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martedì 21 gennaio 2014
La Turchia riprende le trattative per entrare nella UE
La soluzione che Erdogan ha trovato per alleggerire la sua posizione in patria, densa di difficoltà per i recenti scandali che hanno coinvolto la sua compagine governativa, è quella di riprendere la difficoltosa trattativa per entrare nella UE. Si tratta di un espediente ben noto, una strategia che mira a spostare l’attenzione del paese dalle tematiche interne a quelle internazionali. Il programma originario di Erdogan era di occupare la sua prima visita a Bruxelles per favorire una possibile rinascita dei rapporti tra il paese turco e l’istituzione europea, ma le recenti vicende hanno obbligato un cambio di programma. Sul tavolo dell’incontro, infatti, sono stati trattati problemi internazionali relativi alla guerra siriana, ma anche le questioni critiche della corruzione in Turchia e, soprattutto, la contestata riforma del sistema giudiziario, che rischia di diventare un ulteriore ostacolo al dialogo con la UE. Il desiderio del governo turco è di evitare qualsiasi forma di dissidio con l’Unione Europea ed a tal fine il presidente Erdogan dovrà dimostrare che la nuova riforma del sistema giudiziario non è stata costruita con l’intento di soffocare le indagini e si attenuta, nelle sue linee guida alle norme comunitarie. A tal fine l’esecutivo della Turchia sarà pronto ad ascoltare e probabilmente recepire, le critiche provenienti dall’Unione Europea. Questo frangente viene ritenuto in maniera positiva dagli ambienti del parlamento europeo, perché potrebbe rappresentare un fattore considerevole sul cammino verso l’ingresso della Turchia in Europa. Tuttavia Erdogan deve chiarire ancora molti punti oscuri circa l’atteggiamento di alcuni membri del governo ritenuto troppo corrotto, fenomeno che rappresenta un ostacolo non da poco per l’ammissione all’Europa. La visita di Erdogan si è tenuta con manifestazioni a favore del presidente turco, da parte di sostenitori provenienti dai paesi limitrofi del Belgio, segnale di come la comunità turca sia favorevole ad un ingresso ufficiale all’interno della UE. Questo incontro segna anche una nuova svolta del presidente turco, che pareva ultimamente essersi allontanato dalla prospettiva europea per i continui rifiuti, ricevuti per le scarse garanzie presentate sul tema dei diritti civili e politici e per l’atteggiamento repressivo spesso usato in risposta a manifestazioni contrarie alla sua azione di governo. L’instabilità del medio oriente, verso cui si è diretto il mercato delle merci prodotte in Turchia, il fallimento del progetto di una nuova area di influenza che potesse ricalcare l’impero ottomano, basata sull’applicazione di una politica islamica moderata, hanno determinato l’esigenza di ritornare a volgere le proprie attenzioni verso la più stabile Unione Europea, sebbene attraversata da una crisi economica profonda, fattore che potrebbe essere sfruttato proprio per le esportazioni turche. Erdogan, anche se dovesse riuscire a convincere Bruxelles, della bontà delle sue innovazioni in termini di godimento dei diritti, dovrà sempre riuscire a superare la diffidenza della Germania, della Francia, di Cipro, con cui è in corso l’annosa questione della divisione dell’isola, ed infine della tradizionale avversione della Grecia. Non gioca a favore del governo in carica il suo indirizzo confessionale, che ha subito una evoluzione in senso meno moderato, manovra fatta ad uso e consumo dei governi instaurati dalle primavere arabe, ma, che con l’inversione subita in Egitto, non pare più essere al passo con i tempi di grande incertezza. I sommovimenti di Tunisia, Egitto ed Algeria, che hanno teso a limitare la troppa invadenza dei partiti confessionali e la crescita di importanza nel panorama degli oppositori di Assad, dei sunniti oltranzisti, non hanno sostituito una buona pubblicità anche per il più moderato Erdogan, all’interno dell’Unione Europea. Tutti questi fatti fanno presagire un negoziato di ammissione ancora lungo, che potrebbe essere favorito da una minore invadenza della religione islamica nella politica turca, giunta anche ad un esecutivo di matrice totalmente laica.
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