人們普遍認為,民主黨對川普的種種行徑保持沉默。目前尚不清楚,民主黨是否正因競選管理不善而遭遇一場影響全球的慘敗,從而陷入一場全面的內部危機;或者,這種沉默是否是一種刻意為之的策略,旨在揭露白宮總統及其部長們的無能和狹隘。然而,在最近的慕尼黑安全會議上,民主黨的沉默在國際上被打破,其明確意圖在於安撫歐洲領導人。這種安撫只是潛在的,因為它指的是即將到來的美國總統大選中有望獲勝,但並非板上釘釘。其主要目的似乎在於譴責美國總統背叛歐洲盟友,這顯然是為了將民主黨塑造成美國與西方政府之間唯一嚴肅的對話夥伴。尤其值得一提的是,加州州長紐森已公開表示自己是反對派的領袖,並可能成為2028年總統大選的民主黨候選人。他認為,川普只是暫時的,三年後就會下台。根據現行法律,如果川普不改變現有規則,情況就會如此。然而,如果共和黨確認任命,現任副總統萬斯將就任,他甚至可能比現任白宮總統更糟。如今,即便民主黨獲勝,歐洲也絕不能以此為藉口放棄追求自主。必須記住,儘管方式不同,但從歐巴馬到拜登,美國已將其主要關注點轉移到太平洋,並將中國視為其主要的商業和地緣政治競爭對手。川普上台後,美歐關係性質發生了變化,呈現出前所未有的傲慢,但其地緣戰略目標與民主黨如出一轍。歐盟必須不惜一切代價採取預防措施,不再信任其美國盟友,尤其是在國防領域。川普的「成就」之一正是加速了這一進程,並承認「讓美國再次偉大」的價值觀與歐盟的建國理念並不相符。但民主黨人強調的重點並非僅僅是與歐洲的關係——格陵蘭島事件和關稅問題也令歐洲深感不滿——而是:放棄應對氣候緊急狀況的努力,轉而青睞石油、天然氣和煤炭能源的消費,這正使美國倒退兩個世紀。這種做法在歐洲尤其不得人心,因為歐洲對污染問題日益敏感。日益加劇的經濟不平等也正將美國引向專制主義的蔓延,這令其歐洲夥伴感到不安。向歐盟國家闡述這些論點,是民主黨鞏固在西方國家政府中地位的重要一步。這並非難事:川普的政策已為國際關係帶來巨大的不穩定,如果他贏得總統大選,就必須採取措施來扭轉局面。這種逆轉趨勢可能會在中期選舉中出現,從而削弱川普的信心。無論如何,民主黨人需要將自己塑造成可靠的對話夥伴,這也有助於安撫市場,並從現在開始與歐洲盟友建立一個根本不同的基礎:這是所有歐盟成員國都應該抓住的機會。
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mercoledì 18 febbraio 2026
民主党は、ヨーロッパにとって唯一の有効なアメリカの対話相手であると自称している。
トランプ大統領の行動に対する民主党の反対派は沈黙しているように見えるというのが、広く共有されている見解だ。党が深刻な内部危機に陥っているのか、選挙戦運営のまずさから世界的な波紋を呼んだ敗北を招いたのか、それともこの沈黙はホワイトハウスの大統領とその閣僚たちの無能さと卑劣さを暴くための意図的な戦略なのかは不明だ。しかし、民主党の沈黙は、先日のミュンヘン安全保障会議において国際的に終止符が打たれた。その明確な意図は、欧州の指導者たちを安心させたいというものだ。この安心させようとする発言は、来たる米国大統領選挙での望ましい勝利を示唆するものの、確実ではない可能性に過ぎない。主な意図は、米国大統領による欧州同盟国への裏切りを非難することだったようで、民主党を米国にとって西側諸国との唯一の真摯な対話相手として確立しようとする明確な試みである。特に、カリフォルニア州知事ニューサムは、自らを野党のリーダー、そして2028年大統領選挙における民主党候補の有力候補であると位置付けている。彼によると、トランプ氏は暫定的な任期で、3年後に退任する。現行法の下では、トランプ氏が現行の規則を変えない限り、これは事実となる。しかし、共和党が承認すれば現副大統領のヴァンス氏が就任することになるが、ヴァンス氏は現職大統領よりもさらに悪い立場を取る可能性もある。今、民主党が勝利したとしても、欧州は自治権の追求を放棄する言い訳を作ってはならない。オバマ氏、そしてバイデン氏以降、方法は異なるものの、米国は中国を主要な商業的および地政学的ライバルと見なし、その重点を太平洋に移していることを忘れてはならない。トランプ氏の下では、欧州との関係は前例のない傲慢さを特徴とする変化を遂げたが、地政学的戦略上の目的は民主党の目標と全く同じである。欧州連合は、特に防衛に関しては、もはや同盟国である米国を信頼せず、いかなる犠牲を払ってでも予防措置を講じなければならない。トランプ氏の功績の一つは、まさにこのプロセスを加速させ、「アメリカを再び偉大にする」という価値観が欧州連合(EU)の建国理念と相容れないことを認識させたことにある。しかし、グリーンランド問題や関税問題でも非難されている欧州との関係は、民主党が強調する唯一の論点ではない。気候変動への対策を放棄し、石油、ガス、石炭によるエネルギー消費を優先することは、米国を2世紀も前に逆戻りさせている。こうした姿勢は、汚染問題への懸念が高まっている欧州では特に不評だ。経済格差の拡大は、米国を権威主義の蔓延へと導き、欧州のパートナー諸国を安心させることにも繋がっている。こうした主張をEU諸国に提示することは、西側諸国政府における民主党の立場を強化するための重要な一歩となる。しかし、それは決して難しいことではない。トランプ氏の政策の影響は国際関係に大きな不安定さをもたらしており、大統領選挙に勝利すれば、この不安定さを是正する必要がある。この逆潮流は中間選挙で起こり、トランプ大統領の自信を損なう可能性がある。いずれにせよ、民主党が信頼できる対話相手として自らをアピールする必要は、市場を安心させ、欧州同盟国との間に根本的に異なる基盤を築くことにも繋がる。そして今こそ、すべてのEU加盟国が捉えるべき機会である。
يقدم الحزب الديمقراطي نفسه باعتباره المحاور الأمريكي الوحيد الصالح لأوروبا
يسود اعتقاد واسع بأن المعارضة الديمقراطية لتصرفات ترامب تبدو صامتة. ولا يزال من غير الواضح ما إذا كان الحزب يعاني من أزمة داخلية حادة، بعد أن تسبب في هزيمة ذات تداعيات عالمية نتيجة لسوء إدارة الحملة الانتخابية، أم أن هذا الصمت استراتيجية متعمدة لكشف عدم كفاءة رئيس البيت الأبيض ووزرائه وتفاهتهم. إلا أن صمت الديمقراطيين قد توقف دوليًا، في مؤتمر ميونيخ للأمن الأخير، بهدف واضح لطمأنة القادة الأوروبيين. وهذه الطمأنة احتمالية فقط، إذ تشير إلى فوز مرغوب فيه، ولكنه غير مؤكد، في الانتخابات الرئاسية الأمريكية المقبلة. ويبدو أن الهدف الأساسي كان التنديد بخيانة الرئيس الأمريكي لحلفائه الأوروبيين، في محاولة واضحة لترسيخ الحزب الديمقراطي باعتباره الجهة الوحيدة الجادة التي تتفاوض مع الحكومات الغربية. وعلى وجه الخصوص، قدم حاكم كاليفورنيا، نيوسوم، نفسه كزعيم للمعارضة ومرشح ديمقراطي محتمل في انتخابات الرئاسة لعام 2028. ووفقًا له، فإن ترامب مؤقت وسيرحل بعد ثلاث سنوات. بموجب التشريعات الحالية، سيبقى الوضع على ما هو عليه، بافتراض فشل ترامب في تغيير القواعد الحالية. مع ذلك، في حال مصادقة الجمهوريين، سيتولى نائب الرئيس الحالي، فانس، منصبه، وقد يكون أسوأ، إن أمكن، من الرئيس الحالي للبيت الأبيض. الآن، حتى مع فوز الديمقراطيين، لا يجب على أوروبا أن تتخذ ذريعة لعدم السعي نحو الاستقلال. من المهم التذكير بأن الولايات المتحدة، وإن كان ذلك بطرق مختلفة، بدءًا من أوباما ثم بايدن، قد حولت تركيزها الأساسي إلى المحيط الهادئ، مُعتبرةً الصين منافسها التجاري والجيوسياسي الرئيسي. مع ترامب، تغيرت طبيعة العلاقات مع أوروبا، واتسمت بغطرسة غير مسبوقة، لكن الأهداف الجيوسياسية لا تزال مطابقة لأهداف الديمقراطيين. يجب على الاتحاد الأوروبي اتخاذ الاحتياطات اللازمة مهما كلف الأمر، وعدم الثقة بحليفه الأمريكي، خاصةً فيما يتعلق بالدفاع. من إنجازات ترامب تسريع هذه العملية والاعتراف بأن قيم "لنجعل أمريكا عظيمة مجدداً" لا تتوافق مع المُثل التأسيسية للاتحاد الأوروبي. لكن العلاقة مع أوروبا، التي أُدينت أيضاً بسبب قضية غرينلاند والتعريفات الجمركية، ليست النقطة الوحيدة التي يُسلط عليها الديمقراطيون الضوء: فالتخلي عن مكافحة حالة الطوارئ المناخية، وتفضيل استهلاك الطاقة من النفط والغاز والفحم، يُعيد الولايات المتحدة قرنين من الزمان إلى الوراء. هذا السلوك غير شعبي بشكل خاص في أوروبا، التي تزداد حساسية لمشكلة التلوث. كما أن تفاقم عدم المساواة الاقتصادية يدفع الولايات المتحدة نحو الاستبداد المتفشي، الأمر الذي لا يُطمئن شركاءها الأوروبيين. يُعدّ عرض هذه الحجج على دول الاتحاد الأوروبي خطوة مهمة نحو تعزيز مكانة الديمقراطيين لدى الحكومات الغربية. ليس الأمر صعباً للغاية: فقد أدت آثار سياسات ترامب إلى زعزعة استقرار العلاقات الدولية بشكل كبير، وهو ما سيتطلب معالجة في حال فوزه بالانتخابات الرئاسية. قد يحدث هذا التوجه المعاكس في انتخابات التجديد النصفي، مما يُقوّض ثقة ترامب. على أي حال، فإن حاجة الديمقراطيين إلى تقديم أنفسهم كمحاورين موثوق بهم تعمل أيضاً على طمأنة الأسواق وإرساء أساس مختلف جذرياً مع حلفائهم الأوروبيين، بدءاً من الآن: وهي فرصة يجب على جميع أعضاء الاتحاد الأوروبي اغتنامها أيضاً.
lunedì 16 febbraio 2026
Elezioni ungheresi: con una vittoria di Orban l'Unione Europea dovrebbe prendere decisioni drastiche sull'Ungheria
A due mesi dalle elezioni in Ungheria, il primo ministro in carica, Viktor Orban, deve registrare che i sondaggi indipendenti lo darebbero sconfitto dal suo principale rivale, Peter Magyar. La distanza dell’ultima rilevazione parla di una distanza di ben dieci punti percentuali, che rovescerebbe gli attuali rapporti di forza presenti nel parlamento ungherese, che al momento vedono una maggioranza qualificata di due terzi a favore del partito del primo ministro in carica. Questo dato viene smentito dai sondaggi degli istituti vicino al governo, che, al contrario, danno il partito del primo ministro in vantaggio di sei punti. Il giorno delle votazioni è fissato per il prossimo 12 Aprile e per Orban è venuto il tempo di ribadire i propri punti fondamentali del programma elettorale, esaltando ed esasperando alcuni concetti, che ritiene fondamentali per il proprio successo. Mentre il suo avversario ha promesso una maggiore adesione all’Unione Europea ed una lotta serrata alla corruzione, Orban è arrivato a sostenere che la reale minaccia per il paese ungherese non è la Russia ma la stessa Unione Europea di cui si ostina a fare parte e di cui sfrutta abbondantemente i finanziamenti che sostengono l’economia del paese ed infatti il premier ungherese, malgrado i ripetuti attacchi contro Bruxelles, non ha mai manifestato in modo chiaro la volontà di uscire dall’Unione; tuttavia non ha mancato, anche nei recenti comizi di definire l’Unione Europea come una macchina oppressiva per il suo paese, che invece, ha troppo tollerato le leggi illiberali promulgate nei suoi cinque mandati al governo, di cui gli ultimi quattro consecutivi. In realtà le condanne di Bruxelles contro le leggi illiberali, soprattutto in materia di giustizia, diritti civili e di informazione, sono sempre state insufficienti e non hanno prodotto alcun cambio di direzione, contravvenendo così alla stessa legislazione europea. L’Ungheria si conferma lo stato dell’Unione più vicino alla Russia e contro l’Ucraina ed anche particolarmente vicino alle posizioni ideologiche del Presidente americano Trump, proprio quando il recente intervento del cancelliere tedesco ha definito l’Europa completamente in disaccordo con le idee del movimento “Make American Great Again”. Budapest in questo ruolo di oppositore interno contro gli ideali europei può contare sulla Slovacchia ed in generale nei partiti sovranisti presenti in tutta Europa, che al momento sono, però, in minoranza rispetto al favore dei sentimenti europeisti. L’impressione è che Bruxelles attenda l’esito delle elezioni ungheresi, senza troppo esporsi, augurandosi nella vittoria degli avversari di Orban, che promettono una maggiore integrazione europea. Si dovesse verificare la vittoria dell’attuale primo ministro, si renderà necessario sanzionare Budapest fino a prevedere anche una possibile espulsione dall’Unione, anche se fare ciò sarà necessario cambiare le leggi vigenti. Questa eventualità impone un processo lungo, nel frattempo la severità di Bruxelles potrebbe farsi sentire con la riduzione progressiva dei finanziamenti e la riduzione della rilevanza ungherese all’interno dell’Unione; d’altronde i programmi di trovare soluzioni per accelerare le decisioni, non possono che facilitare decisioni e sanzioni pesanti contro quei membri che si allontanano troppo dagli scopi dell’Unione, sfruttandone soltanto i finanziamenti senza contribuire allo sviluppo comune. Un’Europa che deve trovare la propria dimensione di autonomia, soprattutto dagli USA, ma anche dalla Cina e capace di controllare la Russia, non può tollerare la presenza di elementi di disturbo come l’attuale Ungheria, o la Slovacchia, ed una eventuale vittoria di Orban dovrà determinare l’allontanamento di Budapest e poco importa se potrà ritornare nell’orbita russa, per l’Europa sarà un peso di meno non indifferente.
Hungarian elections: An Orban victory would mean the European Union would have to take drastic measures regarding Hungary.
Two months before the Hungarian elections, incumbent Prime Minister Viktor Orban must face the reality that independent polls predict his defeat by his main rival, Peter Magyar. The latest polls show a gap of a full ten percentage points, which would overturn the current balance of power in the Hungarian parliament, which currently sees a qualified two-thirds majority in favor of the incumbent Prime Minister's party. This finding is contradicted by polls from institutions close to the government, which, on the contrary, show the Prime Minister's party leading by six percentage points. Election day is set for April 12th, and the time has come for Orban to reiterate the key points of his electoral platform, both exaggerating and exaggerating certain concepts he believes are crucial to his success. While his opponent has promised greater membership in the European Union and a vigorous fight against corruption, Orban has gone so far as to argue that the real threat to Hungary is not Russia but the European Union itself, of which it persists in remaining a member and whose funds sustain the country's economy it lavishly exploits. Indeed, the Hungarian prime minister, despite repeated attacks against Brussels, has never clearly expressed his desire to leave the Union. However, he has not failed, even in recent rallies, to characterize the European Union as an oppressive machine for his country, which, in fact, has tolerated too much of the illiberal laws enacted during his five terms in office, the last four of which have been consecutive. In reality, Brussels' condemnations of illiberal laws, especially in the areas of justice, civil rights, and information, have always been insufficient and have failed to produce any change of direction, thus contravening European legislation itself. Hungary remains the EU member state closest to Russia and anti-Ukraine, and particularly close to the ideological positions of US President Trump, especially as the German Chancellor's recent statement defined Europe as completely at odds with the ideas of the "Make American Great Again" movement. In this role of internal opposition to European ideals, Budapest can count on Slovakia and, more generally, on the sovereignist parties present throughout Europe, which, however, are currently in a minority compared to pro-European sentiments. The impression is that Brussels is awaiting the outcome of the Hungarian elections, without exposing itself too much, hoping for a victory for Orbán's opponents, who promise greater European integration. Should the current prime minister win, sanctions against Budapest will be necessary, even potentially leading to expulsion from the Union, even if this would require changing existing laws. This eventuality requires a lengthy process, and in the meantime, Brussels' severity could be felt through the progressive reduction of funding and the reduction of Hungary's importance within the Union. Moreover, programs designed to find solutions to speed up decisions can only facilitate decisions and heavy sanctions against those members who stray too far from the Union's goals, merely exploiting its funding without contributing to common development. A Europe that must find its own dimension of autonomy, especially from the US, but also from China, and capable of controlling Russia, cannot tolerate the presence of disruptive elements such as the current Hungary or Slovakia. A possible victory for Orban will inevitably lead to Budapest's estrangement, and it matters little whether it can return to Russia's orbit; for Europe, it will be a significant burden lessened.
Elecciones húngaras: una victoria de Orban significaría que la Unión Europea tendría que tomar medidas drásticas con respecto a Hungría.
A dos meses de las elecciones húngaras, el actual primer ministro, Viktor Orban, debe afrontar la realidad de que las encuestas independientes predicen su derrota ante su principal rival, Peter Magyar. Las últimas encuestas muestran una diferencia de diez puntos porcentuales, lo que alteraría el actual equilibrio de poder en el parlamento húngaro, que actualmente cuenta con una mayoría cualificada de dos tercios a favor del partido del actual primer ministro. Este resultado se contradice con las encuestas de instituciones cercanas al gobierno, que, por el contrario, muestran que el partido del primer ministro lidera por seis puntos porcentuales. La jornada electoral está fijada para el 12 de abril, y ha llegado el momento de que Orban reitere los puntos clave de su plataforma electoral, exagerando y exagerando ciertos conceptos que considera cruciales para su éxito. Mientras su oponente ha prometido una mayor adhesión a la Unión Europea y una enérgica lucha contra la corrupción, Orban ha llegado incluso a argumentar que la verdadera amenaza para Hungría no es Rusia, sino la propia Unión Europea, de la que persiste en seguir siendo miembro y cuyos fondos sustentan la economía del país, que explota profusamente. De hecho, el primer ministro húngaro, a pesar de los repetidos ataques contra Bruselas, nunca ha expresado claramente su deseo de abandonar la Unión. Sin embargo, incluso en recientes mítines, ha caracterizado a la Unión Europea como una máquina opresora para su país, que, de hecho, ha tolerado en exceso las leyes antiliberales promulgadas durante sus cinco mandatos, los cuatro últimos consecutivos. En realidad, las condenas de Bruselas a las leyes antiliberales, especialmente en materia de justicia, derechos civiles e información, siempre han sido insuficientes y no han logrado ningún cambio de rumbo, contraviniendo así la propia legislación europea. Hungría sigue siendo el Estado miembro de la UE más cercano a Rusia y antiucraniano, y especialmente cercano a las posturas ideológicas del presidente estadounidense Trump, sobre todo después de que la reciente declaración de la canciller alemana definiera a Europa como completamente opuesta a las ideas del movimiento "Make American Great Again". En este papel de oposición interna a los ideales europeos, Budapest puede contar con Eslovaquia y, en general, con los partidos soberanistas presentes en toda Europa, que, sin embargo, actualmente son minoritarios en comparación con los sentimientos proeuropeos. La impresión es que Bruselas espera el resultado de las elecciones húngaras, sin exponerse demasiado, con la esperanza de una victoria de los oponentes de Orbán, que prometen una mayor integración europea. Si el actual primer ministro gana, serán necesarias sanciones contra Budapest, que podrían incluso llevar a su expulsión de la Unión, aunque esto requiera modificar las leyes vigentes. Esta eventualidad requiere un largo proceso, y mientras tanto, la severidad de Bruselas podría dejarse sentir en la progresiva reducción de la financiación y la disminución de la importancia de Hungría dentro de la Unión. Además, los programas diseñados para encontrar soluciones que agilicen las decisiones solo pueden facilitar decisiones y sanciones severas contra aquellos miembros que se desvían demasiado de los objetivos de la Unión, simplemente explotando su financiación sin contribuir al desarrollo común. Una Europa que debe encontrar su propia dimensión de autonomía, especialmente de Estados Unidos, pero también de China, y capaz de controlar a Rusia, no puede tolerar la presencia de elementos disruptivos como las actuales Hungría o Eslovaquia. Una posible victoria de Orbán conducirá inevitablemente al distanciamiento de Budapest, y poco importa si logra regresar a la órbita de Rusia; para Europa, supondrá un importante alivio de carga.
Ungarische Wahlen: Ein Sieg Orbans würde bedeuten, dass die Europäische Union drastische Maßnahmen in Bezug auf Ungarn ergreifen müsste.
Zwei Monate vor den ungarischen Wahlen muss sich Ministerpräsident Viktor Orbán der Realität stellen, dass unabhängige Umfragen seine Niederlage gegen seinen Hauptrivalen Péter Magyar vorhersagen. Die jüngsten Umfragen zeigen einen Rückstand von zehn Prozentpunkten, was das derzeitige Kräfteverhältnis im ungarischen Parlament, in dem die Partei des Ministerpräsidenten aktuell über eine qualifizierte Zweidrittelmehrheit verfügt, grundlegend verändern würde. Demgegenüber sehen Umfragen regierungsnaher Institutionen die Partei des Ministerpräsidenten mit sechs Prozentpunkten vorn. Der Wahltag ist der 12. April, und es ist an der Zeit für Orbán, die Kernpunkte seines Wahlprogramms zu bekräftigen und dabei einige Konzepte, die er für seinen Erfolg als entscheidend erachtet, teils zu übertreiben, teils zu übertreiben. Während sein Gegner eine stärkere EU-Mitgliedschaft und einen energischen Kampf gegen die Korruption versprochen hat, geht Orbán sogar so weit zu behaupten, die eigentliche Bedrohung für Ungarn gehe nicht von Russland, sondern von der Europäischen Union selbst aus, deren Mitglied Ungarn weiterhin ist und deren Gelder die Wirtschaft des Landes stützen, die es verschwenderisch ausbeutet. Tatsächlich hat der ungarische Ministerpräsident trotz wiederholter Angriffe gegen Brüssel nie klar seinen Wunsch geäußert, die Union zu verlassen. Dennoch hat er es auch bei jüngsten Kundgebungen nicht versäumt, die Europäische Union als Unterdrückungsapparat für sein Land zu bezeichnen, das in der Tat zu viele der illiberalen Gesetze toleriert habe, die während seiner fünf Amtszeiten, von denen die letzten vier aufeinanderfolgend waren, erlassen wurden. In Wirklichkeit waren Brüssels Verurteilungen illiberaler Gesetze, insbesondere in den Bereichen Justiz, Bürgerrechte und Information, stets unzureichend und haben keine Kursänderung bewirkt, wodurch sie selbst gegen europäisches Recht verstoßen. Ungarn bleibt der EU-Mitgliedstaat mit den engsten Verbindungen zu Russland und der antiukrainischen Haltung, insbesondere zu den ideologischen Positionen von US-Präsident Trump, vor allem seit der jüngsten Erklärung der deutschen Bundeskanzlerin, die Europa als völlig unvereinbar mit den Ideen der „Make America Great Again“-Bewegung bezeichnete. In dieser Rolle als innereuropäischer Widerstand gegen europäische Ideale kann Budapest auf die Slowakei und allgemein auf die in ganz Europa vertretenen souveränistischen Parteien zählen, die jedoch derzeit im Vergleich zu den proeuropäischen Bestrebungen in der Minderheit sind. Es entsteht der Eindruck, dass Brüssel das Ergebnis der ungarischen Wahlen abwartet, ohne sich allzu sehr zu exponieren, und auf einen Sieg der Gegner Orbáns hofft, die eine stärkere europäische Integration versprechen. Sollte der amtierende Ministerpräsident gewinnen, wären Sanktionen gegen Budapest notwendig, die möglicherweise sogar zum Ausschluss aus der Union führen könnten, selbst wenn dies eine Änderung bestehender Gesetze erfordern würde. Dieser Fall erfordert einen langwierigen Prozess, und in der Zwischenzeit könnte die Härte Brüssels durch die schrittweise Kürzung der Finanzmittel und die abnehmende Bedeutung Ungarns innerhalb der Union spürbar werden. Programme zur Beschleunigung von Entscheidungen können lediglich Entscheidungen und harte Sanktionen gegen jene Mitglieder erleichtern, die sich zu weit von den Zielen der Union entfernen und deren Fördermittel lediglich ausnutzen, ohne zur gemeinsamen Entwicklung beizutragen. Ein Europa, das seine eigene Autonomie finden muss, insbesondere gegenüber den USA, aber auch gegenüber China, und das Russland kontrollieren kann, kann die Präsenz destabilisierender Elemente wie des derzeitigen Ungarns oder der Slowakei nicht dulden. Ein möglicher Sieg Orbáns wird unweigerlich zur Entfremdung Budapests führen, und es ist unerheblich, ob Ungarn in den russischen Einflussbereich zurückkehren kann; für Europa wäre dies eine erhebliche Erleichterung.