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Politica Internazionale
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mercoledì 20 dicembre 2017
هل ال تزال الديمقراطيات الغربية شرعية؟
ويبرز
التقرير السنوي لمنظمة أطباء بلا حدود ومعهد الدراسات المعنية بالنزاعات
والعمل الإنساني خسارة خطيرة للأخلاق، ولا سيما من الديمقراطيات الغربية،
التي من شأنها أن تتصدى للمشاكل الناجمة عن الحروب والمجاعات، ونظم الشرعية المشكوك فيها، وفي صراع مفتوح مع مبادئها التأسيسية. وهي
تتراوح بين أوروبا التنازلات مع الديكتاتوريات الأفريقية لوقف الهجرة،
وإغلاق الأمريكية بأمر من ورقة رابحة ضد الأجانب تصل إلى الإفلات من العقاب
المطلق للمملكة العربية السعودية، وهي حليف للراحة من الغرب، في القمع
التي نفذت في اليمن. والحالات لم تنته بعد. ما
هي مصداقية المؤسسات الأوروبية، إذا ما فشلت في حل الصراعات داخلها وإقناع
الدول المعارضة لاستضافة المهاجرين سهم وذلك إبرام اتفاقات مع الليبيين،
والمعروف لإلحاق الألم والتعذيب للمهاجرين، التي تصبح مصدرا للدخل المزدوج: من ناحية مع الابتزاز للأسر ومن جهة أخرى مع الإعانات التي تمنحه بروكسل. والولايات
المتحدة، وبلد الإمكانيات للجميع، وتغلق الحدود، وتستعد لتصبح حصنا يتعذر
الوصول إليه، وتحمي أستراليا نفسها من الهجرة، التي تقع على حدود الجزر
تقريبا دون خدمات المهاجرين الذين يريدون الهبوط على شواطئها. وما
نحتاج إليه أن نسأل أنفسنا هو مدى شرعية مؤسسات البلدان التي تقول إنها
ديمقراطية: أي إذا كان هذا المعنى صحيحا في حد ذاتها، فإن نفس البلدان، إذا
ما نظر إليها في صورة أوسع نطاقا تتجاوز الحدود الوطنية أو تحالفها ، نفس الشرعية لها نفس القيمة. فالمسألة
ليست مجرد مدرسة أو نص للعلوم السياسية، بل هي مقارنة واضحة مع تلك التي
تم التعبير عنها وممارستها داخل الأراضي الوطنية للديمقراطيات الغربية، ومع
ذلك نفذت في الخارج في مناطق الأزمات، مع والغرض الوحيد هو حماية نفسه من الظواهر التي عجز عن إدارة الظروف بنفس الطريقة في التصرف علنا على النقيض من المبادئ الخاصة. وبعبارة
أخرى يبدو واضحا تماما أن أولئك الذين يشير إلى قيم العدالة والمساواة،
والشروط اللازمة لتكون قادرة على ان يقال ان الديمقراطيات، يخون هذا
التشابه في طريقة التصرف خارج للتعامل مع الظواهر التي يتم وضعها خارج
الديناميات الداخلية وأحيانا أيضا للعلاقات بين الدول. وقد
هربت الهجرة بسبب الحروب والمجاعات الآن من تنظيم القانون الدولي، لأنه
يتجاهل دائما، وتدار مع أنظمة لا تستجيب، إلا في حالات الأقليات المتزايدة،
إلى ممارسة تتفق مع القيم الإنسانية. إذا
كان هذا هو، في حين أن نظرية الذميمة، ولكن مفهومة لتلك الدول التي ليست
ديمقراطية، فإنه لا يجوز للدول التي تدعي أن لديها أنظمة ديمقراطية لسنوات،
ولكن هذا لا تتدخل مرة أخرى في سياق دولي حيث المصالح الفردية السائدة،
فهم كمصالح للدول الفردية. وليس
أننا نواجه وضعا جديدا، ولكن بعد الحرب العالمية الثانية أردنا أهمية أكبر
للمنظمات فوق الوطنية، مثل الأمم المتحدة، على الأقل كوسيلة لحل أخطر
الأزمات. الليبرالية
أنه منذ الثمانينات من القرن الماضي قد أثر تأثيرا عميقا ليس فقط في
الاقتصاد، ولكن السياسة المذكورة أعلاه، قررت، في المدى البعيد نوع من
ترسيخ أغنى البلدان، التي يتم تحديدها أيضا مع الديمقراطيات الأكثر تقدما،
في دفاعا عن مواقفهم، حتى وإن زاد التفاوت الاقتصادي داخلها؛ ومع
ذلك، فإن هذا التفاوت ليس، في الوقت الحالي، كثيرا، إذا ما قورنت بحالات
الطوارئ الناجمة عن الحروب والمجاعات، التي تستحق استجابات أكثر ملاءمة
وداعمة، وذلك لتفادي التطورات الخطيرة في المستقبل. ولكن
هذا النظر يتجاوز الملاحظة بأن عدم شرعية تحديد النظام الديمقراطي ينطوي
على: خطر عدم وجود القيم الأساسية للديمقراطيات يمكن أن يؤدي إلى الفساد
حتى داخل هذه البلدان نفسها، حيث، علاوة على ذلك، تقدم الحركات أقصى اليمين يشكل بالفعل إشارة واضحة. ومرة
أخرى يوجه النداء إلى تلك المؤسسات، مثل الاتحاد الأوروبي، وبصورة عامة،
إلى جميع المنظمات التي تقاتل من أجل تأكيد الحقوق، وإلى التزام أكبر ضد
عدم التضامن مع آخر بلدان العالم: كفعل فضلا عن نظام الحماية من فساد نظمها السياسية.
lunedì 11 dicembre 2017
La Russia ritira le truppe dalla Siria
Prima della programmata visita in Egitto, il presidente russo Putin ha effettuato una visita a sorpresa in Siria, dove ha annunciato il ritiro della maggior parte degli effettivi militari di Mosca presenti nel paese siriano. Per la Russia l’operazione siriana, in appoggio ad Assad è virtualmente conclusa con il mantenimento al potere del governo di Damasco e con la sconfitta dei quelli che sono stati definiti i più potenti gruppi terroristici militari internazionali. Se Mosca ritira la gran parte delle sue truppe significa che ritiene che il pericolo di una deposizione di Assad sia stato scongiurato e che le milizie del califfato, ma anche quelle di Al Qaeda, cioè l’espressione del terrorismo sunnita, siano state sconfitte, così come sembra ormai essere certo anche in Iraq, dopo il governo locale ha dato l’annuncio formale della sconfitta dello Stato islamico. Per quanto riguarda il regime di Damasco, la sovranità che ora esercita non è identica a quella precedente all’inizio della guerra civile, tuttavia le parti più importanti del paese restano sotto il controllo di Assad, mentre sono presenti ancora alcuni territori, di minore valore, in mano all’opposizione democratica, cioè quella appoggiata da Washington e la parte curda al confine con la Turchia, che resta sotto il controllo delle forze curde. Se, dunque, Assad ha mantenuto la leadership della Siria, la sua amministrazione appare ora sotto il diretto controllo dei russi ed in modo più discreto degli iraniani, che continuano a mantenere un atteggiamento riservato in pubblico. La decisione di Mosca potrebbe rappresentare il significato della possibile partenza di una fase negoziale per il futuro del paese siriano, dove la presenza massiccia di una forza armata straniera, schierata in modo così chiaro, potrebbe essere troppo ingombrante, sia per Damasco, che per la stessa Russia; d’altra parte il Cremlino ha evidenziato che nel paese siriano resterà comunque un contingente ridotto e he il ritiro non significa un disimpegno contro il terrorismo, dato che Mosca è pronta ad intervenire ancora in forze, nel caso la situazione dovesse di nuovo presentare forze terroristiche in Siria. Ma tra le ragioni del ritiro, arrivato in modo quasi improvviso, potrebbero esserci anche motivazioni legate allo scontro, di matrice politica, che si sta delineando nella controversia tutta interna alla religione islamica ed ai recenti sviluppi nella regione mediorientale, conseguenti alla alla decisione americana di spostare l’ambasciata a Gerusalemme e quindi di riconoscere la città come capitale israeliana. Sullo sfondo di questo scontro si sarebbero delineati due blocchi contrapposti formati, da una parte, da USA, Israele ed Arabia Saudita e, dall’altra, da Russia, Iran e Turchia. Mosca, con il ritiro delle sue truppe dalla Siria, potrebbe puntare ad avere una posizione più rilevante, dal punto di vista diplomatico, nel confronto, senza potere essere attaccata per una presenza militare massiccia nella regione. Putin ha dato, più volte, prova di azzeccare le mosse più giuste ed in questo momento il Cremlino valuta in senso più positivo, un approccio alla questione più soft. La Russia, che è al fianco dell’Iran, vuole assumere una posizione più moderata, per bilanciare la durezza di Teheran contro gli USA, Israele ed il nemico storico rappresentato dall’Arabia Saudita. Passato il momento dell’intervento, ora Putin giudica più redditizio assumere una via diplomatica, che non può essere influenzata in modo negativo da una continua manifestazione di forza. Il blocco che è contro il trasferimento dell’ambasciata USA, può contare sulla posizione contraria dell’Europa, una convergenza da cui Mosca può trarre vantaggio nel dualismo che la vede impegnata con gli USA. La posizione dei paesi europei più influenti, già da tempo schierati contro l’espansionismo israeliano nelle colonie, si è rafforzata contro la manovra americana, fatta in omaggio e con l’appoggio del paese israeliano. Questo stato di stress della questione israeliano palestinese potrebbe portare all’apertura di nuovi negoziati, nei quali gli USA perderebbero il loro peso specifico per il possible disconoscimento della dirigenza palestinese, proprio a seguito della decisione di portare l’ambasciata americana a Gerusalemme. In questo caso Putin potrebbe accreditarsi, magari con l’Europa o solo con qualche stato europeo, come nuovo garante dei negoziati.
Russia withdraws troops from Syria
Before
the planned visit to Egypt, Russian President Putin made a surprise
visit to Syria, where he announced the withdrawal of most of the Moscow
military personnel present in the Syrian country. For
Russia, the Syrian operation, in support of Assad, is virtually
concluded by keeping the government of Damascus in power and with the
defeat of those who have been called the most powerful international
military terrorist groups. If
Moscow withdraws most of its troops it means that it believes that the
danger of a deposition of Assad has been averted and that the militias
of the caliphate, but also those of Al Qaeda, ie the expression of Sunni
terrorism, have been defeated, so as
it seems now to be certain even in Iraq, after the local government
gave the formal announcement of the defeat of the Islamic State. As
for the Damascus regime, the sovereignty that it now exercises is not
identical to the one before the civil war, but the most important parts
of the country remain under the control of Assad, while there are still
some territories of lesser value. ,
in the hands of the democratic opposition, that is the one supported by
Washington and the Kurdish side on the border with Turkey, which
remains under the control of the Kurdish forces. If,
therefore, Assad has maintained the leadership of Syria, his
administration now appears under the direct control of the Russians and
more discreetly than the Iranians, who continue to maintain a reserved
attitude in public. The
decision of Moscow could represent the meaning of the possible start of
a negotiation phase for the future of the Syrian country, where the
massive presence of a foreign armed force, deployed so clearly, could be
too cumbersome, both for Damascus and for the same as Russia; on
the other hand, the Kremlin has highlighted that in the Syrian country
there will still be a reduced quota and the withdrawal does not mean a
disengagement against terrorism, given that Moscow is ready to intervene
again in force, should the situation again present terrorist forces in Syria. But
among the reasons for the withdrawal, arrived almost unexpectedly,
there could also be motivations related to the clash, of political
matrix, which is emerging in the controversy entirely within the Islamic
religion and the recent developments in the Middle Eastern region,
following the American decision to move the embassy to Jerusalem and then recognize the city as Israeli capital. Against
the background of this clash two opposing blocs formed, on the one
hand, formed by the USA, Israel and Saudi Arabia and, on the other, by
Russia, Iran and Turkey. Moscow,
with the withdrawal of its troops from Syria, could aim to have a more
relevant position, from the diplomatic point of view, in comparison,
without being able to be attacked for a massive military presence in the
region. Putin
has repeatedly tried to hit the right moves and at this moment the
Kremlin evaluates in a more positive sense, an approach to the softer
issue. Russia,
which is at the side of Iran, wants to take a more moderate position,
to balance Tehran's harshness against the US, Israel and the historical
enemy represented by Saudi Arabia. After
the time of the intervention, now Putin considers it more profitable to
take a diplomatic path, which can not be influenced in a negative way
by a continuous manifestation of strength. The
blockade that is against the transfer of the US embassy, can count on
the contrary position of Europe, a convergence from which Moscow can
take advantage of the dualism that sees it engaged with the USA. The
position of the most influential European countries, already long since
deployed against the Israeli expansionism in the colonies, has been
strengthened against the American maneuver, done in homage and with the
support of the Israeli country. This
stressful state of the Israeli Palestinian issue could lead to the
opening of new negotiations, in which the US would lose its specific
weight for the possible disregard of the Palestinian leadership,
precisely following the decision to take the American embassy to
Jerusalem. In
this case, Putin could be accredited, perhaps with Europe or only with
some European states, as the new guarantor of the negotiations.
Rusia retira tropas de Siria
Antes
de la visita planeada a Egipto, el presidente ruso Putin realizó una
visita sorpresa a Siria, donde anunció la retirada de la mayor parte del
personal militar de Moscú presente en el país sirio. Para
Rusia, la operación siria, en apoyo de Assad, se concluye prácticamente
manteniendo al gobierno de Damasco en el poder y con la derrota de
aquellos que han sido llamados los grupos terroristas militares
internacionales más poderosos. Si
Moscú retira la mayor parte de sus tropas significa que cree que el
peligro de una deposición de Assad se ha evitado y que las milicias del
califato, sino también los de Al Qaeda, que es la expresión del
terrorismo suní, han sido vencidos, por lo como
parece ahora ser cierto incluso en Iraq, después de que el gobierno
local dio el anuncio formal de la derrota del Estado Islámico. En
cuanto al régimen de Damasco, la soberanía que ahora ejerce no es
idéntica a la que existía antes de la guerra civil, pero las partes más
importantes del país permanecen bajo el control de Assad, mientras que
todavía hay algunos territorios de menor valor. ,
en manos de la oposición democrática, esa es la apoyada por Washington y
el lado kurdo en la frontera con Turquía, que permanece bajo el control
de las fuerzas kurdas. Si,
por lo tanto, Assad mantuvo el liderazgo de Siria, su administración
ahora aparece bajo el control directo de los rusos y de una manera más
discreta que los iraníes, que siguen manteniendo una actitud reservada
en público. La
decisión de Moscú podría representar el significado del posible inicio
de una fase de negociación para el futuro del país sirio, donde la
presencia masiva de una fuerza armada extranjera, desplegada tan
claramente, podría ser demasiado engorrosa, tanto para Damasco como para
el lo mismo que Rusia; Por
otra parte, el Kremlin ha demostrado que en el país sirio seguirá
siendo un pequeño contingente y que la retirada no significa desconexión
contra el terrorismo, dado que Moscú está dispuesta a actuar aún en
vigor, si la situación fuera otra vez presentes las fuerzas terroristas en Siria Pero
entre las razones del retiro, llegaron casi inesperadamente, también
podría haber motivaciones relacionadas con el choque, de matriz
política, que está surgiendo en la controversia completamente dentro de
la religión islámica y los recientes desarrollos en la región del Medio
Oriente, siguiendo la decisión estadounidense de mueve la embajada a Jerusalén y luego reconoce a la ciudad como capital israelí. En
el contexto de este choque, dos bloques opuestos se formaron, por un
lado, formado por EE. UU., Israel y Arabia Saudita y, por el otro, por
Rusia, Irán y Turquía. Moscú,
con la retirada de sus tropas de Siria, podría aspirar a tener una
posición más relevante, desde el punto de vista diplomático, en
comparación, sin poder ser atacada por una presencia militar masiva en
la región. Putin
ha intentado repetidas veces dar los pasos correctos y en este momento
el Kremlin evalúa en un sentido más positivo, una aproximación al tema
más suave. Rusia,
que está al lado de Irán, quiere tomar una posición más moderada, para
equilibrar la dureza de Teherán contra los EE. UU., Israel y el enemigo
histórico representado por Arabia Saudita. Después
del momento de la intervención, ahora Putin considera que es más
rentable tomar un camino diplomático, que no puede ser influenciado
negativamente por una manifestación continua de fortaleza. El
bloqueo que está en contra de la transferencia de la embajada de EE.
UU. Puede contar con la posición contraria de Europa, una convergencia
de la cual Moscú puede aprovechar el dualismo que la ve comprometida con
los EE. UU. La
posición de los países europeos más influyentes, ya desde hace mucho
tiempo desplegados contra el expansionismo israelí en las colonias, se
ha fortalecido contra la maniobra estadounidense, hecha en homenaje y
con el apoyo del país israelí. Este
estado estresante del asunto israelí palestino podría llevar a la
apertura de nuevas negociaciones, en las que Estados Unidos perdería su
peso específico por la posible indiferencia de los líderes palestinos,
precisamente después de la decisión de llevar la embajada estadounidense
a Jerusalén. En
este caso, Putin podría ser acreditado, quizás con Europa o solo con
algunos estados europeos, como el nuevo garante de las negociaciones.
Russland zieht Truppen aus Syrien zurück
Vor
dem geplanten Besuch in Ägypten stattete der russische Präsident Putin
überraschend Syrien einen Besuch ab, wo er den Rückzug des größten Teils
des in Syrien stationierten Moskauer Militärs ankündigte. Für
Russland wird die syrische Operation zur Unterstützung von Assad
praktisch abgeschlossen, indem die Regierung von Damaskus an der Macht
gehalten wird und diejenigen besiegt werden, die als die mächtigsten
internationalen militärischen Terroristengruppen bezeichnet wurden. Wenn
Moskau den größten Teil seiner Truppen zurückzieht bedeutet, dass der
Ansicht, dass die Gefahr einer Ablagerung von Assad abgewendet wurde und
dass die Milizen des Kalifats, sondern auch die der Al-Qaida, das ist
der Ausdruck des sunnitischen Terrorismus, haben sie besiegt, so wie
es jetzt selbst im Irak sicher zu sein scheint, nachdem die lokale
Regierung die offizielle Ankündigung der Niederlage des Islamischen
Staates gegeben hatte. Was
das Damaskus-Regime betrifft, so ist die Souveränität, die es jetzt
ausübt, nicht identisch mit der vor dem Bürgerkrieg, aber die
wichtigsten Teile des Landes bleiben unter der Kontrolle von Assad,
während es noch einige Gebiete von geringerem Wert gibt. In
den Händen der demokratischen Opposition ist dies die Unterstützung
Washingtons und der kurdischen Seite an der Grenze zur Türkei, die
weiterhin unter der Kontrolle der kurdischen Kräfte steht. Wenn
also Assad die syrische Führung innegehabt hat, so steht seine
Regierung jetzt unter direkter Kontrolle der Russen und diskreter als
die Iraner, die in der Öffentlichkeit weiterhin zurückhaltend sind. Moskau
Entscheidung könnte die Bedeutung des möglichen Weggang eine
Verhandlungsphase für die Zukunft des syrischen Landes, wo die massive
Präsenz eines ausländischen Streitkraft sein, so klar zum Einsatz, kann
es zu umständlich sein, sowohl für Damaskus, die für die wie Russland; auf
der anderen Seite hat der Kreml, dass in dem syrischen Land bleibt ein
kleines Kontingent gezeigt und er Rückzug bedeutet nicht Rückzug gegen
den Terrorismus gegeben, dass Moskau bereit ist, noch in Kraft zu
handeln, wenn es die Situation Kräfte waren wieder vorhanden Terror in Syrien. Aber
unter den Gründen für den Rückzug, kam fast plötzlich in einem, gibt es
auch Gründe zum Zusammenstoß zusammenhang könnte, politisch motivierte,
dass sie in dem Streit ganz im Inneren Islam und zu den jüngsten
Entwicklungen im Nahen Osten, mit Auswirkungen auf die amerikanische
Entscheidung Schwellen Bewegen Sie die Botschaft nach Jerusalem und erkennen Sie dann die Stadt als israelische Hauptstadt. Vor
dem Hintergrund dieses Konflikts bildeten sich einerseits zwei
gegensätzliche Blöcke aus den USA, Israel und Saudi-Arabien,
andererseits Russland, der Iran und die Türkei. Moskau,
mit dem Abzug seiner Truppen aus Syrien, könnte eine Position
anstreben, die diplomatisch gesehen besser wäre, ohne dass man für eine
massive militärische Präsenz in der Region angegriffen werden könnte. Putin
hat wiederholt versucht, die richtigen Schritte zu unternehmen, und in
diesem Moment bewertet der Kreml den Ansatz positiver. Russland,
das sich auf der Seite des Irans befindet, will eine moderatere
Position einnehmen, um Teherans Härte gegenüber den USA, Israel und dem
historischen Feind Saudi-Arabiens auszugleichen. Nach
der Zeit des Eingreifens hält Putin es für profitabler, einen
diplomatischen Weg einzuschlagen, der nicht durch eine andauernde
Manifestation von Stärke negativ beeinflusst werden kann. Die
Blockade, die gegen die Übertragung der US-Botschaft ist, kann auf die
gegenteilige Position Europas zählen, eine Konvergenz, aus der Moskau
den Dualismus nutzen kann, der es mit den USA in Verbindung bringt. Die
Position der einflussreichsten europäischen Länder, die schon lange
gegen den israelischen Expansionismus in den Kolonien eingesetzt wurden,
hat sich gegen das amerikanische Manöver verstärkt, das in Huldigung
und mit Unterstützung des israelischen Landes durchgeführt wurde. Dieser
Zustand des israelisch-palästinensischen Frage Stress könnte zur
Eröffnung neuer Verhandlungen führen, in der die USA ihr spezifisches
Gewicht für eine mögliche Ablehnung der palästinensischen Führung
verlieren würde, nur als Folge der Entscheidung der amerikanischen
Botschaft nach Jerusalem zu bewegen. In
diesem Fall könnte Putin, vielleicht mit Europa oder nur mit einigen
europäischen Staaten, als neuer Garant für die Verhandlungen
akkreditiert werden.
La Russie retire ses troupes de Syrie
Avant
la visite prévue en Egypte, le président russe Vladimir Poutine a
effectué une visite surprise en Syrie, où il a annoncé le retrait de la
plupart du personnel militaire de Moscou présent dans le pays syrien. Pour
la Russie, l'opération syrienne, à l'appui d'Assad, est pratiquement
conclue en maintenant le gouvernement de Damas au pouvoir et avec la
défaite de ceux qui ont été appelés les groupes terroristes militaires
internationaux les plus puissants. Si
Moscou retire la plupart de ses troupes signifie que croit que le
danger d'un dépôt d'Assad a été évité et que les milices du califat,
mais aussi ceux d'Al-Qaïda, qui est l'expression du terrorisme sunnite,
ils ont été vaincus, alors comme
il semble maintenant certain, même en Irak, après que le gouvernement
local a donné l'annonce formelle de la défaite de l'État islamique. En
ce qui concerne le régime de Damas, qui exerce désormais la
souveraineté n'est pas la même qu'avant le début de la guerre civile,
mais les parties les plus importantes du pays restent sous le contrôle
d'Assad, alors qu'il ya encore quelques zones de moindre valeur ,
entre les mains de l'opposition démocratique, c'est celle qui est
soutenue par Washington et la partie kurde à la frontière avec la
Turquie, qui reste sous le contrôle des forces kurdes. Si,
alors, Assad a maintenu sa position de leader de la Syrie, son
administration semble maintenant sous le contrôle direct des Russes et
plus discrètement des Iraniens qui continuent à maintenir une attitude
réservée en public. La
décision de Moscou pourrait être le sens du départ possible d'une phase
de négociation pour l'avenir du pays syrien, où la présence massive
d'une force armée étrangère déployée clairement, il peut être trop
lourd, tant pour Damas, qui, pour la même que la Russie; d'autre
part, le Kremlin a montré que dans le pays syrien restera un petit
contingent et il retrait ne signifie pas que le désengagement contre le
terrorisme, étant donné que Moscou est prêt à agir encore en vigueur, si
la situation était à nouveau présent les forces terroristes en Syrie. Mais
parmi les raisons du retrait, est arrivé dans une presque subite, il
pourrait aussi y avoir des raisons liées au conflit, politiquement
motivée, qui est en train d'émerger dans le différend entièrement
interne à l'islam et aux récents développements au Moyen-Orient, à la
suite de la décision américaine déplacez l'ambassade à Jérusalem et reconnaissez ensuite la ville en tant que capitale israélienne. Dans
le contexte de ce conflit, deux blocs opposés se sont formés, d'une
part, formés par les États-Unis, Israël et l'Arabie saoudite et, d'autre
part, par la Russie, l'Iran et la Turquie. En
comparaison avec le retrait de ses troupes de la Syrie, Moscou pourrait
viser à avoir une position plus pertinente, du point de vue
diplomatique, en comparaison, sans pouvoir être attaqué pour une
présence militaire massive dans la région. Poutine
a essayé à plusieurs reprises de prendre les bonnes décisions et à ce
moment le Kremlin évalue dans un sens plus positif, une approche de la
question plus douce. La
Russie, qui est aux côtés de l'Iran, veut prendre une position plus
modérée, pour équilibrer la dureté de Téhéran contre les Etats-Unis,
Israël et l'ennemi historique représenté par l'Arabie Saoudite. Après
le temps de l'intervention, Poutine estime qu'il est plus profitable de
prendre une voie diplomatique, qui ne peut être influencée de manière
négative par une manifestation continue de la force. Le
blocus qui s'oppose au transfert de l'ambassade américaine, peut
compter sur la position contraire de l'Europe, une convergence à partir
de laquelle Moscou peut profiter du dualisme qui la lie aux USA. La
position des plus influents pays européens, ont longtemps parlé contre
l'expansionnisme israélien dans les colonies, contre la manœuvre
renforcée des États-Unis, fait en l'honneur et avec le soutien du pays
d'Israël. Cet
état de la contrainte de la question israélo-palestinienne pourrait
conduire à l'ouverture de nouvelles négociations, dans lesquelles les
Etats-Unis perdent leur poids spécifique pour le refus possible de la
direction palestinienne, tout comme à la suite de la décision de
déplacer l'ambassade américaine à Jérusalem. Dans
ce cas, Poutine pourrait être crédité, peut-être avec l'Europe ou
seulement avec certains États européens, en tant que nouveau garant des
négociations.
Rússia retira tropas da Síria
Antes
da visita planejada ao Egito, o presidente russo Putin fez uma visita
surpresa à Síria, onde anunciou a retirada da maioria dos militares da
Moscou presentes no país sírio. Para
a Rússia, a operação síria, em apoio de Assad, é praticamente concluída
mantendo o poder de governo de Damasco e com a derrota daqueles que
foram chamados de grupos terroristas militares internacionais mais
poderosos. Se
Moscou retirar a maioria de suas tropas significa que acredita que o
perigo de uma deposição de Assad foi evitado e que as milícias do
califado, mas também as da Al Qaeda, ou seja, a expressão do terrorismo
sunita, foram derrotadas, então como parece estar certo mesmo no Iraque, depois que o governo local deu o anúncio formal da derrota do Estado islâmico. Quanto
ao regime de Damasco, a soberania que agora exerce não é idêntica à
anterior à guerra civil, mas as partes mais importantes do país
permanecem sob o controle de Assad, enquanto ainda existem alguns
territórios de menor valor. ,
nas mãos da oposição democrática, esse é o apoiado por Washington e o
lado curdo na fronteira com a Turquia, que permanece sob o controle das
forças curdas. Se,
portanto, Assad manteve a liderança da Síria, sua administração agora
aparece sob o controle direto dos russos e de maneira mais discreta do
que os iranianos, que continuam a manter uma atitude reservada em
público. A
decisão de Moscou poderia representar o significado do possível início
de uma fase de negociação para o futuro do país sírio, onde a presença
maciça de uma força armada estrangeira, desdobrada tão claramente,
poderia ser muito pesada, tanto para Damasco quanto para a o mesmo que a Rússia; Por
outro lado, o Kremlin destacou que, no país sírio, ainda haverá uma
quota reduzida e a retirada não significa desvinculação contra o
terrorismo, dado que Moscou está pronta para intervir novamente na
força, caso a situação novamente represente forças terroristas na Síria. Mas,
entre os motivos da retirada, chegou quase inesperadamente, também
poderia haver motivações relacionadas ao choque, da matriz política, que
está emergindo na controvérsia inteiramente dentro da religião islâmica
e os desenvolvimentos recentes na região do Oriente Médio, seguindo a
decisão americana de Mova a embaixada para Jerusalém e depois reconheça a cidade como capital israelita. No
contexto desse choque, formaram-se dois blocos opostos, por um lado,
formados pelos EUA, Israel e Arábia Saudita e, por outro lado, pela
Rússia, pelo Irã e pela Turquia. Moscou,
com a retirada de suas tropas da Síria, poderia ter como objetivo ter
uma posição mais relevante, do ponto de vista diplomático, em
comparação, sem poder ser atacada por uma presença militar maciça na
região. Putin
tentou repetidamente acertar os movimentos certos e, neste momento, o
Kremlin avalia em um sentido mais positivo, uma abordagem para a questão
mais suave. A
Rússia, que está ao lado do Irã, quer assumir uma posição mais
moderada, para equilibrar a dureza de Teerã contra os EUA, Israel e o
inimigo histórico representado pela Arábia Saudita. Após
o tempo da intervenção, agora Putin considera mais lucrativo tomar um
caminho diplomático, que não pode ser influenciado de forma negativa por
uma contínua manifestação de força. O
bloqueio que é contra a transferência da embaixada dos EUA, pode contar
com a posição contrária da Europa, uma convergência a partir da qual
Moscou pode aproveitar o dualismo que o vê envolvido com os EUA. A
posição dos países europeus mais influentes, há muito tempo desdobrados
contra o expansionismo israelense nas colônias, foi fortalecida contra a
manobra americana, feita em homenagem e com o apoio do país israelense.
Esse
estado estressante da questão israelense palestina poderia levar à
abertura de novas negociações, nas quais os EUA perderiam seu peso
específico pelo possível desrespeito da liderança palestina, seguindo
precisamente a decisão de levar a embaixada americana a Jerusalém. Neste
caso, Putin poderia ser credenciado, talvez com a Europa ou apenas com
alguns estados europeus, como o novo garante das negociações.
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