt die Europäische Union keine führende Rolle, da die Gespräche, die Putin regelmäßig mit den USA und der Atlantischen Allianz führt, ausgeschlossen sind. Diese Situation der Marginalisierung ist verständlich, wenn man sich Putins Gründe vor Augen führt, der bewusst keine anderen Protagonisten in der Nähe der Vereinigten Staaten am Verhandlungstisch haben will und gleichzeitig sein Werk der Spaltung westlicher Verbündeter fortsetzt, aber die fehlende Beteiligung weiterführt die Seite Washingtons, die Brüssel zur Teilnahme an den Verhandlungen verpflichten sollte, erscheint sehr ernst. Zu der Frage können Hypothesen aufgestellt werden, die, wenn sie zutreffen, zu einer schwierigen Situation zwischen den beiden Parteien führen könnten. Zunächst einmal ist es bemerkenswert, dass weder die USA noch das Atlantische Bündnis die Notwendigkeit einer europäischen Präsenz verspürten: Man muss an den Unmut beider Seiten denken, die den Wunsch hegten, eine direkt von der Europäischen Union gebildete Streitmacht zu schaffen in Übersee als Alternative zum Atlantischen Bündnis und damit zum amerikanischen Einfluss interpretiert, sowohl aus strategischer, politischer als auch aus wirtschaftlicher Sicht angesichts des großen Spiels militärischer Ordnungen, das auf dem Spiel steht; Deutschland versucht jedoch immer noch, wieder ins diplomatische Spiel einzusteigen, indem es den Zwischenstopp des US-Außenministers nutzt und auch Frankreich und Großbritannien einbezieht. Berlin spielt mit diesem Manöver jedoch ein einziges Spiel, das von einer wünschenswerten europäischen Aktion abhakt. Gewiss anzuerkennen, dass die zentrale Frage der Aufrechterhaltung von Ordnung und Frieden eine wesentliche Frage für Europa ist, scheint dies eine ausgemachte Sache zu sein, die nichts anderes tut, als die Marginalität der Union zu erneuern. Obwohl Europa eine herausragende Rolle anstrebt, schien die deutsche Strategie eine Mischung aus dilettantischem Versuch und riskantem Manöver zu sein. Frankreich hätte die Absicht, dass die Union eigene diplomatische Schritte gegen Moskau unternimmt, aber es besteht die Befürchtung, dass die Vereinigten Staaten diese alternative Initiative nicht mögen und dass der Mangel an europäischer Verhandlungsstärke gegenüber Russland eine Initiative mit sich bringt wenige praktische Konsequenzen, aber mit sehr negativen politischen Auswirkungen. Andererseits sind die Absichten gegenüber Russland im Falle einer Invasion der Ukraine sehr unterschiedlich: Wenn Washington auch nur eine militärische Reaktion favorisiert, selbst wenn Waffenlieferungen an Kiew und schwere Wirtschaftssanktionen vorausgehen, konzentriert sich Europa ausschließlich auf Dialog, weil es aufgrund der wirtschaftlichen Verflechtungen und der Abhängigkeit von Energielieferungen aus dem russischen Land zu sehr in Sanktionen gegen Moskau verwickelt ist. Europa befindet sich aufgrund des chronischen Mangels an Außen- und Wirtschaftspolitik, insbesondere in der Frage der Energieversorgung, in einer Pattsituation, die jeden möglichen Schritt betrifft. Die Vereinigten Staaten selbst bewegen sich mit äußerster Vorsicht, eine Haltung, die von Putin, der die Konfrontation weiterhin auf besorgniserregende Weise angeht, mit Schwäche verwechselt werden könnte. Russland wurde zu viel Handlungsspielraum gelassen, die Behauptung seines Einflussbereichs über die Gebiete, die zum ehemaligen Sowjetreich gehörten, mag verständlich sein, aber es ist nicht hinnehmbar, Staaten und Völker zu zwingen, die diese Lösung nicht mögen; In der Zwischenzeit ist Putins oberstes Ziel nicht, demokratische Staaten an seinen Grenzen zu haben, um gefährliche Ansteckungen mit der russischen Bevölkerung zu vermeiden, die bereits sehr unzufrieden mit der Lage der Dinge ist, dies ist das primäre Ziel, das zweite, das offizielle, die Anwesenheit zu verweigern Das Atlantische Bündnis kann an seinen Grenzen strategische Begründungen haben, die mit der Selbstbestimmung souveräner Nationen nicht vereinbar sind. Dies allein würde ausreichen, um europäische Verwirrungen wirtschaftlicher Art zu überwinden: Der russische Vormarsch, ja, an den Grenzen der Union, ist ein Faktor gefährlicher Destabilisierung der europäischen Ordnung, insbesondere bei Staaten innerhalb der Union, in denen undemokratische Gefühle wehen, die Brüssel nicht länger dulden sollte. Trotz aller berechtigten Zweifel sollte Europa die Vereinigten Staaten nachdrücklich dabei unterstützen, Putin einzudämmen, und gerade das Fehlen dieser Überzeugung bestimmt seine Marginalität, die nicht überwunden werden kann, solange diese zu schüchternen und gemäßigten Positionen gegen Ausflüchte der Demokratie beibehalten werden.

Dans la question ukrainienne, l'Europe est marginale

 Dans la situation ukrainienne, l'Union européenne ne joue pas un rôle de premier plan en raison de l'exclusion des pourparlers que Poutine tient régulièrement avec les États-Unis et l'Alliance atlantique. Cette situation de marginalisation est compréhensible si l'on considère les raisons de Poutine, qui intentionnellement ne veut pas d'autres protagonistes proches des États-Unis à la table des négociations et, en même temps, poursuit son travail de division des alliés occidentaux, mais le manque d'implication sur la part de Washington, qui devait obliger Bruxelles à assister aux négociations, apparaît très sérieuse. Sur la question, des hypothèses peuvent être émises, qui, si elles sont vraies, pourraient conduire à une situation difficile entre les deux parties. Tout d'abord, il est singulier que ni les États-Unis ni l'Alliance atlantique n'aient ressenti le besoin d'une présence européenne : on ne peut que penser au ressentiment des deux parties face à la volonté de créer une force armée directement constituée par l'Union européenne, qui était interprété outre-mer comme une alternative à l'Alliance atlantique et donc à l'influence américaine, tant d'un point de vue stratégique, politique qu'économique, compte tenu du grand jeu d'ordres militaires qui est en jeu ; cependant, l'Allemagne tente toujours de se remettre dans le jeu diplomatique, profitant de l'escale du secrétaire d'Etat américain et impliquant également la France et le Royaume-Uni. Berlin, avec cette manœuvre, joue pourtant un jeu unique, décroché par une action européenne désirable. Certes, reconnaître que la question centrale est le maintien de l'ordre et la paix est une question essentielle pour l'Europe, cela semble aller de soi, ce qui ne fait que renouveler la marginalité de l'Union. Bien que l'Europe aspire à un rôle de premier plan, la stratégie allemande apparaît comme un croisement entre une tentative d'amateur et une manœuvre risquée. La France aurait l'intention de voir l'Union mener sa propre action diplomatique auprès de Moscou, mais la crainte est que les États-Unis n'apprécient pas cette initiative alternative et que le manque de force de négociation européenne vis-à-vis de la Russie, détermine une initiative avec peu de conséquences pratiques mais avec des répercussions politiques très négatives. En revanche, les intentions envers la Russie, en cas d'invasion de l'Ukraine, sont très différentes : si Washington en vient même à privilégier une réponse militaire, fût-elle précédée de livraisons d'armes à Kiev et de lourdes sanctions économiques, l'Europe se concentre exclusivement sur le dialogue, car il est trop impliqué dans les sanctions contre Moscou en raison des liens économiques et de la dépendance vis-à-vis des approvisionnements énergétiques en provenance du pays russe. L'Europe se retrouve dans une impasse due à l'absence chronique d'une politique étrangère et économique, notamment insuffisante sur la question de l'approvisionnement énergétique, qui affecte tous les mouvements possibles. Les États-Unis eux-mêmes avancent avec la plus grande prudence, une attitude qui pourrait être confondue avec de la faiblesse par Poutine, qui continue d'aborder la confrontation de manière inquiétante. On a laissé trop de liberté de manœuvre à la Russie, revendiquer sa zone d'influence sur les territoires qui appartenaient à l'ancien empire soviétique est peut-être compréhensible, mais il n'est pas tolérable de forcer les États et les peuples qui n'aiment pas cette solution ; En attendant, le but ultime de Poutine n'est pas d'avoir des Etats démocratiques à ses frontières pour éviter des contagions dangereuses avec la population russe, déjà très insatisfaite de la situation, c'est l'objectif premier, le second, l'officiel, de refuser la présence de l'Alliance atlantique à ses frontières peut avoir des justifications stratégiques qui ne se concilient pas avec l'autodétermination des nations souveraines. Cela suffirait à lui seul à surmonter les perplexités européennes d'ordre économique : l'avancée russe, cela oui, aux frontières de l'Union est un facteur de déstabilisation dangereuse de l'ordre européen, surtout avec des États au sein de l'Union où soufflent des sentiments antidémocratiques, que Bruxelles ne devrait plus tolérer. Malgré tous les doutes légitimes, l'Europe devrait fortement soutenir les États-Unis pour contenir Poutine et précisément l'absence de cette conviction détermine sa marginalité, qui ne pourra être surmontée tant que seront maintenues ces positions trop timides et modérées contre les atermoiements de la démocratie.