Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

giovedì 4 aprile 2013

Inquinamento ambientale e peggioramento della salute

Una inchiesta dell'università di Stoccarda commissionata da Greenpeace ha presentato dei dati scioccanti per la salute tedesca. Il tema della ricerca riguarda le ripercussioni sulla salute causate dall'emissione di gas e polveri sottili provenienti dalle centrali elettriche a carbone tedesche. Il risultato sarebbero 3.100 decessi all'anno, che in un computo più esteso arriverebbero a 33.000 anni di vita tolti al popolo tedesco. Particolarmente sotto accusa, tra tutte le 67 centrali, sarebbero quelle funzionanti a lignite. Questi dati, duramente contestati dalle società energetiche tedesche, pongono il problema sull'inquinamento ambientale in un paese come la Germania, notoriamente attento ai problemi dell'ambiente, ma riaprono anche discussioni ben più ampie, come l'utilizzo dell'energia nucleare, più pulita ma meno sicura come impatto immediato in caso di disastro e più in generale la necessità di un cambiamento globale verso forme energetiche più pulite, anche in rapporto all'inquinamento mondiale, sopratutto quello prodotto dalle nazioni in crescita. La questione del costo sanitario impegnato per gli effetti dell'inquinamento sta diventando centrale, sopratutto in tempi di crisi economica, ma, se da una parte i costi sociali sono ingenti, ancora di più sono i costi dovuti ad un potenziale rallentamento della produzione. Si tratta di un dilemma ben presente nei paesi già sviluppati, che si presenta prepotentemente in quelli dove l'industrializzazione procede a tappe forzate. Il fallimento di più di una conferenza mondiale sull'ambiente rappresenta il segnale concreto dell'attuale impossibilità di conciliare fino in fondo salute e crescita economica. Tuttavia l'incidenza sui bilanci statali dei capitoli dedicati al sistema sanitario crescono di valore ed anche gli effetti indiretti dello sviluppo delle malattie legate ai problemi ambientali stanno diventando un costo altrettanto rilevante per enti statali ed imprese. Il problema, come si è ben visto dall'esempio tedesco, va oltre la risorsa petrolifera, ed è indissolubilmente legato alla scarsa professione della diffusione dei sistemi di produzione di energia cosidetta pulita. Esistono ancora delle resistenze dovute ai grandi costi di partenza, che combinate con la ovvia ritrosia delle forze economiche legate ai sistemi di produzione energetica tradizionale, rappresentano ostacoli spesso insormontabili per una svolta che determini la concreta riduzione dell'inquinamento. Recentemente si è arrivati alla firma di un trattato internazionale, quello sul commercio delle armi convenzionali, che, se potrà dispiegare i propri effetti, potrà consentire una drastica riduzione dei morti per le armi da fuoco. Certo si tratta di un tema che colpisce particolarmente, per il suo impatto sulla sensibilità generale, ma il problema dell'inquinamento è molto più subdolo e capace, purtroppo, di stragi ben maggiori, ancorchè silenziose. La necessità di assicurare un maggiore diritto alla salute non è più soltanto un obbligo meramente morale, si tratta di risparmio oggettivo, da ottenere attraverso politiche pubbliche che possono anche costituire nuovi posti di lavoro. Certo conciliare le esigenze di tutti è molto difficile, sopratutto perchè le posizioni di partenza sono molto differenti. Risulta ovvio che la spinta produttiva di una nazione con una industrializzazione matura sia più facilmente regolabile che di una economia in fase espansiva, ma è oltremodo necessario trovare un equilibrio, anche in ragione di un progressivo esaurimento delle risorse, con cui non si vuole ancora fare i conti. Coinvolti in problemi di politica internazionale, che spesso non riescono a risolvere, gli organismi sovranazionali non offrono un impegno abbastanza diffuso sui temi dell'ambiente, anche inteso come diritto soggettivo della persona. Questo vuoto non viene colmato neppure da iniziative dei singoli stati, condizionati da interessi che vanno nella direzione opposta e l'iniziativa è lasciata ad associazioni di volontariato troppo piccole per incidere in maniera opportuna sulle leggi statali ed i trattati internazionali. Ricerche come quella commissionata da Greenpeace ed eseguita da istituzioni prestigiose, come l'Università di Stoccarda, non riescono ad imporre una riflessione adeguata in un pubblico troppo concentrato sui problemi immediati, un pubblico la cui sensibilità è stata stravolta da un consumismo sfrenato, che è una delle ragioni della grande richiesta di produzione di energia. Così il cerchio si chiude con altre morti evitabili.

Nessun commento:

Posta un commento