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giovedì 28 agosto 2014

Gli USA cercano alleati contro il califfato

La necessità per gli Usa è quella di combattere il califfato, ma questa esigenza non può essere portata avanti con le sole forze americane, sia dal lato militare, che da quello politico. In questo assunto sono racchiusi i limiti che Obama si è dato per rispondere alla minaccia degli integralisti sunniti; si tratta di un ragionamento molto ponderato, che deve conciliare, prima di tutto l’azione militare, nel brevissimo periodo, e quella politica su periodi più lunghi, per dare una concreta stabilità a tutta la regione. Ma trovare un’intesa tra più paesi sul piano bellico, significa dare i fondamenti ad un coinvolgimento più ampio sul piano politico e diplomatico su quello riguardante il futuro della regione ed il suo assetto. Il presidente degli USA, impiegando gli aerei americani in appoggio ai combattenti curdi ed all’esercito regolare irakeno, sta già derogando al suo principio di fare intraprendere al proprio paese una nuova guerra al terrorismo in maniera unilaterale e senza l’appoggio concreto di altre potenze, ben conscio del fatto che, senza una unità di intenti che comprenda una vasta platea internazionale, ogni sforzo risulterà vano. Tuttavia l’esigenza di sconfiggere il califfato è più impellente delle regole della dottrina Obama e la Casa Bianca deve intraprendere, comunque, il ruolo di capofila di una eventuale alleanza che si formerà per raggiungere questo scopo. Anche perché gli interessi minacciati dagli uomini dello stato islamico vanno aldilà di quelli americani, investendo quelli dei paesi limitrofi, fino ad arrivare a minacciare l’intera Europa. Peraltro già dall’inizio dell’azione contro l’esercito dello stato islamico dell’Iraq e del Levante, gli USA hanno avuto preventivamente il permesso di bombardare gli integralisti dallo stato irakeno, non agendo certo in maniera autonoma ed attenendosi così alle regole imposte da Obama.  Lo scenario attuale cambia la situazione, giacché l’intenzione di attaccare gli integralisti anche dal versante siriano verrebbe concessa e sostenuta da un governo formalmente nemico degli USA, come quello di Assad. Per non collaborare con Damasco, come sembrano essere le intenzioni statunitensi ed in generale delle potenze occidentali, la legittimazione dovrebbe venire da proprio da una coalizione internazionale, comunque non sotto le bandiere dell’ONU per i soliti blocchi imposti nella sede del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite da Cina e Russia. Per quanto riguarda la difesa dell’Iraq e del Kurdistan, gli USA sono riusciti ad aggregare sette nazioni (Albania, Canada, Croazia, Danimarca, Italia, Francia e Regno Unito), che si sono impegnate a fornire armi e materiale vario ai combattenti curdi, cui deve aggiungersi la Germania, che pare non intenda fornire armamenti ma mezzi di supporto, come materiale per comunicazioni. Questa sorta di coalizione rappresenta un inizio, soprattutto per sostenere politicamente la scelta di Obama, ma non è sufficiente a garantire un impegno più gravoso, come quello di affrontare la questione con la Siria o la gestione dei territori irakeni dopo una eventuale ritirata del califfato. In questa ottica la diplomazia americana si è messa all’opera con l'Australia, Regno Unito, Giordania, Qatar, Arabia Saudita, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. L’intenzione della Casa Bianca è di coinvolgere i paesi arabi verso un sostegno dell’opposizione moderata ad Assad, in un progetto che miri anche a scalzare la dittatura siriana (progetto che se intrapreso all’inizio della rivolta avrebbe, forse impedito la nascita del califfato) e nello stesso tempo battere gli uomini del califfato sul terreno della Siria, mentre gli altri paesi potrebbero contribuire agli attacchi aerei condotti dalle forze USA. L’azione di scatenare una lotta allo stato islamico è quindi partita, tuttavia, occorre ancora rilevare che gli obiettivi, anche grazie all’alleanza con il governo irakeno e l’amministrazione curda, dal lato dell’Iraq sono ben definiti e delineati, sia dal punto di vista tattico, che della gestione più immediata, mentre dal lato siriano la situazione appare più confusa, sia per i rapporti con Assad, che per una situazione che si è venuta a creare in una zona dove gli USA non possono contare su alleati e contatti certi; proprio per questo motivo l’attività di raccolta di informazioni, mediante droni ed aerei spia è già iniziata per consentire e  pianificare un attacco nella miglior sicurezza possibile.

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