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martedì 21 gennaio 2014

Tra Cina e Giappone il confronto si sposta sui simboli storici

La questione della rivalità tra Giappone e Cina, e Corea del Sud, subisce un aggravamento ma anche una evoluzione, che sposta l’attenzione su temi storici trattati a fini propagandistici. Conviene ricordare che ad iniziare questa tendenza è stato il primo ministro giapponese Shinzo Abe, che ha visitato, in forma ufficiale, il santuario patriottico di Yasukuni, che conteneva le spoglie di alcuni criminali di guerra giapponesi; questo fatto aveva suscitato le ire di Pechino e Seul, dove la feroce occupazione giapponese, avvenuta prima e durante la seconda guerra mondiale ha lasciato un vivo ricordo, colmo di indignazione per i crimini commessi, nella popolazione: un sentimento che non si è mai attenuato, malgrado il passare del tempo ed i tanti accordi commerciali, che hanno permesso costanti contatti tra questi popoli. L’erezione in Cina di un monumento all’autore dell’attentato nel 1909, all’allora primo ministro del Giappone Hirobumi Ito che ne provocò la morte, avvenuto nella stazione cinese di Harbin, ha provocato una violenta reazione di Tokyo. Deve essere ricordato che il Giappone invase la Corea nel 1910, anno della condanna a morte dell’attentatore, con una brutale occupazione durata fino al 1945. Tokyo considera l’attentatore a cui è stato eretto il monumento, il coreano Ahn Jung-Geun, alla stregua di un terrorista e la mossa cinese viene vista come una provocazione, che non può che compromettere le relazioni di pace e la cooperazione regionale. In effetti la decisione cinese sembra andare proprio verso questa direzione, esasperando i già difficili rapporti, ma è anche comprensibile come risposta alla provocazione della massima autorità politica giapponese, che ha reso omaggio a criminali di guerra, che avevano svolto la loro azione proprio sul territorio cinese. Quella intrapresa pare una guerra di nervi, della quale non si capisce l’obiettivo reale, se non quello di provocare continuamente la controparte con una escalation di mosse ad effetto, che paiono più ad uso e consumo di tenere viva la rivalità tra le rispettive popolazioni, che non sembrano, in definitiva troppo coinvolte dalla questione, perché prese dalle tanti relazioni commerciali che si sono sviluppate. Tuttavia a livello di governo la contesa non va sottovalutata in alcun modo e neppure a livello sociale, perché, se la maggior parte dei rispettivi tessuti sociali ha in corso relazioni commerciali floride, esistono sacche di nazionalismo spinto, che adeguatamente manovrate da parti istituzionali, possono provocare incidenti che farebbero innalzare ulteriormente una tensione ormai latente tra i due paesi per la vera questione della rivalità: le isole contese nel mare cinese orientale. Pechino ha cercato di smorzare le reazioni giapponesi con scuse che sembravano invece fatte apposta per aumentare il risentimento di Tokyo. Per la Cina, ma anche per la Corea del Sud, il monumento rappresenterebbe un mezzo per la promozione della pace nella regione, essendo il simbolo della volontà di opporsi alle invasioni ed alla guerra.

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