Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

martedì 18 febbraio 2014

L'ONU accusa la Corea del Nord di crimini contro l'umanità

La Commissione d’inchiesta dell’ONU, sulla Corea del Nord ha pubblicato un rapporto dettagliato sulle ripetute e continuate violazioni dei diritti umani, che sono configurate come crimini contro l’umanità. Le pratiche del regime di Pyongyang per mantenere il dominio sulla popolazione sarebbero tremende e comprenderebbero la tortura, eseguita con i metodi più aberranti, la privazione del cibo, sparizioni di persone ed esecuzioni sommarie. Il rapporto è stato stilato sulla base della diretta testimonianza di oltre 240 persone, che hanno confermato come il sistema sociale del paese sia basato su di un insieme di caste che fornisce ai cittadini un diverso stato che si basa sull’ideologia e la politica, in sostanza condizionato dal requisito della fedeltà più totale al regime. Il Presidente della Commissione ha indirizzato una missiva a Kim Jong-Un, dove gli si richiede l’assunzione della responsabilità di questi crimini, in qualità di capo dello stato nordcoreano. Queste prove potrebbero portare all’incriminazione del giovane dittatore di fronte ad un tribunale internazionale. Occorre domandarsi perché soltanto ora l’ONU ha riconosciuto una situazione drammatica, ma risaputa, già presente nei periodi di governo dei predecessori dell’attuale capo supremo del paese. Il passo delle Nazioni Unite, oltre che atto dovuto, richiesto più volte dalla comunità internazionale, potrebbe essere spiegato con il tentativo di isolare ulteriormente il regime di Pyongyang e creare una nuova giustificazione per sanzioni ancora più pesanti, in maniera da fiaccare l’apparato statale che sostiene il governo di Kim Jong-Un. La pericolosità di possedere la bomba atomica crea apprensione nel panorama internazionale, nelle grandi potenze e nella regione, già scossa da diverse diatribe territoriali. La presenza di un paese come la Corea del Nord, giustamente definito nazione eremita, per la sua mancanza di contatti con gli altri stati, che si è posta fuori dal consesso internazionale, rappresenta un fattore di disturbo notevole sugli equilibri mondiali. Inoltre la condizione della popolazione ha ormai raggiunto livelli disperati, non solo per la gravissima negazione dei diritti civili, ma anche per l’endemica situazione alimentare e sanitaria, rischia di trasformarsi in un esodo di massa di proporzioni bibliche verso la Corea del Sud e la Cina. In questo quadro la figura dell’uomo al comando risulta ancora più preoccupante per la sua imprevedibilità e la sua condotta, contraddistinta da bruschi cambi di direzione, ma sempre nel solco della mancanza di dialogo e del rifiuto del diritto internazionale. Stiamo parlando di un paese dove non esiste l’opposizione e la pubblica opinione è plasmata in maniera continua dai mezzi di informazione e dall’azione repressiva del regime, che non perde occasione per stroncare ogni minimo sussulto di contrarietà. Anche per la Cina, l’unico paese di sui la Corea del Nord si definisce alleato, il legame con Pyongyang sta diventando scomodo e pesante. Il seggio permanente che Pechino occupa nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, potrebbe diventare lo strumento per obbligare il paese alla resa. Se questo finora non è successo è stato dovuto alle necessità strategiche della Cina, che è contraria ad una riunificazione delle due Coree, da cui dovrebbe nascere un paese che dovrebbe finire nell’orbita statunitense. Tuttavia il grado di pericolosità sempre crescente di Pyongyang potrebbe fare cambiare strategia alla Cina, che potrebbe optare per un paese sempre suo alleato ma con un gruppo di potere differente. Del resto è proprio questo che Kim Jong-Un ha temuto quando ha giustiziato lo zio, figura di spicco nel sistema di potere del paese, un avvicinamento troppo pericoloso alla Cina di una parte dei quadri di comando. L’eventualità di creare un nuovo assetto di comando nella Corea del Nord, con un gruppo capace di aprirsi verso l’esterno, sarebbe vista favorevolmente anche dagli altri paesi, a cominciare dagli USA. Ecco perché una incriminazione internazionale potrebbe rappresentare una soluzione mondiale al problema nordcoreano

Nessun commento:

Posta un commento