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martedì 16 dicembre 2014
La Banca centrale russa aumenta il costo del denaro
L’effetto combinato delle sanzioni economiche unito alla discesa dei prezzi del petrolio ha portato il paese russo in uno stato di profonda recessione, che la Banca Centrale della Russia intende, per ora, combattere con una manovra monetaria, su diretta indicazione di Putin. Gli attuali livelli del rublo segnalano che la moneta russa, dall’inizio dell’anno, ha perso metà del suo valore nei confronti del dollaro e circa il 42% nei confronti dell’euro. Questa situazione ha determinato un aumento generale dei prezzi che si attesta, al momento, su di un valore del10%, ma che appare destinato sicuramente a crescere e che ha già provocato la presenza dei prezzi delle merci, in alcuni esercizi commerciali, espressa in valute estere. La risposta della Banca di Russia è stata quella di incrementare di sei punti e mezzo il tasso di interesse, che è così arrivato a quota 17%, rispetto al 10% precedentemente in vigore e ben lontano del 5,5% che vigeva all’inizio dell’anno. Lo scopo principale è di stimolare il ritorno dei depositi e quindi degli investimenti in rubli, con la speranza che il valore del costo del denaro sia inferiore all’inflazione e quindi capace di attrarre nuove conversioni nella moneta nazionale. Secondo gli analisti i valori macroeconomici nazionali potrebbero ricavare dei benefici con questa misura, ma, per contro, con un prezzo del credito così elevato a pagare i costi della manovra saranno le imprese e le famiglie, le cui prospettive economiche rischiano di aggravarsi ulteriormente. Secondo alcune stime il calo del prodotto interno lordo potrebbe arrivare al 4,5%, se i prezzi unitari per barile di petrolio dovessero restare alla quotazione attuale di 60 dollari. Con questa misura Putin può mettere un freno all’inflazione ma non stimola il credito alle imprese, comprimendo ulteriormente lo sviluppo del tessuto produttivo del paese, che rappresenta un fattore di debolezza di un sistema troppo basato sulla vendita delle materie prime. Il capo del Cremlino agisce sul breve periodo, ma con questo provvedimento non fa nulla per avviare un processo strutturato che porti la Russia ad una diversificazione della sua produzione in grado di assorbire eventuali congiunture negative, come quella attuale, dovuta alla diminuzione dei prezzi delle materie prime, per motivi esterni al fenomeno delle sanzioni. La Russia si trova ora in una situazione doppiamente negativa, che sul piano politico internazionale aiuta gli obiettivi di Washington. Certo le sanzioni hanno provocato l’isolamento del paese dai mercati finanziari internazionali, bloccando le attività finanziarie russe che godevano di grande liquidità, ma l’effetto della diminuzione di petrolio e gas, rischia di essere ben peggiore per un’economia che poteva assorbire, almeno in parte, gli effetti delle sanzioni vendendo i suoi prodotti ad altri paesi, sempre che il valore di questi beni restassero su quotazioni ben più alte. La guerra petrolifera scatenata dagli arabi per contrastare l’abbassamento del valore del petrolio americano, dovuto alle nuove tecniche estrattive, ha fatto della Russia una vittima forse inaspettata, ma forse anche calcolata, che ha una economia che non pare reggere due attacchi contemporanei di tale portata. La stessa Banca centrale russa ha dimostrato una lentezza nella sua azione di contrasto all’inflazione che, sembra, dovuta al fatto di dovere affrontare un evento inaspettato. Alcune previsioni indicano che il Cremlino intende tagliare la spesa pubblica come ulteriore elemento per combattere gli effetti della diminuzione dei prezzi del petrolio. Questo elemento, però, rappresenta un rischio concreto della stabilità sociale e del consenso verso Putin, se applicato su di un tessuto sociale già provato dalla crisi economica. Il leader russo con l’aumento del costo del denaro pensa a difendere dall’inflazione oltre che le riserve del paese, anche quelle degli oligarchi che lo sostengono, piuttosto che cercare un consenso popolare, che spera di mantenere stimolando l’elemento nazionalista a cui la società russa è sempre molto sensibile. Occorrerà verificare fino a quando sarà messa alla prova la pazienza dei russi.
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