Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
martedì 21 aprile 2015
Le Filippine provano a frenare l'espansionismo di Pechino nel Mare cinese meridionale
Il problema dell’espansionismo cinese nel Mare Cinese meridionale ritorna al centro della scena internazionale, dopo che le Filippine ed il Vietnam hanno avviato le discussioni per stringere un patto strategico, che mira a contrastare le mire di Pechino sui tratti di mare che lambiscono i due paesi. La Cina sta attuando una tattica espansionistica nella zona marina di fronte alle due nazioni che limiterebbe le rispettive zone economiche esclusive di Hanoi e Manila, oltre a dichiarare come proprio territorio due gruppi di isole, che sono nel braccio di mare contestato. Le Filippine rispondono all’espansionismo cinese con la ricerca di alleanze su base regionali, che potrebbero coinvolgere anche il Giappone e la supervisione degli Stati Uniti. Pechino ha da tempo messo al centro della propria volontà regionale, quella di espandere la sua influenza nelle immediate vicinanze del suo territorio, in quello che considera il proprio cortile di casa. L’argomento ha suscitato parecchia apprensione nei periodi scorsi, specialmente tra Pechino, Tokyo e Seul, fino ad arrivare al centro del dibattito internazionale per i possibili sviluppi pericolosi ed è sfociato in un clima quasi da guerra fredda, con continue provocazioni da una parte e dall’altra, che hanno creato situazioni potenzialmente gravi, con incidenti più volte sfiorati. Obama aveva messo al centro del proprio programma di politica estera la priorità di contenere l’espansionismo cinese nel Mare cinese meridionale e nel Mare Giallo, ma questo proposito è stato scavalcato dalle priorità che si sono sviluppate nel medio oriente. Non di meno l’attenzione americana è però diminuita. Le esercitazioni militari che Washington ha effettuato con Giappone e Corea del Sud, dimostrano come gli USA continuino ad interessarsi del problema, considerandolo di prioritaria importanza nel quadro strategico asiatico. Attualmente le forze armate americane sono impegnate proprio con quelle filippine, in esercitazioni comuni, dove le presenze dei soldati statunitensi sono raddoppiate. Si tratta, senza dubbio, di un segnale inequivocabile lanciato a Pechino. L’intenzione delle Filippine, formalmente non è contraria alla Cina, ma si rivolge soltanto alla tutela di interessi comuni. Tuttavia è evidente che il bersaglio di questa azione diplomatica non può che essere costituito da Pechino. Manila si è mossa su dati tangibili, come le fotografie satellitari, che dimostrano come la Cina stia costruendo infrastrutture, che potranno essere impiegate per scopi militari, probabilmente ad uso della forza aerea cinese. Le Filippine intendono portare la questione anche davanti alle Nazioni Unite, provvedimento che non ha alcuna possibilità di essere accolto per la presenza della Repubblica Popolare Cinese nel Consiglio di sicurezza, dove, come membro permanente può esercitare il diritto di voto. L’attuale situazione, dal punto di vista militare rappresenta pericoli concreti per l’estrema vicinanza delle truppe dei due paesi, ripresentando condizioni di pericolosità già provocate dall’atteggiamento cinese, che non pare improntato alla necessaria prudenza, che simili casi, richiederebbero. Un conflitto nella zona potrebbe portare gravi danni al commercio mondiale, dato che dal Mare cinese meridionale passa il 40% dell’intero traffico merci del pianeta, con un valore stimato intorno ai 5.000 miliardi di dollari. Il contraccolpo sull’economia globale sarebbe enorme e tutti i valori e gli equilibri, anche finanziari, potrebbero essere alterati in maniera tale da compromettere il funzionamento delle economie di molti paesi. Per questa ragione la comunità internazionale non deve sottovalutare le tensioni crescenti che si stanno sviluppando nella regione ed adoperarsi per una soluzione diplomatica che scongiuri possibili crisi, anche soltanto nei rapporti internazionali tra gli attori regionali.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento