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mercoledì 20 novembre 2013

Israele e Arabia Saudita sono contrarie alle relazioni tra USA ed Iran

Nell’evoluzione della trattativa sul nucleare dell’Iran pare impossibile ignorare, se non almeno a livello di variabile sul fronte degli assetti e degli equilibri dell’intera politica estera regionale, le conseguenze diplomatiche materiali. Il livello piuttosto avanzato, che pare essere stato raggiunto, con grande soddisfazione di Washington, ha suscitato il grande rammarico di Tel Aviv e dell’Arabia Saudita, cui si è aggiunta, per motivi più che altro di recupero di un qualche ruolo internazionale, la Francia. Israele non ha gradito di essere lasciato fuori dalle informative riservate americane sull’andamento della trattativa; se questo è vero le ragioni della Casa Bianca possono essere ricercate nell’atteggiamento di totale rigidità del governo israeliano sulla ripresa delle trattative con i palestinesi, che resta un obiettivo prioritario per il Presidente Obama, all’interno del suo progetto globale di politica estera concepito per gli Stati Uniti. L’atteggiamento di Israele nei confronti dell’Iran non è mai mutato, neppure dopo l’elezione di Rohani e delle sue aperture: Tel Aviv ritiene falsa quella che definisce la strategia del sorriso di Teheran e continua a richiedere il mantenimento delle sanzioni ed il totale annullamento dello sviluppo nucleare, anche quello civile, del paese iraniano. Tale atteggiamento ha determinato un sostanziale allontanamento tra i due alleati storici USA ed Israele, con un irrigidimento reciproco, che non pare condiviso dalla totalità della popolazione israeliana, dove esiste una nutrita percentuale che è convinta che il mantenimento delle posizioni avverse all’Iran, da parte del governo di Tel Aviv, sia una opportunità perduta per normalizzare le relazioni ed i rapporti tra i due stati. Una situazione analoga si registra in Arabia Saudita, con il livello di scontro tra i più alti mai registrati all’interno dell’Islam, tra sciti e sunniti, i continui e proficui contatti tra Washington e Teheran sono percepiti come lo spostamento sostanziale dei reciproci equilibri di politica internazionale consolidati da tempo, che intercorrono tra i sauditi e gli americani. I sauditi hanno esplicitamente detto che se l’Iran arriverà a dotarsi di una bomba atomica, anche loro entreranno nel club delle nazioni che hanno nel loro arsenale l’ordigno nucleare. Non si tratta di una minaccia a vuoto, l’Arabia Saudita, grazie alla sua potenza economica, non ha bisogno di costruirsi da sola la bomba atomica perdendo tempo: la può comprare direttamente sul mercato. Esiste, poi, un ulteriore grave motivo di contrasto con gli USA, costituito dal loro mancato intervento militare in Siria, a lungo auspicato dai sauditi. La rinuncia americana ha rappresentato un profondo motivo di delusione per gli emiri del Golfo. Come si vede due nazioni, Arabia Saudita ed Israele che si definiscono nemiche acerrime, proprio per il problema palestinese, hanno, invece, molti punti di contatto e di avversione sia verso gli Stati Uniti che, ed in maniera molto maggiore, verso l’Iran. Tuttavia, i due stati possono fare capire espressamente agli USA la loro contrarietà, mediante atti anche eclatanti, come quello dell’Arabia Saudita, che ha rifiutato il seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, ma non possono complicare troppo le relazioni con Washington, da cui dipendono per varie ragioni. Se quelle israeliane sono risapute e dettate dalla sicurezza stessa dello stato, l’Arabia Saudita ha bisogno della tecnologia militare americana e del suo know-how per poterla utilizzare. Washington, in spregio alle proprie convinzioni e, soprattutto a quanto spesso dichiarato da Obama, non ha mai condannato la continua violazione dei diritti umani del paese saudita, una nazione delle più illiberali del mondo, fondata su di un potere teocratico dei più dispotici, perché ha avuto bisogno anch’essa dell’alleanza strategica in funzione anti Iran, ma non solo. Infatti le basi saudite hanno una alta valenza militare per la vicinanza ad obiettivi di carattere antiterrorismo. Di fronte a queste aperte critiche alle relazioni con l’Iran, gli USA non hanno opposto alcuna dialettica, ma si sono limitate ad un silenzio assordante, che dice che nulla può distoglierli dal loro percorso programmato.

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