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lunedì 20 ottobre 2014

La Cina ritiene essenziale la riforma della giustizia

Il  problema della giustizia, anche in uno stato tutt’altro che democratico, come la Cina riveste un impatto con conseguenze molto forti sulla società, sugli investitori e quindi sull’economia, che, inevitabilmente influiscono sulla stabilità di un sistema totalitario, ma sottoposto a sempre maggiori pressioni capaci di mettere in pericolo i piani stabiliti dall’organismo centrale. Proprio per regolare queste problematiche i massimi dirigenti del Partito comunista cinese devono affrontare e pensare  soluzioni riguardo a temi che possono rafforzare il ruolo di guida del partito e la sua legittimità, in un momento di contrasti provenienti da più parti. L’obiettivo è fornire alla società cinese, seppure sempre nel quadro del partito unico, un sistema giuridico che deve diventare più equo ed avere anche un certo grado di indipendenza, necessario a garantire l’equità del giudizio. Il compito non è facile: il paese cinese, pur essendo ormai a tutti gli effetti la seconda potenza economica mondiale, è afflitto da una corruzione endemica, che rappresenta un costo economico e sociale enorme, dovuta alle grandi distanze cinesi, che favoriscono, mediante una organizzazione periferica del  potere ormai superata, potentati locali capaci di sfuggire al controllo centrale. Del resto, la grande diseguaglianza tra le zone industriali e quelle agricole del paese costituisce un ulteriore elemento di difficoltà per il legislatore centrale.  Questa falle del sistema, che resistono malgrado un controllo sempre più serrato, sono la causa da eliminare per riformare un sistema giudiziario troppo sottoposto ad un controllo politico locale. La necessità di stabilire uno stato di diritto, seppure entro i confini imposti dall’esistenza di un unico schieramento politico ufficiale, è ormai un problema che richiede una soluzione non procrastinabile, per le esigenze di un paese che, non solo deve attrarre investimenti esteri sul suo territorio, ma deve sapersi presentare anche sul mercato estero con una garanzia del diritto, soprattutto quello civile essenziale per la regolazione delle attività economiche. Nel sistema giudiziario cinese occorre ricordare che il Partito è l’autorità suprema che , di fatto, promulga la legge; in questo sistema assoluto non deve esserci spazio per alternative e di fronte all’opinione pubblica è meglio se queste alternative vengono identificate come le responsabili della corruzione. Attraverso il rafforzamento del potere centrale, però, si può sperare che vengano introdotte misure che comprendano una maggiore certezza del diritto tramite la trasparenza del procedimento giudiziario, anche nel campo dei diritti umani.  Le attribuzioni conferite alle forze speciali, che superano quelle dei tribunali, hanno esercitato metodologie repressive senza alcuna garanzia legale ne esercitate in quadro giuridico ben preciso. Si tratta di procedimenti che si svolgono fuori dal processo legale e costituiscono una forma parallela, ma soprastante di giustizia, basata sul giudizio politico e riservata agli 85 milioni di appartenenti al Partito comunista, che sono soggetti a valutazioni spesso arbitrarie circa l’osservanza del regolamento di disciplina. Gli indiziati sono imprigionati senza processo, a volte senza accuse vere e proprie e sono soggetti quasi sicuramente a tortura, oltre che ad essere privati dell’assistenza legale e del contatto con i familiari. Soltanto successivamente gli accusati vengono sottoposti alla giurisdizione della magistratura ordinaria. Tuttavia su questa procedura pare non ci sia da attendersi sostanziali variazioni, dato il controllo esclusivo che garantisce sull’apparato, sia dal punto di vista della lotta alla corruzione, che della repressione del dissenso. Ciò che appare più probabile è una riforma che possa limitare il potere di nomina di giudici delle autorità  periferiche, per evitare un controllo troppo invasivo sulle sentenze; in altri contesti tale decentramento potrebbe rappresentare una garanzia di maggiore equità, ma nell’assetto della Cina attuale, Pechino ha la necessità di praticare un accentramento che sappia bilanciare le inefficienze del sistema, anche in ragione della grande mole di petizioni che arrivano nella capitale per lamentare il malfunzionamento della giustizia locale. La riforma sembra indirizzarsi nel passaggio del potere di nomina dei giudici dalle autorità comunali a quelle provinciali, con una conseguente razionalizzazione della struttura burocratica, altro punto debole dello stato cinese proprio nella questione della corruzione, che trova terreno fertile anche grazie alle dimensioni mastodontiche dell’apparato burocratico cinese.

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