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sabato 16 novembre 2013

I pericoli dell'unione delle destre populiste europee

Quello che era ampiamente atteso, lo sviluppo organizzato di una corrente partitica antieuropeista e populista, sta puntualmente avverandosi. L’austerità imposta con tanta determinazione dalla Germania e subita in modo passivo dagli altri paesi, soprattutto quelli dell’Europa del sud, non poteva non aggregare i pensieri di quella parte politica che non si riconosce in Bruxelles. Deve essere specificato, però, che dietro questi sentimenti vi è la certezza concreta che si voglia percorrere una unione tra le destre europee, per sfruttare i regolamenti del parlamento della UE. Infatti per costituire un gruppo parlamentare occorre arrivare ad una aggregazione di minimo 25 deputati, soglia difficilmente raggiungibile se i partiti procedono in ordine sparso alla consultazione elettorale. La necessità di unirsi è dettata da una maggiore visibilità politica ed anche alla possibilità di accedere a maggiori finanziamenti. Tuttavia una unione transnazionale di questa portata deve, per forza di cose, portare ad una seria riflessione sulle modalità che hanno favorito il fenomeno e sulle eventuali ricadute che potranno verificarsi nell’ambito del progetto di unione politica. Le tensioni di questi giorni, che hanno visto la Germania sul banco degli imputati, per una gestione troppo a suo favore, del surplus delle esportazioni, che ha penalizzato i paesi più deboli, deve fare riflettere per primi proprio i tedeschi. La politica economica di Berlino, infatti, sembra troppo tarata sul raggiungimento di risultati immediati, che non tengono conto delle esigenze della riduzione dell’austerità imposta attraverso Bruxelles dalle direttive germaniche. La ricaduta sugli effetti sociali è stata drammatica ed è facilmente usabile come argomento antieuropeista dai movimenti populisti e della destra estrema, tradizionalmente avversi ad una Europa dei popoli. Se, però, queste tendenze dovessero crescere ancora, soprattutto nel terreno istituzionale degli organismi comunitari, la prima vittima appare proprio essere la Germania, che trae i maggiori guadagni dal mercato comunitario. Non si comprende come la cancelliera Merkel non capisca la necessità di dare segnali eloquenti che possano favorire la ripresa continentale. Intanto mentre si aspetta l’entrata al governo tedesco dei socialdemocratici, in cui sono riposte le speranze di un cambio di atteggiamento della Germania, per le destre europee si aprono spazi di conquista molto vasti, che vanno a pescare consenso nella insoddisfazione generalizzata delle masse a cui è stato tolto parecchio, per avvantaggiare gli istituti creditizi, spesso responsabili dei disastri finanziari. In questo contesto per i partiti a favore dell’Europa è difficile trovare argomenti di contrasto se non vengono messe in campo soluzioni pratiche ed immediate. Se, in una certa misura le ragioni dei movimenti anti europeisti sono comprensibili, risulta difficile credere alle parti da cui provengono. Marine Le Pen ha cercato di darsi una ripulita negando motivazioni razziste o spinte naziste, ma i suoi precedenti non depongono a suo favore ed il fatto di essere la leader di questa alleanza nascente non può che inquietare i sinceri democratici. Purtroppo il peso dei disastri economici rischia di dare un potere a queste tendenze, che rischia di diventare molto pericoloso e non può fare pensare a precedenti terribili non troppo lontani, seppure le salvaguardie predisposte dalla UE non dovrebbero permettere una deriva antidemocratica. Piuttosto quello che rischia concretamente è il processo di integrazione politica ed economica dell’Europa, che è necessario per affrontare le sfide sempre più globali imposte dai rapidi cambiamenti della storia. Un ritorno ad una Europa divisa, il vero obiettivo delle destre populiste, implica una diffusione ancora maggiore della povertà ed un inevitabile rapporto di subalternità con le grandi potenze. Per la UE l’unica strada per scongiurare questo pericolo è quella di mettere in campo soluzioni che da subito siano percepite in maniera positiva dai cittadini europei.

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