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lunedì 22 aprile 2013

USA e Russia alleate contro il terrorismo?

Uno degli aspetti che la strage di Boston ha portato all'attualità è il rapporto tra gli Stati Uniti e la Russia sul tema della cooperazione antiterrorismo. Attualmente tra i due paesi le relazioni non sono ottime, in Russia il successo elettorale di Putin è stato costruito anche sulla volontà di riaffermazione del paese sulla scena internazionale, ed in questo quadro è stato funzionale risvegliare l'antagonismo, risalente alla guerra fredda, con gli USA. Dopo l'attentato Obama e Putin avrebbero concordato la ripresa del rapporto per favorire la lotta al terrorismo. Per fare questo sarà indispensabile una reale condivisione delle informazioni, aspetto sul quale alcuni analisti nutrono seri dubbi, sia di natura pratica, che di natura politica. Per quanto riguarda l'aspetto della effettiva circolazione delle informazioni, vi sarebbero degli ostacoli materiali dovuti alla legislazione americana, che vede in vigore una serie di vincoli giuridici, che rendono complicata l'uscita dal territorio federale di notizie riservate; per contro la Russia ha ereditato dall'Unione Sovietica una quasi ossessione per la riservatezza delle proprie informazioni. Politicamente, poi, la distanza sul caso siriano, ha determinato un allontanamento ulteriore da ipotesi di collaborazione. Tuttavia subito dopo l'identificazione degli autori dell'attentato Vladimir Putin ha offerto la propria collaborazione, malgrado alcuni suoi funzionari abbiamo manifestato contrarietà alla decisione. Anche il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, alleato di Putin, ha preso le distanze tramite l'affermazione che la responsabilità dell'attentato andava individuata negli scarsi controlli della struttura americana. C'è stato, però, chi ha visto in questo gesto di Putin un aspetto di particolare interesse per il presidente russo, relativo alla possibilità di intensificare la repressione in Cecenia, da dove sono spesso partiti attentati contro la Russia. Precedentemente i due paesi hanno collaborato con una certa intensità soltanto nei due anni immediatamente seguiti agli attentati dell'undici settembre 2001. Tuttavia la notizia che i russi hanno segnalato all'FBI il maggiore dei due fratelli nel 2011, come seguace dell'Islam radicale, mette in luce come, in un certo qual modo e malgrado le rassicurazioni americane, Mosca nutrisse sospetti, che indicavano la possibilità che l'uomo avesse legami con gruppi clandestini del Caucaso. Va detto che gli USA non si sono finora particolarmente concentrati sui gruppi terroristici attivi nell'Europa centrale, forse perchè non hanno mai rappresentato un pericolo immediato per Washington. Soltanto nel 2011 hanno inserito nella lista dei gruppi terroristici i Mujaheddin del Caucaso. Questo fatto dimostra come la scarsa conoscenza del fenomeno, da parte degli USA, potrebbe essere stata sfruttata dagli ambienti Jihadisti internazionali per colpire gli Stati Uniti, attraverso un terrorismo su cui Washington non era preparata. Per questo motivo la parte più pragmatica degli analisti americani sostiene la necessità di una più stretta collaborazione con gli esperti russi, più preparati sull'argomento.

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