Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

martedì 16 febbraio 2021

العلاقة الصعبة بين الاتحاد الأوروبي وروسيا

 

What do you want to do ?
New mail
تبدو العلاقات بين الاتحاد الأوروبي وروسيا قريبة من نقطة الانهيار ، حتى لو بدا الوضع بعيدًا عن أن يكون غير قابل للإصلاح ، كما يتضح من التصريحات المتضاربة لوزير الخارجية الروسي ، التي تهدد بروكسل ، وتهديدات المتحدث باسمه ، الذي قام ، جزئيًا النفي. إن الوضع الحالي ، المثير للإشكاليات للغاية ، بين الجانبين ، يعود إلى رد الفعل القمعي من قبل الشرطة الروسية على المظاهرات التي خرجت في ساحات الدولة الروسية من قبل المعارضة. أثار انتقادات الاتحاد القاسية للكرملين استراتيجية من جانب موسكو تهدف إلى توقع التحركات الرسمية المحتملة من قبل بروكسل. يمكن لحكومة موسكو الرد على الاحتمال الملموس بأن أوروبا تريد فرض عقوبات جديدة على روسيا مع الانهيار التام للعلاقات الدبلوماسية. يكشف التهديد عن حالة الخوف المطلق في موسكو من العقوبات التي قد تؤثر على قطاعات رئيسية للاقتصاد الروسي ويبرز ضعفها الدبلوماسي ، الذي يأتي بعد أزمة داخلية خطيرة بشكل متزايد يبدو أن احتمال التخلي أحادي الجانب للعلاقات مع أوروبا هو محاولة متطرفة لتجنب العزلة التي قد تنتج عن عقوبات جديدة من الجانب الأوروبي ؛ ويقترن هذا العامل أيضًا بالحاجة إلى إظهار القوة والوزن الدوليين ، اللذين يبدو أنهما يتراجعان ، خاصة في السيناريو القاري. بالنسبة لبوتين ، يبدو أنه من الضروري استعادة مناصب في الخارج لتقوية موقفه في الداخل ، ويمكن المساومة على هذا الفهم بإدانة دولية ليس فقط بالكلمات ، ولكن من خلال متابعة حقائق ملموسة مثل العقوبات الجديدة ، والتي ستضاف إلى تلك الموجودة بالفعل. في الواقع ، أبرزت التهديدات الروسية كيف وجدت المؤسسات الأوروبية نفسها غير مستعدة لرد فعل موسكو واستجابت بقلق ولكن أيضًا مع الاستياء تجاه الممثل الأعلى للسياسة الخارجية والأمن في الاتحاد ، بسبب السلوك المتناقض في الزيارة الأخيرة إلى العاصمة الروسية. الانتقادات التي وجهت للممثل السامي لها ما يبررها لعدم وجود موقف أكثر حسماً في المحادثات مع وزير الخارجية الروسي ، الأمر الذي أوضح الارتباك بشأن المهمة الموكلة إليه ؛ لكن ، لولا التهديدات الروسية ، ربما لم تكن هذه الانتقادات لتظهر بهذه الطريقة الواضحة ، لدرجة تحديد طلب الاستقالة من بعض الدول الأوروبية. علاوة على ذلك ، كان لتهديدات بوتين تأثير موقف أوروبي رسمي يهدف إلى تجنب انهيار العلاقات الدبلوماسية ، وهو الحل الأكثر رغبة من قبل الدولة الألمانية. مع ذلك ، يجب أن تكون نتيجة رئيس الكرملين مؤقتة ، ويبدو من المستحيل ، في الواقع أن أوروبا تقصر حكمها على القمع الروسي دون اتباع الحقائق الملموسة ، أيضًا بسبب الوجود على المسرح الدولي للرئيس الأمريكي الجديد ، الذي ادعى دور أكبر للولايات المتحدة فيما يتعلق بالحقوق. لا يمكن أن يفشل التنسيق بين واشنطن وبروكسل في تمرير إدانة موسكو ، لكن من المشروع الاعتقاد أنه في هذا المنعطف ، يترك البيت الأبيض المبادرة لأوروبا ، التي يجب أن تثبت مواقفها المتعلقة بالحكم الذاتي التي لم تحصل عليها خلال رئاسة ترامب. نية بايدن هي ترك الاستقلال السياسي للاتحاد من أجل إقامة علاقة متساوية في إطار التعاون والدفاع المشترك ، والتي ، من بين أمور أخرى ، لها أحد أهدافها الرئيسية في روسيا. لذا ستكون المهمة الأوروبية هي الحفاظ على ثباتها ضد القمع الروسي ، دون إهمال الحل الدبلوماسي الذي يرضي الطرفين ، ولكن يجب ألا يكون خاضعًا لتهديدات موسكو.

venerdì 12 febbraio 2021

Biden non cambia la politica americana nei confronti della Cina

 Come ampiamente annunciato già nella campagna elettorale, il nuovo presidente americano, Biden, ha mantenuto le promesse, fin dall’inizio del suo mandato, su quale piano si svolgeranno le relazioni con la Cina. La prima prova pratica è stata la prima conversazione telefonica con il capo dello stato cinese, Xi Jinping, dove il nuovo inquilino della Casa Bianca ha espresso tutte le proprie preoccupazioni per il comportamento di Pechino sia nella politica interna, con violazioni ripetute dei diritti umani, politici e civili, che nella politica estera, dove la Cina ha dimostrato più volte, attraverso una politica aggressiva, una volontà sempre maggiore di esercitare una influenza nel contesto internazionale. Questa linea che Biden ha adottato non sembra discostarsi, se non per le differenti modalità di espressione, da quella tenuta dal suo predecessore: la scelta sembra obbligata dai difficili rapporti che continuano tra i due paesi dovuti ai contrasti in materia commerciale e geostrategica. Alcuni passaggi di quella che è stata la prima conversazione tra i due uomini politici, dopo l’elezione di Biden, sono anche stati cordiali, come è dovuto dal protocollo, ma la dichiarazione ufficiale della Casa Bianca, al termine del colloquio ha evidenziato la preoccupazione statunitense per le pratiche economiche scorrette di Pechino, le repressioni adi Hong Kong, le ripetute e gravi violazioni dei diritti nei confronti della popolazione musulmana della provincia dello Xinjiang e le minacce verso l’autonomia di Taiwan. Si tratta di un insieme di argomenti tali da costituire un dossier particolarmente voluminoso per l’amministrazione americana, che rappresenta un ostacolo non molto sormontabile, a relazioni normali con il paese cinese e che conferma tutte le difficoltà già registrate da Obama e Trump; peraltro Biden, avendo già ricoperto il ruolo di vicepresidente, conosce bene queste problematiche, così come conosce altrettanto bene il presidente cinese fin dal 2011. Nello specifico la dichiarazione di Biden che ha affermato di considerare prioritaria la sicurezza, la salute e lo stile di vita del popolo americano ed in relazione a ciò di impegnarsi a cooperare con la Cina in relazione a quanto ciò soddisfi gli interessi degli USA e dei suoi alleati, deve essere letta come una sorta di avvertimento verso Pechino, anche in ragione di nuove relazioni con gli abituali alleati degli Stati Uniti, i cui rapporti con Trump si erano deteriorati. Considerando prioritari i normali legami transatlantici, Washington sembra volere avvertire il paese cinese che le collaborazioni con l’Europa per la Repubblica popolare non saranno più le stesse. Biden vuole tornare a riempire quei vuoti creati da Trump che avevano permesso alla Cina di insinuarsi nei rapporti con gli stati europei grazie alla sua grande capacità finanziaria e, se l’Europa sarà il primo obiettivo da recuperare per gli Stati Uniti, appare impossibile  non pensare che questa direzione sarà seguita anche per i paesi asiatici e per quelli africani, nei primi l’azione americana sarà necessaria per contenere l’espansionismo cinese, soprattutto in quello che considera il proprio spazio di influenza naturale, nei secondi per limitare una presenza che è già male tollerata, particolare che consente uno spazio di inserimento non secondario. Sul lato dei rapporti commerciali bilaterali, proprio per tutte queste considerazioni e per le valutazioni negative circa le condotte commerciali cinesi, è praticamente certo che gli USA manterranno le sanzioni commerciali contro Pechino, al massimo queste sanzioni potrebbero essere usate come scambio per ottenere il cambio di atteggiamento cinese su specifiche questioni sulle quali sarà possibile trattare, comunque problematiche circa la condotta cinese nel commercio e nelle licenze industriali, non certo materie considerate non trattabili da Pechino come la questione di Taiwan. Ma su questo fronte non c’è spazio di trattativa neppure per Washington: uno dei primi passi della nuova amministrazione americana è stato quello di ricevere il rappresentante di Taiwan negli USA, fatto che ha costituito un segnale inequivocabile per i cinesi, oltre che una novità nelle relazioni tra i due paesi. Proprio su Taiwan si registra la maggiore vicinanza di vedute tra Democratici e Repubblicani e ciò costituisce un ulteriore argomento di importanza nella valutazione americana della questione di Taiwan e ne determina l’argomento che potrebbe essere il più importante per capire l’evoluzione dei rapporti tra USA e Cina.

What do you want to do ?
New mail

Biden does not change American policy towards China

 

What do you want to do ?
New mail
As widely announced in the election campaign, the new American president, Biden, has kept his promises, from the beginning of his mandate, on what level relations with China will take place. The first practical test was the first telephone conversation with the Chinese head of state, Xi Jinping, where the new tenant of the White House expressed all his concerns about Beijing's behavior both in domestic politics, with repeated violations of human rights, politicians and civilians, who in foreign policy, where China has repeatedly demonstrated, through an aggressive policy, an ever greater will to exert influence in the international context. This line that Biden has adopted does not seem to differ, if not for the different methods of expression, from that held by his predecessor: the choice seems obliged by the difficult relations that continue between the two countries due to the conflicts in commercial and geostrategic matters. Some passages of what was the first conversation between the two politicians, after Biden's election, were also cordial, as is due to the protocol, but the official statement from the White House at the end of the interview highlighted the concern US for the unfair economic practices in Beijing, the repressions in Hong Kong, the repeated and serious violations of the rights of the Muslim population of the Xinjiang province and the threats to the autonomy of Taiwan. This is a set of arguments that constitute a particularly voluminous dossier for the American administration, which represents a not very surmountable obstacle to normal relations with the Chinese country and which confirms all the difficulties already experienced by Obama and Trump; moreover Biden, having already held the role of vice president, knows these issues well, just as he has known the Chinese president equally well since 2011. Specifically, Biden's statement that he considers safety, health and lifestyle a priority of the American people and in relation to this to undertake to cooperate with China in relation to how much this satisfies the interests of the USA and its allies, must be read as a sort of warning to Beijing, also due to new relations with the usual allies of the United States, whose relations with Trump had deteriorated. By giving priority to normal transatlantic ties, Washington seems to want to warn the Chinese country that partnerships with Europe for the People's Republic will never be the same. Biden wants to go back to filling those gaps created by Trump that had allowed China to insinuate itself into relations with European states thanks to its great financial capacity and, if Europe is the first goal to be recovered for the United States, it seems impossible not to think that this direction will also be followed for Asian and African countries, in the former American action will be necessary to contain Chinese expansionism, especially in what it considers its own space of natural influence, in the latter to limit a presence that is already badly tolerated, a detail that allows for a non-secondary insertion space. On the side of bilateral trade relations, precisely because of all these considerations and the negative evaluations about Chinese trade conduct, it is practically certain that the US will maintain trade sanctions against Beijing, at most these sanctions could be used as an exchange to obtain the change of Chinese attitude on specific issues on which it will be possible to deal, in any case problems regarding Chinese conduct in trade and industrial licenses, certainly not matters considered untraceable by Beijing such as the Taiwan question. But on this front there is no room for negotiation even for Washington: one of the first steps of the new American administration was to receive the representative of Taiwan in the USA, a fact that was an unequivocal signal for the Chinese, as well as a novelty. in relations between the two countries. It is precisely on Taiwan that there is the greatest closeness of views between Democrats and Republicans and this constitutes a further argument of importance in the American evaluation of the Taiwan question and determines the argument that could be the most important for understanding the evolution of relations between the USA. and China.

Biden no cambia la política estadounidense hacia China

 Como se anunció ampliamente en la campaña electoral, el nuevo presidente estadounidense, Biden, ha cumplido sus promesas, desde el inicio de su mandato, en qué nivel se llevarán a cabo las relaciones con China. La primera prueba práctica fue la primera conversación telefónica con el jefe de Estado chino, Xi Jinping, donde el nuevo inquilino de la Casa Blanca expresó todas sus preocupaciones por el comportamiento de Pekín tanto en política interna, con reiteradas violaciones de derechos humanos, políticos y civiles. quien en política exterior, donde China ha demostrado repetidamente, a través de una política agresiva, una voluntad cada vez mayor de influir en el contexto internacional. Esta línea que ha adoptado Biden no parece diferir, si no es por los diferentes métodos de expresión, de la sostenida por su antecesor: la elección parece obligada por las difíciles relaciones que continúan entre los dos países debido a los conflictos en el ámbito comercial y geoestratégico. asuntos. Algunos pasajes de la que fue la primera conversación entre los dos políticos, tras la elección de Biden, también fueron cordiales, como se debe al protocolo, pero el comunicado oficial de la Casa Blanca al final de la entrevista destacó la preocupación de Estados Unidos por la injusta situación económica. prácticas en Beijing, las represiones en Hong Kong, las reiteradas y graves violaciones de los derechos de la población musulmana de la provincia de Xinjiang y las amenazas a la autonomía de Taiwán. Se trata de un conjunto de argumentos que constituyen un dossier particularmente voluminoso para la administración estadounidense, que representa un obstáculo poco superable para las relaciones normales con el país chino y que confirma todas las dificultades ya vividas por Obama y Trump; Además, Biden, que ya ocupó el cargo de vicepresidente, conoce bien estos temas, al igual que ha conocido igualmente bien al presidente chino desde 2011. Específicamente, la declaración de Biden de que considera la seguridad, la salud y el estilo de vida una prioridad del pueblo estadounidense y en En relación a esto comprometerse a cooperar con China en relación a cuánto esto satisface los intereses de EE.UU. y sus aliados, debe leerse como una especie de advertencia a Pekín, también por las nuevas relaciones con los aliados habituales de Estados Unidos, cuyas relaciones con Trump se habían deteriorado. Al dar prioridad a los vínculos transatlánticos normales, Washington parece querer advertir al país chino que las alianzas con Europa para la República Popular nunca serán las mismas. Biden quiere volver a llenar esos vacíos creados por Trump que habían permitido a China insinuarse en las relaciones con los estados europeos gracias a su gran capacidad financiera y, si Europa es el primer objetivo a recuperar para Estados Unidos, parece imposible que no. Pensar que esta dirección también la seguirán los países asiáticos y africanos, en los primeros la acción americana será necesaria para contener el expansionismo chino, sobre todo en lo que considera su propio espacio de influencia natural, en los segundos para limitar una presencia que ya es mal tolerado, detalle que permite un espacio de inserción no secundario. Del lado de las relaciones comerciales bilaterales, precisamente por todas estas consideraciones y las evaluaciones negativas sobre la conducta comercial china, es prácticamente seguro que EE.UU. mantendrá sanciones comerciales contra Beijing, a lo sumo estas sanciones podrían utilizarse como canje para obtener el cambio de actitud china sobre cuestiones específicas sobre las que será posible tratar, en cualquier caso problemas relacionados con la conducta china en materia de licencias comerciales e industriales, ciertamente no cuestiones consideradas imposibles de rastrear por Pekín como la cuestión de Taiwán. Pero en este frente no hay espacio para la negociación ni siquiera para Washington: uno de los primeros pasos de la nueva administración estadounidense fue recibir al representante de Taiwán en Estados Unidos, hecho que fue una señal inequívoca para los chinos, así como un novedad en las relaciones entre los dos países. Es precisamente en Taiwán donde existe la mayor cercanía de puntos de vista entre demócratas y republicanos y esto constituye un argumento adicional de importancia en la evaluación estadounidense de la cuestión de Taiwán y determina el argumento que podría ser el más importante para comprender la evolución de las relaciones entre Estados Unidos y China.

What do you want to do ?
New mail

Biden ändert nichts an der amerikanischen Politik gegenüber China

 

What do you want to do ?
New mail
Wie im Wahlkampf weithin angekündigt, hat der neue amerikanische Präsident Biden von Beginn seiner Amtszeit an seine Versprechen gehalten, auf welcher Ebene die Beziehungen zu China stattfinden werden. Der erste praktische Test war das erste Telefongespräch mit dem chinesischen Staatsoberhaupt Xi Jinping, bei dem der neue Mieter des Weißen Hauses alle seine Bedenken hinsichtlich des Verhaltens Pekings sowohl in der Innenpolitik als auch bei wiederholten Verstößen gegen Menschenrechte, Politiker und Zivilisten zum Ausdruck brachte. die in der Außenpolitik, wo China durch eine aggressive Politik wiederholt einen immer größeren Willen gezeigt hat, im internationalen Kontext Einfluss auszuüben. Diese Linie, die Biden gewählt hat, scheint sich nicht von der seines Vorgängers zu unterscheiden, wenn nicht für die unterschiedlichen Ausdrucksmethoden: Die Wahl scheint durch die schwierigen Beziehungen, die zwischen den beiden Ländern aufgrund der Konflikte in kommerzieller und geostrategischer Hinsicht bestehen, verpflichtet zu sein Angelegenheiten. Einige Passagen des ersten Gesprächs zwischen den beiden Politikern nach Bidens Wahl waren, wie aus dem Protokoll hervorgeht, ebenfalls herzlich, aber die offizielle Erklärung des Weißen Hauses am Ende des Interviews hob die Besorgnis der USA über die unfaire Wirtschaft hervor Praktiken in Peking, die Repressionen in Hongkong, die wiederholten und schwerwiegenden Verletzungen der Rechte der muslimischen Bevölkerung in der Provinz Xinjiang und die Bedrohung der Autonomie Taiwans. Dies ist eine Reihe von Argumenten, die ein besonders umfangreiches Dossier für die amerikanische Regierung darstellen, das ein nicht sehr überwindbares Hindernis für die normalen Beziehungen zum chinesischen Land darstellt und alle Schwierigkeiten bestätigt, auf die Obama und Trump bereits gestoßen sind. Darüber hinaus kennt Biden, der bereits die Rolle des Vizepräsidenten innehatte, diese Themen gut, ebenso wie er den chinesischen Präsidenten seit 2011 gleich gut kennt. Insbesondere Bidens Aussage, dass er Sicherheit, Gesundheit und Lebensstil als Priorität des amerikanischen Volkes und der USA betrachtet Das Verhältnis dazu, sich zu einer Zusammenarbeit mit China zu verpflichten, inwieweit dies die Interessen der USA und ihrer Verbündeten befriedigt, muss als eine Art Warnung an Peking verstanden werden, auch wegen neuer Beziehungen zu den üblichen Verbündeten der Vereinigten Staaten. deren Beziehungen zu Trump hatten sich verschlechtert. Indem Washington den normalen transatlantischen Beziehungen Vorrang einräumt, scheint es das chinesische Land warnen zu wollen, dass Partnerschaften mit Europa für die Volksrepublik niemals gleich sein werden. Biden möchte wieder die von Trump geschaffenen Lücken schließen, die es China ermöglicht haben, sich aufgrund seiner großen finanziellen Leistungsfähigkeit in die Beziehungen zu europäischen Staaten einzumischen, und wenn Europa das erste Ziel ist, das für die Vereinigten Staaten wiederhergestellt werden kann, scheint dies unmöglich zu denken, dass diese Richtung auch für asiatische und afrikanische Länder befolgt wird, wird in der ersteren amerikanischen Aktion notwendig sein, um den chinesischen Expansionismus einzudämmen, insbesondere in dem, was er für seinen eigenen natürlichen Einflussraum hält, in letzterer, um eine bereits vorhandene Präsenz zu begrenzen schlecht vertragen, ein Detail, das einen nicht sekundären Einfügungsraum ermöglicht. Auf der Seite der bilateralen Handelsbeziehungen ist es gerade aufgrund all dieser Überlegungen und der negativen Bewertungen des chinesischen Handelsverhaltens praktisch sicher, dass die USA Handelssanktionen gegen Peking aufrechterhalten werden. Diese Sanktionen könnten höchstens als Austausch genutzt werden, um das zu erhalten Änderung der chinesischen Haltung zu bestimmten Themen, mit denen es möglich sein wird, auf jeden Fall Probleme im Zusammenhang mit dem chinesischen Verhalten bei Handels- und Industrielizenzen zu behandeln, sicherlich keine Angelegenheiten, die von Peking als nicht nachvollziehbar angesehen werden, wie die Taiwan-Frage. Aber an dieser Front gibt es auch für Washington keinen Verhandlungsspielraum: Einer der ersten Schritte der neuen amerikanischen Regierung bestand darin, den Vertreter Taiwans in den USA zu empfangen, was sowohl für die Chinesen ein eindeutiges Signal als auch für die Chinesen war Neuheit. in den Beziehungen zwischen den beiden Ländern. Gerade in Bezug auf Taiwan besteht die größte enge Meinungsäußerung zwischen Demokraten und Republikanern, und dies ist ein weiteres wichtiges Argument für die amerikanische Bewertung der Taiwan-Frage und bestimmt das Argument, das für das Verständnis der Entwicklung der Beziehungen zwischen Taiwan am wichtigsten sein könnte die USA und China.

Biden ne change pas la politique américaine envers la Chine

 

What do you want to do ?
New mail
Comme largement annoncé lors de la campagne électorale, le nouveau président américain, Biden, a tenu ses promesses, dès le début de son mandat, sur le niveau des relations avec la Chine. Le premier test pratique a été la première conversation téléphonique avec le chef de l'Etat chinois, Xi Jinping, où le nouveau locataire de la Maison Blanche a exprimé toutes ses inquiétudes quant au comportement de Pékin tant dans la politique intérieure, avec des violations répétées des droits de l'homme, des politiciens et des civils, qui en politique étrangère, où la Chine a démontré à plusieurs reprises, à travers une politique agressive, une volonté toujours plus grande d'exercer une influence dans le contexte international. Cette ligne que Biden a adoptée ne semble pas différer, sinon pour les différents modes d'expression, de celle tenue par son prédécesseur: le choix semble obligé par les relations difficiles qui perdurent entre les deux pays en raison des conflits commerciaux et géostratégiques. questions. Certains passages de ce qui a été la première conversation entre les deux politiciens, après l'élection de Biden, étaient également cordiaux, comme cela est dû au protocole, mais le communiqué officiel de la Maison Blanche à la fin de l'interview a souligné l'inquiétude des États-Unis pour l'injustice économique pratiques à Pékin, les répressions à Hong Kong, les violations répétées et graves des droits de la population musulmane de la province du Xinjiang et les menaces à l'autonomie de Taiwan. Il s'agit d'un ensemble d'arguments qui constituent un dossier particulièrement volumineux pour l'administration américaine, qui représente un obstacle peu surmontable aux relations normales avec le pays chinois et qui confirme toutes les difficultés déjà vécues par Obama et Trump; de plus, Biden, ayant déjà occupé le poste de vice-président, connaît bien ces questions, tout comme il connaît également le président chinois depuis 2011. Plus précisément, la déclaration de Biden selon laquelle il considère la sécurité, la santé et le style de vie comme une priorité du peuple américain et en par rapport à cela, s'engager à coopérer avec la Chine en ce qui concerne à quel point cela satisfait les intérêts des États-Unis et de ses alliés, doit être lu comme une sorte d'avertissement à Pékin, également en raison des nouvelles relations avec les alliés habituels des États-Unis, dont les relations avec Trump s'étaient détériorées. En donnant la priorité aux relations transatlantiques normales, Washington semble vouloir avertir le pays chinois que les partenariats avec l'Europe pour la République populaire ne seront plus jamais les mêmes. Biden veut revenir à combler ces lacunes créées par Trump qui avait permis à la Chine de s'insinuer dans les relations avec les États européens grâce à sa grande capacité financière et, si l'Europe est le premier objectif à récupérer pour les États-Unis, il semble impossible de ne pas penser que cette direction sera également suivie pour les pays asiatiques et africains, dans la première action américaine sera nécessaire pour contenir l'expansionnisme chinois, surtout dans ce qu'elle considère comme son propre espace d'influence naturelle, dans la seconde pour limiter une présence qui est déjà mal toléré, un détail qui permet un espace d'insertion non secondaire. Du côté des relations commerciales bilatérales, précisément en raison de toutes ces considérations et des évaluations négatives sur le comportement commercial chinois, il est pratiquement certain que les États-Unis maintiendront des sanctions commerciales contre Pékin, au plus ces sanctions pourraient être utilisées comme un échange pour obtenir le changement d'attitude des Chinois sur des questions spécifiques sur lesquelles il sera possible de traiter, en tout cas des problèmes concernant la conduite chinoise en matière de licences commerciales et industrielles, certainement pas des questions jugées introuvables par Pékin comme la question de Taiwan. Mais sur ce front, il n'y a pas de place pour la négociation même pour Washington: l'une des premières étapes de la nouvelle administration américaine a été de recevoir le représentant de Taïwan aux USA, fait qui a été un signal sans équivoque pour les Chinois, ainsi qu'un nouveauté dans les relations entre les deux pays. C'est précisément à Taiwan qu'il y a la plus grande proximité de points de vue entre démocrates et républicains et cela constitue un argument supplémentaire d'importance dans l'évaluation américaine de la question de Taiwan et détermine l'argument qui pourrait être le plus important pour comprendre l'évolution des relations entre les USA et la Chine.

Biden não muda política americana em relação à China

 Conforme amplamente anunciado na campanha eleitoral, o novo presidente americano, Biden, manteve suas promessas, desde o início de seu mandato, sobre o nível de relacionamento com a China. O primeiro teste prático foi a primeira conversa telefônica com o chefe de estado chinês, Xi Jinping, onde o novo inquilino da Casa Branca expressou todas as suas preocupações sobre o comportamento de Pequim tanto na política interna, com repetidas violações de direitos humanos, políticos e civis, quem na política externa, onde a China tem repetidamente demonstrado, através de uma política agressiva, uma vontade cada vez maior de exercer influência no contexto internacional. Esta linha que Biden adoptou não parece diferir, senão pelos diferentes métodos de expressão, daquela defendida pelo seu antecessor: a escolha parece obrigada pelas difíceis relações que persistem entre os dois países devido aos conflitos comerciais e geoestratégicos assuntos. Alguns trechos daquela que foi a primeira conversa dos dois políticos, após a eleição de Biden, também foram cordiais, como é devido ao protocolo, mas o comunicado oficial da Casa Branca ao final da entrevista destacou a preocupação dos Estados Unidos com a economia injusta práticas em Pequim, as repressões em Hong Kong, as repetidas e graves violações dos direitos da população muçulmana da província de Xinjiang e as ameaças à autonomia de Taiwan. Trata-se de um conjunto de argumentos que constitui um dossiê particularmente volumoso para a administração americana, que representa um obstáculo pouco superável à normalidade das relações com o país chinês e que confirma todas as dificuldades já vividas por Obama e Trump; além disso, Biden, que já ocupou o cargo de vice-presidente, conhece bem essas questões, assim como conhece o presidente chinês igualmente bem desde 2011. Especificamente, a declaração de Biden de que considera a segurança, saúde e estilo de vida uma prioridade do povo americano e no Em relação a isso, comprometer-se a cooperar com a China em relação ao quanto isso satisfaça os interesses dos EUA e de seus aliados, deve ser lido como uma espécie de alerta a Pequim, também por causa das novas relações com os habituais aliados dos Estados Unidos cujas relações com Trump haviam se deteriorado. Ao dar prioridade aos laços transatlânticos normais, Washington parece querer alertar o país chinês que as parcerias com a Europa para a República Popular nunca mais serão as mesmas. Biden quer voltar a preencher as lacunas criadas por Trump que permitiram à China se insinuar nas relações com os estados europeus graças à sua grande capacidade financeira e, se a Europa é o primeiro objetivo a ser recuperado para os Estados Unidos, parece impossível não pensar que essa direção será seguida também pelos países asiáticos e africanos, no ex-americano será preciso conter o expansionismo chinês, principalmente no que considera seu próprio espaço de influência natural, neste último para limitar uma presença que já existe. mal tolerado, detalhe que permite um espaço de inserção não secundário. Do lado das relações comerciais bilaterais, justamente por todas essas considerações e avaliações negativas sobre a conduta comercial chinesa, é praticamente certo que os EUA manterão sanções comerciais contra Pequim, no máximo essas sanções poderiam ser utilizadas como uma troca para obter o mudança de atitude chinesa sobre questões específicas sobre as quais será possível tratar, em todo caso problemas relativos à conduta chinesa no comércio e licenças industriais, certamente não questões consideradas indetectáveis ​​por Pequim como a questão de Taiwan. Mas nesta frente não há espaço de negociação nem mesmo para Washington: um dos primeiros passos da nova administração americana foi receber o representante de Taiwan nos EUA, fato que foi um sinal inequívoco para os chineses, além de novidade nas relações entre os dois países. É justamente em Taiwan que existe a maior aproximação de visões entre democratas e republicanos e isso constitui mais um argumento importante na avaliação americana da questão de Taiwan e determina o argumento que poderia ser o mais importante para compreender a evolução das relações entre os EUA e a China.

What do you want to do ?
New mail