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giovedì 20 febbraio 2014
Gli USA temono un coinvolgimento dei militari nella crisi ucraina
Pur seguendo da vicino le vicende ucraine, gli USA ora alzano il livello di attenzione nella questione con l’intervento diretto del Presidente americano Obama. Quello che crea maggiore preoccupazione alla Casa Bianca è la sostituzione del capo di stato maggiore Volodymyr Zamana, rimpiazzato con l’ammiraglio Yuri Ilin dal presidente Yanukovich. Questo avvicendamento crea preoccupazione per un possibile intervento, nella crisi ucraina, da parte delle forze armate, che finora hanno avuto un basso profilo, restando chiuse nelle caserme. L’eventuale dichiarazione di emergenza potrebbe prevedere l’impiego dei militari contro i civili, ipotesi a cui si era sempre detto contrario il capo di stato maggiore decaduto Zamana. Per ora il mantenimento dell’ordine era stato compito esclusivo delle forze di polizia, ma con il peggioramento della situazione sembra chiaro che non sia sufficiente l’azione dei corpi di polizia per arginare le violenze. L’ipotesi di un impiego delle forze armate, che era stato escluso inizialmente dal Ministro delle Difesa, diventa così più probabile, ma segnala il fatto che la soluzione del dialogo viene accantonata ed il governo intende non considerare le ragioni dei rivoltosi e neppure quello suggerito dalla UE, cioè arrivare con un governo di transizione ad un referendum dove prevalga la volontà popolare sull’adesione o meno all’Europa. Le maggiori aperture del nuovo capo di stato maggiore ad un impiego diretto nella crisi da parte delle forze armate paiono una ulteriore dimostrazione che la strada scelta da Yanukovich per superare la crisi, sia trasformare il paese ucraino in uno stato sotto tutela militare. Occorre però vedere come reagiranno le stesse forze armate in un loro ipotetico coinvolgimento nel compito di mantenere l’ordine. L’esercito ucraino è una forza relativamente giovane che ha collaborato ad esercitazioni congiunte con l’alleanza atlantica e non è detto che risponda in maniera compatta ad una richiesta di repressione della folla. In ogni caso il coinvolgimento in prima persona del presidente Obama non potrà non avere ripercussioni sul rapporto tra USA e Russia, che si ripropone come elemento di destabilizzazione nel panorama internazionale. Se prima vi era una differenza ideologica a caratterizzare il conflitto, la fine del comunismo aveva determinato una fase iniziale dove i rapporti erano buoni, ma attualmente le divergenze restano presenti, soprattutto per l’impostazione di politica estera data da Putin al suo paese, caratterizzata da un nazionalismo spinto all’eccesso, dove i casi come l’Ucraina vengono vissuti come ingerenza negli affari interni di Mosca. Non è un mistero che Putin voglia ricreare, seppure sotto altra forma, l’area sovietica con la nazione russa con un ruolo di preminenza nei confronti degli altri paesi. Viceversa per gli USA è importante erodere alleati a Mosca e favorire quelli in cui sono presenti spinte politiche e sociali favorevoli ad un allontanamento dalla Russia. Questo confronto però, non potrà limitarsi al caso particolare, una reazione russa potrebbe andare a coinvolgere, con le sue conseguenze, le trattative per la Siria, la situazione di forte instabilità nel sud est asiatico ed anche la stessa lotta al terrorismo islamico, in cui le due potenze sono situate sullo stesso versante. D’altra parte la preoccupazione espressa da Obama dimostra come gli USA vogliano diventare protagonisti nella questione, superando la stessa Unione Europea, la cui azione non è stata ritenuta sufficientemente adeguata ed incisiva da Washington. Resta così da vedere, se le forze armate ucraine entreranno veramente in scena, quali saranno i passi concreti di Washington: la gamma può variare da ulteriori sanzioni, anche più gravi, da sommare a quelle europee fino ad un aiuto diretto ai dimostranti. Questa soluzione, però, appare la meno probabile perché andrebbe incontro ad una serie di controindicazioni notevoli. Più facile che gli USA formulino soluzioni a favore di un eventuale negoziato tra le forze avverse, sulla falsariga di quanto fatto finora dalla UE.
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