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Politica Internazionale
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lunedì 5 maggio 2014
La Cina può avvantaggiarsi del coinvolgimento USA in Ucraina
Dunque la vicenda ucraina mette in dubbio quella che voleva essere al politica estera di Obama. Nelle intenzioni del presidente statunitense, dopo l’uscita da Iraq ed Afghanistan, vi era, come argomento centrale, il contenimento della Cina, che poneva l’area del sud est asiatico come zona principale di intervento. L’ottica in cui questo doveva avvenire era sia di natura economica, che politica e quindi militare. Nel mondo globalizzato la produzione delle merci si svolge in quest’area e da qui partono le vie di trasporto, soprattutto marittimo, dei beni prodotti; il controllo di queste regioni e la loro supremazia è diventato così essenziale da determinare un impegno prioritario degli Stati Uniti. Ora, se questo è vero, è lecito pensare che dietro alle azioni russe non vi sia un disegno comune pensato da Mosca e Pechino? Gli sviluppi della situazione ucraina determinano un obbligatorio spostamento delle attenzioni diplomatiche, ma anche militari, degli Stati Uniti verso le regioni dell’Europa orientale, che possono provocare un calo di attenzione verso l’Asia, sicuramente in termini economici, ma anche in ragione di sforzi militari e controllo della situazione.
Uno degli aspetti più controversi per gli Stati Uniti è dato dall’attenzione con la quale i paesi asiatici, alleati di Washington, seguono l’evoluzione della crisi di Kiev. In questo momento, infatti, per gli USA, si tratta di una sorta di esame sostenuto di fronte ai paesi asiatici, per verificare l’entità delle risposte e dell’azione della Casa Bianca elaborate per arginare l’azione russa. L’entità di queste risposte è essenziale per capire come potrebbe agire Washington nel caso la Cina minacciasse i paesi asiatici. Come si vede lo scenario assume i contorni di una trappola molto elaborata, ma efficace contro la strategia USA di dominare il sud est asiatico. Per ora le risposte dell’amministrazione americana non possono avere del tutto convinto gli alleati asiatici: la mancanza di una condotta univoca e ferma, ha lasciato il posto ad una trattativa ad oltranza, che non ha prodotto risultati apprezzabili ed anche le sanzioni applicate sono ritenute ancora troppo morbide per avere effetti apprezzabili. Vi è però una scusante per Obama agli occhi dei governi asiatici alleati di Washington: la mancata collaborazione della UE, legata ai contratti economici con la Russia. Questo aspetto, però, potrebbe verificarsi anche in una contesa con la Cina, che intrattiene rapporti commerciali molto stretti con i paesi alleati degli USA, a cominciare proprio dal Giappone, con il quale vi sono tensioni diplomatiche elevate, che non hanno avuto ricadute sui rapporti economici. Ora, per gli USA l’interrogativo è ancora al di sopra di quale zona del mondo concentrarsi, ma se riorganizzare da capo tutta la propria politica internazionale. Al tempo della guerra fredda la dottrina che andava per la maggiore era quella del contenimento, in realtà i due blocchi era due entità ben separate e distinte e bastava l’equilibrio del terrore per garantire ad ognuna delle due parti l’adeguato sviluppo. La globalizzazione economica ha posto fine a questo circuito a due piste, mettendo in gioco una pluralità di potenze, praticamente tutte in competizione tra loro. Il ruolo primario degli USA, pur rimanendo, tale ha avuto una riduzione della propria potenza, soprattutto economica, perdendo quote di mercato; questo si è riflesso nel peso politico internazionale, tuttavia gli Stati Uniti sono in una condizione dove hanno mantenuto gli obblighi, che in maggior parte loro stessi si erano dati, della prima potenza mondiale, senza avere più il corrispettivo di un tempo. Proprio per questa ragione Obama ha individuato come essenziale il presidio del sud est asiatico, messo ora in pericolo, seppure in modo indiretto, dalla questione ucraina. La Cina nei confronti dello scenario dell’Europa orientale, ha mantenuto la propria posizione in politica internazionale: quella del non intervento negli affari interni degli stati, ma è indubbio che una maggiore concentrazione americana a Kiev, favorisca Pechino. Ora nei piani di Mosca, che facevano parte del programma elettorale di Putin, vi era quello di riguadagnare lo status della grande potenza proprio a spese di Washington, individuata ancora come il nemico, come ai tempi dell’URSS, mentre contro Pechino non si ricordano dichiarazioni ostili. Entrambi i due stati, uno ex comunista ed uno comunista di mercato, hanno tutto l’interesse ad una azione concordata che possa scalfire la supremazia americana, inoltre per la Russia si tratta anche di limitare l’espansionismo NATO verso i propri confini. Sono quindi troppe le coincidenze per pensare che la Cina, apparentemente lontana dalla questione, si trovi per caso in una situazione che rischia di diventare molto favorevole per Pechino.
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