Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 28 ottobre 2020

La situazione del Nagorno Karabakh resta incerta

 

What do you want to do ?
New mail
Le ostilità, ma sarebbe più appropriato definirle guerra, nel Nagorno Karabakh sono iniziate da un mese e la triste contabilità delle vittime è tutt’altro che precisa, il numero reale e preciso dei morti non è conosciuto dai due contendenti, esiste la stima di Putin, che ha parlato di circa 5.000 vittime; gli armeni hanno aggiunto circa 1.000 caduti tra i propri combattenti e 40 civili, mentre l’Azerbaigian non ammette deceduti tra le proprie forze armate ma 60 civili morti a causa dei missili armeni. Politicamente sia l’Armenia, che l’Azerbaigian rimangono sulle rispettive posizioni, fattore che denuncia come il conflitto possa diventare una logorante guerra di posizione. Fino ad ora il confronto in Nagorno Karabakh era definito come un conflitto a bassa intensità, caratterizzato da una continua ostilità tra le parti, senza sviluppi diplomatici ma con scontri sporadici; nell’opinione pubblica internazionale non era visto come un focolaio potenzialmente più pericoloso, non si prevedeva, cioè, il passaggio a scontri continuativi e su più larga scala. Questa opinione era dovuta alla stasi internazionale sul confronto e non era previsto l’ingresso di alcun attore esterno in grado di fare salire il livello dello scontro. La situazione è mutata con la volontà turca di ristabilire la situazione antecedente al crollo dell’impero sovietico in favore degli azeri. Il sospetto che nel piano di Erdogan ci sia una sorta di parallelismo della situazione curda con quella degli armeni, che storicamente restano nemici di Ankara; ma se per i curdi sulla frontiera siriana si tratta, nell’ottica turca, di una minaccia perché in grado di risvegliare il senso di appartenenza dei cittadini turchi di etnia curdi, per l’Armenia sembra trattarsi più di un simbolo per ingraziarsi una opinione pubblica interna particolarmente sensibile alla politica ottomana del presidente turco, una causa che serve anche a distrarre i turchi dai gravi problemi economici del loro paese. L’Azerbaigian non vuole desistere dal proposito di riconquistare il territorio che reputa di propria appartenenza, ma l’Armenia non è disposta ad arretrare perché vede in una sua sconfitta il ritorno del pericolo del genocidio turco. La sensazione degli analisti è che, malgrado gli sforzi di Ankara, che hanno portato un vantaggio incontestabile agli azeri, questo sia un conflitto che nessuno possa vincere. Ciò, se possibile, aggrava la situazione delle zone di guerra, perché le potenze internazionali non pare abbiano intenzione di impegnarsi in una azione diplomatica che non presenta grandi possibilità di soluzione. Uno sviluppo che non giova neppure alle ambizioni turche, Ankara è impegnata già sia sul fronte libico e quello siriano e per un impegno prolungato anche nel Nagorno Karabakh non sembra essere sufficientemente attrezzata; se questa valutazione riguarda l’aspetto sia economico che militare, sul piano politico la conseguenza per la Turchia è un maggiore isolamento con l’aumento dei propri avversari. Nonostante questa situazione ci sono stati sforzi per il cessate il fuoco, il problema è che questa misura viene costantemente violata con accuse reciproche sulle responsabilità della ripresa dell’uso delle armi. Ci sarebbe il Gruppo di Minsk, struttura della Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che dovrebbe, come compito istituzionale, trovare una via pacifica alla soluzione del Nagorno Karabakh, fin dalla sua fondazione del 1992. La guida del gruppo è composta da una presidenza a tre, espressa da Francia, USA e Russia; questa istituzione svolge un ruolo da mediatore tra le due parti e non possiede i poteri per interrompere il conflitto, inoltre per gli Azeri la Francia dovrebbe essere sostituita dalla Turchia, mentre per gli armeni dovrebbe essere compreso tra i membri dei negoziati anche un rappresentante del Nagorno Karabakh, che, però, non è riconosciuto a livello internazionale. Per queste ragioni il gruppo di Minsk pare una istituzione superata, se non altro per non avere evitato il conflitto, meglio sarebbe una pressione a livello singolo da parte degli USA, ed anche dell’Unione Europea, sulla Turchia per fermare la situazione attuale con l’intervento dei caschi blu ad assicurare la tregua. Dopo dare il via a negoziati in grado di definire una volta per tutte il problema; certo con la pandemia in corso e le imminenti elezioni americane questo auspicio pare difficile, tuttavia uscire dall’attuale situazione è necessario per evitare potenziali ricadute negative sull’intera regione. 

The situation in Nagorno Karabakh remains uncertain

 

What do you want to do ?
New mail
The hostilities, but it would be more appropriate to call them war, in Nagorno Karabakh began a month ago and the sad accounting of the victims is far from precise, the real and precise number of deaths is not known by the two contenders, Putin's estimate exists , who spoke of about 5,000 victims; the Armenians added about 1,000 killed among their fighters and 40 civilians, while Azerbaijan admits no deaths among its armed forces but 60 civilians killed by Armenian missiles. Politically, both Armenia and Azerbaijan remain on their respective positions, a factor that denounces how the conflict can become an exhausting war of position. Until now the confrontation in Nagorno Karabakh was defined as a low intensity conflict, characterized by a continuous hostility between the parties, without diplomatic developments but with sporadic clashes; in international public opinion it was not seen as a potentially more dangerous outbreak, that is, the transition to continuous and larger-scale clashes was not expected. This opinion was due to the international stagnation of the confrontation and the entry of any external actor capable of raising the level of the clash was not expected. The situation changed with the Turkish desire to re-establish the situation prior to the collapse of the Soviet empire in favor of the Azeris. The suspicion that in Erdogan's plan there is a sort of parallelism of the Kurdish situation with that of the Armenians, who historically remain enemies of Ankara; but if for the Kurds on the Syrian border it is, from the Turkish point of view, a threat because it can awaken the sense of belonging of Turkish citizens of Kurdish ethnicity, for Armenia it seems to be more than a symbol to curry favor with public opinion particularly sensitive to the Ottoman policy of the Turkish president, a cause that also serves to distract the Turks from the serious economic problems of their country. Azerbaijan does not want to give up on its intention to reconquer the territory it deems it belongs to, but Armenia is not willing to back down because it sees in its defeat the return of the danger of the Turkish genocide. The analysts' feeling is that, despite Ankara's efforts, which have brought an indisputable advantage to the Azeris, this is a conflict that no one can win. This, if possible, aggravates the situation in the war zones, because the international powers do not seem to have any intention of engaging in diplomatic action that does not offer great possibilities for a solution. A development that does not even benefit Turkish ambitions, Ankara is already committed both on the Libyan and Syrian fronts and for a prolonged commitment also in Nagorno Karabakh it does not seem to be sufficiently equipped; if this assessment concerns both the economic and military aspects, on the political level the consequence for Turkey is greater isolation with the increase of its opponents. Despite this situation there have been ceasefire efforts, the problem is that this measure is constantly being violated with mutual accusations of responsibility for resuming the use of weapons. There would be the Minsk Group, structure of the Conference for Security and Cooperation in Europe, which should, as an institutional task, find a peaceful way to the solution of Nagorno Karabakh, since its foundation in 1992. The leadership of the group is composed of a three-party presidency, expressed by France, the USA and Russia; this institution plays a mediator role between the two parties and does not have the powers to stop the conflict, furthermore for the Azeris France should be replaced by Turkey, while for the Armenians a representative of Nagorno should also be included among the members of the negotiations Karabakh, which, however, is not recognized internationally. For these reasons, the Minsk group appears to be an outdated institution, if only for not having avoided the conflict, it would be better for a single level pressure from the USA, and also from the European Union, on Turkey to stop the current situation with the intervention of the blue helmets to ensure the truce. After starting negotiations capable of defining the problem once and for all; certainly with the pandemic underway and the upcoming American elections this hope seems difficult, however getting out of the current situation is necessary to avoid potential negative repercussions on the entire region.

La situación en Nagorno Karabaj sigue siendo incierta

 

What do you want to do ?
New mail
Las hostilidades, pero sería más apropiado llamarlas guerra, en Nagorno Karabaj comenzaron hace un mes y el triste relato de las víctimas está lejos de ser preciso, el número real y preciso de muertes no es conocido por los dos contendientes, existe estimación de Putin. , quien habló de unas 5.000 víctimas; los armenios agregaron alrededor de 1.000 muertos entre sus combatientes y 40 civiles, mientras que Azerbaiyán no admite muertes entre sus fuerzas armadas, pero 60 civiles muertos por misiles armenios. Políticamente, tanto Armenia como Azerbaiyán permanecen en sus respectivas posiciones, factor que denuncia cómo el conflicto puede convertirse en una agotadora guerra de posiciones. Hasta ahora el enfrentamiento en Nagorno Karabaj se definía como un conflicto de baja intensidad, caracterizado por una hostilidad continua entre las partes, sin desarrollos diplomáticos pero con enfrentamientos esporádicos; en la opinión pública internacional no se veía como un brote potencialmente más peligroso, es decir, no se esperaba la transición a enfrentamientos continuos y de mayor escala. Esta opinión se debió al estancamiento internacional en el enfrentamiento y no se esperaba la entrada de ningún actor externo capaz de elevar el nivel del enfrentamiento. La situación cambió con el deseo turco de restablecer la situación antes del colapso del imperio soviético a favor de los azeríes. La sospecha de que en el plan de Erdogan hay una especie de paralelismo de la situación kurda con la de los armenios, que históricamente siguen siendo enemigos de Ankara; pero si para los kurdos en la frontera siria es, desde el punto de vista turco, una amenaza porque puede despertar el sentido de pertenencia de los ciudadanos turcos de etnia kurda, para Armenia parece ser más que un símbolo para ganarse el favor de la opinión pública. Particularmente sensible a la política otomana del presidente turco, causa que también sirve para distraer a los turcos de los graves problemas económicos de su país. Azerbaiyán no quiere renunciar a su intención de reconquistar el territorio que considera que pertenece, pero Armenia no está dispuesta a dar marcha atrás porque ve en su derrota el regreso del peligro del genocidio turco. La sensación de los analistas es que, a pesar de los esfuerzos de Ankara, que han aportado una ventaja indiscutible a los azeríes, este es un conflicto que nadie puede ganar. Esto, de ser posible, agrava la situación de las zonas de guerra, porque las potencias internacionales no parecen tener intención de emprender una acción diplomática que no ofrezca grandes posibilidades de solución. Un desarrollo que ni siquiera beneficia las ambiciones turcas, Ankara ya está comprometida tanto en los frentes libio como sirio y para un compromiso prolongado también en Nagorno Karabaj no parece estar suficientemente equipado; si esta evaluación concierne tanto a los aspectos económicos como militares, a nivel político la consecuencia para Turquía es un mayor aislamiento con el aumento de sus oponentes. A pesar de esta situación ha habido esfuerzos de alto el fuego, el problema es que esta medida es constantemente violada con acusaciones mutuas de responsabilidad por retomar el uso de armas. Habría el Grupo de Minsk, estructura de la Conferencia para la Seguridad y la Cooperación en Europa, que debería, como tarea institucional, encontrar un camino pacífico a la solución de Nagorno Karabaj, desde su fundación en 1992. La dirección del grupo está compuesta por una presidencia tripartita, expresada por Francia, Estados Unidos y Rusia; esta institución juega un papel de mediador entre las dos partes y no tiene poderes para detener el conflicto, además para los azeríes Francia debería ser reemplazada por Turquía, mientras que para los armenios también debería incluirse un representante de Nagorno entre los miembros de las negociaciones Karabaj, que, sin embargo, no está reconocido internacionalmente. Por estas razones, el grupo de Minsk parece ser una institución obsoleta, aunque solo sea por no haber evitado el conflicto, sería mejor que una presión a un solo nivel de EE.UU., y también de la Unión Europea, sobre Turquía para detener la situación actual con el intervención de los cascos azules para asegurar la tregua. Después de iniciar negociaciones capaces de definir el problema de una vez por todas; ciertamente con la pandemia en curso y las próximas elecciones estadounidenses esta esperanza parece difícil, sin embargo, salir de la situación actual es necesario para evitar posibles repercusiones negativas en toda la región.

Die Situation in Berg-Karabach bleibt ungewiss

 Die Feindseligkeiten, aber es wäre angemessener, sie Krieg zu nennen, in Berg-Karabach begannen vor einem Monat und die traurige Abrechnung der Opfer ist alles andere als genau, die tatsächliche und genaue Anzahl der Todesfälle ist den beiden Anwärtern nicht bekannt, Putins Schätzung existiert , der von ungefähr 5.000 Opfern sprach; Die Armenier fügten etwa 1.000 Tote unter ihren Kämpfern und 40 Zivilisten hinzu, während Aserbaidschan keine Todesfälle unter seinen Streitkräften zugibt, sondern 60 Zivilisten, die von armenischen Raketen getötet wurden. Politisch bleiben sowohl Armenien als auch Aserbaidschan auf ihren jeweiligen Positionen, ein Faktor, der anprangert, wie der Konflikt zu einem anstrengenden Positionskrieg werden kann. Bisher wurde die Konfrontation in Berg-Karabach als Konflikt geringer Intensität definiert, der durch eine anhaltende Feindseligkeit zwischen den Parteien ohne diplomatische Entwicklungen, aber mit sporadischen Zusammenstößen gekennzeichnet war. In der internationalen öffentlichen Meinung wurde dies nicht als potenziell gefährlicherer Ausbruch angesehen, dh der Übergang zu kontinuierlichen und größeren Zusammenstößen wurde nicht erwartet. Diese Meinung war auf die internationale Stagnation der Konfrontation zurückzuführen, und der Eintritt eines externen Akteurs, der in der Lage war, das Ausmaß des Zusammenstoßes zu erhöhen, war nicht zu erwarten. Die Situation änderte sich mit dem türkischen Wunsch, die Situation vor dem Zusammenbruch des Sowjetimperiums zugunsten der Aseris wiederherzustellen. Der Verdacht, dass in Erdogans Plan eine Art Parallelität der kurdischen Situation mit der der Armenier besteht, die historisch Feinde von Ankara bleiben; Wenn es jedoch für die Kurden an der syrischen Grenze aus türkischer Sicht eine Bedrohung darstellt, weil es das Zugehörigkeitsgefühl türkischer Bürger kurdischer Ethnizität wecken kann, scheint es für Armenien mehr als ein Symbol zu sein, die Gunst der öffentlichen Meinung zu verfälschen besonders sensibel für die osmanische Politik des türkischen Präsidenten, eine Sache, die auch dazu dient, die Türken von den ernsten wirtschaftlichen Problemen ihres Landes abzulenken. Aserbaidschan will seine Absicht, das Territorium zurückzuerobern, zu dem es gehört, nicht aufgeben, aber Armenien ist nicht bereit, zurückzutreten, weil es in seiner Niederlage die Rückkehr der Gefahr des türkischen Völkermords sieht. Die Analysten sind der Meinung, dass dies trotz Ankaras Bemühungen, die den Azeris einen unbestreitbaren Vorteil verschafft haben, ein Konflikt ist, den niemand gewinnen kann. Dies verschärft, wenn möglich, die Situation in den Kriegsgebieten, da die internationalen Mächte offenbar nicht die Absicht haben, diplomatische Maßnahmen zu ergreifen, die keine großen Lösungsmöglichkeiten bieten. Ankara ist eine Entwicklung, die nicht einmal den türkischen Ambitionen zugute kommt. Sie engagiert sich bereits sowohl an der libyschen als auch an der syrischen Front und scheint für ein längeres Engagement auch in Berg-Karabach nicht ausreichend ausgerüstet zu sein. Wenn diese Einschätzung sowohl die wirtschaftlichen als auch die militärischen Aspekte betrifft, ist die Konsequenz für die Türkei auf politischer Ebene eine stärkere Isolation mit der Zunahme ihrer Gegner. Trotz dieser Situation wurden Waffenstillstandsbemühungen unternommen. Das Problem besteht darin, dass diese Maßnahme ständig mit gegenseitigen Vorwürfen der Verantwortung für die Wiederaufnahme des Waffengebrauchs verletzt wird. Es würde die Minsker Gruppe geben, die Struktur der Konferenz für Sicherheit und Zusammenarbeit in Europa, die als institutionelle Aufgabe seit ihrer Gründung im Jahr 1992 einen friedlichen Weg zur Lösung von Berg-Karabach finden sollte. Die Führung der Gruppe setzt sich zusammen aus eine Dreiparteienpräsidentschaft, die von Frankreich, den USA und Russland zum Ausdruck gebracht wird; Diese Institution spielt eine Vermittlerrolle zwischen den beiden Parteien und hat nicht die Befugnis, den Konflikt zu beenden. Außerdem sollte für die Aserbaidschaner Frankreich die Türkei ersetzt werden, während für die Armenier ein Vertreter von Nagorno ebenfalls zu den Verhandlungsmitgliedern gehören sollte Karabach, das jedoch international nicht anerkannt ist. Aus diesen Gründen scheint die Minsker Gruppe eine veraltete Institution zu sein. Wenn sie den Konflikt nicht vermieden hätte, wäre es besser, wenn ein einziger Druck der USA und auch der Europäischen Union auf die Türkei die derzeitige Situation mit der EU stoppen würde Intervention der Blauhelme, um den Waffenstillstand zu gewährleisten. Nach Beginn der Verhandlungen, die das Problem ein für alle Mal definieren können; Mit der Pandemie und den bevorstehenden amerikanischen Wahlen scheint diese Hoffnung sicherlich schwierig zu sein. Es ist jedoch notwendig, aus der aktuellen Situation herauszukommen, um mögliche negative Auswirkungen auf die gesamte Region zu vermeiden.

What do you want to do ?
New mail

La situation au Haut-Karabakh reste incertaine

 Les hostilités, mais il serait plus approprié de les appeler guerre, dans le Haut-Karabakh ont commencé il y a un mois et le triste bilan des victimes est loin d'être précis, le nombre réel et précis de morts n'est pas connu des deux prétendants, l'estimation de Poutine existe , qui a parlé d'environ 5 000 victimes; les Arméniens ont ajouté environ 1 000 tués parmi leurs combattants et 40 civils, tandis que l'Azerbaïdjan n'admet aucun décès parmi ses forces armées mais 60 civils tués par des missiles arméniens. Politiquement, l'Arménie et l'Azerbaïdjan restent sur leurs positions respectives, un facteur qui dénonce comment le conflit peut devenir une guerre de position épuisante. Jusqu'à présent, la confrontation au Haut-Karabakh était définie comme un conflit de faible intensité, caractérisé par une hostilité continue entre les parties, sans développements diplomatiques mais avec des affrontements sporadiques; dans l'opinion publique internationale, elle n'était pas considérée comme une épidémie potentiellement plus dangereuse, c'est-à-dire que la transition vers des affrontements continus et à plus grande échelle n'était pas prévue. Cette opinion était due à la stagnation internationale de l'affrontement et l'entrée de tout acteur extérieur capable d'élever le niveau de l'affrontement n'était pas attendue. La situation a changé avec le désir turc de rétablir la situation antérieure à l'effondrement de l'empire soviétique au profit des Azéris. Le soupçon que dans le plan d'Erdogan il y a une sorte de parallélisme de la situation kurde avec celle des Arméniens, qui restent historiquement les ennemis d'Ankara; mais si pour les Kurdes à la frontière syrienne c'est, du point de vue turc, une menace car elle peut éveiller le sentiment d'appartenance des citoyens turcs d'ethnie kurde, pour l'Arménie cela semble être plus qu'un symbole pour attirer les faveurs de l'opinion publique particulièrement sensible à la politique ottomane du président turc, une cause qui sert également à détourner les Turcs des graves problèmes économiques de leur pays. L'Azerbaïdjan ne veut pas renoncer à son intention de reconquérir le territoire auquel il estime appartenir, mais l'Arménie ne veut pas reculer car elle voit dans sa défaite le retour du danger du génocide turc. Le sentiment des analystes est que, malgré les efforts d'Ankara, qui ont apporté un avantage indiscutable aux Azéris, il s'agit d'un conflit que personne ne peut gagner. Ceci, si possible, aggrave la situation des zones de guerre, car les puissances internationales ne semblent pas avoir l'intention de s'engager dans une action diplomatique qui n'offre pas de grandes possibilités de solution. Un développement qui ne profite même pas aux ambitions turques, Ankara est déjà engagée tant sur les fronts libyen que syrien et pour un engagement prolongé également dans le Haut-Karabakh, elle ne semble pas suffisamment équipée; si ce bilan porte à la fois sur les aspects économiques et militaires, sur le plan politique la conséquence pour la Turquie est un plus grand isolement avec l'augmentation de ses opposants. Malgré cette situation, il y a eu des efforts de cessez-le-feu, le problème est que cette mesure est constamment violée avec des accusations mutuelles de responsabilité pour la reprise de l'utilisation des armes. Il y aurait le Groupe de Minsk, structure de la Conférence pour la sécurité et la coopération en Europe, qui devrait, en tant que tâche institutionnelle, trouver une voie pacifique à la solution du Haut-Karabakh, depuis sa fondation en 1992. La direction du groupe est composée de une présidence tripartite, exprimée par la France, les USA et la Russie; cette institution joue un rôle de médiation entre les deux parties et n'a pas le pouvoir d'arrêter le conflit, de plus pour les Azéris, la France devrait être remplacée par la Turquie, tandis que pour les Arméniens un représentant du Haut-Haut-de-la-Corogne devrait également être inclus parmi les membres des négociations Karabakh, qui, cependant, n'est pas reconnu internationalement. Pour ces raisons, le groupe de Minsk apparaît comme une institution dépassée, ne serait-ce que pour n'avoir pas évité le conflit, il serait préférable qu'une pression à un seul niveau des États-Unis, mais aussi de l'Union européenne, sur la Turquie arrête la situation actuelle avec le intervention des casques bleus pour assurer la trêve. Après avoir entamé des négociations capables de définir le problème une fois pour toutes; Certes, avec la pandémie en cours et les prochaines élections américaines, cet espoir semble difficile, mais sortir de la situation actuelle est nécessaire pour éviter d'éventuelles répercussions négatives sur l'ensemble de la région.

What do you want to do ?
New mail

A situação em Nagorno Karabakh permanece incerta

 As hostilidades, mas seria mais apropriado chamá-las de guerra, em Nagorno Karabakh começaram há um mês e o triste relato das vítimas está longe de ser preciso, o número real e preciso de mortes não é conhecido pelos dois contendores, existe estimativa de Putin , que falou de cerca de 5.000 vítimas; os armênios acrescentaram cerca de 1.000 mortos entre seus combatentes e 40 civis, enquanto o Azerbaijão não admite nenhuma morte entre suas forças armadas, mas 60 civis mortos por mísseis armênios. Politicamente, tanto a Armênia quanto o Azerbaijão permanecem em suas respectivas posições, um fator que denuncia como o conflito pode se tornar uma exaustiva guerra de posições. Até agora o confronto em Nagorno Karabakh foi definido como um conflito de baixa intensidade, caracterizado por uma hostilidade contínua entre as partes, sem desdobramentos diplomáticos, mas com confrontos esporádicos; na opinião pública internacional não era visto como um surto potencialmente mais perigoso, ou seja, não era esperada a transição para confrontos contínuos e em maior escala. Essa opinião se deveu à estagnação internacional do confronto e não era esperada a entrada de qualquer ator externo capaz de elevar o nível do embate. A situação mudou com o desejo turco de restaurar a situação anterior ao colapso do império soviético em favor dos azeris. A suspeita de que no plano de Erdogan existe uma espécie de paralelismo da situação curda com a dos armênios, que historicamente permanecem inimigos de Ancara; mas se para os curdos na fronteira com a Síria é, do ponto de vista turco, uma ameaça porque pode despertar o sentimento de pertença aos cidadãos turcos de etnia curda, para a Armênia parece ser mais do que um símbolo para agradar a opinião pública particularmente sensível à política otomana do presidente turco, causa que também serve para distrair os turcos dos graves problemas econômicos de seu país. O Azerbaijão não quer desistir de sua intenção de reconquistar o território que considera pertencer, mas a Armênia não está disposta a recuar porque vê em sua derrota o retorno do perigo do genocídio turco. O sentimento dos analistas é que, apesar dos esforços de Ancara, que trouxeram uma vantagem indiscutível para os azeris, este é um conflito que ninguém pode vencer. Isso, se possível, agrava a situação das zonas de guerra, pois as potências internacionais não parecem ter qualquer intenção de se engajar em ações diplomáticas que não ofereçam grandes possibilidades de solução. Um desenvolvimento que nem mesmo beneficia as ambições turcas, Ancara já está comprometida tanto na frente da Líbia quanto na Síria e por um compromisso prolongado também em Nagorno Karabakh ela não parece estar suficientemente equipada; se esta avaliação diz respeito tanto ao aspecto econômico quanto militar, no plano político a consequência para a Turquia é um maior isolamento com o aumento de seus adversários. Apesar desta situação, tem havido esforços de cessar-fogo, o problema é que esta medida é constantemente violada com acusações mútuas de responsabilidade pela retomada do uso de armas. Haveria o Grupo de Minsk, estrutura da Conferência para a Segurança e Cooperação na Europa, que deveria, como tarefa institucional, encontrar um caminho pacífico para a solução de Nagorno Karabakh, desde sua fundação em 1992. A liderança do grupo é composta por uma presidência tripartidária, expressa pela França, EUA e Rússia; esta instituição desempenha um papel de mediador entre as duas partes e não tem poderes para parar o conflito, além disso, para os azeris, a França deve ser substituída pela Turquia, enquanto para os arménios um representante de Nagorno também deve ser incluído entre os membros das negociações Karabakh, que, no entanto, não é reconhecido internacionalmente. Por estas razões, o grupo de Minsk parece ser uma instituição ultrapassada, nem que seja por não ter evitado o conflito, seria melhor que um único nível de pressão dos EUA, e também da União Europeia, sobre a Turquia para travar a situação atual com o intervenção dos capacetes azuis para garantir a trégua. Depois de iniciar negociações capazes de definir o problema de uma vez por todas; certamente com a pandemia em curso e as próximas eleições americanas essa esperança parece difícil, porém sair da situação atual é necessário para evitar potenciais repercussões negativas em toda a região.

What do you want to do ?
New mail

Ситуация в Нагорном Карабахе остается неопределенной

 Боевые действия, но правильнее было бы назвать их войной, в Нагорном Карабахе начались месяц назад, и печальный подсчет жертв далек от точного, реальное и точное количество погибших не известно обоим претендентам, оценка Путина существует , который рассказал о 5000 пострадавших; армяне добавили около 1000 убитых среди своих бойцов и 40 мирных жителей, в то время как Азербайджан не признает погибших среди своих вооруженных сил, кроме 60 мирных жителей, убитых армянскими ракетами. В политическом плане и Армения, и Азербайджан остаются на своих соответствующих позициях, что отрицает, как конфликт может превратиться в изнурительную позиционную войну. До сих пор конфронтация в Нагорном Карабахе определялась как конфликт низкой интенсивности, характеризующийся постоянной враждебностью между сторонами, без дипломатического развития, но со спорадическими столкновениями; в международном общественном мнении это не было воспринято как потенциально более опасная вспышка, то есть не ожидалось перехода к непрерывным и масштабным столкновениям. Это мнение было связано с международной стагнацией противостояния, и прихода каких-либо внешних игроков, способных поднять уровень столкновения, не ожидалось. Ситуация изменилась из-за желания Турции восстановить положение до распада советской империи в пользу азербайджанцев. Подозрение, что в плане Эрдогана есть своего рода параллелизм курдской ситуации с ситуацией армян, которые исторически остаются врагами Анкары; но если для курдов на сирийской границе это, с турецкой точки зрения, угроза, потому что может пробудить чувство принадлежности турецких граждан курдской национальности, то для Армении это кажется больше, чем символом снискать расположение общественного мнения особенно чувствительны к османской политике президента Турции, которая также отвлекает турок от серьезных экономических проблем их страны. Азербайджан не хочет отказываться от своего намерения отвоевать территорию, которую считает своей принадлежащей, но Армения не желает отступать, потому что она видит в своем поражении возвращение опасности турецкого геноцида. По мнению аналитиков, несмотря на усилия Анкары, которые принесли азербайджанцам неоспоримое преимущество, это конфликт, который никто не может выиграть. Это, если возможно, усугубляет ситуацию в зонах боевых действий, поскольку международные державы, похоже, не имеют никакого намерения участвовать в дипломатических действиях, которые не предлагают больших возможностей для решения. Развитие, которое даже не идет на пользу турецким амбициям, Анкара уже привержена как на ливийском, так и на сирийском фронтах, и для долгосрочных обязательств также в Нагорном Карабахе она, похоже, недостаточно оснащена; если эта оценка касается как экономических, так и военных аспектов, на политическом уровне последствием для Турции является усиление изоляции с увеличением числа ее противников. Несмотря на эту ситуацию, усилия по прекращению огня предпринимаются, проблема в том, что эта мера постоянно нарушается с взаимными обвинениями в ответственности за возобновление применения оружия. Это будет Минская группа, структура Совещания по безопасности и сотрудничеству в Европе, которая должна, в качестве институциональной задачи, найти мирный путь к урегулированию Нагорного Карабаха с момента своего основания в 1992 году. Руководство группы состоит из трехпартийное председательство, выраженное Францией, США и Россией; этот институт играет посредническую роль между двумя сторонами и не имеет полномочий для прекращения конфликта, кроме того, для азербайджанцев Франция должна быть заменена Турцией, в то время как для армян представитель Нагорного также должен быть включен в число участников переговоров. Карабах, который, однако, не признан на международном уровне. По этим причинам Минская группа кажется устаревшим институтом, хотя бы потому, что не избежала конфликта, было бы лучше для одноуровневого давления со стороны США, а также со стороны Европейского Союза на Турцию, чтобы остановить текущую ситуацию с вмешательство "голубых касок" для обеспечения перемирия. После начала переговоров способны раз и навсегда определить проблему; Конечно, с учетом пандемии и приближающихся выборов в США эта надежда кажется трудной, однако, чтобы избежать возможных негативных последствий для всего региона, необходимо выйти из сложившейся ситуации.

What do you want to do ?
New mail