Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
giovedì 14 marzo 2019
الموعد النهائي لمغادرة الاتحاد يقترب من لندن ، في حالة من عدم اليقين التام
ربما يعتقد البرلمانيون البريطانيون ، من أي حزب ، أن المملكة المتحدة يمكنها الوصول إلى فوائد الانتقال دون أي اتفاق انسحاب ، ولكن ، كما هو محدد من قبل مفاوض الاتحاد الأوروبي ، لا يوجد انتقال دون اتفاق. يبدو أن المفاوضات التي نصت عليها المادة 50 قد فشلت ، وخطر خروج بريطانيا من الاتحاد الأوروبي دون اتفاق أكثر واقعية من أي وقت مضى. يريد مجلس العموم الآن محاولة التحقق من مقدار الموافقة التي يمكن أن يحصل عليها اقتراح الاستفتاء الجديد: الاهتمام ، نعلم بالفعل أن هذا الاقتراح سيتم رفضه بالأغلبية ، ما نريد التحقق منه هو فقط إذا كان عدد الاقتراحات المواتية يمكن أن يشير إلى طريق جديد إلى تذهب. هذه الحقيقة هي رمز الغموض في اللغة الإنجليزية وحقيقة أنه يحدث قبل بضعة أيام من الموعد النهائي 29 مارس بليغة تماما. كان اقتراح ماكرون قد وصل أيضًا لفترة فنية ، ولكن قبل الانتخابات الأوروبية ، للسماح للبريطانيين بإيجاد حل في أقصى الحدود. يبدو أن هذا الحل يرضي حكومة لندن ، التي ما زالت تأمل في إيجاد طريقة للسماح بالخروج المتفق عليه مع بروكسل. والسؤال هو ما إذا كان هذا منطقيًا. إذا فهمنا الحاجة إلى الحفاظ على علاقة مميزة بين الاتحاد الأوروبي والمملكة المتحدة ، فمن ناحية أخرى ، ليس من الواضح كيف يمكن التوصل إلى اتفاق داخل مجلس العموم. في الواقع ، إذا كان هناك على الجانب القاري الوعي واليقين أيضًا من المحاولة بأي شكل من الأشكال لحل متفق عليه ، فمن غير الممكن أن يكون هناك إحساس متبادل من جانب ما وراء القناة الإنجليزية. التصور هو أنه في بروكسل هناك بعض الانزعاج أكثر من مبرر ، الأمر الذي يؤدي إلى التعب في استمرار محتمل للمفاوضات وهذا يمكن أن يؤثر سلبًا على الاجتماعات المحتملة الأخرى. بالإضافة إلى التقييمات الموضوعية ، يجب أن نأخذ في الاعتبار بشكل أساسي اتجاه الدول الأوروبية السبعة والعشرين ، والتي سيتعين عليها أن تقرر ما إذا كانت ستقدم عرضًا ممكنًا على أساس الأسباب التي تريد لندن تقديمها ، وهو قرار يجب أن يكون بالإجماع وبالتالي أكثر صعوبة في تحقيق. تمثل حدود الانتخابات الأوروبية عقبة أمام كلا الطرفين: بالنسبة لبروكسل ، التي لا تريد أن يكون لها نواب إنجليزيون ، ولا لندن ، حيث يمثل إجراء المنافسة الانتخابية الأوروبية خيانة تصويت الاستفتاء والعجز الرسمي لطبقتها السياسية. . لذلك يجب اتخاذ قرار بالقوة إما في 29 مارس أو قبل الانتخابات الأوروبية ، والتي ، في هذه المرحلة ، هي تاريخ أساسي ، للوصول إلى القرار البريطاني. من المؤكد أن هذا الموعد النهائي يُلزم لندن باتخاذ قرار في إطار زمني ضيق ، مهما كان ، دون أن تكون هناك إمكانية لإجراء انتخابات جديدة قد تفضل صورة أوضح للوضع. ومع ذلك ، يجب أن نتذكر أن وقت الاستفتاء كان كافيًا للتوصل إلى قرار في الوقت المناسب دون تقليصه بهذه الطريقة. بالنسبة لبقية أوروبا ، تمثل هذه القصة درسًا ، نأمل ألا تكون هناك حاجة إلى اللجوء إليه ، ولكن يمكن أن يساعد في الحفاظ على موقف أقل إتاحة مع أولئك الذين لا يرغبون في مشاركة مشاعر الانتماء إلى الاتحاد. تمتعت المملكة المتحدة بالفعل بامتيازات أكثر شمولاً من الأعضاء الآخرين ، ولا يبدو أن منحازة لمصالح أخرى عادلة أو حتى مفيدة للقضية المشتركة.
mercoledì 13 marzo 2019
l'Iran cerca di essere l'alleato privilegiato dell'Iraq, rispetto agli USA
La visita del presidente iraniano Rohani in Iraq segnala un punto di svolta nella strategia di Teheran, sia in campo diplomatico, che economico, per fronteggiare le sanzioni americane. I due paesi dividono una frontiera comune di circa 1.500 chilometri ed, al momento, sembrano avere superato la storica rivalità presente quando Saddam Hussein era al potere. Il paese irakeno è composto da una alta percentuale di sciiti, circa il novanta per cento, ed ha per questa caratteristica una notevole affinità con l’Iran. Teheran ha individuato nel paese vicino una possibilità per superare le sanzioni statunitensi, che stanno condizionando pesantemente l’economia iraniana. Il progetto è quello di incrementare gli scambi tra i due paesi, che ora ammontano a circa 12.000 milioni di dollari, fino a 20.000 milioni di dollari; per fare ciò sono stati firmati accordi in settori importanti per entrambi i paesi, quali: energia, trasporti, agricoltura e industria. Tuttavia, il problema che più assilla l’Iran è quello di aggirare gli effetti che le sanzioni producono sul sistema dei pagamenti verso Teheran. Washington ha costruito un sistema sanzionatorio che si basa molto sulle transazioni di denaro verso il paese iraniano, penalizzando gli istituti bancari che consentono il flusso di denaro verso la repubblica degli Ayatollah. Le rispettive banche centrali avrebbero pensato un sistema di esportazione degli idrocarburi iraniani in Iraq e da qui venduti a paesi terzi mediante pagamento non più in dollari ma in euro. Se gli Stati Uniti hanno già minacciato Bagdad ed i suoi istituti bancari, occorre, però, tenere presente le esigenze del paese irakeno, che dipende in maniera molto forte dagli approvigionamenti di gas dell’Iran. Le sollecitazioni di Washington a diversificare i fornitori si scontrano con la maggiore economicità del gas iraniano, dovuta ai minori costi di trasporto, proprio per la contiguità tra i due paesi. L’Irak si trova, però, nella scomoda situazione di avere come principali alleati due paesi che sono profondamente nemici tra di loro, questa difficoltà potrebbe essere convertita in una opportunità dal governo di Bagdad, che non può rinunciare al rapporto con gli Stati Uniti, ma nemmeno, proprio per le ragioni espresse prima, può allontanarsi dall’Iran. L’Irak potrebbe giocare un ruolo, se non di pacificazione tra le due parti, almeno tentare di ridurre la tensione: occorre ricordare che esiste il punto di partenza della guerra allo Stato islamico, dove il ruolo fondamentale di Teheran è stato riconosciuto, seppure implicitamente, anche da Washington. Gli USA, malgrado le minacce, non possono sottoporre a sanzioni il paese irakeno, perchè le conseguenze sarebbero l’impoverimento di una nazione già in sofferenza economica e ciò potrebbe comportare un ritorno dell’estremismo islamico. Dal punto di vista diplomatico la visita del Presidente Rohani potrebbe avere come obiettivo proprio quello di rendere maggiormente privilegiato il rapporto tra Irak ed Iran, rispetto a quello tra Irak ed USA; ciò potrebbe rientrare nella strategia di contrastare la coalizione delle monarchie sunnite con gli USA (ed Israele) e rompere l’accerchiamento internazionale in cui si trova Teheran. Resta il fatto che a Washington un interlocutore di matrice sciita è essenziale nello scacchiere mediorientale, tuttavia Bagdad potrebbe avere non gradito la direzione data da Trump alla politica estera americana, che ha interrotto l’equidistanza di Obama tra sciiti e sunniti, per favorire i rapporti con questi ultimi. Questo sbilanciamento, però, obbliga Washington alla maggiore cautela possibile nei confronti di Bagdad, ma offre anche l’occasione a Teheran, vittima delle sanzioni Usa a seguito del ritiro unilaterale della Casa Bianca dal trattato sul nucleare, di sfruttare le maggiori affinità con l’Irak. La questione non è secondaria perchè l’amicizia con l’Irak serve agli Stati Uniti per presentarsi in una sorta di equidistanza di fronte alla questione religiosa che divide l’Islam, ma è anche importante dal punto di vista geopolitico, perchè permette di mantenere le sue truppe fin sui confini con l’Iran. La sensazione è che questa visita apra ad una varietà di scenari diversi, ma tutti in grado di influenzare il futuro della regione.
Iran tries to be the privileged ally of Iraq, compared to the USA
Iran's President Rohani's visit to Iraq signals a turning point in Tehran's strategy, both in the diplomatic and economic fields, to face US sanctions. The two countries share a common border of about 1,500 kilometers and, at the moment, seem to have overcome the historic rivalry present when Saddam Hussein was in power. The Iraqi country is composed of a high percentage of Shiites, about ninety percent, and for this characteristic it has a remarkable affinity with Iran. Tehran has identified a possibility in the neighboring country to overcome US sanctions, which are heavily affecting the Iranian economy. The project is to increase trade between the two countries, which now amount to about 12,000 million dollars, up to 20,000 million dollars; to do this, agreements have been signed in important sectors for both countries, such as: energy, transport, agriculture and industry. However, the problem that most haunts Iran is that of circumventing the effects sanctions produce on the payment system to Tehran. Washington has built a sanctioning system that relies heavily on money transactions to the Iranian country, penalizing banking institutions that allow the flow of money to the Ayatollah republic. The respective central banks would have thought up a system for exporting Iranian hydrocarbons to Iraq and from there sold to third countries by paying no more in dollars but in euros. If the United States has already threatened Baghdad and its banking institutions, it is necessary, however, to keep in mind the needs of the Iraqi country, which depends very strongly on Iran's gas supplies. Washington's requests to diversify suppliers clash with the greater economic viability of Iranian gas, due to lower transport costs, precisely because of the proximity between the two countries. Iraq finds itself, however, in the awkward situation of having two countries that are deeply enemy to each other as its main allies, this difficulty could be converted into an opportunity by the Baghdad government, which cannot renounce its relationship with the United States, but even, precisely because of the reasons expressed above, he can move away from Iran. Iraq could play a role, if not of pacification between the two sides, at least try to reduce the tension: it should be remembered that the starting point of the war against the Islamic State exists, where Tehran's fundamental role has been recognized, albeit implicitly , also from Washington. The US, despite the threats, cannot subject the Iraqi country to sanctions, because the consequences would be the impoverishment of a nation already in economic suffering and this could lead to a return to Islamic extremism. From a diplomatic point of view, President Rohani's visit could have the objective of making the relationship between Iraq and Iran more privileged than that between Iraq and the USA; this could be part of the strategy to counter the coalition of Sunni monarchies with the US (and Israel) and break the international encirclement in which Tehran is. The fact remains that in Washington a Shiite-speaking interlocutor is essential in the Middle Eastern chessboard, however Baghdad may not have liked Trump's direction in American foreign policy, which interrupted Obama's equidistance between Shiites and Sunnis, to favor relations with the latter. This imbalance, however, forces Washington to take the greatest possible caution against Baghdad, but it also offers the opportunity in Tehran, a victim of US sanctions following the unilateral withdrawal of the White House from the nuclear treaty, to exploit the greater affinities with the Iraq. The question is not secondary because the friendship with Iraq serves the United States to present itself in a sort of equidistance in the face of the religious question that divides Islam, but it is also important from the geopolitical point of view, because it allows us to maintain the his troops on the borders with Iran. The feeling is that this visit opens up to a variety of different scenarios, but all of them can influence the future of the region.
Irán trata de ser el aliado privilegiado de Irak, comparado con Estados Unidos.
La visita del presidente de Irán, Rohani, a Irak marca un punto de inflexión en la estrategia de Teherán, tanto en el campo diplomático como económico, para enfrentar las sanciones de Estados Unidos. Los dos países comparten una frontera común de unos 1.500 kilómetros y, en este momento, parecen haber superado la histórica rivalidad presente cuando Saddam Hussein estaba en el poder. El país iraquí está compuesto por un alto porcentaje de chiítas, alrededor del noventa por ciento, y por esta característica tiene una afinidad notable con Irán. Teherán ha identificado una posibilidad en el país vecino de superar las sanciones de Estados Unidos, que están afectando gravemente a la economía iraní. El proyecto consiste en aumentar el comercio entre los dos países, que ahora ascienden a unos 12,000 millones de dólares, hasta 20,000 millones de dólares; para ello, se han firmado acuerdos en sectores importantes para ambos países, tales como: energía, transporte, agricultura e industria. Sin embargo, el problema que más acosa a Irán es el de eludir los efectos que producen las sanciones en el sistema de pago a Teherán. Washington ha construido un sistema de sanciones que se basa en gran medida en las transacciones de dinero con el país iraní, penalizando a las instituciones bancarias que permiten el flujo de dinero a la república del ayatolá. Los respectivos bancos centrales habrían ideado un sistema para exportar hidrocarburos iraníes a Irak y desde allí se venderían a terceros países pagando no más en dólares sino en euros. Si Estados Unidos ya ha amenazado a Bagdad y sus instituciones bancarias, es necesario, sin embargo, tener en cuenta las necesidades del país iraquí, que depende en gran medida de los suministros de gas de Irán. Las solicitudes de Washington para diversificar proveedores chocan con la mayor viabilidad económica del gas iraní, debido a los menores costos de transporte, precisamente debido a la proximidad entre los dos países. Sin embargo, Irak se encuentra en la situación incómoda de tener dos países que son profundamente enemigos entre sí como sus principales aliados, esta dificultad podría convertirse en una oportunidad para el gobierno de Bagdad, que no puede renunciar a su relación con los Estados Unidos. pero incluso, precisamente por las razones expresadas anteriormente, puede alejarse de Irán. Irak podría desempeñar un papel, si no de pacificación entre las dos partes, al menos tratar de reducir la tensión: debe recordarse que el punto de partida de la guerra contra el Estado Islámico existe, donde se ha reconocido el papel fundamental de Teherán, aunque implícitamente , también de washington. EE. UU., A pesar de las amenazas, no puede someter al país iraquí a sanciones, ya que las consecuencias serían el empobrecimiento de una nación que ya está sufriendo económicamente y esto podría llevar a un retorno al extremismo islámico. Desde el punto de vista diplomático, la visita del presidente Rohani podría tener el objetivo de hacer que la relación entre Irak e Irán sea más privilegiada que la de Irak y los Estados Unidos; esto podría ser parte de la estrategia para contrarrestar la coalición de monarquías sunitas con los Estados Unidos (e Israel) y romper el cerco internacional en el que se encuentra Teherán. El hecho es que en Washington un interlocutor de habla chií es esencial en el tablero de ajedrez del Medio Oriente, sin embargo a Bagdad no le ha gustado la dirección de Trump en la política exterior estadounidense, que interrumpió la equidistancia de Obama entre chiítas y sunitas, para favorecer las relaciones con este último. Este desequilibrio, sin embargo, obliga a Washington a tomar la mayor precaución posible contra Bagdad, pero también ofrece la oportunidad en Teherán, una víctima de las sanciones de EE. UU. Tras el retiro unilateral de la Casa Blanca del tratado nuclear, para explotar las mayores afinidades con los Estados Unidos. Irak. La pregunta no es secundaria porque la amistad con Irak sirve a los Estados Unidos para presentarse en una especie de equidistancia frente a la cuestión religiosa que divide al Islam, pero también es importante desde el punto de vista geopolítico, porque nos permite mantener la Sus tropas en las fronteras con Irán. La sensación es que esta visita se abre a una variedad de escenarios diferentes, pero todos ellos pueden influir en el futuro de la región.
Der Iran versucht im Vergleich zu den USA der bevorzugte Verbündete des Irak zu sein
Der Besuch des iranischen Präsidenten Rohani im Irak signalisiert einen Wendepunkt in Teherans Strategie, sowohl auf diplomatischem als auch auf wirtschaftlichem Gebiet, gegen US-Sanktionen. Die beiden Länder teilen sich eine gemeinsame Grenze von etwa 1.500 Kilometern und scheinen momentan die historische Rivalität zu überwinden, zu der Saddam Hussein an der Macht war. Das irakische Land besteht aus einem hohen Prozentsatz von Schiiten, etwa neunzig Prozent, und für dieses Merkmal hat es eine bemerkenswerte Affinität mit dem Iran. Teheran hat im Nachbarland eine Möglichkeit gefunden, die Sanktionen der USA zu überwinden, die die iranische Wirtschaft stark beeinträchtigen. Das Projekt sieht vor, den Handel zwischen den beiden Ländern, der sich jetzt auf rund 12.000 Millionen Dollar beläuft, auf bis zu 20.000 Millionen Dollar zu erhöhen. Zu diesem Zweck wurden für beide Länder Abkommen in wichtigen Sektoren unterzeichnet, beispielsweise in den Bereichen Energie, Verkehr, Landwirtschaft und Industrie. Das Problem, das den Iran am meisten verfolgt, besteht jedoch darin, die Auswirkungen der Sanktionen auf das Zahlungssystem in Teheran zu umgehen. Washington hat ein Sanktionssystem aufgebaut, das stark auf Geldgeschäfte mit dem iranischen Land angewiesen ist und Banken bestraft, die den Geldfluss in die Republik Ayatollah ermöglichen. Die jeweiligen Zentralbanken hätten sich ein System für den Export iranischer Kohlenwasserstoffe in den Irak ausgedacht und von dort an Drittländer verkauft, indem sie nicht mehr in Dollar, sondern in Euro zahlten. Wenn die Vereinigten Staaten Bagdad und seine Bankinstitute bereits bedroht haben, ist es jedoch notwendig, die Bedürfnisse des irakischen Landes zu berücksichtigen, das sehr stark von den Gaslieferungen im Iran abhängt. Washingtons Forderungen nach einer Diversifizierung der Zulieferer stoßen aufgrund der niedrigeren Transportkosten gerade wegen der Nähe zwischen den beiden Ländern auf eine größere wirtschaftliche Tragfähigkeit des iranischen Gases. Der Irak befindet sich jedoch in der unangenehmen Situation, dass sich zwei Länder als Hauptverbündete tief feindlich gegenüberstehen. Diese Schwierigkeit könnte von der Bagdad-Regierung in eine Chance umgewandelt werden, die ihre Beziehung zu den Vereinigten Staaten nicht aufgeben kann. Aber gerade aus den oben genannten Gründen kann er sich vom Iran entfernen. Der Irak könnte eine Rolle spielen, wenn nicht die Befriedung zwischen den beiden Seiten, und zumindest versuchen, die Spannung abzubauen: Es sollte daran erinnert werden, dass der Ausgangspunkt des Krieges gegen den islamischen Staat gegeben ist, wo Teherans grundlegende Rolle anerkannt wurde, wenn auch implizit auch aus Washington. Die USA können das irakische Land trotz der Drohungen nicht mit Sanktionen belegen, weil die Verarmung einer bereits im wirtschaftlichen Leid befindlichen Nation die Folge sein würde und dies zu einer Rückkehr zum islamischen Extremismus führen könnte. Aus diplomatischer Sicht könnte der Besuch von Präsident Rohani das Ziel haben, die Beziehung zwischen dem Irak und dem Iran privilegierter zu gestalten als zwischen dem Irak und den USA. Dies könnte Teil der Strategie sein, der Koalition sunnitischer Monarchien mit den USA (und Israel) entgegenzuwirken und die internationale Umzingelung zu brechen, in der sich Teheran befindet. Tatsache ist, dass in Washington ein schiitisch sprechender Gesprächspartner für das Schachbrett im Nahen Osten unverzichtbar ist. Bagdad mag die Richtung von Trump in der amerikanischen Außenpolitik, die Obamas Äquidistanz zwischen Schiiten und Sunniten unterbrochen hat, nicht gefallen haben, um die Beziehungen zu fördern mit dem letzteren. Dieses Ungleichgewicht zwingt Washington jedoch zu größtmöglicher Vorsicht gegen Bagdad. Es bietet jedoch auch die Möglichkeit, dass Teheran, ein Opfer amerikanischer Sanktionen nach dem einseitigen Rückzug des Weißen Hauses aus dem Atomvertrag, die größeren Affinitäten mit dem US-Militär ausnutzt Irak. Die Frage ist nicht zweitrangig, weil die Freundschaft mit dem Irak den Vereinigten Staaten dient, sich angesichts der religiösen Frage, die den Islam spaltet, in einer Art Äquidistanz zu präsentieren, aber sie ist auch aus geopolitischer Sicht wichtig, weil sie uns die Wahrung des Konflikts ermöglicht seine Truppen an den Grenzen zum Iran. Das Gefühl ist, dass sich dieser Besuch für verschiedene Szenarien öffnet, die jedoch alle die Zukunft der Region beeinflussen können.
L'Iran tente d'être l'allié privilégié de l'Irak par rapport aux États-Unis
La visite du président iranien Rohani en Irak marque un tournant dans la stratégie de Téhéran, tant sur le plan diplomatique que sur le plan économique, pour faire face aux sanctions américaines. Les deux pays partagent une frontière commune d'environ 1 500 kilomètres et semblent, pour le moment, avoir surmonté la rivalité historique qui existait lorsque Saddam Hussein était au pouvoir. Le pays irakien est composé d'un pourcentage élevé de chiites, environ quatre-vingt-dix pour cent, et possède une affinité remarquable avec l'Iran. Téhéran a identifié une possibilité dans le pays voisin de surmonter les sanctions américaines, qui affectent fortement l’économie iranienne. Le projet vise à accroître les échanges commerciaux entre les deux pays, qui s'élèvent maintenant à environ 12 milliards de dollars, jusqu'à 20 milliards de dollars; pour ce faire, des accords ont été signés dans des secteurs importants pour les deux pays, tels que l’énergie, les transports, l’agriculture et l’industrie. Cependant, le problème le plus hanté par l’Iran est de contourner les effets des sanctions sur le système de paiement de Téhéran. Washington a mis en place un système de sanctions reposant fortement sur les transactions monétaires avec le pays iranien, pénalisant ainsi les institutions bancaires autorisant le transfert d’argent vers la république de l’ayatollah. Les banques centrales respectives auraient imaginé un système d'exportation d'hydrocarbures iraniens vers l'Irak et de là vendu à des pays tiers en ne payant plus en dollars mais en euros. Si les États-Unis ont déjà menacé Bagdad et ses institutions bancaires, il faut toutefois garder à l'esprit les besoins du pays irakien, qui dépend très fortement de l'approvisionnement en gaz de l'Iran. Les demandes de Washington de diversifier ses fournisseurs vont à l'encontre de la plus grande viabilité économique du gaz iranien, en raison de coûts de transport moins élevés, précisément en raison de la proximité entre les deux pays. L’Iraq se trouve cependant dans la situation délicate de deux pays profondément ennemis, ce problème pourrait être transformé en une opportunité par le gouvernement de Bagdad, qui ne peut renoncer à ses relations avec les États-Unis, mais même, précisément pour les raisons exposées ci-dessus, il peut s’éloigner de l’Iran. L’Iraq pourrait jouer un rôle, sinon de pacification entre les deux parties, du moins essayer de réduire la tension: rappelons que le point de départ de la guerre contre l’État islamique existe, où le rôle fondamental de Téhéran a été reconnu, même implicitement. , également de Washington. Les États-Unis, malgré les menaces, ne peuvent pas imposer de sanctions au pays irakien, car cela aurait pour conséquence d'appauvrir une nation déjà en proie à des souffrances économiques, ce qui pourrait conduire à un retour à l'extrémisme islamique. D'un point de vue diplomatique, la visite du président Rohani pourrait avoir pour objectif de rendre les relations entre l'Irak et l'Iran plus privilégiées que celles entre l'Irak et les États-Unis; cela pourrait faire partie de la stratégie visant à contrer la coalition des monarchies sunnites avec les États-Unis (et Israël) et à briser l'encerclement international dans lequel se trouve Téhéran. Il n'en reste pas moins qu'à Washington un interlocuteur de langue chiite est essentiel sur l'échiquier du Moyen-Orient. Cependant, Bagdad n'a peut-être pas apprécié l'orientation de Trump dans la politique étrangère américaine, qui a interrompu l'équidistance d'Obama entre chiites et sunnites, pour favoriser les relations avec ce dernier. Ce déséquilibre oblige toutefois Washington à prendre la plus grande prudence possible contre Bagdad, mais il offre également la possibilité à Téhéran, victime des sanctions américaines à la suite du retrait unilatéral de la Maison Blanche du traité nucléaire, d'exploiter les plus grandes affinités avec le gouvernement. Irak. La question n’est pas secondaire car l’amitié avec l’Irak permet aux États-Unis de se présenter sous une forme d’équidistance face à la question religieuse qui divise l’islam, mais elle est également importante du point de vue géopolitique, car elle permet de maintenir la ses troupes aux frontières avec l'Iran. Le sentiment est que cette visite ouvre à une variété de scénarios différents, mais tous peuvent influer sur l'avenir de la région.
O Irã tenta ser o aliado privilegiado do Iraque, comparado aos EUA
A visita do presidente do Irã, Rohani, ao Iraque sinaliza um ponto de virada na estratégia de Teerã, tanto no campo diplomático quanto no econômico, para enfrentar as sanções dos EUA. Os dois países compartilham uma fronteira comum de cerca de 1.500 quilômetros e, no momento, parecem ter superado a rivalidade histórica presente quando Saddam Hussein estava no poder. O país iraquiano é composto por uma alta porcentagem de xiitas, cerca de noventa por cento, e por essa característica tem uma notável afinidade com o Irã. Teerã identificou uma possibilidade no país vizinho de superar as sanções americanas, que estão afetando fortemente a economia iraniana. O projeto é aumentar o comércio entre os dois países, que agora somam cerca de 12 bilhões de dólares, chegando a 20 bilhões de dólares; Para isso, foram assinados acordos em setores importantes para ambos os países, como: energia, transporte, agricultura e indústria. No entanto, o problema que mais assombra o Irã é o de contornar os efeitos que as sanções produzem no sistema de pagamento para Teerã. Washington construiu um sistema sancionatório que depende fortemente de transações monetárias para o país iraniano, penalizando instituições bancárias que permitem o fluxo de dinheiro para a república do aiatolá. Os respectivos bancos centrais teriam inventado um sistema para exportar hidrocarbonetos iranianos para o Iraque e de lá vendidos para países terceiros, não pagando mais em dólares, mas em euros. Se os Estados Unidos já ameaçaram Bagdá e suas instituições bancárias, é necessário, no entanto, ter em mente as necessidades do país iraquiano, que depende muito fortemente do fornecimento de gás do Irã. Os pedidos de Washington para diversificar os fornecedores colidem com a maior viabilidade econômica do gás iraniano, devido aos menores custos de transporte, justamente por causa da proximidade entre os dois países. O Iraque encontra-se, no entanto, na estranha situação de ter dois países que são profundamente inimigos uns dos outros como seus principais aliados, essa dificuldade pode ser convertida em uma oportunidade pelo governo de Bagdá, que não pode renunciar a sua relação com os Estados Unidos, mas mesmo, precisamente por causa das razões acima, ele pode se afastar do Irã. O Iraque poderia desempenhar um papel, se não de pacificação entre os dois lados, pelo menos tentar reduzir a tensão: deve ser lembrado que o ponto de partida da guerra contra o Estado Islâmico existe, onde o papel fundamental de Teerã foi reconhecido, ainda que implicitamente. também de Washington. Os EUA, apesar das ameaças, não podem sujeitar o país iraquiano a sanções, porque as consequências seriam o empobrecimento de uma nação já em sofrimento econômico e isso poderia levar a um retorno ao extremismo islâmico. Do ponto de vista diplomático, a visita do presidente Rohani poderia ter o objetivo de tornar a relação entre o Iraque e o Irã mais privilegiada do que a existente entre o Iraque e os EUA; isso poderia ser parte da estratégia para combater a coalizão de monarquias sunitas com os EUA (e Israel) e romper o cerco internacional em que Teerã está. O fato é que em Washington um interlocutor de língua xiita é essencial no tabuleiro de xadrez do Oriente Médio, mas Bagdá pode não ter gostado da direção de Trump na política externa americana, que interrompeu a equidistância de Obama entre xiitas e sunitas para favorecer as relações. com o último. Esse desequilíbrio, no entanto, obriga Washington a tomar a maior cautela possível contra Bagdá, mas também oferece a oportunidade em Teerã, vítima das sanções dos EUA após a retirada unilateral da Casa Branca do tratado nuclear, para explorar as maiores afinidades com o governo. Iraque. A questão não é secundária porque a amizade com o Iraque serve aos Estados Unidos para se apresentar em uma espécie de equidistância diante da questão religiosa que divide o Islã, mas também é importante do ponto de vista geopolítico, porque nos permite manter a suas tropas nas fronteiras com o Irã. A sensação é que esta visita se abre para uma variedade de cenários diferentes, mas todos eles podem influenciar o futuro da região.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)