Le forze armate turche sono penetrate in territorio siriano, senza dichiarare alcuno stato di belligeranza contro Damasco, fin dal 2016 con la ragione ufficiale di contrastare le milizie dello Stato islamico, milizie che, si sospetta, erano state utilizzate da Ankara in funzione anti Assad, con motivazioni da ricondurre anche nella contrapposizione tra sciiti e sunniti. In realtà da subito è apparso chiaro che l’obiettivo era scongiurare il pericolo curdo sulle frontiere turche; la presenza degli abitanti di queste zone, fino a quel momento era contraddistinta da una maggioranza di etnia curda e dalla presenza del Partito dei lavoratori del Kurdistan, organizzazione considerata come terroristica, non solo da Ankara, ma anche da Bruxelles e Washington. Il fatto che i curdi avessero rappresentato le truppe operative sul campo contro lo Stato islamico, fatto che ha permesso di non coinvolgere soldati occidentali direttamente sul terreno, non è bastato per guadagnare la tutela degli americani, che li hanno sacrificati ad una alleanza, come quella con la Turchia, sulla quale si nutrono molti dubbi sulla reale opportunità, visti i recenti sviluppi presi dalla presidenza Erdogan. In ogni caso i dati delle Nazioni Unite parlano di più di 150.000 curdi costretti a lasciare le proprie terre da quando nel 2018 le azioni dell’esercito turco, insieme all’esercito nazionale siriano, un insieme di milizie islamiste e contrarie al regime di Assad, si sono sviluppate nelle zone a ridosso della frontiera con il territorio di Ankara. La composizione etnica dell’esercito nazionale siriano è interessante perché è formata da circa il 90% di arabi e dal restante 10% di turkmeni e si inquadra perfettamente nella strategia turca di rimpiazzare l’originaria popolazione curda con etnie più favorevoli ad Ankara, una pratica analoga a quella esercitata da Pechino in Tibet e nello Xinjiang, dove la popolazione locale che non si è assimilata al processo di integrazione viene sostituita, mediante deportazioni e pratiche di rieducazione coatta, dall’etnia cinese Han; inoltre le milizie dell’esercito nazionale siriano, secondo diverse organizzazioni umanitarie, si sono rese colpevoli di crimini di guerra, tra cui rapimenti di funzionari curdi, che sarebbero poi finiti nelle carceri turche. Occorre ricordare che le forze militari turche occupano circa il 60% del territorio siriano che è sulla frontiera turca e la sostituzione della popolazione, con profughi siriani di etnia araba, è la logica conseguenza della strategia di rendere sicure le proprie frontiere meridionali, un programma che ha permesso ad Erdogan di superare problemi di politica interna, quali la crisi economica e la protesta contro l’islamizzazione della società e che ha goduto, seppure con sfumature differenti, dell’appoggio sia della destra estrema al governo, che delle forze di opposizione. Dal punto di vista internazionale la presenza turca viene vista in diversi ambienti come un deterrente per la presenza e l’azione russa e degli sciiti, sostanzialmente un fattore di stabilizzazione della questione siriana. La Turchia non si è limitata ad un impegno militare, ma ha investito ingenti somme nella costruzione di infrastrutture, come scuole ed ospedali ed ha allacciato la propria rete elettrica a quella dei territori occupati, mentre la moneta circolante è diventata la lira turca. Occorre specificare che l’azione turca sta incontrando diversi pareri positivi, che devono essere collocati all’interno dei sentimenti favorevoli all’azione pan-islamica di Ankara, che sempre più coincide con il progetto di Erdogan di un nuovo corso ottomano, che veda la Turchia al centro di un sistema aldilà dei propri confini, sul qual esercitare la propria influenza, anche in alternativa nella stessa area sunnita al prestigio saudita o egiziano. I territori curdi ora occupati, secondo il diritto internazionale, non potranno entrare nella effettiva sovranità turca, tuttavia è ragionevole pensare ad una collocazione sul modello della parte turca di Cipro e dell’Azerbaijan, che sono nella sfera di influenza di Ankara. La domanda è quanto la Turchia è disposta ad andare avanti in queste pratiche e quanto ciò non sia influente sul giudizio del mantenimento di Ankara all’interno dell’Alleanza Atlantica, i cui scopi sono apparsi ormai troppo spesso in contrasto con la Turchia. Rimane la profonda valutazione negativa del comportamento di Ankara nei confronti dei curdi, quale esempio di trasgressione delle norme del diritto internazionale, al quale, prima o poi si dovrà trovare una sanzione adeguata a livello generale.
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venerdì 12 marzo 2021
La Turchia rafforzando il suo controllo nel nord della Siria, vuole aumentare la sua influenza nel mondo sunnita
By strengthening its control in northern Syria, Turkey wants to increase its influence in the Sunni world
The Turkish armed forces have penetrated into Syrian territory, without declaring any state of belligerence against Damascus, since 2016 with the official reason of opposing the militias of the Islamic State, which, it is suspected, had been used by Ankara in an anti-Assad function, with reasons that can also be traced back to the opposition between Shiites and Sunnis. In reality, it immediately became clear that the goal was to avert the Kurdish danger on the Turkish borders; the presence of the inhabitants of these areas, until that moment was characterized by a majority of Kurdish ethnicity and by the presence of the Kurdistan Workers' Party, an organization considered as terrorist, not only by Ankara, but also by Brussels and Washington. The fact that the Kurds had represented the troops operating on the ground against the Islamic State, which made it possible not to involve Western soldiers directly on the ground, was not enough to gain the protection of the Americans, who sacrificed them to an alliance, like that with Turkey, on which there are many doubts about the real opportunity, given the recent developments taken by the Erdogan presidency. In any case, the United Nations data speak of more than 150,000 Kurds forced to leave their lands since the actions of the Turkish army, together with the Syrian national army, a set of Islamist militias opposed to the Assad regime, in 2018, they developed in the areas close to the border with the territory of Ankara. The ethnic composition of the Syrian national army is interesting because it is made up of about 90% of Arabs and the remaining 10% of Turkmen and fits perfectly into the Turkish strategy of replacing the original Kurdish population with ethnic groups more favorable to Ankara, a practice similar to that exercised by Beijing in Tibet and Xinjiang, where the local population that has not assimilated to the integration process is replaced by the Han Chinese ethnic group through deportations and forced re-education practices; moreover, the militias of the Syrian national army, according to various humanitarian organizations, were guilty of war crimes, including kidnapping of Kurdish officials, who would later end up in Turkish prisons. It should be remembered that the Turkish military forces occupy about 60% of the Syrian territory that is on the Turkish border and the replacement of the population, with Syrian refugees of Arab ethnicity, is the logical consequence of the strategy of securing their southern borders, a program that it allowed Erdogan to overcome internal political problems, such as the economic crisis and the protest against the Islamization of society and who enjoyed, albeit with different nuances, the support of both the extreme right in the government and the opposition forces. From the international point of view, the Turkish presence is seen in various circles as a deterrent to the presence and action of Russia and Shiites, essentially a stabilizing factor in the Syrian question. Turkey has not limited itself to a military commitment, but has invested huge sums in the construction of infrastructures, such as schools and hospitals and has connected its own electricity grid to that of the occupied territories, while the currency in circulation has become the Turkish lira. It is necessary to specify that the Turkish action is encountering several positive opinions, which must be placed within the favorable sentiments for the pan-Islamic action of Ankara, which increasingly coincides with Erdogan's project of a new Ottoman course, which sees the Turkey at the center of a system beyond its borders, on which to exercise its influence, even as an alternative to Saudi or Egyptian prestige in the same Sunni area. The Kurdish territories now occupied, according to international law, will not be able to enter into the effective Turkish sovereignty, however it is reasonable to think of a positioning on the model of the Turkish part of Cyprus and Azerbaijan, which are in the sphere of influence of Ankara. The question is how far Turkey is willing to go ahead with these practices and how much this does not affect the judgment of Ankara’s retention within the Atlantic Alliance, whose aims have now too often appeared at odds with Turkey. There remains the profound negative evaluation of Ankara's behavior towards the Kurds, as an example of transgression of the norms of international law, to which, sooner or later, an adequate sanction will have to be found at a general level.
Al fortalecer su control en el norte de Siria, Turquía quiere aumentar su influencia en el mundo sunita
Las fuerzas armadas turcas han penetrado en territorio sirio, sin declarar ningún estado de beligerancia contra Damasco, desde 2016 con el motivo oficial de oponerse a las milicias del Estado Islámico, que, se sospecha, habían sido utilizadas por Ankara en un anti-Assad. función, con razones que también se remontan a la oposición entre chiítas y sunitas. En realidad, inmediatamente quedó claro que el objetivo era evitar el peligro kurdo en las fronteras turcas; la presencia de los habitantes de estas zonas, hasta ese momento se caracterizó por una mayoría de etnia kurda y por la presencia del Partido de los Trabajadores del Kurdistán, organización considerada terrorista, no solo por Ankara, sino también por Bruselas y Washington. El hecho de que los kurdos hubieran representado a las tropas que operaban en el terreno contra el Estado Islámico, lo que hizo posible no involucrar a los soldados occidentales directamente en el terreno, no fue suficiente para ganar la protección de los estadounidenses, que los sacrificaron en una alianza. como el de Turquía, sobre el que hay muchas dudas sobre la oportunidad real, dados los recientes desarrollos tomados por la presidencia de Erdogan. En cualquier caso, los datos de Naciones Unidas hablan de más de 150.000 kurdos obligados a abandonar sus tierras ya que en 2018 las acciones del ejército turco, junto con el ejército nacional sirio, un conjunto de milicias islamistas y opuestas al régimen de Assad, desarrollaron en las áreas cercanas a la frontera con el territorio de Ankara. La composición étnica del Ejército Nacional Sirio es interesante porque está compuesto por aproximadamente el 90% de árabes y el 10% restante de turcomanos y encaja perfectamente en la estrategia turca de reemplazar la población kurda original con grupos étnicos más favorables a Ankara, un práctica similar a la ejercida por Beijing en Tíbet y Xinjiang, donde la población local que no se ha asimilado al proceso de integración es reemplazada por la etnia china Han a través de deportaciones y prácticas de reeducación forzada; además, las milicias del ejército nacional sirio, según diversas organizaciones humanitarias, fueron culpables de crímenes de guerra, incluido el secuestro de funcionarios kurdos, que luego acabarían en cárceles turcas. Cabe recordar que las fuerzas militares turcas ocupan alrededor del 60% del territorio sirio que se encuentra en la frontera turca y el reemplazo de la población, con refugiados sirios de etnia árabe, es la consecuencia lógica de la estrategia de asegurar sus fronteras del sur. un programa que permitió a Erdogan superar problemas políticos internos, como la crisis económica y la protesta contra la islamización de la sociedad y que gozó, aunque con distintos matices, del apoyo tanto de la extrema derecha en el gobierno como de las fuerzas opositoras. Desde el punto de vista internacional, la presencia turca es vista en varios círculos como un disuasivo de la presencia y acción de Rusia y los chiítas, esencialmente un factor estabilizador en la cuestión siria. Turquía no se ha limitado a un compromiso militar, sino que ha invertido cuantiosas sumas en la construcción de infraestructuras, como escuelas y hospitales y ha conectado su propia red eléctrica a la de los territorios ocupados, mientras que la moneda en circulación se ha convertido en la lira turca. . Cabe precisar que la acción turca está encontrando diversas opiniones positivas, que deben ubicarse dentro de los sentimientos favorables de la acción panislámica en Ankara, que coincide cada vez más con el proyecto de Erdogan de un nuevo rumbo otomano, que ve a Turquía en el centro. de un sistema más allá de sus fronteras, sobre el que ejercer su influencia, incluso como alternativa al prestigio saudí o egipcio en la misma zona sunita. Los territorios kurdos ahora ocupados, según el derecho internacional, no podrán entrar en la soberanía efectiva turca, sin embargo es razonable pensar en un posicionamiento sobre el modelo de la parte turca de Chipre y Azerbaiyán, que se encuentran en la esfera de influencia de Ankara. La pregunta es hasta dónde está dispuesta Turquía a seguir adelante con estas prácticas y en qué medida esto no afecta el juicio de la retención de Ankara dentro de la Alianza Atlántica, cuyos objetivos ahora han aparecido con demasiada frecuencia en desacuerdo con Turquía. Queda la profunda valoración negativa del comportamiento de Ankara hacia los kurdos, como ejemplo de transgresión de las normas del derecho internacional, a lo que, tarde o temprano, habrá que buscar una sanción adecuada a nivel general.
Durch die Stärkung ihrer Kontrolle in Nordsyrien will die Türkei ihren Einfluss auf die sunnitische Welt erhöhen
Die türkischen Streitkräfte sind seit 2016 in syrisches Territorium eingedrungen, ohne einen Krieg gegen Damaskus zu erklären, mit dem offiziellen Grund, sich den Milizen des Islamischen Staates zu widersetzen, die vermutlich von Ankara in einem Anti-Assad eingesetzt worden waren Funktion, mit Gründen, die auch auf die Opposition zwischen Schiiten und Sunniten zurückgeführt werden können. In Wirklichkeit wurde sofort klar, dass das Ziel darin bestand, die kurdische Gefahr an den türkischen Grenzen abzuwenden. Die Anwesenheit der Bewohner dieser Gebiete war bis zu diesem Zeitpunkt durch die Mehrheit der kurdischen Ethnien und durch die Anwesenheit der kurdischen Arbeiterpartei gekennzeichnet, einer Organisation, die nicht nur von Ankara, sondern auch von Brüssel und Washington als terroristisch angesehen wurde. Die Tatsache, dass die Kurden die vor Ort operierenden Truppen gegen den Islamischen Staat vertreten hatten, was es ermöglichte, westliche Soldaten nicht direkt vor Ort einzubeziehen, reichte nicht aus, um den Schutz der Amerikaner zu erlangen, die sie einem Bündnis opferten. so mit der Türkei, an der angesichts der jüngsten Entwicklungen der Erdogan-Präsidentschaft viele Zweifel an der tatsächlichen Chance bestehen. Auf jeden Fall sprechen die Daten der Vereinten Nationen von mehr als 150.000 Kurden, die gezwungen waren, ihr Land zu verlassen, seit die Aktionen der türkischen Armee zusammen mit der syrischen Nationalarmee, einer Gruppe islamistischer Milizen, die sich gegen das Assad-Regime im Jahr 2018 entwickelten, entwickelt wurden in den Gebieten nahe der Grenze zum Gebiet von Ankara. Die ethnische Zusammensetzung der syrischen Nationalarmee ist interessant, da sie zu etwa 90% aus Arabern und zu 10% aus Turkmenen besteht und perfekt in die türkische Strategie passt, die ursprüngliche kurdische Bevölkerung durch ethnische Gruppen zu ersetzen, die für Ankara günstiger sind ähnliche Praktiken wie Peking in Tibet und Xinjiang, wo die lokale Bevölkerung, die sich nicht in den Integrationsprozess integriert hat, durch Deportationen und erzwungene Umerziehungspraktiken durch die Han-chinesische ethnische Gruppe ersetzt wird; Darüber hinaus waren die Milizen der syrischen Nationalarmee nach Angaben verschiedener humanitärer Organisationen Kriegsverbrechen schuldig, einschließlich der Entführung kurdischer Beamter, die später in türkischen Gefängnissen landeten. Es sei daran erinnert, dass die türkischen Streitkräfte etwa 60% des syrischen Territoriums an der türkischen Grenze besetzen und die Ersetzung der Bevölkerung durch syrische Flüchtlinge arabischer Abstammung die logische Konsequenz der Strategie zur Sicherung ihrer südlichen Grenzen ist. ein Programm, das es Erdogan ermöglichte, interne politische Probleme wie die Wirtschaftskrise und den Protest gegen die Islamisierung der Gesellschaft zu überwinden, und der, wenn auch mit unterschiedlichen Nuancen, die Unterstützung sowohl der extremen Rechten in der Regierung als auch der Oppositionskräfte genoss. Aus internationaler Sicht wird die türkische Präsenz in verschiedenen Kreisen als Abschreckung gegen die Präsenz und das Handeln Russlands und der Schiiten angesehen, was im Wesentlichen ein stabilisierender Faktor in der Syrienfrage ist. Die Türkei hat sich nicht auf ein militärisches Engagement beschränkt, sondern enorme Summen in den Bau von Infrastrukturen wie Schulen und Krankenhäusern investiert und ein eigenes Stromnetz an das der besetzten Gebiete angeschlossen, während die im Umlauf befindliche Währung zur türkischen Lira geworden ist . Es sollte spezifiziert werden, dass die türkische Aktion auf verschiedene positive Meinungen stößt, die in die positiven Gefühle der panislamischen Aktion in Ankara gestellt werden müssen, die zunehmend mit Erdogans Projekt eines neuen osmanischen Kurses zusammenfällt, bei dem die Türkei im Mittelpunkt steht eines Systems jenseits seiner Grenzen, auf das es seinen Einfluss ausüben kann, auch als Alternative zum saudischen oder ägyptischen Prestige im selben sunnitischen Gebiet. Die nach internationalem Recht besetzten kurdischen Gebiete werden nicht in die effektive türkische Souveränität eintreten können, es ist jedoch vernünftig, sich eine Positionierung nach dem Vorbild des türkischen Teils von Zypern und Aserbaidschan vorzustellen, die im Bereich von liegen Einfluss von Ankara. Die Frage ist, inwieweit die Türkei bereit ist, diese Praktiken fortzusetzen, und inwieweit dies keinen Einfluss auf das Urteil über Ankaras Beibehaltung innerhalb des Atlantischen Bündnisses hat, dessen Ziele nun zu oft im Widerspruch zur Türkei stehen. Es bleibt die tiefgreifende negative Bewertung von Ankaras Verhalten gegenüber den Kurden als Beispiel für die Übertretung der Normen des Völkerrechts, für die früher oder später eine angemessene Sanktion auf allgemeiner Ebene gefunden werden muss.
En renforçant son contrôle dans le nord de la Syrie, la Turquie veut accroître son influence dans le monde sunnite
Les forces armées turques ont pénétré sur le territoire syrien, sans déclarer aucun état de belligérance contre Damas, depuis 2016 avec la raison officielle de s'opposer aux milices de l'Etat islamique, qui, soupçonne-t-on, avait été utilisée par Ankara dans une action anti-Assad fonction, avec des raisons qui peuvent également être attribuées à l'opposition entre chiites et sunnites. En réalité, il est immédiatement devenu clair que l'objectif était d'éviter le danger kurde aux frontières turques; la présence des habitants de ces zones, jusque-là caractérisée par une majorité d'ethnie kurde et par la présence du Parti des travailleurs du Kurdistan, organisation considérée comme terroriste, non seulement par Ankara, mais aussi par Bruxelles et Washington. Le fait que les Kurdes aient représenté les troupes opérant sur le terrain contre l'État islamique, ce qui a permis de ne pas impliquer directement les soldats occidentaux sur le terrain, n'a pas suffi à gagner la protection des Américains, qui les ont sacrifiés à une alliance, comme cela avec la Turquie, sur laquelle il y a de nombreux doutes quant à l'opportunité réelle, compte tenu des récents développements de la présidence Erdogan. En tout cas, les données des Nations Unies parlent de plus de 150000 Kurdes contraints de quitter leurs terres depuis les actions de l'armée turque, aux côtés de l'armée nationale syrienne, un ensemble de milices islamistes opposées au régime d'Assad, en 2018, ils se sont développés dans les zones proches de la frontière avec le territoire d'Ankara. La composition ethnique de l'armée nationale syrienne est intéressante car elle est composée d'environ 90% d'Arabes et les 10% restants de Turkmènes et s'inscrit parfaitement dans la stratégie turque de remplacement de la population kurde d'origine par des groupes ethniques plus favorables à Ankara, une une pratique similaire à celle exercée par Pékin au Tibet et au Xinjiang, où la population locale qui ne s'est pas assimilée au processus d'intégration est remplacée par l'ethnie chinoise Han à travers des déportations et des pratiques de rééducation forcée; en outre, les milices de l'armée nationale syrienne, selon diverses organisations humanitaires, se sont rendues coupables de crimes de guerre, y compris l'enlèvement de responsables kurdes, qui finiront plus tard dans les prisons turques. Il convient de rappeler que les forces militaires turques occupent environ 60% du territoire syrien qui se trouve à la frontière turque et que le remplacement de la population, par des réfugiés syriens d'origine arabe, est la conséquence logique de la stratégie de sécurisation de leurs frontières sud, un programme qui a permis à Erdogan de surmonter des problèmes politiques internes, tels que la crise économique et la protestation contre l'islamisation de la société et qui a bénéficié, quoique avec des nuances différentes, du soutien à la fois de l'extrême droite au gouvernement et des forces d'opposition. Du point de vue international, la présence turque est vue dans divers cercles comme un frein à la présence et à l'action de la Russie et des chiites, essentiellement un facteur de stabilisation de la question syrienne. La Turquie ne s'est pas limitée à un engagement militaire, mais a investi d'énormes sommes dans la construction d'infrastructures, telles que des écoles et des hôpitaux et a connecté son propre réseau électrique à celui des territoires occupés, tandis que la monnaie en circulation est devenue la lire turque. . Il faut préciser que l'action turque rencontre diverses opinions positives, qui doivent être placées dans les sentiments favorables de l'action panislamique d'Ankara, qui coïncide de plus en plus avec le projet d'Erdogan d'un nouveau cours ottoman, qui place la Turquie au centre. d'un système au-delà de ses frontières, sur lequel exercer son influence, même comme alternative au prestige saoudien ou égyptien dans la même zone sunnite. Les territoires kurdes désormais occupés, selon le droit international, ne pourront pas entrer dans la souveraineté turque effective, mais il est raisonnable de penser à un positionnement sur le modèle de la partie turque de Chypre et de l'Azerbaïdjan, qui sont dans la sphère de influence d'Ankara. La question est de savoir jusqu'où la Turquie est prête à aller de l'avant avec ces pratiques et dans quelle mesure cela n'affecte pas le jugement du maintien d'Ankara au sein de l'Alliance atlantique, dont les objectifs sont maintenant trop souvent en contradiction avec la Turquie. Reste la profonde évaluation négative du comportement d'Ankara à l'égard des Kurdes, comme exemple de transgression des normes du droit international, auquel, tôt ou tard, il faudra trouver une sanction adéquate au niveau général.
Ao fortalecer seu controle no norte da Síria, a Turquia quer aumentar sua influência no mundo sunita
As forças armadas turcas penetraram em território sírio, sem declarar qualquer estado de beligerância contra Damasco, desde 2016 com o motivo oficial de se opor às milícias do Estado Islâmico, que, suspeita-se, haviam sido utilizadas por Ancara em um anti-Assad função, com razões que também podem ser atribuídas à oposição entre xiitas e sunitas. Na realidade, imediatamente ficou claro que o objetivo era evitar o perigo curdo nas fronteiras turcas; a presença dos habitantes dessas áreas, até então caracterizada por uma maioria de etnia curda e pela presença do Partido dos Trabalhadores do Curdistão, organização considerada terrorista, não só por Ancara, mas também por Bruxelas e Washington. O fato de os curdos terem representado as tropas operando no terreno contra o Estado Islâmico, o que permitiu não envolver soldados ocidentais diretamente no terreno, não foi suficiente para ganhar a proteção dos americanos, que os sacrificaram a uma aliança, o mesmo acontece com a Turquia, sobre a qual existem muitas dúvidas quanto à oportunidade real, tendo em conta os desenvolvimentos recentes da presidência de Erdogan. Em todo caso, os dados das Nações Unidas falam de mais de 150.000 curdos forçados a deixar suas terras desde as ações do exército turco, juntamente com o exército nacional sírio, um conjunto de milícias islâmicas opostas ao regime de Assad, em 2018, desenvolveram nas áreas próximas à fronteira com o território de Ancara. A composição étnica do exército nacional sírio é interessante porque é composto por cerca de 90% de árabes e os 10% restantes de turcomanos e se encaixa perfeitamente na estratégia turca de substituir a população curda original por grupos étnicos mais favoráveis a Ancara, um prática semelhante à exercida por Pequim no Tibete e em Xinjiang, onde a população local que não se adaptou ao processo de integração é substituída pela etnia chinesa Han por meio de deportações e práticas de reeducação forçada; além disso, as milícias do exército nacional sírio, segundo várias organizações humanitárias, eram culpadas de crimes de guerra, incluindo o sequestro de funcionários curdos, que mais tarde acabariam nas prisões turcas. Recorde-se que as forças militares turcas ocupam cerca de 60% do território sírio que se encontra na fronteira com a Turquia e a substituição da população, por refugiados sírios de etnia árabe, é a consequência lógica da estratégia de segurança das suas fronteiras ao sul, um programa que permitiu a Erdogan superar problemas políticos internos, como a crise econômica e o protesto contra a islamização da sociedade e que contava, ainda que com nuances diversas, com o apoio da extrema direita do governo e das forças de oposição. Do ponto de vista internacional, a presença turca é vista em vários círculos como um impedimento à presença e ação da Rússia e dos xiitas, essencialmente um fator de estabilização da questão síria. A Turquia não se limitou a um compromisso militar, mas investiu grandes somas na construção de infraestruturas, como escolas e hospitais e ligou a sua própria rede eléctrica à dos territórios ocupados, enquanto a moeda em circulação passou a ser a lira turca . Deve ser especificado que a ação turca está encontrando várias opiniões positivas, que devem ser colocadas dentro dos sentimentos favoráveis da ação pan-islâmica em Ancara, que cada vez mais coincide com o projeto de Erdogan de um novo rumo otomano, que vê a Turquia no centro de um sistema além de suas fronteiras, sobre o qual exercer sua influência, mesmo como uma alternativa ao prestígio saudita ou egípcio na mesma área sunita. Os territórios curdos agora ocupados, de acordo com o direito internacional, não poderão entrar na efetiva soberania turca, porém é razoável pensar em um posicionamento no modelo da parte turca de Chipre e do Azerbaijão, que estão na esfera de influência de Ancara. A questão é até que ponto a Turquia está disposta a ir em frente com essas práticas e até que ponto isso não afeta o julgamento da permanência de Ancara na Aliança Atlântica, cujos objetivos agora muitas vezes parecem estar em conflito com a Turquia. Resta a profunda avaliação negativa do comportamento de Ancara para com os curdos, como um exemplo de transgressão das normas do direito internacional, para o qual, mais cedo ou mais tarde, uma sanção adequada terá de ser encontrada em um nível geral.
Усиливая свой контроль на севере Сирии, Турция хочет усилить свое влияние в суннитском мире.
Турецкие вооруженные силы вторглись на сирийскую территорию, не объявив о каком-либо состоянии войны против Дамаска, с 2016 года с официальной причиной противостояния ополченцам Исламского государства, которые, как предполагается, использовались Анкарой в антиасадовской кампании. функции, по причинам, которые также можно проследить до противостояния между шиитами и суннитами. На самом деле сразу стало ясно, что цель состояла в том, чтобы предотвратить курдскую опасность на турецких границах; Присутствие жителей этих районов до этого момента характеризовалось большинством курдской национальности и присутствием Рабочей партии Курдистана, организации, считающейся террористической не только Анкарой, но также Брюсселем и Вашингтоном. Тот факт, что курды представляли войска, действующие на земле против Исламского государства, что позволяло не задействовать западных солдат непосредственно на земле, было недостаточным для защиты американцев, которые принесли их в жертву альянсу. как это было с Турцией, в отношении которой есть много сомнений в реальной возможности, учитывая недавние события, произошедшие в период президентства Эрдогана. В любом случае, данные ООН говорят о более чем 150 000 курдов, вынужденных покинуть свои земли после действий турецкой армии вместе с сирийской национальной армией, исламистскими ополченцами, противостоящими режиму Асада, которые в 2018 году создали в районах, близких к границе с территорией Анкары. Этнический состав сирийской национальной армии интересен тем, что она состоит примерно из 90% арабов и оставшихся 10% туркменов, и идеально вписывается в турецкую стратегию замены первоначального курдского населения этническими группами, более благоприятными для Анкары. практика, аналогичная той, что практикуется Пекином в Тибете и Синьцзяне, где местное население, не ассимилировавшееся в процессе интеграции, заменяется этнической группой ханьских китайцев посредством депортаций и принудительного перевоспитания; более того, ополченцы сирийской национальной армии, по мнению различных гуманитарных организаций, были виновны в военных преступлениях, включая похищение курдских чиновников, которые позже оказались в турецких тюрьмах. Следует помнить, что турецкие вооруженные силы оккупируют около 60% сирийской территории, которая находится на турецкой границе, и замещение населения сирийскими беженцами арабской национальности является логическим следствием стратегии обеспечения безопасности своих южных границ. программа, которая позволила Эрдогану преодолеть внутренние политические проблемы, такие как экономический кризис и протест против исламизации общества, и который пользовался, хотя и с разными нюансами, поддержкой как крайне правых в правительстве, так и оппозиционных сил. С международной точки зрения, турецкое присутствие рассматривается в различных кругах как средство сдерживания присутствия и действий России и шиитов, по сути, как стабилизирующий фактор в сирийском вопросе. Турция не ограничивалась военными обязательствами, но инвестировала огромные суммы в строительство инфраструктуры, такой как школы и больницы, и подключила свою собственную электросеть к сетям на оккупированных территориях, в то время как денежная единица в обращении превратилась в турецкую лиру. . Следует уточнить, что действия Турции наталкиваются на различные положительные мнения, которые должны быть помещены в благоприятные настроения панисламской акции в Анкаре, которая все больше совпадает с проектом Эрдогана нового курса Османской империи, в центре которого находится Турция. системы за ее пределами, на которую можно было бы оказывать свое влияние, даже в качестве альтернативы престижу Саудовской Аравии или Египта в том же суннитском районе. Курдские территории, оккупированные в настоящее время, согласно международному праву, не смогут войти в эффективный турецкий суверенитет, однако разумно подумать о позиционировании по модели турецкой части Кипра и Азербайджана, которые находятся в сфере влияние Анкары. Вопрос в том, насколько далеко Турция готова зайти в этой практике и насколько это не повлияет на суждение о сохранении Анкары в составе Атлантического альянса, цели которого сейчас слишком часто расходятся с Турцией. Остается глубоко негативная оценка поведения Анкары по отношению к курдам, как примера нарушения норм международного права, к которому рано или поздно придется найти адекватную санкцию на общем уровне.