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venerdì 5 settembre 2014

Al Qaeda vuole riconquistare il suo ruolo con la creazione di una rete terroristica in India

Con l’escalation militare e politica nel califfato, l’autoproclamato Stato Islamico dell’Iraq e del Levante ha scalzato Al Qaeda dalla posizione di vertice nel mondo del terrorismo musulmano. I seguaci dello sceicco Al Baghdadi, che pare si siano staccati proprio da Al Qaeda, si sono guadagnati la ribalta internazionale per una maggiore capacità di attrarre finanziamenti, che gli ha permesso di coltivare l’ambizione della formazione del califfato, uno stato dove la legge vigente deve essere la jihad islamica, applicata in modo integrale e dove deve essere cancellata ogni presenza di credo religioso alternativo. I successi ottenuti dagli uomini del califfato hanno ridimensionato quella che era l’organizzazione principale dell’estremismo sunnita, anche in virtù di una maggiore esasperazione che lo stato islamico, ha portato nel confronto con gli sciti. Al Qaeda, nel corso della sua storia, è stata sospettata di tramare anche con l’Iran e ciò ha decretato, in parte, il suo insuccesso, anche perché i finanziatori sunniti, nell’occasione della guerra siriana, hanno puntato sugli attuali componenti dello stato islamico, affinché ciò producesse anche un danno a Teheran. Certamente non è solo questa la causa della debacle di Al Qaeda, da tempo l’organizzazione era stata praticamente sconfitta dalla lotta condotta dagli USA e dal mancato rinnovamento dei suoi quadri direttivi. In questo momento la competizione tra i due maggiori gruppi del terrorismo islamico è tutta a favore del califfato, che interpreta in maniera sapiente sia l’utilizzo dei mezzi di informazione, che dei tempi in cui questi vanno usati. L’eccessiva risonanza mondiale concessa in modo errato ai video delle decapitazioni dei giornalisti occidentali dai mezzi di comunicazione mondiale, ha permesso un ulteriore grado di centralità e di importanza del califfato all’interno della galassia jihadista. L’annuncio di Al Zawahiri, della creazione di una filiale di Al Qaeda in India, pare funzionale alla battaglia mediatica che si starebbe svolgendo all’interno dell’estremismo islamico. Dopo un lungo periodo di silenzio, dunque, Al Qaeda ricompare con un progetto ambizioso e, comunque, da non sottovalutare. La creazione di un movimento indiano derivante da Al Qaeda, potrebbe minare la stabilità di un paese, come l’India, che è quasi un continente, che sta assumendo sempre più peso nell’economia globale, ma che è ancora troppo condizionato dalla povertà endemica che lo affligge e, dove i contrasti religiosi sono spesso fonte di grandi violenze. Da non dimenticare la contiguità con il Pakistan, dove l’estremismo islamico controlla diverse zone del paese, sottraendo la sovranità di Islamabad, abbracciando una zona che arriva fino all’Afghanistan, dove la presenza dell’integralismo islamico rappresenta ancora un pericolo concreto per lo stato. Il progetto di Al Qaeda è di spostare il suo raggio di azione dalla fascia meridionale del Mediterraneo, dal medio oriente, a zone dove la presenza del califfato non è ancora realtà. Si tratterebbe di conquistare influenza su zone potenzialmente fertili, segnati da una presenza musulmana importante e spesso bistrattata dalle autorità locali, che può favorire l’inserimento di una rete terroristica estremista. Questo progetto, che secondo alcuni analisti non è di facile realizzazione, perché Al Qaeda non ha una struttura sufficientemente radicata nel paese indiano, ma segnala una spaccatura evidente all’interno del terrorismo islamico, che potrebbe essere sfruttata per sconfiggerlo definitivamente. Benché non si abbiano notizie di contrasti ufficiali tra le due organizzazioni, lo spostamento della zona di interesse di Al Qaeda da quella naturale, è il segno che l’organizzazione non vuole essere fagocitata dal califfato e cerchi di bilanciare la maggiore importanza dello stato islamico cercando una sorta di nuovi mercati del terrore.  

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