Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
venerdì 25 settembre 2020
世界の安定の要因としての貧困国への福祉の導入
世界の問題の1つが安定である場合、国際関係として理解されている国家間の問題だけでなく、人口間の問題も、不平等の増大に起因する深刻な不均衡に対処する必要があります。この現象は、偶発的な状況によって自然に悪化する貧しい国だけでなく、より豊かな国にも関係し、世界レベルでの現象の横断性を強調しています。個々の国境内での放射性降下物に加えて、国際レベルで記録されている貧困と不平等の影響が、製品の生産、流通、消費などの純粋な経済的側面に影響を与えることは明らかです多くの政治的問題が世界レベルで発生し続けている移住の一般的な問題。社会保護に関する世界的なデータによると、地球の全人口の半分以上は、ヘルスケア、家族のための新しい障害やサービスの保護、統合や交換のための経済的支援に関連するいかなる形の保護も持っていません。不十分な収入。これらすべての支援は、正確には貧困と不平等に対する決定的な要因になる可能性があります。また、国連の機関である国際労働機関によると、世界の人口のわずか45%が何らかの形で恩恵を受けているという事実を考慮します。福祉給付のうち、完全な形のソーシャルツールを持っているのはこの45%のうち29%だけです。年金の形での所得の支払いの世界的な数字が約60%である場合、平均所得が低く、年金保険が20%の人々しか関係しない国で発生する状況。高齢者の保護が不十分であるように見える場合、子供時代でさえ十分な援助を提供していません。実際、子供たちに何らかの形で援助があると宣言する国の割合は、すべての国の60%未満であり、国によって大きな違いがあります。貧しい国から豊かな国。このシナリオはパンデミックによって悪化し、確かに最も危機的な状況を悪化させましたが、最も先進国でさえ、予期しない出来事は驚きすぎて、経済効果を緩和するための回答を提供できる社会的対策を迅速に開発できませんでした。そして危機の医療。国連の見積もりによると、途上国が一種の最低所得で補完された保健サービスを確保するために必要な額は約1兆2000億ユーロであり、その割合はこれらの国内総生産の約4%です。国と発展途上の経済からの持続不可能な財政的コミットメントを表しています。しかしながら、この必要性の状況は、パンデミックによる緊急事態を表すものではなく、繰り返し発生する危機に加えて、国際社会、ひいては裕福な国々によってなされた約束を遵守することに失敗したことにより、すでに存在する状況の悪化です開発途上国への具体的な援助。政治と司法の両方であったこれらの正式な約束に対する尊重の欠如は、戦争によって引き起こされたものだけでなく、移動現象を管理することができないことを強調したときに、豊かな国を道徳的かつ実用的なものと同様に深刻な欠陥に置きますまたは飢饉だけでなく、何よりもいわゆる経済移民の拒絶について。実際、紛争と飢饉が別のタイプのコミットメントを規定している場合、それはさらに、特定の利益にのみ機能するだけでなく、勤勉でなければならない場合、経済タイプの移動フローを決定する要因の緩和が機能する可能性があります。少なくとも貧困のために国を離れることを余儀なくされた人々の数を減らすような方法で効果的であり、人口の生計を確保することができる経済活動の発展を可能にする標的を絞った調整された介入。社会的支援は、生産年齢の人口グループのより大きな独立を可能にし、人的資源を解放し、また雇用機会を生み出すことができる直接的または間接的な収入統合を構成するため、これらの援助の不可欠かつ不可欠な部分です。従業員の総残高。調整は国際機関から始める必要がありますが、裕福な国は十分な貢献を提供する必要があります。
إدخال الرفاهية في الدول الفقيرة كعامل استقرار عالمي
إذا كانت إحدى مشكلات العالم هي الاستقرار ، ليس فقط ذلك بين الدول التي تُفهم على أنها علاقات دولية ، ولكن أيضًا بين الشعوب ، فمن الضروري العمل على الاختلالات العميقة الموجودة بسبب زيادة عدم المساواة. هذه الظاهرة لا تتعلق فقط بالبلدان الفقيرة ، حيث تتفاقم بشكل طبيعي بسبب الظروف الطارئة ، ولكن أيضًا البلدان الأكثر ثراءً ، مما يبرز تقاطع الظاهرة على المستوى العالمي. من الواضح أنه بالإضافة إلى التداعيات داخل الحدود الوطنية الفردية ، فإن تأثير الفقر وعدم المساواة ، المسجل على المستوى الدولي ، يؤثر على الجوانب الاقتصادية البحتة ، مثل إنتاج وتوزيع واستهلاك السلع حتى مشكلة الهجرة العامة ، والتي لا تزال العديد من المشاكل السياسية تولدها على المستوى العالمي. تشير البيانات العالمية حول الحماية الاجتماعية إلى أن أكثر من نصف إجمالي سكان الأرض لا يتمتعون بأي شكل من أشكال الحماية المتعلقة بالرعاية الصحية أو الحماية من الإعاقات الجديدة أو الخدمات للأسرة والدعم الاقتصادي للتكامل أو الاستبدال. دخل غير كاف. يمكن أن يكون كل هذا الدعم عاملاً حاسمًا على وجه التحديد ضد الفقر وعدم المساواة ، وأيضًا بالنظر إلى حقيقة أنه ، وفقًا لمنظمة العمل الدولية ، وهي وكالة تابعة للأمم المتحدة ، يستفيد 45 ٪ فقط من سكان العالم من بعض أشكال من مزايا الرعاية الاجتماعية و 45٪ فقط 29٪ لديهم أشكال كاملة من الأدوات الاجتماعية. إذا كان الرقم العالمي لدفع الدخل في شكل معاش تقاعدي يبلغ حوالي 60٪ ، فإن الوضع الذي يحدث في البلدان التي يكون فيها متوسط الدخل أقل ويتعلق تأمين المعاشات بـ 20٪ فقط من الناس. إذا بدا أن الشيخوخة محمية بشكل سيئ ، فحتى الطفولة لا تقدم المساعدة الكافية: في الواقع ، فإن النسبة المئوية للبلدان التي تعلن أن لديها شكلًا من أشكال المساعدة للأطفال أقل من 60٪ من جميع الدول مع وجود اختلافات كبيرة بين الدول الغنية من الدول الفقيرة. وقد تفاقم هذا السيناريو بسبب الوباء ، مما أدى بالتأكيد إلى تفاقم المواقف الأكثر خطورة ، ولكن حتى في معظم البلدان المتقدمة ، كان الحدث غير المتوقع مفاجئًا للغاية لتطوير إجراءات اجتماعية مضادة بسرعة قادرة على توفير إجابات لتخفيف الآثار الاقتصادية. والرعاية الصحية للأزمة. وفقًا لتقديرات الأمم المتحدة ، فإن المبلغ اللازم للدول النامية لضمان الخدمات الصحية التي تكملها نوع من الحد الأدنى من الدخل يبلغ حوالي 1200 مليار يورو ، وهي نسبة تقترب من 4٪ من الناتج المحلي الإجمالي لهذه البلدان. البلدان وتمثل التزامًا ماليًا غير مستدام من الاقتصادات المتخلفة. ومع ذلك ، فإن حالة الضرورة هذه لا تمثل حالة طارئة طارئة بسبب الوباء ، ولكنها تفاقم للأوضاع الموجودة بالفعل ، بالإضافة إلى الأزمات المتكررة ، وكذلك عدم الامتثال للالتزامات التي تعهد بها المجتمع الدولي ، وبالتالي ، من قبل الدول الغنية ، لتقديم مساعدة ملموسة للبلدان النامية. إن عدم احترام هذه الالتزامات الرسمية ، السياسية والقانونية على حد سواء ، يضع البلدان الغنية في عيب خطير بالإضافة إلى خلل أخلاقي وعملي ، عندما يتم تسليط الضوء على عدم القدرة على إدارة ظواهر الهجرة ، وليس تلك الناجمة عن الحروب فقط. أو المجاعات ، ولكن أيضًا وقبل كل شيء بشأن رفض ما يسمى بالمهاجرين الاقتصاديين. في الواقع ، إذا كانت النزاعات والمجاعات توفر نوعًا آخر من الالتزام ، والذي ، علاوة على ذلك ، يجب أن يكون مستحقًا ويسعى إليه بجد وليس فقط وظيفيًا لمصالح معينة ، يمكن التخفيف من العوامل التي تحدد تدفقات الهجرة الاقتصادية. بطريقة فعالة تقلل على الأقل عدد الأشخاص الذين يجبرون على مغادرة بلادهم بسبب الفقر ، مع تدخلات هادفة ومنسقة تسمح بتطوير الأنشطة الاقتصادية القادرة على ضمان سبل عيش السكان. يعتبر الدعم الاجتماعي جزءًا لا يتجزأ وأساسيًا من هذه المساعدات لأنه يسمح بقدر أكبر من الاستقلال للفئات السكانية في سن الإنتاج ويشكل تكاملًا مباشرًا أو غير مباشر للدخل ، والذي يمكن أن يحرر الموارد البشرية ويخلق أيضًا فرص عمل ليتم وضعها في المجتمع. إجمالي رصيد الموظفين. يجب أن يبدأ التنسيق من المنظمات الدولية ، ولكن يجب على الدول الغنية تقديم مساهمة كافية ، والتي يجب اعتبارها استثمارًا في استقرارها.
martedì 22 settembre 2020
Gli USA vogliono imporre le sanzioni all'Iran e si isolano dalla scena diplomatica
La questioni delle sanzioni all’Iran è sempre stato un punto fermo del programma politico di Trump, ora, alla vigilia delle elezioni presidenziali, quando la campagna elettorale si sta intensificando, il presidente statunitense rimette al centro del dibattito internazionale l’intenzione di ripristinare in maniera completa le sanzioni contro Teheran. Questa volontà è stata annunciata dal Segretario di stato americano, giustificandola con la risoluzione numero 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo l’interpretazione americana, l’Iran non avrebbe rispettato gli impegni presi con la firma dell’accordo sul nucleare, accordo dal quale gli USA si sono ritirati in maniera unilaterale. La notifica alle Nazioni Unite, avvenuta il 20 agosto scorso, della volontà statunitense avrebbe, secondo la Casa Bianca, attivato il processo di ripristino delle sanzioni con effetto dal 19 settembre 2020. La coincidenza con la campagna elettorale appare evidente, tuttavia questa intenzione pone gli Stati Uniti in un ulteriore stato di isolamento, che aggrava la posizione americana all’interno del panorama diplomatico. La reazione più eloquente è quella dell’Unione Europea, che denuncia l’illegittimità degli USA nel volere riapplicare le sanzioni. Si tratta di una illegittimità in contraddizione con il diritto internazionale, in quanto gli americani non possono riapplicare le sanzioni di un trattato dal quale si sono ritirati e, quindi, di cui non sono più sottoscrittori. Il dispregio del diritto, piegato alle necessità contingenti di politica interna, peraltro di una sola parte del paese, evidenzia come l’atteggiamento dell’amministrazione in carica sia un misto di imperizia e dilettantismo, dai quali, per l’ennesima volta, il paese ne esce malissimo. Infatti, se le reazioni di Cina, Russia e dello stesso Iran sono contrarie per ragioni di interessi politici nazionali, la posizione dell’Europa si distingue come un progressivo allontanamento dagli Stati Uniti per lo meno se al comando resterà questo presidente. Lo scontro non è solo sul provvedimento dell’applicazione delle sanzioni sulla base di un accordo dal quale Washington si è ritirato in modo unilaterale, ma anche sulla minaccia americana di applicare sanzioni a quelli stati che non si adegueranno alla decisione della Casa Bianca. L’atteggiamento americano è anche una sfida alle Nazioni Unite, uno scontro frontale che può avere conseguenze pesanti sugli equilibri della politica internazionale; infatti le minacce di sanzionare gli altri stati, che non vorranno adeguarsi alla decisione degli USA è una potenziale conseguenza della quasi certa decisione delle Nazioni Unite di non volere adempiere all’attuazione delle sanzioni. Si capisce che una diplomazia ormai costituita solo da minacce e che rifiuta ogni dialogo ed anche l’applicazione delle normali norme di comportamento rappresenta un segnale di debolezza, sia sul breve che sul medio periodo. Ma si tratta anche dell’abdicazione formale al ruolo di grande potenza da parte di un paese che si sta ripiegando sempre di più su se stesso in un momento dove il bisogno di fare fronte comune delle democrazie occidentali contro Cina e Russia appare una esigenza non più rinviabile. Non solo anche il programma “Prima l’America”, lo slogan che accompagna l’azione politica di Trump, sembra essere tradito da questo eccesso di protagonismo che è certamente contro gli interessi degli Stati Uniti. Washington non può proporsi contro l’espansionismo cinese o l’attivismo russo in maniera singolare, perché ha bisogno dell’azione congiunta dell’Europa, che, viene data sempre come sicura, ma a torto: infatti non si può pretendere che il maggiore alleato americano, già insofferente per l’azione di Trump, subisca in maniera passiva queste imposizioni; dal punto di vista commerciale l’Unione Europea non può tollerare di essere sottoposta a sanzioni in maniera illegale e la conseguenza non potrà che essere un irrigidimento dei rapporti anche su temi dove gli interessi americani avevano trovato un’intesa con l’Europa, come gli scenari degli sviluppi delle telecomunicazioni, con l’esclusione della tecnologia cinese. Questo caso mette ancora una volta in risalto come l’Europa debba trovare una modalità per essere sempre più indipendente dagli altri attori internazionali; se nei confronti di Cina e Russia c’è una distanza enorme su temi come i diritti umani, le violazioni informatiche ed anche i rapporti commerciali, che li pone sempre più come interlocutori inaffidabili; gli Stati Uniti, malgrado le politiche di Trump, restavano ancora gli interlocutori naturali, tuttavia la Casa Bianca sembra volere esercitare un ruolo sempre più egemone, che non può essere tollerato dall’Europa. Se le elezioni presidenziali americane non daranno un risultato diverso da quello prodotto quattro anni prima, le distanze con Trump sono destinate ad aumentare: a quel punto Washington potrebbe diventare non tanto diversa da Pechino o da Mosca.
The US wants to impose sanctions on Iran and isolate itself from the diplomatic scene
The issue of sanctions against Iran has always been a staple of Trump's political agenda, now, on the eve of the presidential elections, when the electoral campaign is intensifying, the US president is putting his intention to restore back to the center of the international debate. full sanctions against Tehran. This will was announced by the US Secretary of State, justifying it with United Nations Security Council Resolution 2231. According to the American interpretation, Iran has not respected the commitments made by signing the nuclear agreement, an agreement from which the United States unilaterally withdrew. According to the White House, the notification to the United Nations, which took place last August 20, would have activated the process of restoring the sanctions with effect from 19 September 2020. The coincidence with the electoral campaign appears evident, however this intention places the United States in a further state of isolation, which aggravates the American position within the diplomatic landscape. The most eloquent reaction is that of the European Union, which denounces the illegitimacy of the US in wanting to reapply the sanctions. This is an illegality in contradiction with international law, as Americans cannot reapply the sanctions of a treaty from which they have withdrawn and, therefore, to which they are no longer subscribers. The contempt for the law, bent to the contingent needs of domestic politics, however, of only one part of the country, highlights how the attitude of the administration in office is a mixture of inexperience and amateurism, from which, for the umpteenth time, the country it comes out very badly. In fact, if the reactions of China, Russia and Iran itself are opposed for reasons of national political interests, the position of Europe stands out as a progressive move away from the United States, at least if this president remains in charge. The clash is not only on the provision of the application of sanctions on the basis of an agreement from which Washington unilaterally withdrew, but also on the American threat to apply sanctions to those states that will not comply with the decision of the White House. The American attitude is also a challenge to the United Nations, a head-on confrontation that can have serious consequences on the balance of international politics; in fact, the threats to sanction other states, which will not want to comply with the US decision, is a potential consequence of the almost certain decision of the United Nations not to want to comply with the implementation of the sanctions. It is understood that a diplomacy now made up only of threats and which rejects any dialogue and also the application of normal rules of conduct represents a sign of weakness, both in the short and medium term. But it is also a question of the formal abdication of the role of a great power by a country that is withdrawing more and more on itself at a time when the need for a common front of Western democracies against China and Russia no longer appears to be a need. postponable. Not only does the "America First" program, the slogan accompanying Trump's political action, also seems to be betrayed by this excess of leadership which is certainly against the interests of the United States. Washington cannot propose itself against Chinese expansionism or Russian activism in a singular way, because it needs the joint action of Europe, which is always given as certain, but wrongly: in fact, it cannot be expected that the greatest ally the American, already intolerant of Trump's action, is passively subjected to these impositions; from a commercial point of view, the European Union cannot tolerate being subjected to sanctions in an illegal way and the consequence can only be a tightening of relations even on issues where American interests had found an agreement with Europe, such as scenarios of telecommunications developments, with the exclusion of Chinese technology. This case once again highlights how Europe must find a way to be increasingly independent from other international actors; if there is an enormous distance vis-à-vis China and Russia on issues such as human rights, computer violations and even commercial relations, which increasingly places them as unreliable interlocutors; the United States, despite Trump's policies, still remained the natural interlocutors, however the White House seems to want to exercise an increasingly hegemonic role, which cannot be tolerated by Europe. If the American presidential elections do not give a different result from the one produced four years earlier, the distances with Trump are destined to increase: at that point Washington could become not so different from Beijing or Moscow.
Estados Unidos quiere imponer sanciones a Irán y aislarse del escenario diplomático
El tema de las sanciones contra Irán siempre ha sido un elemento básico en la agenda política de Trump, ahora, en vísperas de las elecciones presidenciales, cuando se intensifica la campaña electoral, el presidente de Estados Unidos está volviendo a poner su intención de restaurar en el centro del debate internacional. sanciones completas contra Teherán. Este testamento fue anunciado por el Secretario de Estado de Estados Unidos, justificándolo con la Resolución 2231 del Consejo de Seguridad de Naciones Unidas. Según la interpretación estadounidense, Irán no habría respetado los compromisos adquiridos con la firma del acuerdo nuclear, acuerdo del que Estados Unidos se retiró unilateralmente. Según la Casa Blanca, la notificación a Naciones Unidas, que se llevó a cabo el pasado 20 de agosto, habría activado el proceso de restablecimiento de las sanciones con efecto a partir del 19 de septiembre de 2020. La coincidencia con la campaña electoral parece evidente, sin embargo esta intención coloca a la Estados Unidos en otro estado de aislamiento, lo que agrava la posición estadounidense dentro del panorama diplomático. La reacción más elocuente es la de la Unión Europea, que denuncia la ilegalidad de Estados Unidos al querer volver a aplicar las sanciones. Esta es una ilegalidad en contradicción con el derecho internacional, ya que los estadounidenses no pueden volver a aplicar las sanciones de un tratado del que se han retirado y, por lo tanto, del que ya no son suscriptores. El desprecio por la ley, inclinado a las necesidades contingentes de la política interna, sin embargo, de solo una parte del país, resalta cómo la actitud de la administración en el cargo es una mezcla de inexperiencia y amateurismo, de donde, por enésima vez, el país sale muy mal. De hecho, si las reacciones de China, Rusia y el propio Irán se oponen por motivos de intereses políticos nacionales, la posición de Europa destaca como un alejamiento progresivo de Estados Unidos, al menos si este presidente sigue al mando. El choque no es solo en la disposición de la aplicación de sanciones en base a un acuerdo del que Washington se retiró unilateralmente, sino también en la amenaza estadounidense de aplicar sanciones a aquellos estados que no cumplan con la decisión de la Casa Blanca. La actitud estadounidense es también un desafío para las Naciones Unidas, un enfrentamiento frontal que puede tener graves consecuencias en el equilibrio de la política internacional; de hecho, las amenazas de sancionar a otros estados, que no querrán cumplir con la decisión estadounidense, es una consecuencia potencial de la decisión casi segura de Naciones Unidas de no querer cumplir con la implementación de las sanciones. Se entiende que una diplomacia ahora formada sólo por amenazas y que rechaza cualquier diálogo y también la aplicación de las normas habituales de conducta representa un signo de debilidad, tanto a corto como a medio plazo. Pero también se trata de la abdicación formal del papel de una gran potencia por parte de un país que se retira cada vez más sobre sí mismo en un momento en que la necesidad de un frente común de las democracias occidentales contra China y Rusia ya no parece ser una necesidad. posponible. No sólo el programa "Estados Unidos primero", el lema que acompaña la acción política de Trump, también parece estar traicionado por este exceso de liderazgo que ciertamente va en contra de los intereses de Estados Unidos. Washington no puede proponerse contra el expansionismo chino o el activismo ruso de forma singular, porque necesita la acción conjunta de Europa, que siempre se da como cierta, pero erróneamente: de hecho, no se puede esperar que el mayor aliado Los estadounidenses, ya intolerantes con la acción de Trump, sufren pasivamente estas imposiciones; Desde un punto de vista comercial, la Unión Europea no puede tolerar ser sometida a sanciones de forma ilegal y la consecuencia solo puede ser un endurecimiento de las relaciones incluso en cuestiones en las que los intereses estadounidenses han llegado a un acuerdo con Europa, como escenarios de desarrollo de las telecomunicaciones, con exclusión de la tecnología china. Este caso pone de relieve una vez más cómo Europa debe encontrar la manera de ser cada vez más independiente de otros actores internacionales; si existe una enorme distancia con China y Rusia en temas como derechos humanos, violaciones informáticas e incluso relaciones comerciales, lo que los coloca cada vez más como interlocutores poco fiables; Estados Unidos, a pesar de las políticas de Trump, siguen siendo los interlocutores naturales, sin embargo la Casa Blanca parece querer ejercer un papel cada vez más hegemónico, que no puede ser tolerado por Europa. Si las elecciones presidenciales estadounidenses no dan un resultado diferente al producido cuatro años antes, las distancias con Trump están destinadas a aumentar: en ese punto Washington podría volverse no tan diferente de Pekín o Moscú.
Die USA wollen dem Iran Sanktionen auferlegen und sich von der diplomatischen Szene isolieren
Die Frage der Sanktionen gegen den Iran war schon immer ein fester Bestandteil von Trumps politischer Agenda. Jetzt, am Vorabend der Präsidentschaftswahlen, wenn sich der Wahlkampf verschärft, stellt der US-Präsident seine Absicht, das Zentrum wieder in den Mittelpunkt der internationalen Debatte zu rücken. volle Sanktionen gegen Teheran. Dieser Wille wurde vom US-Außenminister angekündigt und mit der Resolution 2231 des Sicherheitsrates der Vereinten Nationen begründet. Nach amerikanischer Interpretation hat der Iran die mit der Unterzeichnung des Atomabkommens eingegangenen Verpflichtungen, aus dem sich die USA einseitig zurückgezogen haben, nicht eingehalten. Nach Angaben des Weißen Hauses hätte die Mitteilung an die Vereinten Nationen, die am 20. August stattfand, den Prozess der Wiederherstellung der Sanktionen mit Wirkung vom 19. September 2020 aktiviert. Der Zufall mit dem Wahlkampf scheint offensichtlich, aber diese Absicht legt die USA in einem weiteren Zustand der Isolation, der die amerikanische Position innerhalb der diplomatischen Landschaft verschärft. Die eloquenteste Reaktion ist die der Europäischen Union, die die Illegalität der USA anprangert, die Sanktionen erneut anwenden zu wollen. Dies ist eine Illegitimität im Widerspruch zum Völkerrecht, da die Amerikaner die Sanktionen eines Vertrags, von dem sie zurückgetreten sind und dem sie daher nicht mehr beitreten, nicht erneut anwenden können. Die Verachtung des Gesetzes, die auf die bedingten Bedürfnisse der Innenpolitik nur eines Teils des Landes ausgerichtet ist, zeigt, wie die Haltung der amtierenden Verwaltung eine Mischung aus Unerfahrenheit und Amateurismus ist, aus der das Land zum x-ten Mal stammt es kommt sehr schlecht heraus. Wenn die Reaktionen Chinas, Russlands und Irans selbst aus Gründen nationaler politischer Interessen abgelehnt werden, ist die Position Europas eine fortschreitende Abkehr von den Vereinigten Staaten, zumindest wenn dieser Präsident weiterhin die Verantwortung trägt. Der Konflikt betrifft nicht nur die Anwendung von Sanktionen auf der Grundlage eines Abkommens, von dem Washington einseitig zurückgetreten ist, sondern auch die amerikanische Drohung, Sanktionen gegen diejenigen Staaten zu verhängen, die der Entscheidung des Weißen Hauses nicht nachkommen. Die amerikanische Haltung ist auch eine Herausforderung für die Vereinten Nationen, eine direkte Konfrontation, die schwerwiegende Folgen für das Gleichgewicht der internationalen Politik haben kann. Tatsächlich ist die Drohung, andere Staaten zu sanktionieren, die der US-Entscheidung nicht nachkommen wollen, eine mögliche Folge der fast sicheren Entscheidung der Vereinten Nationen, die Umsetzung der Sanktionen nicht einhalten zu wollen. Es versteht sich, dass eine Diplomatie, die nur noch aus Drohungen besteht und jeglichen Dialog und auch die Anwendung normaler Verhaltensregeln ablehnt, kurz- und mittelfristig ein Zeichen der Schwäche darstellt. Es geht aber auch um die formelle Abdankung der Rolle einer Großmacht durch ein Land, das sich in einer Zeit, in der die Notwendigkeit einer gemeinsamen Front westlicher Demokratien gegen China und Russland nicht mehr erforderlich zu sein scheint, immer mehr von selbst zurückzieht. aufschiebbar. Das "America First" -Programm, der Slogan, der Trumps politisches Handeln begleitet, scheint nicht nur von diesem Übermaß an Führung verraten zu werden, das sicherlich gegen die Interessen der Vereinigten Staaten verstößt. Washington kann sich nicht auf einzigartige Weise gegen den chinesischen Expansionismus oder den russischen Aktivismus behaupten, weil es die gemeinsame Aktion Europas braucht, die immer als sicher, aber zu Unrecht angegeben wird: Tatsächlich kann nicht erwartet werden, dass der größte Verbündete Amerikaner, die Trumps Handeln bereits nicht tolerieren, leiden passiv unter diesen Auferlegungen. Aus kommerzieller Sicht kann die Europäische Union es nicht tolerieren, auf illegale Weise Sanktionen ausgesetzt zu werden, und die Folge kann nur eine Verschärfung der Beziehungen sein, selbst in Fragen, in denen amerikanische Interessen eine Einigung mit Europa erzielt hatten, wie z Szenarien der Telekommunikationsentwicklung unter Ausschluss der chinesischen Technologie. Dieser Fall zeigt einmal mehr, wie Europa einen Weg finden muss, um zunehmend unabhängig von anderen internationalen Akteuren zu werden. wenn es eine enorme Distanz zu China und Russland zu Themen wie Menschenrechten, Computerverletzungen und sogar Handelsbeziehungen gibt, die sie zunehmend als unzuverlässige Gesprächspartner betrachten; Die Vereinigten Staaten blieben trotz Trumps Politik weiterhin die natürlichen Gesprächspartner, doch das Weiße Haus scheint eine zunehmend hegemoniale Rolle spielen zu wollen, die von Europa nicht toleriert werden kann. Wenn die amerikanischen Präsidentschaftswahlen nicht zu einem anderen Ergebnis führen als vor vier Jahren, werden sich die Entfernungen zu Trump voraussichtlich erhöhen: Zu diesem Zeitpunkt könnte sich Washington nicht mehr so stark von Peking oder Moskau unterscheiden.
Les États-Unis veulent imposer des sanctions à l'Iran et s'isoler de la scène diplomatique
La question des sanctions contre l'Iran a toujours été au cœur de l'agenda politique de Trump, aujourd'hui, à la veille des élections présidentielles, alors que la campagne électorale s'intensifie, le président américain met son intention de revenir au centre du débat international. sanctions complètes contre Téhéran. Cette volonté a été annoncée par le secrétaire d'État américain, la justifiant par la résolution 2231 du Conseil de sécurité des Nations unies. Selon l'interprétation américaine, l'Iran n'aurait pas respecté les engagements pris en signant l'accord nucléaire, dont les États-Unis se sont retirés unilatéralement. Selon la Maison Blanche, la notification aux Nations Unies, qui a eu lieu le 20 août dernier, aurait déclenché le processus de rétablissement des sanctions à partir du 19 septembre 2020. La coïncidence avec la campagne électorale semble évidente, mais cette intention place le Etats-Unis dans un nouvel état d'isolement, ce qui aggrave la position américaine dans le paysage diplomatique. La réaction la plus éloquente est celle de l'Union européenne, qui dénonce l'illégitimité des États-Unis à vouloir réappliquer les sanctions. C'est une illégitimité en contradiction avec le droit international, car les Américains ne peuvent pas réappliquer les sanctions d'un traité dont ils se sont retirés et, par conséquent, auquel ils ne sont plus adhérents. Le mépris de la loi, plié aux besoins contingents de la politique intérieure, cependant, d'une seule partie du pays, met en évidence combien l'attitude de l'administration en place est un mélange d'inexpérience et d'amateurisme, dont, pour la énième fois, le pays ça sort très mal. En fait, si les réactions de la Chine, de la Russie et de l'Iran lui-même sont opposées pour des raisons d'intérêts politiques nationaux, la position de l'Europe s'impose comme un éloignement progressif des États-Unis, du moins si ce président reste aux commandes. L'affrontement ne porte pas seulement sur la disposition de l'application de sanctions sur la base d'un accord dont Washington s'est retiré unilatéralement, mais aussi sur la menace américaine d'appliquer des sanctions aux États qui ne respecteront pas la décision de la Maison Blanche. L'attitude américaine est aussi un défi pour les Nations Unies, une confrontation frontale qui peut avoir de graves conséquences sur l'équilibre de la politique internationale; en fait, les menaces de sanctionner d'autres États, qui ne voudront pas se conformer à la décision américaine, sont une conséquence potentielle de la décision presque certaine des Nations Unies de ne pas vouloir se conformer à la mise en œuvre des sanctions. Il est entendu qu'une diplomatie désormais constituée uniquement de menaces et qui rejette tout dialogue ainsi que l'application de règles de conduite normales représente un signe de faiblesse, tant à court qu'à moyen terme. Mais il s'agit aussi de l'abdication formelle du rôle d'une grande puissance par un pays qui se replie de plus en plus sur lui-même à un moment où la nécessité d'un front commun des démocraties occidentales contre la Chine et la Russie n'apparaît plus comme une nécessité. reportable. Non seulement le programme «America First», le slogan qui accompagne l'action politique de Trump, semble également trahi par cet excès de leadership qui va certainement à l'encontre des intérêts des États-Unis. Washington ne peut se proposer de manière singulière contre l'expansionnisme chinois ou l'activisme russe, car il a besoin de l'action commune de l'Europe, qui est toujours donnée comme certaine, mais à tort: en fait, on ne peut s'attendre à ce que le plus grand allié l'Américain, déjà intolérant à l'action de Trump, est passivement soumis à ces impositions; d'un point de vue commercial, l'Union européenne ne peut tolérer d'être soumise à des sanctions de manière illégale et la conséquence ne peut être qu'un resserrement des relations même sur des questions pour lesquelles les intérêts américains avaient trouvé un accord avec l'Europe, comme scénarios d'évolution des télécommunications, à l'exclusion de la technologie chinoise. Cette affaire montre une fois de plus comment l'Europe doit trouver un moyen d'être de plus en plus indépendante des autres acteurs internationaux; s'il existe une distance énorme vis-à-vis de la Chine et de la Russie sur des questions telles que les droits de l'homme, les violations informatiques et même les relations commerciales, qui les place de plus en plus comme des interlocuteurs peu fiables; les États-Unis, malgré la politique de Trump, restent les interlocuteurs naturels, mais la Maison Blanche semble vouloir exercer un rôle de plus en plus hégémonique, ce qui ne peut être toléré par l'Europe. Si les élections présidentielles américaines ne donnent pas un résultat différent de celui produit quatre ans plus tôt, les distances avec Trump sont vouées à augmenter: à ce moment-là, Washington ne pourrait pas devenir si différent de Pékin ou de Moscou.
Iscriviti a:
Post (Atom)