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Politica Internazionale
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mercoledì 18 febbraio 2015
Putin cerca alleati in Ungheria mentre gli ucraini si ritirano da Debaltseve
L'atteggiamento del presidente russo Putin continua ad essere sprezzante del diritto internazionale. Durante la visita in Ungheria ha dichiarato che la guerra potrà cessare soltanto se Kiev si renderà conto che è necessaria una soluzione pacifica del conflitto. Questo significa che l’Ucraina, dopo essere stata invasa, dovrà accettare passivamente le condizioni imposte da Mosca, che, per altro, continua a dichiararsi formalmente estranea dal conflitto. A questo punto il risultato sarà soltanto quello di una nuova annessione al territorio russo, con la parte orientale del paese ucraino che cambierà sovranità. Questo, da un lato permetterà di porre fine alle sofferenze della popolazione, ma innescherà un processo che potrebbe essere capace di mutare in modo definitivo gli equilibri instabili con l’occidente. Per ora gli Stati Uniti sono stati in disparte,lasciando le trattative a Francia e Germania, ma non riesce credibile che si rassegneranno a questa sconfitta. Esistono altri gradini da salire nelle sanzioni, come non accettare più i soldi russi frutto del riciclaggio nelle borse occidentali ed anche levare a Mosca la capacità di riceverei pagamenti bloccando così ogni afflusso di denaro. Il monopolio delle attività finanziarie è quasi tutto in mano all’occidente e se non è stato usato come leva per convincere il Cremlino è stato soltanto perché danneggiava economicamente partner importanti come il Regno Unito, ai quali si potranno chiedere sacrifici nella stessa misura in cui sono stati chiesti agli agricoltori ed agli altri produttori europei, che si sono visti ridurre il volume d’affari come effetto boomerang delle sanzioni alla Russia. Resta aperta poi la partita di come accogliere l’Ucraina in modo ufficiale dentro il mondo occidentale: se Kiev perde i territori filorussi non vi sarebbero più cause ostative per un ingresso a pieno titolo nell’Unione Europea ed, ancora di più, nell’Alleanza Atlantica. A quel punto per Mosca forse sarebbe stato meglio accettare la soluzione di uno stato ucraino neutrale e con le regioni filorusse sempre sotto la sovranità di Kiev, ma dotate di una ampia autonomia. La contrazione economica della Russia per effetto delle sanzioni è già percepita in maniera pesante dalla popolazione e gli sviluppi che sembrano prendere forma non permettono di sperare in miglioramenti, tanto è vero che Putin è alla disperata ricerca di nuovi partner; si giustifica così il viaggio in Ungheria, dove sono state concordate nuove forniture di gas a Budapest ed iniziative congiunte in materia agricola, capaci di superare l’effetto delle sanzioni. Occorre ricordare che l’Ungheria è membro sia dell’Unione Europea, sia dell’Alleanza Atlantica e che, quindi, il suo comportamento debba essere oggetto di attenta analisi. Il governo ungherese in carica è già stato contestato per leggi liberticide ed antidemocratiche, che sono in contrasto con i principi di Bruxelles, tuttavia non è mai stato sanzionato: questa sembra l’occasione giusta per intraprendere una azione sanzionatoria contro chi assume una condotta così esplicitamente contraria allo spirito dell’unione. Sul fronte dei combattimenti, dopo le violente battaglie per Debaltseve, combattute nonostante la tregua, i reparti di Kiev starebbero ritirandosi in maniera ordinata e con tutto il loro armamento. Per l’occidente si tratta di una sconfitta, sulla quale interrogarsi sulla condotta da mantenere, anche perché nelle mire dei filorussi ora ci sarà sicuramente il porto di Mariupol e tutto il territorio circostante, che permetterebbe ai russi di congiungere l’Ucraina orientale con la Crimea, ora isolata entro il territorio ucraino. Da queste basi dovranno partire i nuovi negoziati che seguiranno quelli appena conclusi e che hanno permesso di raggiungere la fragile tregua attuale.
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