Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 11 luglio 2018

La Cina investe nei paesi arabi

La Cina prova a giocare un ruolo da protagonista nella politica internazionale mettendo a disposizione di alcuni paesi arabi e del medio oriente ingenti aiuti economici. Si tratta di uno schema abitualmente usato da Pechino per instaurare buoni rapporti politici con altri paesi, che possano assicurare alla potenza cinese prima di tutto buone prospettive commerciali ed anche ottimi sviluppi nelle relazioni diplomatiche. Fino ad ora, questo metodo, era stato usato in maniera così masiccia con gli stati africani ed in maniera meno accentuata con gli stati europei; l’ingresso nei paesi arabi e mediorientali costituisce una novità e segnala la volontà cinese di allargare il proprio raggio d’azione, anche in potenziale contrasto con gli Stati Uniti, che, tradizionalmente, hanno interessi strategici in queste aree del pianeta. Del resto la volontà isolazionista di Trump rappresenta una occasione per favorire i piani cinesi di esercitare una sorta di soft power condotto attraverso il mezzo finanziario. L’investimento di Pechino dovrebbe aggirarsi intorno ai diciassette miliardi di euro, destinati a sostenere progetti di industrializzazione e costruzione di infrastrutture, che dovranno costituire il volano per le economie degli stati finanziati.  Le finalità, infatti, riguardano la creazione di posti di lavoro, che dovranno avere il duplice scopo di accrescere la diffusione della ricchezza ed, attraverso questa, garantire stabilità sociale, con il fine ultimo di arrivare ad una soluzione dei problemi della sicurezza di questi territori. Risulta significativo che la prima tranche di questi aiuti vada alla Palestina con 12,8 milioni di euro, mentre 77 milioni saranno spartiti tra Giordania, Libano, Siria e Yemen. Si tratta di paesi dove sono in corso conflitti o, comunque, presentano situazioni di alta instabilità e che, spesso, hanno costituito terreno di reclutamento per gruppi terroristici del fondamentalismo islamico. Sarà interessante verificare quali saranno, anche le reazioni di Tel Aviv e Washington al finanziamento alla Palestina, che rappresenta l’ingresso, per ora indiretto, di Pechino nella contesa israelo-palestinese; risulta facile prevedere che le reazioni di Tel Aviv e Washington non saranno positive al finanziamento a favore della Palestina, peraltro la Cina non ha mai mostrato l’interesse ad entrare nella questione puramente politica, ma è chiaro che un atto di questo genere può farla diventare potenzialmente un nuovo attore della contesa. Se si vuole entrare nel campo delle ipotesi si può presumere che, il finanziamento costituisca il primo approccio per  un impegno diretto di Pechino nella risoluzione dell’annoso problema tra israeliani e palestinesi,  per aumentare il proprio prestigio internazionale. L’investimento cinese nell’area araba è stato preceduto da rapporti crescenti sul piano economico, dato che la crescita del commercio bilaterale ha avuto un incremento di quasi il 12% in tredici anni e dove spicca l’impegno di società cinesi nel settore dell’energia; inoltre a Gibuti la Repubblica Popolare cinese ha installato la prima base militare al di fuori del proprio territorio. Nella strategia cinese la centralità è occupata dalla costruzione e crescita della Via della Seta, che vuole ricalcare l’antico tracciato che dalla Cina si estendeva cerso il resto del mondo ed era il percorso più importate per i commerci.  Per realizzare questo progetto il piano cinese prevede la costruzione di una serie di infrastrutture differenti: gasdotti in Birmania, autostrade nel Pakistan, linee ferroviarie in Kenya e porti in Grecia e Sri Lanka, ma la centralità degli stati arabi, e la  loro disponibilità energetica, li pone in posizione di primo piano nel progetto di Pechino e l’intenzione è di coinvolgere la Lega Araba a dare il sostegno alle intenzioni cinesi.  Ma la Cina ha anche un secondo fine, oltre quello commerciale, che riguarda l’aspetto della sicurezza, inteso come prevenzione di possibili attentati proprio contro le infrastrutture in costruzione, definito come mantenimento della stabilità; Pechino è preoccupata dall’alto tasso di radicalizzazione presente nell’area e destinerà l’investimento di circa 130 milioni di euro per le forze di sicurezza e sistemi di sorveglianza. Uno dei motivi di preoccupazione è quello di una possibile saldatura tra estremismo uiguro, popolazione musulmana che vive nella regione cinese dello Xinjiang, spesso sottoposta a dura repressione da Pechino ed i movimenti radicali islamici arabi, una fusione che potrebbe compromettere o alterare gli investimenti cinesi nei paesi mediorientali. 

China invests in Arab countries

China tries to play a leading role in international politics by making substantial economic aid available to some Arab countries and the Middle East. It is a scheme usually used by Beijing to establish good political relations with other countries, which can assure the Chinese power first of all good commercial prospects and also excellent developments in diplomatic relations. Until now, this method had been used in such a masked manner with the African states and in a less accentuated manner with the European states; entry into Arab and Middle Eastern countries is new and signals the Chinese will to broaden its range of action, even in potential conflict with the United States, which, traditionally, have strategic interests in these areas of the planet. Moreover, the isolationist will of Trump represents an opportunity to favor the Chinese plans to exercise a sort of soft power conducted through the financial means. Beijing's investment is expected to be around seventeen billion euros, designed to support industrialization and infrastructure construction projects, which will be the driving force for the economies of the financed states. The goals, in fact, concern the creation of jobs, which must have the dual purpose of increasing the spread of wealth and, through this, ensure social stability, with the ultimate goal of arriving at a solution to the security problems of these territories . It is significant that the first tranche of this aid goes to Palestine with 12.8 million euro, while 77 million will be divided between Jordan, Lebanon, Syria and Yemen. These are countries where conflicts are taking place or, in any case, they present situations of high instability and which, often, have constituted recruitment ground for terrorist groups of Islamic fundamentalism. It will be interesting to verify what will be, also the reactions of Tel Aviv and Washington to the financing to Palestine, which represents the entrance, for now indirect, of Beijing in the Israeli-Palestinian dispute; It is easy to foresee that the reactions of Tel Aviv and Washington will not be positive for funding for Palestine, but China has never shown interest in entering the purely political issue, but it is clear that such an act can make it become potentially a new actor in the dispute. If one wants to enter the hypothesis it can be assumed that funding is the first approach for a direct commitment by Beijing to resolve the age-old problem between Israelis and Palestinians, to increase its international prestige. Chinese investment in the Arab area was preceded by growing economic relations, as bilateral trade growth increased by almost 12% in thirteen years and where Chinese companies in the power; in addition, in Djibouti, the People's Republic of China installed the first military base outside its territory. In the Chinese strategy, the centrality is occupied by the construction and growth of the Silk Road, which aims to trace the ancient route that extended from China to the rest of the world and was the most important route for trade. To implement this project, the Chinese plan envisages the construction of a series of different infrastructures: pipelines in Burma, motorways in Pakistan, railway lines in Kenya and ports in Greece and Sri Lanka, but the centrality of the Arab states, and their energy availability, puts them in a prominent position in the Beijing project and the intention is to involve the Arab League to support Chinese intentions. But China also has a second goal, in addition to the commercial one, which concerns the aspect of security, intended as prevention of possible attacks against the infrastructures under construction, defined as maintaining stability; Beijing is worried by the high rate of radicalization in the area and will allocate around 130 million euros for security forces and surveillance systems. One of the reasons for concern is that of a possible weld between Uyghur extremism, a Muslim population living in the Xinjiang region of China, often subjected to harsh repression by Beijing and radical Islamic Islamic movements, a merger that could jeopardize or alter Chinese investments in Middle Eastern countries.

China invierte en los países árabes

China intenta jugar un papel de liderazgo en la política internacional al poner a disposición ayuda económica sustancial para algunos países árabes y Medio Oriente. Es un esquema generalmente utilizado por Pekín para establecer buenas relaciones políticas con otros países, lo que puede garantizar al poder chino ante todo buenas perspectivas comerciales y también excelentes desarrollos en las relaciones diplomáticas. Hasta ahora, este método se había utilizado de manera enmascarada con los estados africanos y de una manera menos acentuada con los estados europeos; la entrada en los países árabes y de Medio Oriente es nueva y señala a los chinos que ampliarán su rango de acción, incluso en un conflicto potencial con los Estados Unidos, que tradicionalmente tienen intereses estratégicos en estas áreas del planeta. Además, la voluntad aislacionista de Trump representa una oportunidad para favorecer los planes chinos de ejercer una especie de poder blando conducido a través de los medios financieros. Se espera que la inversión de Beijing sea de alrededor de diecisiete mil millones de euros, diseñada para apoyar proyectos de industrialización y construcción de infraestructura, que serán la fuerza motriz de las economías de los estados financiados. El objetivo, de hecho, se refieren a la creación de puestos de trabajo, lo que tendrá el doble propósito de aumentar la difusión de la riqueza y, por esto, para asegurar la estabilidad social, con el objetivo final de llegar a una solución a los problemas de seguridad de estos territorios . Es significativo que el primer tramo de esta ayuda se destine a Palestina con 12,8 millones de euros, mientras que 77 millones se dividirán entre Jordania, Líbano, Siria y Yemen. Estos son países donde se están produciendo conflictos o, en cualquier caso, presentan situaciones de alta inestabilidad y que, a menudo, han constituido terreno de reclutamiento de grupos terroristas de fundamentalismo islámico. Será interesante verificar lo que será, también las reacciones de Tel Aviv y Washington a la financiación de Palestina, que representa la entrada, por ahora indirecta, de Beijing en la disputa israelo-palestina; es fácil de predecir las reacciones de Tel Aviv y Washington no va a ser positivo para la financiación de Palestina, sin embargo, China nunca ha mostrado interés en entrar en la cuestión puramente política, pero está claro que un acto de este tipo puede hacer que sea potencialmente un nuevo actor en la disputa. Si quieres entrar en el campo de las hipótesis se puede suponer que la financiación representa la primera aproximación a un compromiso directo de Beijing en la solución del antiguo problema entre israelíes y palestinos, para aumentar su prestigio internacional. La inversión china en el área árabe fue precedida por relaciones económicas crecientes, ya que el crecimiento del comercio bilateral aumentó en casi un 12% en trece años y donde las empresas chinas en el la energía; Además, en Djibouti, la República Popular de China instaló la primera base militar fuera de su territorio. En el centro de la estrategia china está ocupada por el edificio y el crecimiento de la ruta de la seda, que quiere seguir en la antigua ruta que se extendía desde China Cres el resto del mundo y era el camino más importados para las empresas. Para este proyecto el plan chino incluye la construcción de una serie de diferentes infraestructuras: Tuberías en Birmania, carreteras, vías férreas en Pakistán en Kenia y puertos en Grecia y Sri Lanka, pero la centralidad de los estados árabes, y su disponibilidad de energía, los coloca en una posición destacada en el proyecto de Beijing y la intención es involucrar a la Liga Arabe para apoyar las intenciones chinas. Pero China también tiene un segundo objetivo, además del comercial, que se refiere al aspecto de la seguridad, concebido como prevención de posibles ataques contra las infraestructuras en construcción, definidas como el mantenimiento de la estabilidad; Beijing está preocupado por la alta tasa de radicalización en el área y destinará alrededor de 130 millones de euros para las fuerzas de seguridad y los sistemas de vigilancia. Una de las preocupaciones es la de un posible soldadura entre el extremismo uigur, la población musulmana que vive en la región china de Xinjiang, a menudo sometido a una dura represión por parte de Pekín y los movimientos islamistas radicales árabes, una fusión que pueda comprometer o alterar la inversión china en Países de Medio Oriente.

China investiert in arabische Länder

China versucht, eine führende Rolle in der internationalen Politik zu spielen, indem es einigen arabischen Ländern und dem Nahen Osten substanzielle Wirtschaftshilfe zur Verfügung stellt. Es ist ein Schema, das gewöhnlich von Peking verwendet wird, um gute politische Beziehungen mit anderen Ländern aufzubauen, die der chinesischen Macht vor allem gute kommerzielle Aussichten und auch ausgezeichnete Entwicklungen in den diplomatischen Beziehungen sichern können. Bis jetzt wurde diese Methode in einer so maskierten Weise mit den afrikanischen Staaten und in einer weniger akzentuierten Weise mit den europäischen Staaten verwendet; Der Eintritt in arabische und nahöstliche Länder ist neu und signalisiert dem chinesischen Willen, seine Reichweite zu erweitern, selbst in einem möglichen Konflikt mit den Vereinigten Staaten, die traditionell strategische Interessen in diesen Gebieten des Planeten haben. Darüber hinaus stellt der isolationistische Wille Trumps eine Chance dar, den chinesischen Plänen, eine Art Soft Power durch die finanziellen Mittel zu betreiben, zu gefallen. Pekings Investition wird voraussichtlich rund 17 Milliarden Euro betragen, um die Industrialisierung und den Bau von Infrastrukturprojekten zu unterstützen, die die Wirtschaft der finanzierten Staaten antreiben werden. Die Ziele betreffen nämlich die Schaffung von Arbeitsplätzen, die die doppelte Aufgabe haben müssen, die Verbreitung von Wohlstand zu erhöhen und dadurch soziale Stabilität zu gewährleisten, mit dem letztendlichen Ziel, zu einer Lösung der Sicherheitsprobleme dieser Gebiete zu gelangen . Es ist bezeichnend, dass die erste Tranche dieser Hilfe mit 12,8 Millionen Euro nach Palästina geht, während 77 Millionen auf Jordanien, den Libanon, Syrien und den Jemen aufgeteilt werden. Dies sind Länder, in denen Konflikte herrschen oder die auf jeden Fall Situationen von hoher Instabilität darstellen und die oft einen Rekrutierungsgrund für terroristische Gruppen des islamischen Fundamentalismus darstellen. Es wird interessant sein, zu prüfen, wie die Reaktionen Tel Avivs und Washingtons auf die Finanzierung Palästinas sein werden, die für den nun indirekten Beitritt Pekings im israelisch-palästinensischen Konflikt steht; Es ist leicht vorauszusehen, dass die Reaktionen Tel Avivs und Washingtons nicht positiv für die Finanzierung Palästinas sein werden, aber China hat nie Interesse gezeigt, das rein politische Thema zu betreten, aber es ist klar, dass ein solcher Akt es werden kann möglicherweise ein neuer Akteur in der Auseinandersetzung. Wenn man die Hypothese aufstellen will, kann man davon ausgehen, dass die Finanzierung der erste Ansatz für eine direkte Verpflichtung von Peking ist, das uralte Problem zwischen Israelis und Palästinensern zu lösen, um sein internationales Prestige zu erhöhen. Den chinesischen Investitionen im arabischen Raum gingen wirtschaftliche Beziehungen voraus, da das bilaterale Handelswachstum in dreizehn Jahren um fast 12% zunahm und chinesische Unternehmen in der Energie; Darüber hinaus installierte die Volksrepublik China in Dschibuti die erste Militärbasis außerhalb ihres Territoriums. In der chinesischen Strategie ist die Zentralität durch den Bau und das Wachstum der Seidenstraße besetzt, die die alte Route, die sich von China bis zum Rest der Welt erstreckte, verfolgen sollte und die wichtigste Handelsroute war. Um dieses Projekt umzusetzen, sieht der chinesische Plan den Bau einer Reihe verschiedener Infrastrukturen vor: Pipelines in Birma, Autobahnen in Pakistan, Eisenbahnlinien in Kenia und Häfen in Griechenland und Sri Lanka, aber die zentrale Stellung der arabischen Staaten und ihre Energieverfügbarkeit, bringt sie in eine prominente Position im Pekinger Projekt und beabsichtigt, die Arabische Liga einzubeziehen, um chinesische Absichten zu unterstützen. Aber China hat neben dem kommerziellen auch ein zweites Ziel, das den Aspekt der Sicherheit betrifft, der die Verhinderung möglicher Angriffe auf die im Bau befindlichen Infrastrukturen, definiert als Aufrechterhaltung der Stabilität, zum Ziel hat; Peking ist besorgt über die hohe Radikalisierungsrate in der Region und wird rund 130 Millionen Euro für Sicherheitskräfte und Überwachungssysteme bereitstellen. Einer der Gründe für die Besorgnis ist eine mögliche Verschmelzung zwischen uigurischem Extremismus, einer muslimischen Bevölkerung, die in der chinesischen Region Xinjiang lebt und oft von Peking und radikalen islamischen islamischen Bewegungen brutal unterdrückt wird - eine Fusion, die chinesische Investitionen in China gefährden oder verändern könnte Länder des Nahen Ostens.

La Chine investit dans les pays arabes

La Chine tente de jouer un rôle de premier plan dans la politique internationale en accordant une aide économique substantielle à certains pays arabes et au Moyen-Orient. C'est un système habituellement utilisé par Pékin pour établir de bonnes relations politiques avec d'autres pays, ce qui peut assurer au pouvoir chinois d'abord de bonnes perspectives commerciales et aussi d'excellents développements dans les relations diplomatiques. Jusqu'à présent, cette méthode avait été utilisée de manière si masquée avec les Etats africains et de manière moins accentuée avec les Etats européens; L'entrée dans les pays arabes et du Moyen-Orient est nouvelle et signale la volonté chinoise d'élargir son champ d'action, même en conflit potentiel avec les Etats-Unis, qui, traditionnellement, ont des intérêts stratégiques dans ces régions de la planète. De plus, la volonté isolationniste de Trump représente une opportunité de favoriser les plans chinois d'exercer une sorte de soft power menée par les moyens financiers. L'investissement de Pékin devrait être de l'ordre de dix-sept milliards d'euros, destinés à soutenir les projets d'industrialisation et de construction d'infrastructures, qui seront le moteur des économies des pays financés. L'objectif, en effet, se rapportent à la création d'emplois, ce qui aura le double but d'augmenter la diffusion de la richesse et, grâce à cela, pour assurer la stabilité sociale, dans le but ultime de parvenir à une solution aux problèmes de sécurité de ces territoires . Il est significatif que la première tranche de cette aide soit versée à la Palestine avec 12,8 millions d'euros, tandis que 77 millions seront répartis entre la Jordanie, le Liban, la Syrie et le Yémen. Ce sont des pays où des conflits ont lieu ou, en tout cas, ils présentent des situations de grande instabilité et qui, souvent, ont constitué un terrain de recrutement pour des groupes terroristes du fondamentalisme islamique. Il sera intéressant de vérifier quelles seront les réactions de Tel Aviv et de Washington au financement de la Palestine, qui représente l'entrée, pour l'instant indirecte, de Pékin dans le conflit israélo-palestinien; il est facile de prédire les réactions de Tel-Aviv et Washington ne sera pas positif pour le financement de la Palestine, cependant, la Chine n'a jamais manifesté leur intérêt pour entrer dans la question purement politique, mais il est clair qu'un acte de ce genre peut faire potentiellement un nouvel acteur dans le conflit. Si vous voulez entrer dans le champ des hypothèses, on peut supposer que le financement représente la première approche à un engagement direct de Pékin à résoudre le problème séculaire entre Israéliens et Palestiniens, d'accroître son prestige international. Les investissements chinois dans la région arabe ont été précédés par des relations économiques croissantes, la croissance du commerce bilatéral ayant augmenté de près de 12% en treize ans et où les entreprises chinoises de la région énergie; De plus, à Djibouti, la République populaire de Chine a installé la première base militaire en dehors de son territoire. Dans la stratégie centrale chinoise est occupée par le bâtiment et la croissance de la Route de la soie, qui veut suivre l'ancienne route qui s'étendait de la Chine Cres le reste du monde et était le chemin le plus importé pour les entreprises. Pour ce projet, le plan chinois comprend la construction d'un certain nombre de différentes infrastructures: pipelines en Birmanie, au Pakistan routes, chemins de fer au Kenya et ports en Grèce et au Sri Lanka, mais la place centrale des Etats arabes, et leur disponibilité d'énergie, les met dans une position proéminente dans le projet de Pékin et l'intention est d'impliquer la Ligue arabe pour soutenir les intentions chinoises. Mais la Chine a également un deuxième objectif, en plus du but commercial, qui concerne l'aspect de la sécurité, destiné à prévenir les attaques possibles contre les infrastructures en construction, définies comme le maintien de la stabilité; Pékin s'inquiète du taux élevé de radicalisation dans la région et consacrera environ 130 millions d'euros aux forces de sécurité et aux systèmes de surveillance. L'une des préoccupations est celle d'une soudure possible entre l'extrémisme ouïghoure, la population musulmane vivant dans la région chinoise du Xinjiang, souvent soumis à une répression sévère par Pékin et les mouvements islamistes radicaux arabes, une fusion qui pourrait compromettre ou de modifier les investissements chinois en Pays du Moyen-Orient.

China investe em países árabes

A China tenta desempenhar um papel de liderança na política internacional, disponibilizando ajuda econômica substancial a alguns países árabes e ao Oriente Médio. É um esquema usualmente usado por Pequim para estabelecer boas relações políticas com outros países, o que pode assegurar ao poder chinês, acima de tudo, boas perspectivas comerciais e também excelentes desenvolvimentos nas relações diplomáticas. Até agora, esse método havia sido usado de maneira tão mascarada com os estados africanos e de maneira menos acentuada com os estados europeus; A entrada em países árabes e do Oriente Médio é nova e sinaliza a vontade chinesa de ampliar sua gama de ações, mesmo em potencial conflito com os Estados Unidos, que, tradicionalmente, têm interesses estratégicos nessas áreas do planeta. Além disso, a vontade isolacionista de Trump representa uma oportunidade para favorecer os planos chineses de exercer uma espécie de soft power conduzido pelos meios financeiros. O investimento de Pequim deverá ser de cerca de dezessete bilhões de euros, destinado a apoiar projetos de industrialização e construção de infraestrutura, que serão a força motriz para as economias dos estados financiados. O objetivo, de fato, dizem respeito à criação de postos de trabalho, que terá o duplo objectivo de aumentar a propagação da riqueza e, por isso, para garantir a estabilidade social, com o objectivo final de chegar a uma solução para os problemas desses territórios segurança . É significativo que a primeira fatia dessa ajuda vá para a Palestina com 12,8 milhões de euros, enquanto 77 milhões serão divididos entre a Jordânia, o Líbano, a Síria e o Iêmen. São países onde estão ocorrendo conflitos ou, de qualquer forma, apresentam situações de alta instabilidade e que, muitas vezes, têm constituído campo de recrutamento de grupos terroristas de fundamentalismo islâmico. Será interessante verificar quais serão, também as reações de Tel Aviv e Washington ao financiamento para a Palestina, que representa a entrada, por ora indireta, de Pequim na disputa israelo-palestina; é fácil prever as reações de Tel Aviv e Washington não será positivo para o financiamento para a Palestina, no entanto, a China nunca mostrou interesse em entrar na questão puramente política, mas é claro que um ato deste tipo pode torná-lo potencialmente um novo ator na disputa. Se você quiser entrar no campo das hipóteses pode-se supor que o financiamento representa a primeira abordagem a um compromisso direto de Pequim para resolver o velho problema entre israelenses e palestinos, para aumentar seu prestígio internacional. O investimento chinês na área árabe foi precedido por crescentes relações econômicas, já que o crescimento do comércio bilateral aumentou quase 12% em treze anos e onde as empresas chinesas energia; Além disso, no Djibuti, a República Popular da China instalou a primeira base militar fora de seu território. Na estratégia central chinês é ocupado pelo edifício e crescimento da Rota da Seda, que quer seguir a rota antiga que se estendia da China Cres o resto do mundo e era o caminho mais importados para as empresas. Para este projeto o plano chinês inclui a construção de um número de diferentes infra-estrutura: Encanamentos na Birmânia, rodovias no Paquistão, ferrovias no Quênia e os portos da Grécia e Sri Lanka, mas a centralidade dos estados árabes, e sua disponibilidade de energia, coloca-os em uma posição de destaque no projeto de Pequim e a intenção é envolver a Liga Árabe para apoiar as intenções chinesas. Mas a China também tem um segundo objetivo, além do comercial, que diz respeito ao aspecto de segurança, destinado a prevenir possíveis ataques contra as infra-estruturas em construção, definidas como mantendo a estabilidade; Pequim está preocupada com a alta taxa de radicalização na área e vai alocar cerca de 130 milhões de euros para as forças de segurança e sistemas de vigilância. Uma das preocupações é a de um possível solda entre Uighur extremismo, população muçulmana que vive na região chinesa de Xinjiang, muitas vezes sujeitos a dura repressão por Pequim e os movimentos radicais islâmicos árabes, uma fusão que pode comprometer ou alterar o investimento chinês em Países do Oriente Médio.

Китай инвестирует в арабские страны

Китай пытается играть ведущую роль в международной политике, предоставляя значительную экономическую помощь некоторым арабским странам и Ближнему Востоку. Это схема, обычно используемая Пекином для установления хороших политических отношений с другими странами, которые могут обеспечить китайскую власть в первую очередь хорошими коммерческими перспективами, а также отличные события в дипломатических отношениях. До сих пор этот метод использовался в масках с африканскими государствами и менее акцентирован с европейскими государствами; вступление в арабские и ближневосточные страны является новым и свидетельствует о том, что китайская воля расширит диапазон действий, даже в случае потенциального конфликта с Соединенными Штатами, которые традиционно имеют стратегические интересы в этих районах планеты. Более того, изоляционистская воля Трампа представляет собой возможность поддержать китайские планы осуществления своего рода мягкой силы, проводимой финансовыми средствами. Ожидается, что инвестиции в Пекин составят около семнадцати миллиардов евро, предназначенные для поддержки проектов индустриализации и строительства инфраструктуры, которые станут движущей силой для экономики финансируемых государств. Цели, по сути, касаются создания рабочих мест, которые должны иметь двойную цель - увеличить распространение богатства и, таким образом, обеспечить социальную стабильность с конечной целью решения проблемы безопасности этих территорий , Примечательно, что первый транш этой помощи поступает в Палестину с 12,8 млн. Евро, а 77 млн. Будут распределены между Иорданией, Ливаном, Сирией и Йеменом. Это страны, в которых происходят конфликты, или, во всяком случае, они представляют ситуации с высокой нестабильностью и которые, как правило, представляют собой набор для террористических групп исламского фундаментализма. Будет интересно проверить, что будет, а также реакции Тель-Авива и Вашингтона на финансирование Палестины, которое представляет собой вход, теперь косвенный, из Пекина в израильско-палестинском споре; Легко предвидеть, что реакции Тель-Авива и Вашингтона не будут положительными для финансирования Палестины, но Китай никогда не проявлял интереса к вступлению в чисто политическую проблему, но ясно, что такой акт может стать потенциально новый актер в споре. Если кто-то хочет войти в эту гипотезу, можно предположить, что финансирование является первым подходом к прямому обязательству Пекина решить давнюю проблему между израильтянами и палестинцами, чтобы повысить международный авторитет. Китайским инвестициям в арабский регион предшествовали растущие экономические отношения, поскольку рост двусторонней торговли за тринадцать лет увеличился почти на 12%, а китайские компании в энергия; кроме того, в Джибути Китайская Народная Республика установила первую военную базу за пределами своей территории. В китайской стратегии центральное место занимает строительство и рост Шелкового пути, который направлен на прослеживание древнего маршрута, который простирался от Китая до остального мира и был самым важным маршрутом для торговли. Для реализации этого проекта китайский план предусматривает строительство ряда различных инфраструктур: трубопроводов в Бирме, автомагистралей в Пакистане, железнодорожных линий в Кении и портов в Греции и Шри-Ланке, но центральное положение арабских государств и их доступность энергии, ставит их на видное место в Пекинском проекте, и намерение заключается в привлечении Лиги арабских государств к поддержке китайских намерений. Но у Китая также есть вторая цель, помимо коммерческой, которая касается аспекта безопасности, предназначенной для предотвращения возможных нападений на инфраструктуру в стадии строительства, определяемую как поддержание стабильности; Пекин обеспокоен высоким уровнем радикализации в этом районе и выделит около 130 миллионов евро на системы безопасности и системы наблюдения. Одной из причин беспокойства является то, что возможный шлейф между уйгурским экстремизмом, мусульманским населением, проживающим в китайском регионе Синьцзян, часто подвергается суровым репрессиям Пекина и радикальных исламских исламских движений, слияние, которое может поставить под угрозу или изменить китайские инвестиции в Ближневосточные страны.