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lunedì 24 agosto 2015
L'ex ministro delle finanze greco ritiene il piano di salvataggio della Grecia un laboratorio per scenari futuri
In una recente intervista l'ex ministro delle finanze greco Varoufakis ha esposto una tesi alquanto inquietante sul perché dell’accanimento della Germania sul paese ellenico. In sostanza la Grecia sarebbe il laboratorio di Berlino, con l’approvazione di Bruxelles, dove provare gli effetti della rigidità finanziaria in funzione della diminuzione dei diritti, soprattutto quelli connessi allo stato sociale. Queste parole sono venute da un esponente politico, che no si è mai detto contrario all’euro, e, che, quindi, lo preservano da una eventuale accusa di populismo, ma che, secondo la sua ottica, ha cercato una soluzione per permettere ai cittadini greci di affrontare ancora in una situazione di difficoltà gli effetti delle misure di sostegno al paese. Molto coerentemente, non essendo a favore del piano di salvataggio elaborato, Varoufakis si è dimesso dalla carica che ricopriva e ciò gli permette di guadagnare una certa affidabilità ed il diritto di essere ascoltato. Le premesse di quanto asserito da Varoufakis, sono talmente evidenti, che non possono essere smentite da alcuno. L’impianto originario che stava alla base della nascita dell’Unione Europea è stato stravolto a danno della democrazia, giacché le decisioni di Bruxelles appaiono calate dall’alto e concertate in uno spazio molto ristretto. Questo è l’aspetto più importante, perché significherebbe, ed in effetti significa, una pericolosa attenuazione della democrazia in tutta l’Unione a favore di oligarchie prevalentemente finanziarie, inquadrate in un disegno politico ben preciso, di cui la Germania è la principale interprete. La prova che la Grecia possa essere un laboratorio dove testare le politiche sociali ed i loro effetti sulla cittadinanza è rappresentata dalle ristrette dimensioni del paese, sia dal punto di vista della popolazione, che dal peso economico del paese, che permettono politiche punitive senza troppo incidere sulla totalità del sistema. Secondo Varoufakis il fine ultimo di Berlino è quello di rovesciare lo stato sociale francese nella sua complessità, per abbattere poi le spese del comparto in tutta Europa e liberare risorse per una maggiore manovrabilità finanziaria. Se ciò fosse vero la gravità sarebbe inaudita ed il progetto dovrebbe essere fermato assolutamente; ma le prove sono soltanto indiziarie, anche se la politica tedesca ha preso una direzione ben precisa. Quello che pare intendere l’ex ministro delle finanze greco è che, nel complesso delle spese dell’Unione, in questa fase di difficoltà economica e finanziaria, il capitolo di spesa destinato alle spese sociali debba essere compresso per finanziare politiche finanziarie, probabilmente speculative, sul tipo di quelle che hanno, in definitiva provocato la crisi. In realtà la diminuzione delle spese sociali è un fatto ormai evidente, nelle politiche di tutti i governi europei, che obbligano i lavoratori ad andare in pensione più tardi, pagare quote sempre più alte dell’assistenza medica e di altri servizi di base, pur mantenendo alti livelli di tassazione, che non restituiscono ai cittadini un controvalore adeguato. Questo ragionamento è di pura valutazione economica, ma, se si vuole pensare ad uno stato che assolve un ruolo più orientato all’efficienza verso il cittadino, questo modello appare in declino già da tempo. Eppure, secondo Varoufakis, questa direzione può essere ancora di più esasperata attraverso il ricatto della stabilità finanziaria ottenuta mediante l’austerità, diventati, così veri e propri idoli a cui deve inchinarsi anche il processo democratico. La congettura di Varoufakis, vista in questa ottica, ha molte probabilità di essere veritiera e mette anche in evidenza una contrapposizione tra Berlino e Parigi, che può essere deleteria per la stessa sopravvivenza dell’Unione. Non è da trascurare, che la previsione di Varoufakis dice che la Grecia non potrà ripagare il suo debito con l’attuale piano in vigore e dovrà piegarsi a sacrifici ancora più duri, per ora soltanto rimandati nel tempo, proprio per verificare gli effetti sul suo sistema istituzionale delle ricadute di un piano tanto impegnativo. Per Varoufakis ciò potrebbe portare il paese ad essere costretto ad abbandonare la moneta unica determinando un effetto a catena che andrebbe a coinvolgere altre economie destinate a precipitare nella stessa miseria in cui versa Atene. A quel punto, se la resistenza della Francia dovesse essere vinta, Berlino avrebbe gioco facile a diventare l’unica padrona dell’Europa, imponendo agli altri stati, in maniera meno nascosta, i propri voleri. Varoufakis ha parlato in base alla propria esperienza diretta e quello che ha detto confermerebbe i sospetti di molti, tuttavia lo scarso potere politico di Bruxelles, che potrebbe costituire un antidoto per le prevaricazioni e lasciato in questo stato probabilmente proprio per favorire un allentamento della democrazia a favore del potere finanziario, d’altra parte, anche l’affermazione di opposizioni del tutto contrarie a promuovere l’integrazione europea costituisce un ulteriore elemento a favore della costruzione di una Europa molto lontana dai presupposti di partenza.
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