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lunedì 20 luglio 2015

Nel nord est della Siria i curdi collaborano con le forze del regime di Damasco

Nella provincia siriana di Hasaka, situata nel nord est del paese, sarebbe in corso una collaborazione tra esercito regolare siriano e combattenti curdi per sconfiggere le milizie dello Stato islamico. Si tratta di una novità assoluta all’interno del conflitto siriano, inquadrato non come guerra civile, ma come vera e propria guerra tra combattenti di entità sovrane differenti, quali sono, appunto i curdi, lo Stato islamico (queste non classificabili come stati sovrani, ma come entità in grado di esercitare comunque una propria sovranità ed autonomia) e soldati di quello che rimane dello stato siriano di Assad. I curdi, al momento hanno tenuto un atteggiamento neutrale nei confronti di Damasco, preoccupandosi di difendere la propria popolazione ed i relativi territori. Le truppe di Assad, che hanno individuato nei curdi un alleato indiretto, perché non hanno praticamente mai combattuto contro l’esercito di Damasco, hanno concesso una autonomia rilevante, anche perché, in parte, impossibilitati a controllarle, alle zone curde, dove l’autonomia delle varie milizie ha garantito, nei limiti imposti dalla situazione di guerra, un certo esercizio di autogoverno. Analogamente è quello che è accaduto nei territori conquistati dallo Stato islamico, che ha instaurato la legge islamica, inaugurando l’esercizio di un a propria sovranità, benché non avesse un riconoscimento ufficiale da parte di alcun governo straniero. Il comune interesse a ricacciare indietro le truppe del califfato avrebbe sostenuto la collaborazione tra esercito siriano e combattenti curdi, che, pare, stia fornendo risultati incoraggianti. A completare il quadro delle alleanze involontarie, c’è l’azione della forza aerea statunitense che bombarda dall’alto le postazioni dello Stato islamico. Da parte siriana non ci sono conferme ufficiali, tuttavia, l’equipaggiamento di diversi miliziani curdi sarebbe di origine russa e potrebbe essere stato servito proprio dagli uomini di Damasco, d’altra parte anche gli stessi curdi negano qualsiasi collaborazione con le forze regolari della Siria, forse per non suscitare critiche da parte degli USA. Dal punto di vista politico la notizia è rilevante, soprattutto per Assad, che trova un modo insperato per uscire dall’angolo in cui è confinato e può sperare in una riscossa, almeno parziale delle sue forze armate. A rinforzare questa possibilità, potrebbe anche esserci il rapporto di collaborazione che si è sviluppato tra curdi ed iraniani, con questi ultimi sempre fedelmente schierati dalla parte del dittatore di Damasco. Immaginare una benedizione politica di Teheran a questa collaborazione non appare troppo improbabile. La situazione della zona, dal punto di vista umanitario è molto difficile, dei 300.000 abitanti residenti prima del conflitto, sarebbero rimaste circa 120.000 persone, che vivono in una condizione di  assedio per gli attacchi che le forze curde e siriane stanno portando agli effettivi del califfato, ormai praticamente accerchiati. Questa situazione potrebbe favorire un disegno per la soluzione del conflitto, che possa prevedere ampia autonomia alle regioni curde, e forse qualcosa di più, capaci di generare una forma di convivenza con i territori rimasti in mano ad Assad. Si tratta di uno scenario che probabilmente a Washington non gradirebbero, ma che potrebbe conciliare le esigenze di sconfiggere lo Stato islamico e quelle geopolitiche di Teheran e fermare il conflitto che ha provato duramente la popolazione siriana.

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