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mercoledì 19 febbraio 2014
I motivi della degenerazione ucraina
Gli eventi ucraini mettono in luce come a concorrere alla attuale degenerazione della fase in corso, vi siano sia elementi di natura interna, che di natura esterna. I primi sono imputabili ad una radicalizzazione del confronto: il paese sembra sempre più spaccato tra Europa e Russia e non emerge alcun soggetto capace di fare una sintesi in grado di riportare la questione nei binari di una discussione pacifica. Il peso sempre più crescente dell’estrema destra nelle manifestazioni di piazza, che sono contraddistinte da una degenerazione sempre più violenta, non è bilanciato dall’azione dell’opposizione democratica, che ha perso l’influenza iniziale su tutto il movimento di protesta. La strategia di ricondurre la battaglia entro il recinto istituzionale, tentando di modificare la Costituzione vigente, non ha pagato per l’ex pugile Vitali Klitschko, che ora appare ai margini della questione. Certo anche la situazione economica precaria del paese ha contribuito ad esasperare gli animi e gli aiuti russi hanno influenzato in modo decisivo la partita, portando molti consensi nelle file anti UE. Proprio i nuovi aiuti provenienti da Mosca avrebbero esasperato gli animi delle fazioni più estreme a favore dell’Europa, perché sono stati interpretati come una forte ingerenza. Ma anche dal campo internazionale provengono forti motivazioni per la situazione attuale. Se l’Europa è fortemente coinvolta nella questione, risulta essere anche vero che la UE è stata superata dall’inserimento USA, che spinge per l’ingresso dell’Ucraina in Europa, ma lo fa con motivazioni anti russe, contribuendo ad esacerbare lo scontro. Nella strategia americana la Russia è inaffidabile da tempo e l’occasione di togliere dalla sua influenza un paese quasi satellite, rappresenta una forte motivazione per il coinvolgimento di Washington. D’altronde questo confronto russo-americano sul destino di Kiev dura fin dal 2004, quando l’insediamento del governo filo-occidentale di Yushchenko fu interpretato dal Cremlino una invasione del suo spazio vitale ed una minaccia agli interessi strategici della Russia. Mosca ha ora tutto l’interesse per presentare la degenerazione ucraina come una diretta conseguenza dell’ingerenza negli affari interni del paese da parte dei politici occidentali e sulla sottovalutazione degli stessi sulla eventualità, poi verificata, di infiltrazione di elementi estremisti. Si capisce, allora, come Bruxelles sia il soggetto perdente: schiacciata nella competizione tra Cremlino e Casa Bianca e colpevole di leggerezza politica e di avere gestito male tutta la questione. Tuttavia la UE non vuole passare per l’anello debole della vicenda e, dopo alcune dichiarazioni del capo della diplomazia, Catherine Ashton, ed del Presidente della Commissione, Barroso, ha deciso di intervenire con delle sanzioni a carico del paese ucraino. Le raccomandazioni per gli stati membri sono di intensificare la pressione diplomatica come primo intervento, cui fare seguire il congelamento dei beni ed il divieto di ingresso nel territorio dell’Unione per gli uomini politici ucraini ritenuti responsabili della repressione dei manifestanti. In questo frangente si distinguono per l’attivismo Germania e Francia, che in un vertice a due discuteranno di ulteriori azioni contro il governo ucraino. Secondo le intenzioni della UE i passi da fare per risolvere la crisi sono: le dimissioni di Yanukovich, la creazione di un governo che assicuri la transizione pacifica del paese e lo conduca ad elezioni democratiche ed allo svolgimento di un referendum sulla adesione all’Unione Europea, che sancisca in modo ufficiale la decisione popolare, per mettere fine ad ogni contrasto. Quella del referendum appare la soluzione più logica per risolvere il conflitto, ma non la più scontata da attuare, proprio per l’ingerenza russa che teme che un risultato favorevole all’entrata in Europa possa mettere definitivamente la parola fine sulla influenza di Mosca su Kiev.
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