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mercoledì 21 gennaio 2026

Per l'Unione Europea ultime occasioni per non subire gli scenari di Trump

 Lo scenario attuale obbliga l’Europa a profonde riflessioni sul suo ritardo all’interno del panorama globale, dove il gap tra gli obiettivi da raggiungere e quelli fino ad ora acquisiti si sta allargando profondamente. Se l’avanzata del commercio cinese è un fenomeno preoccupante, ma tutto sommato affrontato con strumenti a volte efficaci, il conflitto ucraino e soprattutto l’avvento di Trump hanno provocato una graduale riduzione del ruolo politico europeo, anche sul piano economico, che unito alla divisione politica interna ed alla irrilevanza militare, pone l’Unione Europea in una situazione di serio pericolo per il rischio di dissoluzione. Il fattore decisivo è il mutato atteggiamento degli USA, che si pone come avversario avente come principale obiettivo proprio la divisione dell’Unione, per evitare di avere a che fare con un soggetto coeso. Prima la minaccia dei dazi, poi l’atteggiamento ondivago sulla guerra ucraina ed infine la minaccia esplicita al territorio dell’Unione con il preciso intento di conquistare la Groenlandia, forse usando anche mezzi militari. Deve essere specificato, senza pericolo di smentita, che l’atteggiamento troppo diplomatico e conciliante dell’Unione verso Trump, non ha sortito alcuno degli effetti sperati, ma al contrario, ha favorito l’incremento delle ostilità da parte del presidente degli Stati Uniti, a causa della impressione o della certezza di avere a che fare con un interlocutore debole e diviso. Questo, in parte è vero, ed è a causa della stessa struttura poco flessibile dell’Unione, ancora troppo condizionata dal voto all’unanimità, dalla mancanza di decisioni e legislazione in grado di assicurare un governo capace di superare le singole ragioni statali, in favore di un benessere generale.  Per non urtare la Casa Bianca si è sacrificato anche il dialogo con la Cina ed anche il rapporto con Mosca, incapace di sanzionare seriamente il Cremlino, mediante l’impiego delle riserve russe presenti in Europa, ha messo l’Unione in uno stato di debolezza. Ma l’atteggiamento dello Casa Bianca, che è il fattore peggiore per l’Unione, poteva essere previsto, fin dalla presidenza Obama, l’interesse USA si è maggiormente focalizzato sull’oriente e la prima presidenza Trump e l’ultima campagna elettorale presidenziale, avevano presentato delle pericolose avvisaglie sul possibile nuovo atteggiamento americano. Non si è voluto mettere in atto una autonomia in grado di consentire una emancipazione, seppure in un quadro di alleanza, dall’alleanza con gli Stati Uniti. Il mancato sviluppo di una indipendenza militare, sostenuto da una adeguata presenza di una industria bellica europea, permette ancora l’attuale sudditanza a Washington, mentre sul piano internazionale l’Unione appare troppo titubante su potenziali e più strette alleanze con partner altrettanto interessanti a sottrarsi al giogo americano come Australia, Giappone, Corea del Sud. Altrettanto necessario è ristabilire gli stretti legami con il Regno Unito, per cercare il rientro di Londra all’interno dell’Unione, così come è necessario coinvolgere il Canada come membro di Bruxelles, per allargare i confini dell’Unione oltreoceano e sul confine americano. Simili alleanze potrebbero attrarre investimenti in grado di sviluppare industrie ad alto contenuto tecnologico tali da rendere l’indipendenza dagli USA una realtà in grado di contrastare le volontà di subire dazi sui propri prodotti, anche per l’ampio territorio dove creare aree di scambio quasi del tutto impermeabili agli influssi americani ed anche cinesi. Certo l’elemento necessario, nel territorio europeo in grado di assicurare una spinta verso questa situazione consiste nella progressiva cessione di sovranità, specialmente su alcune materie decisive, come la politica estera e quindi militare, ed anche su parti della politica industriale dei singoli stati. In cambio si potrà avere la capacità di giocare un ruolo da grande potenza su di ogni scenario internazionale e favorire gli ideali democratici trattando al pari delle grandi potenze, senza subire minacce e situazioni svantaggiose, come sembra che l’immediato assicuri di verificarsi.

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