Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

venerdì 4 marzo 2022

La possibile tattica russa e le potenziali risposte occidentali

 Probabilmente l’impegno russo in Siria non era solo dettato da esigenze geopolitiche, come mantenere l’unica base di Mosca nel Mediterraneo, attraverso il mantenimento al potere di Assad, ma era anche una esercitazione preventiva per preparare l’azione militare in Ucraina. Certo le intenzioni e le aspettative di Putin erano di concludere in tempi brevi la riannessione di tutta l’Ucraina sotto l’influenza ex sovietica: una ripetizione del rapporto subordinato che la Bielorussia fornisce al Cremlino.; ed in effetti il piano è ancora quello: instaurare a Kiev un governo filorusso, che possa garantire che l’Ucraina mantenga l’assoluta distanza da Unione Europea ed Alleanza Atlantica. Malgrado però la soverchiante superiorità dell’apparato militare la Russia fatica, sul piano internazionale appare isolata e con prospettive economiche interne devastanti, i paesi europei ed occidentali si sono ricompattati, superando le reciproche differenze ed arrivando ad accogliere in maniera massiccia i profughi, disinnescando così le intenzioni del Cremlino di favorire i contrasti interni sull’immigrazione, anche se hanno avuto un tempo di reazione troppo elevato di fronte al rincorrersi degli eventi e perfino la Cina appare più cauta nell’appoggiare Putin, per non urtare la suscettibilità commerciale del mercato più ricco del mondo. Da parte loro gli ucraini, pur con tutte le difficoltà contingenti stanno opponendo una resistenza che la Russia non aveva previsto, anzi il Cremlino si attendeva per le sue truppe una accoglienza da liberatori. L’insieme di queste risposte dalle controparti, sommate alle evidenti valutazioni errate, se nell’immediato possono portare a valutazioni positive, non possono però impedire di analizzare quali saranno le possibili prossime mosse di Putin. Se si parte da una analisi dell’inquilino del Cremlino, risulta difficile pronosticare una via di uscita che si configuri come una confitta politica, cioè potrebbe anche non bastare un accordo che consenta alla Russia la cessione dei territori del Donbass ed anche della fascia costiera fino ad Odessa. Putin è stato chiaro non intende fermarsi, perché considera l’Ucraina parte della Russia e questa ammissione costituisce il suo programma finalmente esplicato in modo chiaro. La concessione dell’apertura dei corridoi umanitari per fare fuggire i civili apre scenari oltremodo inquietanti, che precludono, appunto, a ciò che è accaduto in Siria ed in particolar modo nelle battaglie per la conquista di Aleppo. Proprio in quella occasione, dopo l’abbandono della città della maggior parte dei suoi abitanti, i russi, una volta entrati diedero sfoggio di particolare violenza ed ora, forti di quella esperienza acquisita sul campo, il destino di Kiev appare quello. D’altra parte arrivare almeno fino alla conquista della capitale ucraina ha, per Putin, il significato della vittoria del conflitto, mentre per il resto dell’Ucraina, la parte verso occidente al confine con la Polonia, una operazione militare paragonabile a quella attuale è più difficile, ma per il Cremlino, probabilmente basterà arrestarsi a Kiev. Sull’occidente una eventuale conquista di Kiev da parte dei russi, oltretutto ottenuta con modi particolarmente efferati, potrebbe provocare una reazione di difficile previsione. L’avvicinarsi ai confini dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea, del nemico russo, che oltretutto minaccia direttamente i paesi baltici e si oppone all’ingresso nell’Alleanza Atlantica di Svezia e Finlandia, oltre che nell’Unione Europea di Moldavia e Georgia, alzerebbe ulteriormente il livello dello scontro, che fino ad ora è stato limitato a sanzioni, seppure ingenti, ed a forniture militari per l’Ucraina. L’avvicinarsi del fronte verso la frontiera polacca e rumena avvicinerebbe sensibilmente l’inizio della terza guerra mondiale. Ormai è inutile recriminare sull’atteggiamento passivo di Unione Europea ed Alleanza Atlantica, che hanno perso otto anni in inutili discussioni, quando avrebbero potuto gestire differentemente la questione ucraina con soluzioni preventive in grado di contrastare i piani russi: ora è il momento di mettere in atto soluzioni in grado di contrastare Mosca, anche dal punto di vista militare e non solo politico. Certo ammettere subito Svezia e Finlandia dell’Alleanza Atlantica ed Ucraina, Moldavia e Georgia nell’Unione Europea costituirebbe una risposta politica equivalente ad un avvertimento chiaro a Mosca, ma senza una organizzazione militare ed una volontà di impegno diretto in casi come quello attuale lo spazio di manovra è limitato. Purtroppo è brutto dirlo ma l’opzione militare diventa sempre più una esigenza ed una eventualità più probabile.

The possible Russian tactics and the potential Western responses

 Probably the Russian commitment in Syria was not only dictated by geopolitical needs, such as maintaining the only Moscow base in the Mediterranean, by keeping Assad in power, but it was also a preventive exercise to prepare for military action in Ukraine. Certainly, Putin's intentions and expectations were to quickly conclude the reconnection of all Ukraine under former Soviet influence: a repetition of the subordinate relationship that Belarus provides to the Kremlin; and in fact the plan is still the same: to establish a pro-Russian government in Kiev, which can guarantee that Ukraine maintains absolute distance from the European Union and the Atlantic Alliance. However, despite the overwhelming superiority of the military apparatus, Russia is struggling, on the international level it appears isolated and with devastating internal economic prospects, the European and Western countries have regrouped, overcoming their mutual differences and arriving to massively welcome refugees, thus defusing the Kremlin's intentions to favor internal disputes over immigration, even if they have had too long a reaction time in the face of events and even China appears more cautious in supporting Putin, so as not to hurt the commercial susceptibility of the market more rich in the world. For their part, the Ukrainians, despite all the contingent difficulties, are putting up a resistance that Russia had not foreseen, indeed the Kremlin expected a welcome from liberators for its troops. The set of these answers from the counterparties, added to the obvious erroneous assessments, if they can lead to positive assessments in the immediate future, cannot however prevent us from analyzing what Putin's possible next moves will be. If we start from an analysis of the Kremlin tenant, it is difficult to predict a way out that is configured as a political conflict, that is, an agreement that allows Russia to cede the territories of the Donbass and also of the coastal strip may not be enough. in Odessa. Putin has been clear he does not intend to stop, because he considers Ukraine part of Russia and this admission constitutes his program which he has finally explained clearly. The granting of the opening of humanitarian corridors to make civilians flee opens extremely disturbing scenarios, which preclude, in fact, what happened in Syria and especially in the battles for the conquest of Aleppo. Precisely on that occasion, after the abandonment of the city of most of its inhabitants, the Russians, once they entered, gave a display of particular violence and now, strengthened by that experience acquired in the field, the fate of Kiev appears to be the same. On the other hand, reaching at least as far as the conquest of the Ukrainian capital has, for Putin, the meaning of the victory of the conflict, while for the rest of Ukraine, the part towards the west on the border with Poland, a military operation comparable to the current one is more difficult, but for the Kremlin, it will probably be enough to stop in Kiev. In the West, a possible conquest of Kiev by the Russians, moreover obtained with particularly brutal ways, could provoke a reaction that is difficult to predict. The approach to the borders of the Atlantic Alliance and the European Union, of the Russian enemy, who moreover directly threatens the Baltic countries and opposes the entry into the Atlantic Alliance of Sweden and Finland, as well as the European Union of Moldova and Georgia, would further raise the level of the clash, which until now has been limited to sanctions, albeit large, and military supplies for Ukraine. The approach of the front towards the Polish and Romanian border would significantly bring the beginning of the third world war closer. It is now useless to complain about the passive attitude of the European Union and the Atlantic Alliance, which have lost eight years in useless discussions, when they could have managed the Ukrainian question differently with preventive solutions capable of countering Russian plans: now is the time to put in place solutions are put in place that are capable of opposing Moscow, also from a military and not just a political point of view. Of course, immediately admitting Sweden and Finland of the Atlantic Alliance and Ukraine, Moldova and Georgia to the European Union would constitute a political response equivalent to a clear warning in Moscow, but without a military organization and a willingness to directly engage in cases such as the current one. maneuvering is limited. Unfortunately it is bad to say it but the military option is increasingly becoming a necessity and a more probable eventuality.

Las posibles tácticas rusas y las posibles respuestas occidentales

 Probablemente el compromiso ruso en Siria no solo estuvo dictado por necesidades geopolíticas, como mantener la única base de Moscú en el Mediterráneo, manteniendo a Assad en el poder, sino que también fue un ejercicio preventivo para preparar la acción militar en Ucrania. Ciertamente, las intenciones y expectativas de Putin eran concluir rápidamente la reconexión de toda Ucrania bajo la antigua influencia soviética: una repetición de la relación de subordinación que Bielorrusia brinda al Kremlin; y de hecho el plan sigue siendo el mismo: establecer un gobierno prorruso en Kiev, que pueda garantizar que Ucrania mantenga una distancia absoluta con la Unión Europea y la Alianza Atlántica. Sin embargo, a pesar de la abrumadora superioridad del aparato militar, Rusia lucha, a nivel internacional se muestra aislada y con devastadoras perspectivas económicas internas, los países europeos y occidentales se han reagrupado, superando sus diferencias mutuas y llegando a acoger masivamente a los refugiados, desactivando así las intenciones del Kremlin de favorecer las disputas internas sobre la inmigración, aunque han tenido un tiempo de reacción demasiado largo ante los acontecimientos e incluso China se muestra más cautelosa en apoyar a Putin, para no herir la susceptibilidad comercial del mercado más rico en el mundo. Por su parte, los ucranianos, a pesar de todas las dificultades contingentes, están oponiendo una resistencia que Rusia no había previsto, de hecho el Kremlin esperaba una acogida libertadora para sus tropas. El conjunto de estas respuestas de las contrapartes, sumado a las evidentes valoraciones erróneas, si pueden dar lugar a valoraciones positivas en el futuro inmediato, no puede impedir, sin embargo, que analicemos cuáles serán los posibles próximos movimientos de Putin. Si partimos de un análisis del arrendatario del Kremlin, es difícil augurar una salida que se configura como un conflicto político, es decir, un acuerdo que permita a Rusia ceder los territorios del Donbass y también de la franja costera puede no ser suficiente en Odessa. Putin ha dejado claro que no tiene intención de parar, porque considera a Ucrania parte de Rusia y esta admisión constituye su programa que finalmente ha sido explicado claramente. La concesión de la apertura de corredores humanitarios para hacer huir a los civiles abre escenarios sumamente inquietantes, que imposibilitan, de hecho, lo ocurrido en Siria y especialmente en las batallas por la conquista de Alepo. Precisamente en esa ocasión, tras el abandono de la ciudad de la mayoría de sus habitantes, los rusos, una vez dentro, dieron un alarde de particular violencia y ahora, fortalecidos por esa experiencia adquirida en el terreno, el destino de Kiev parece ser el mismo. Por otro lado, llegar al menos hasta la conquista de la capital ucraniana tiene, para Putin, el significado de la victoria del conflicto, mientras que para el resto de Ucrania, la parte hacia el oeste en la frontera con Polonia, una operación militar comparable a la actual es más difícil, pero para el Kremlin, probablemente será suficiente para detenerse en Kiev. En Occidente, una posible conquista de Kiev por parte de los rusos, obtenida además con métodos particularmente brutales, podría provocar una reacción difícil de predecir. El acercamiento a las fronteras de la Alianza Atlántica y la Unión Europea, del enemigo ruso, que además amenaza directamente a los países bálticos y se opone a la entrada en la Alianza Atlántica de Suecia y Finlandia, así como a la Unión Europea de Moldavia y Georgia, elevaría aún más el nivel del enfrentamiento, que hasta ahora se ha limitado a sanciones, aunque grandes, y suministros militares para Ucrania. El acercamiento del frente hacia la frontera polaca y rumana acercaría significativamente el comienzo de la tercera guerra mundial. De nada sirve ahora quejarse de la actitud pasiva de la Unión Europea y la Alianza Atlántica, que han perdido ocho años en discusiones inútiles, cuando podrían haber gestionado de otra forma la cuestión ucraniana con soluciones preventivas capaces de contrarrestar los planes rusos: ahora es el momento poner en marcha soluciones que sean capaces de oponerse a Moscú, también desde un punto de vista militar y no sólo político. Por supuesto, la admisión inmediata de Suecia y Finlandia en la Alianza Atlántica y Ucrania, Moldavia y Georgia en la Unión Europea constituiría una respuesta política equivalente a una clara advertencia en Moscú, pero sin una organización militar y sin voluntad de involucrarse directamente en casos como el actual la maniobrabilidad es limitada. Lamentablemente está mal decirlo, pero la opción militar se convierte cada vez más en una necesidad y en una eventualidad más probable.

Die möglichen russischen Taktiken und die möglichen westlichen Reaktionen

 Wahrscheinlich war das russische Engagement in Syrien nicht nur von geopolitischen Erfordernissen diktiert, wie etwa der Aufrechterhaltung des einzigen Moskauer Stützpunkts im Mittelmeerraum, um Assad an der Macht zu halten, sondern es war auch eine präventive Übung zur Vorbereitung einer Militäraktion in der Ukraine. Sicherlich waren Putins Absichten und Erwartungen, die Wiederverbindung der gesamten Ukraine unter dem ehemaligen sowjetischen Einfluss schnell abzuschließen: eine Wiederholung der untergeordneten Beziehung, die Weißrussland dem Kreml bietet; und tatsächlich ist der Plan immer noch derselbe: eine pro-russische Regierung in Kiew zu etablieren, die garantieren kann, dass die Ukraine absolute Distanz zur Europäischen Union und zum Atlantischen Bündnis wahrt. Doch trotz der überwältigenden Überlegenheit des Militärapparats kämpft Russland, auf internationaler Ebene wirkt es isoliert und mit verheerenden innenwirtschaftlichen Aussichten haben sich die europäischen und westlichen Länder neu gruppiert, ihre gegenseitigen Differenzen überwunden und Flüchtlinge massiv willkommen geheißen und damit entschärft die Absichten des Kremls, interne Streitigkeiten über Einwanderung zu begünstigen, auch wenn sie angesichts der Ereignisse eine zu lange Reaktionszeit hatten, und selbst China scheint vorsichtiger bei der Unterstützung Putins zu sein, um die kommerzielle Anfälligkeit des reicheren Marktes nicht zu verletzen Welt. Die Ukrainer ihrerseits leisten trotz aller möglichen Schwierigkeiten einen Widerstand, mit dem Russland nicht gerechnet hatte, ja der Kreml erwartete von Befreiern einen Empfang für seine Truppen. Die Gesamtheit dieser Antworten der Kontrahenten, die zu den offensichtlichen Fehleinschätzungen hinzukommen, wenn sie in naher Zukunft zu positiven Einschätzungen führen können, kann uns jedoch nicht daran hindern, zu analysieren, was Putins mögliche nächste Schritte sein werden. Wenn wir von einer Analyse des Kreml-Mieters ausgehen, ist es schwierig, einen Ausweg vorherzusagen, der als politischer Konflikt konfiguriert ist, also ein Abkommen, das es Russland erlaubt, die Gebiete des Donbass und auch des Küstenstreifens nicht abzutreten genug sein in Odessa. Putin hat deutlich gemacht, dass er nicht beabsichtigt aufzuhören, weil er die Ukraine als Teil Russlands betrachtet und dieses Eingeständnis sein Programm darstellt, das endlich klar erklärt wurde. Die Gewährung der Öffnung humanitärer Korridore zur Flucht von Zivilisten eröffnet äußerst beunruhigende Szenarien, die eigentlich ausschließen, was in Syrien und insbesondere bei den Kämpfen um die Eroberung von Aleppo geschah. Gerade bei dieser Gelegenheit, nachdem die meisten Einwohner die Stadt verlassen hatten, zeigten die Russen bei ihrem Einmarsch besondere Gewalt, und jetzt, gestärkt durch die im Feld gesammelten Erfahrungen, scheint das Schicksal von Kiew zu sein gleich. Andererseits hat die zumindest soweit reichende Eroberung der ukrainischen Hauptstadt für Putin die Bedeutung des Sieges des Konflikts, während für die übrige Ukraine der Teil in Richtung Westen an der Grenze zu Polen, ein Eine mit der jetzigen vergleichbare militärische Operation ist schwieriger, aber für den Kreml wird es wahrscheinlich ausreichen, in Kiew Halt zu machen. Im Westen könnte eine mögliche Eroberung Kiews durch die Russen, die noch dazu auf besonders brutale Weise erfolgt, eine schwer vorhersehbare Reaktion hervorrufen. Die Annäherung des russischen Feindes an die Grenzen des Atlantischen Bündnisses und der Europäischen Union, der außerdem die baltischen Länder direkt bedroht und sich dem Beitritt Schwedens und Finnlands sowie der Europäischen Union Moldawiens und Georgiens zum Atlantischen Bündnis widersetzt, würde das Ausmaß des Zusammenstoßes weiter erhöhen, der sich bisher auf Sanktionen, wenn auch große, und militärische Lieferungen für die Ukraine beschränkt hat. Die Annäherung der Front an die polnische und rumänische Grenze würde den Beginn des Dritten Weltkriegs deutlich näher bringen. Es ist jetzt sinnlos, sich über die passive Haltung der Europäischen Union und des Atlantischen Bündnisses zu beklagen, die acht Jahre in nutzlosen Diskussionen verloren haben, als sie die Ukraine-Frage anders mit präventiven Lösungen hätten bewältigen können, die den russischen Plänen entgegenwirken könnten: Jetzt ist die Zeit gekommen Es werden Lösungen geschaffen, die Moskau entgegentreten können, auch in militärischer und nicht nur in politischer Hinsicht. Natürlich würde die sofortige Aufnahme Schwedens und Finnlands in die Atlantische Allianz und der Ukraine, Moldawiens und Georgiens in die Europäische Union eine politische Reaktion darstellen, die einer klaren Warnung in Moskau gleichkäme, aber ohne eine militärische Organisation und die Bereitschaft, sich direkt in Fällen wie diesen zu engagieren die aktuelle manövrieren ist begrenzt. Leider ist es schlecht zu sagen, aber die militärische Option wird immer mehr zu einer Notwendigkeit und zu einer wahrscheinlicheren Eventualität.

Les tactiques russes possibles et les réponses occidentales potentielles

 Probablement l'engagement russe en Syrie n'était pas seulement dicté par des besoins géopolitiques, comme le maintien de la seule base de Moscou en Méditerranée, en maintenant Assad au pouvoir, mais c'était aussi un exercice préventif pour préparer une action militaire en Ukraine. Certes, les intentions et les attentes de Poutine étaient de conclure rapidement la reconnexion de toute l'Ukraine sous l'ancienne influence soviétique : une répétition de la relation de subordination que la Biélorussie offre au Kremlin ; et en fait le plan est toujours le même : établir un gouvernement pro-russe à Kiev, qui puisse garantir que l'Ukraine maintienne une distance absolue par rapport à l'Union européenne et à l'Alliance atlantique. Cependant, malgré l'écrasante supériorité de l'appareil militaire, la Russie se débat, sur le plan international elle apparaît isolée et avec des perspectives économiques internes dévastatrices, les pays européens et occidentaux se sont regroupés, surmontant leurs différences mutuelles et arrivant à accueillir massivement des réfugiés, désamorçant ainsi les intentions du Kremlin de privilégier les conflits internes à l'immigration, même s'ils ont eu un temps de réaction trop long face aux événements et même la Chine apparaît plus prudente dans le soutien à Poutine, pour ne pas heurter la susceptibilité commerciale du marché plus riche en monde. De leur côté, les Ukrainiens, malgré toutes les difficultés contingentes, opposent une résistance que la Russie n'avait pas prévue, en effet le Kremlin attendait un accueil des libérateurs pour ses troupes. L'ensemble de ces réponses des contreparties, ajoutées aux appréciations manifestement erronées, si elles peuvent conduire à des appréciations positives dans l'immédiat, ne peuvent cependant empêcher d'analyser quelles seront les prochaines actions possibles de Poutine. Si l'on part d'une analyse du locataire du Kremlin, il est difficile de prédire une issue configurée comme un conflit politique, c'est-à-dire un accord permettant à la Russie de céder les territoires du Donbass et aussi de la bande côtière. être assez à Odessa. Poutine a été clair qu'il n'a pas l'intention de s'arrêter, car il considère l'Ukraine comme faisant partie de la Russie et cet aveu constitue son programme qui a finalement été clairement expliqué. L'octroi de l'ouverture de couloirs humanitaires pour faire fuir les civils ouvre des scénarios extrêmement inquiétants, qui excluent, de fait, ce qui s'est passé en Syrie et notamment dans les batailles pour la conquête d'Alep. Précisément à cette occasion, après l'abandon de la ville de la plupart de ses habitants, les Russes, une fois entrés, ont fait preuve d'une violence particulière et maintenant, fort de cette expérience acquise sur le terrain, le destin de Kiev semble être le même. En revanche, atteindre au moins jusqu'à la conquête de la capitale ukrainienne a, pour Poutine, le sens de la victoire du conflit, tandis que pour le reste de l'Ukraine, la partie vers l'ouest à la frontière avec la Pologne, une opération militaire comparable à l'actuelle est plus difficile, mais pour le Kremlin, il suffira probablement de s'arrêter à Kiev. A l'Ouest, une éventuelle conquête de Kiev par les Russes, obtenue de surcroît de manière particulièrement brutale, pourrait provoquer une réaction difficilement prévisible. L'approche des frontières de l'Alliance atlantique et de l'Union européenne, de l'ennemi russe, qui menace d'ailleurs directement les pays baltes et s'oppose à l'entrée dans l'Alliance atlantique de la Suède et de la Finlande, ainsi que de l'Union européenne de la Moldavie et de la Géorgie, augmenterait encore le niveau de l'affrontement, qui jusqu'à présent s'est limité à des sanctions, quoique importantes, et à des fournitures militaires à l'Ukraine. L'approche du front vers la frontière polonaise et roumaine rapprocherait considérablement le début de la troisième guerre mondiale. Inutile désormais de se plaindre de la passivité de l'Union européenne et de l'Alliance atlantique, qui ont perdu huit ans en discussions inutiles, alors qu'elles auraient pu gérer différemment la question ukrainienne avec des solutions préventives capables de contrer les plans russes : c'est le moment mettre en place des solutions sont mises en place qui sont capables de s'opposer à Moscou, aussi d'un point de vue militaire et pas seulement politique. Bien sûr, admettre immédiatement la Suède et la Finlande de l'Alliance atlantique et l'Ukraine, la Moldavie et la Géorgie dans l'Union européenne constituerait une réponse politique équivalente à un avertissement clair à Moscou, mais sans une organisation militaire et une volonté de s'engager directement dans des cas tels que l'actuel, les manœuvres sont limitées. C'est malheureusement mal de le dire, mais l'option militaire devient de plus en plus une nécessité et une éventualité plus probable.

As possíveis táticas russas e as possíveis respostas ocidentais

 Provavelmente, o compromisso russo na Síria não foi apenas ditado por necessidades geopolíticas, como manter a única base de Moscou no Mediterrâneo, mantendo Assad no poder, mas também foi um exercício preventivo de preparação para a ação militar na Ucrânia. Certamente, as intenções e expectativas de Putin eram concluir rapidamente a reconexão de toda a Ucrânia sob a antiga influência soviética: uma repetição da relação subordinada que a Bielorrússia fornece ao Kremlin; e de fato o plano ainda é o mesmo: estabelecer um governo pró-Rússia em Kiev, que possa garantir que a Ucrânia mantenha distância absoluta da União Européia e da Aliança Atlântica. No entanto, apesar da esmagadora superioridade do aparato militar, a Rússia luta, a nível internacional parece isolada e com perspectivas económicas internas devastadoras, os países europeus e ocidentais reagruparam-se, superando as suas diferenças mútuas e chegando a acolher massivamente os refugiados, desarmando as intenções do Kremlin de favorecer as disputas internas sobre a imigração, mesmo que tenham tido um tempo de reação muito longo diante dos acontecimentos e até a China se mostre mais cautelosa em apoiar Putin, para não prejudicar a suscetibilidade comercial do mercado mais rico em mundo. Por sua vez, os ucranianos, apesar de todas as dificuldades contingentes, estão opondo uma resistência que a Rússia não havia previsto, de fato, o Kremlin esperava uma acolhida dos libertadores para suas tropas. O conjunto dessas respostas das contrapartes, somado às óbvias avaliações errôneas, se podem levar a avaliações positivas no futuro imediato, não pode, no entanto, impedir-nos de analisar quais serão os possíveis próximos movimentos de Putin. Se partirmos de uma análise do inquilino do Kremlin, é difícil prever uma saída que se configure como um conflito político, ou seja, um acordo que permita à Rússia ceder os territórios do Donbass e também da faixa costeira pode não ser suficiente. em Odessa. Putin deixou claro que não pretende parar, porque considera a Ucrânia parte da Rússia e essa admissão constitui seu programa que finalmente foi claramente explicado. A concessão da abertura de corredores humanitários para a fuga de civis abre cenários extremamente perturbadores, que impedem, de fato, o que aconteceu na Síria e principalmente nas batalhas pela conquista de Aleppo. Precisamente nessa ocasião, após o abandono da cidade da maioria dos seus habitantes, os russos, uma vez que entraram, deram uma demonstração de particular violência e agora, fortalecidos por essa experiência adquirida no terreno, o destino de Kiev parece ser o mesmo. Por outro lado, chegar pelo menos até a conquista da capital ucraniana tem, para Putin, o significado da vitória do conflito, enquanto para o resto da Ucrânia, a parte a oeste da fronteira com a Polônia, um operação militar comparável à atual é mais difícil, mas para o Kremlin, provavelmente será suficiente para parar em Kiev. No Ocidente, uma possível conquista de Kiev pelos russos, aliás obtida de forma particularmente brutal, poderia provocar uma reação difícil de prever. A aproximação às fronteiras da Aliança Atlântica e da União Europeia, do inimigo russo, que além disso ameaça directamente os países bálticos e se opõe à entrada na Aliança Atlântica da Suécia e da Finlândia, bem como da União Europeia da Moldávia e da Geórgia, aumentaria ainda mais o nível do confronto, que até agora se limitou a sanções, embora grandes, e suprimentos militares para a Ucrânia. A aproximação da frente em direção à fronteira polonesa e romena aproximaria significativamente o início da terceira guerra mundial. Agora é inútil reclamar da atitude passiva da União Europeia e da Aliança Atlântica, que perderam oito anos em discussões inúteis, quando poderiam ter administrado a questão ucraniana de forma diferente com soluções preventivas capazes de contrariar os planos russos: agora é a hora para pôr em prática são postas em prática soluções capazes de se opor a Moscovo, também do ponto de vista militar e não apenas político. Claro que admitir imediatamente a Suécia e a Finlândia da Aliança Atlântica e a Ucrânia, a Moldávia e a Geórgia na União Europeia constituiria uma resposta política equivalente a um aviso claro em Moscovo, mas sem uma organização militar e vontade de se envolver diretamente em casos como a atual, as manobras são limitadas. Infelizmente é ruim dizer isso, mas a opção militar está se tornando cada vez mais uma necessidade e uma eventualidade mais provável.

Возможная российская тактика и возможные ответы Запада

 Вероятно, действия России в Сирии были продиктованы не только геополитическими потребностями, такими как сохранение единственной московской базы в Средиземном море, сохранение Асада у власти, но и превентивными действиями по подготовке к военным действиям на Украине. Конечно, намерения и ожидания Путина заключались в том, чтобы быстро завершить воссоединение всей Украины под бывшим советским влиянием: повторение подчиненных отношений, которые Беларусь обеспечивает Кремлю; а по сути план все тот же: установить в Киеве пророссийское правительство, которое сможет гарантировать, что Украина будет сохранять абсолютную дистанцию ​​от Евросоюза и Атлантического Альянса. Однако, несмотря на подавляющее превосходство военного аппарата, Россия борется, на международном уровне она предстает изолированной и с разрушительными внутренними экономическими перспективами, европейские и западные страны перегруппировались, преодолевая взаимные разногласия и прибыв к массовому приему беженцев, тем самым разрядив обстановку. намерения Кремля поддерживать внутренние споры по поводу иммиграции, даже если у них слишком долгое время реакции перед лицом событий, и даже Китай кажется более осторожным в поддержке Путина, чтобы не повредить коммерческой восприимчивости рынка, более богатого в Мир. Со своей стороны, украинцы, несмотря на все непредвиденные трудности, оказывают сопротивление, которого Россия не предвидела, ведь Кремль ждал от освободителей приема своих войск. Набор этих ответов контрагентов вкупе с явно ошибочными оценками, если они могут привести к позитивным оценкам в ближайшем будущем, не может, однако, помешать нам проанализировать возможные дальнейшие действия Путина. Если исходить из анализа кремлевского арендатора, то трудно предсказать выход, который настроен как политический конфликт, то есть соглашение, позволяющее России уступить территории Донбасса, а также прибрежной полосы, не может быть хватит.в Одессе. Путин ясно дал понять, что не собирается останавливаться, потому что считает Украину частью России, и это признание составляет его программу, которая, наконец, получила ясное объяснение. Разрешение на открытие гуманитарных коридоров для бегства мирных жителей открывает крайне тревожные сценарии, которые фактически исключают то, что произошло в Сирии и особенно в боях за завоевание Алеппо. Именно по этому поводу, после оставления города большей частью его жителей, русские, войдя, проявили особую жестокость, и теперь, подкрепленные приобретенным в походе опытом, судьба Киева представляется такой же. С другой стороны, дойти хотя бы до завоевания украинской столицы имеет для Путина значение победы в конфликте, а для остальной Украины часть западнее на границе с Польшей, военная операция, сравнимая с нынешней, сложнее, но Кремлю, наверное, достаточно будет остановиться в Киеве. На Западе возможное завоевание Киева русскими, к тому же полученное особо жестокими путями, могло вызвать труднопрогнозируемую реакцию. Приближение к границам Атлантического Альянса и Евросоюза, врага России, который к тому же напрямую угрожает странам Балтии и выступает против вступления в Атлантический Альянс Швеции и Финляндии, а также Евросоюза Молдавии и Грузии, еще больше поднимет уровень противостояния, которое до сих пор сводилось к санкциям, пусть и большим, и военным поставкам для Украины. Приближение фронта к польско-румынской границе значительно приблизило бы начало третьей мировой войны. Сейчас бесполезно сетовать на пассивную позицию Евросоюза и Североатлантического альянса, которые потеряли восемь лет на бесполезные дискуссии, когда могли иначе решить украинский вопрос с превентивными решениями, способными противостоять планам России: сейчас самое время внедряются решения, способные противостоять Москве, в том числе и с военной, а не только с политической точки зрения. Конечно, немедленный прием Швеции и Финляндии в Атлантический альянс, а также Украины, Молдавии и Грузии в Европейский союз представлял бы собой политический ответ, эквивалентный ясному предупреждению Москвы, но без военной организации и готовности напрямую участвовать в таких делах, как текущий.маневрирование ограничено. К сожалению, плохо об этом говорить, но военный вариант все больше становится необходимостью и все более вероятным случаем.