Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

venerdì 1 agosto 2025

カナダは欧州連合に加盟しなければならない

 トランプ大統領の政治的脅迫――経済的な理由だけでなく政治的報復を目的とした関税賦課――の現状は、国際社会に一石を投じ、米国が誇らしげに追求している孤立を助長するはずだ。私利私欲と家族の利益のために、幾度となく期限を延期し、無謀な金融取引を可能にしてきたトランプ大統領の計画は、ますます明確になっている。それは、米国の金融力によって新たな世界秩序を押し付けることだ。この計画は、最も伝統的な同盟国と、一般的にワシントンに敵対的と見なされている国々の両方に適用される。ボルソナロ前大統領の弾劾を理由にブラジルに高関税を課すという最近の脅迫、そしてパレスチナ承認の意向を表明したカナダに対する同様の脅迫は、トランプ大統領の目的を如実に物語る例であり、明らかに他国の主権を侵害している。さらに、欧州連合(EU)など、強い反対勢力を生み出す可能性があった国々は、即座に過度に融和的な姿勢をとったため、米国大統領の強気な姿勢に拍車がかかった。中国は全く逆で、歴史的に従順ではなかったこともあり、アメリカの脅威に対してより強硬な姿勢を取っている。フォンデアライエン委員長は実力不足で、トランプ大統領の圧力に屈しがちであることが証明されたとも言える。欧州の責任は、既に危機に瀕している米国市場における地位を維持しようと努める一方で、新たな有力な加盟国を誘致し、代替市場を見つけられなかったことにある。欧州には勇気ある経済・政治プロジェクトが欠けているという認識がある。欧州にとっての第一歩は、域内関税を引き下げ、各国の税制を標準化し、国際舞台で結束力のあるブロックとして存在感を示すことである。次に、製品を販売できる市場を拡大する必要があり、最も可能性の高い販売先は、米国が最も高い関税を課す予定の市場である。最後に、所得向上政策によって域内市場を拡大する必要がある。これらが経済的な出発点であるならば、ヨーロッパが地理的な境界を越えることを可能にする政治プロジェクトを構築することがさらに重要になる。純粋な経済的利益のみで加盟している国とは異なり、ヨーロッパの価値観に強く共感し、地理的にヨーロッパの国境の外に位置し、比類のない共通の空間を持つ、自然な同盟国となる可能性がある。それは、トランプ大統領がアメリカ合衆国の51番目の州として併合すると繰り返し脅迫しているカナダである。カナダのEU加盟計画は、大西洋の両側におけるアメリカの覇権を打ち破り、世界で最も豊かな市場を創出することを意味する。これは確かにワシントンに対する戦争行為となるだろうが、ブリュッセルにとって外交上の重みと国際的な重要性を高めることになるだろう。EUの基盤となっている文化的な親和性と共通の民主主義的価値観を鑑みると、カナダはより深い同盟関係を築くための理想的なパートナーとなるだろう。このように構成されたブロックは、トランプ大統領を従わせ、外交と防衛におけるより大きな自立性を獲得し、大西洋同盟に留まりながらもワシントンからの独立を徐々に高めていくための理想的な敵となるだろう。これは確かに長いプロセスとなり、米国と比較して、EUの最も重要な国々の一部からより大きな判断の独立性が求められ、主権の相当部分を放棄するという共通のプロセスを伴うことになるだろう。しかし、カナダを引き込み、再びその傘下に組み入れることができるヨーロッパは、投資と交渉力の面でさらに現代的で魅力的なEUとなるだろう。カナダを世界で最も豊かな貿易圏に組み込むという考えは、米国を犠牲にしてカナダの価値を高め、米国の孤立主義的な野心を満たすことになるだろう。

يجب على كندا الانضمام إلى الاتحاد الأوروبي

 إن ما يحدث من ابتزاز سياسي من ترامب - فرض رسوم جمركية، ليس فقط لأسباب اقتصادية، بل أيضًا للانتقام السياسي - يجب أن يُثير قلق المجتمع الدولي ويُعزز العزلة التي تسعى إليها الولايات المتحدة بفخر. بعد عدة مواعيد نهائية مؤجلة، لتحقيق مكاسب شخصية وعائلية، ولتمكينه من القيام بأكثر العمليات المالية تهورًا، تبدو خطة ترامب أكثر وضوحًا: فرض نظام عالمي جديد من خلال القوة المالية الأمريكية. تنطبق هذه الخطة على كل من حلفائها التقليديين والدول التي تُعتبر عادةً معادية لواشنطن. إن التهديدات الأخيرة بفرض رسوم جمركية عالية على البرازيل لعزل الرئيس السابق بولسونارو، والابتزاز المماثل ضد كندا لتعبيرها عن رغبتها في الاعتراف بفلسطين، مثالان بليغان على أهداف ترامب، التي تنتهك بوضوح سيادة الدول الأخرى. علاوة على ذلك، فإن الجهات التي كان بإمكانها إثارة معارضة شديدة، مثل الاتحاد الأوروبي، تبنت على الفور موقفًا متساهلًا للغاية، مما أدى فقط إلى تأجيج تبجح الرئيس الأمريكي. على النقيض من ذلك، تبنت الصين موقفًا أكثر صرامة تجاه التهديدات الأمريكية، ويعود ذلك جزئيًا إلى افتقارها التاريخي للتبعية. تجدر الإشارة أيضًا إلى أن الرئيسة فون دير لاين أثبتت أنها طرف فاعل أقل فعالية، وأكثر عرضة لضغوط ترامب. يكمن خطأ أوروبا في عجزها عن جذب أعضاء جدد أقوياء وإيجاد أسواق بديلة، مع محاولتها الحفاظ على مكانتها في السوق الأمريكية، التي كانت معروفة بالفعل بضعفها. يُنظر إليها على أنها تفتقر إلى مشروع اقتصادي وسياسي جريء. تتمثل الخطوة الأولى لأوروبا في خفض التعريفات الجمركية الداخلية وتوحيد الضرائب، لتقديم نفسها على الساحة الدولية ككتلة متماسكة. بعد ذلك، من الضروري توسيع الأسواق التي يمكنها بيع سلعها فيها، والوجهات الأكثر احتمالًا هي تلك التي تنوي الولايات المتحدة فرض أعلى التعريفات عليها. وأخيرًا، من الضروري توسيع الأسواق الداخلية من خلال سياسات معززة للدخل. إذا كانت هذه هي المنطلقات الاقتصادية، فمن الأهم تطوير مشروع سياسي يسمح لأوروبا بتجاوز حدودها الجغرافية. هناك حليف طبيعي محتمل، حليف يتماهى بقوة مع القيم الأوروبية، على عكس الدول الأعضاء بدافع المصلحة الاقتصادية البحتة فقط، ويقع جغرافيًا خارج حدود أوروبا، مما يتيح مساحة مشتركة لا مثيل لها. هذا الحليف هو كندا، التي هدد ترامب مرارًا بضمها باعتبارها الولاية الحادية والخمسين للولايات المتحدة. إن التخطيط لانضمام كندا إلى الاتحاد الأوروبي يعني كسر الهيمنة الأمريكية على جانبي المحيط، وإنشاء أغنى سوق في العالم. سيكون ذلك بالتأكيد بمثابة عمل حربي ضد واشنطن، لكنه سيضيف ثقلًا دبلوماسيًا هائلًا وأهمية دولية أكبر لبروكسل. ونظرًا لتقاربها الثقافي وقيمها الديمقراطية المشتركة التي يقوم عليها الاتحاد الأوروبي، ستكون كندا الشريك الأمثل لبناء تحالف أعمق معها. إن تكتلًا مُشكلًا بهذه الطريقة سيكون خصمًا مثاليًا لإخضاع ترامب، وكذلك للحصول على استقلالية أكبر في الدبلوماسية والدفاع، مع البقاء ضمن حلف الأطلسي، ولكن مع زيادة استقلاليته تدريجيًا عن واشنطن. ستكون هذه بالتأكيد عملية طويلة، تتطلب استقلالية أكبر في تقدير بعض أهم دول الاتحاد، مقارنةً بالولايات المتحدة، مصحوبةً بعملية مشتركة للتنازل عن أجزاء كبيرة من السيادة. ومع ذلك، فإن أوروبا القادرة على جذب كندا وإعادة دمجها في صفوفها ستكون اتحادًا أكثر حداثة وجاذبية للاستثمار والنفوذ التفاوضي. إن فكرة ضم كندا إلى أغنى منطقة تجارية في العالم من شأنها أن تزيد من قيمتها على حساب الولايات المتحدة، مما يُرضي طموحاتها الانعزالية.

giovedì 24 luglio 2025

L'arma della fame usata da Israele

 La carestia di Gaza si rivela sempre più quello che è: una variante delle armi di sterminio operate da Israele, con l’appoggio evidente degli USA, ai danni dei palestinesi di Gaza. Non è stato ritenuto sufficiente bombardare dal cielo e dalla terra la popolazione, distruggergli le abitazioni, sottoporli a carenze igieniche notevoli: l’arma della fame serve a completare l’obiettivo del genocidio, che ha come unico obiettivo rubare il territorio dei palestinesi, una variante ancora più violenta di quanto già accade nelle colonie. I palestinesi superstiti sono vittima di una tortura brutale: costretti dalla carenza alimentare sono costretti a recarsi in zone anche lontane, dove la Gaza Humanitarian Foundation, organizzazione statunitense, dovrebbe distribuire gli aiuti. I palestinesi in file obbligate, spesso con percorsi obbligati all’interno di vere e proprie gabbie, devono subire le fucilate dei soldati israeliani. Secondo alcuni degli stessi soldati, il tiro a segno sarebbe conseguenza di ordini diretti degli ufficiali israeliani, mentre altre versioni parlano di plotoni formati da soldati provenienti dalle colonie, o che comunque ne condividono le finalità, che arriverebbero a disobbedire alle direttive ufficiali per colpire i palestinesi. Queste formazioni militari, peraltro, sono ritenute responsabili di atti contro i civili come il recente fatto che ha riguardato il bombardamento della chiesa cattolica di Gaza. In ogni caso proprio per la frequenza di episodi, purtroppo sempre più ricorrente, contro la popolazione in cerca di cibo, si può ragionevolmente ipotizzare, che entrambi le possibilità siano veritiere e che ciò corrisponde ad una strategia del governo israeliano, nemmeno più troppo nascosta, di sfrattare la popolazione palestinese da Gaza per fare rientrare la striscia sotto il diretto controllo amministrativo di Tel Aviv, come già ipotizzato da Trump e da un recente filmato creato con l’intelligenza artificiale da una ministra in carica. A Gaza, quindi, i civili continuano a morire, uccisi sia dall’esercito di Israele, che dalla tattica di affamare le persone. Se sull’aspetto militare le reazioni continuano ad essere troppo tiepide, non si va aldilà di dichiarazioni scontate e senza alcun effetto, la questione della provocata carestia alimentare ha provocato una dura presa di posizione firmata da 109 organizzazioni non governative, che hanno formalmente richiesto l’invio di aiuti umanitari. Quella provocata da Israele è una vera e propria carestia di massa, che ha generato grave denutrizione in tutte le fasce di età, ma con ricadute particolarmente gravi su bambini e vecchi, spesso vittime mortali di questa orribile privazione. La richiesta è quella di aprire tutti i valichi di frontiera per permettere ai rifornimenti di cibo, acqua potabile e medicinali di raggiungere le persone, ma con modalità regolate dalle Nazioni Unite e non dai contractor americani. I rifornimenti sono già presenti al di fuori della Striscia di Gaza, ma Israele continua a bloccarli con le scuse più diverse. La colpa viene addossata ad Hamas, ma non si capisce come l’organizzazione terroristica, fortemente decimata, abbia ancora un potere così vasto e tale da potere influenzare una grande massa di rifornimenti, è chiaro che ci troviamo di fronte ad una scusa per perpetrare la carestia a danno dei civili. La denuncia delle organizzazioni non governative è successiva alla dichiarazione congiunta di 25 paesi, che hanno chiesto la fine della guerra e hanno condannato i metodi della distribuzione alimentare. A queste dichiarazioni, però, non seguono ritorsioni, come le sanzioni, in grado di colpire l’economia israeliana, come avviene per la Russia. Senza prese di posizioni con effetto pratico ogni dichiarazione non ha alcun effetto su Tel Aviv, che può continuare ad aumentare il numero del massacro fin qui portato avanti, che, secondo i numeri forniti dal Ministero della Salute di Gaza, gestito da Hamas, ammonta a circa 60.000 morti; mentre per i vivi si calcola che l’87,8% degli abitanti di Gaza sia stata o è sottoposta ad ordini di sgombero sotto il controllo militare israeliano, una situazione che espone una occupazione militare a carico dei civili non giustificata, se non con la ragione di provocare sofferenze in maniera deliberata e con lo scopo di annettere il territorio palestinese della striscia allo stato ebraico.

The hunger weapon used by Israel

 The Gaza famine is increasingly revealing itself for what it is: a variant of the weapons of mass destruction used by Israel, with clear US support, against the Palestinians of Gaza. Bombing the population from the air and from the ground, destroying their homes, and subjecting them to significant sanitation was deemed insufficient: the weapon of hunger serves to complete the goal of genocide, whose sole purpose is to steal Palestinian territory, an even more violent variant of what is already happening in the settlements. Palestinian survivors are victims of brutal torture: forced by food shortages, they are forced to travel to remote areas where the Gaza Humanitarian Foundation, a US organization, is supposed to distribute aid. Palestinians, standing in forced lines, often with forced passages inside actual cages, are shot by Israeli soldiers. According to some of the soldiers themselves, the shooting was the result of direct orders from Israeli officers, while other versions speak of platoons made up of soldiers from the settlements, or those who at least share their goals, who disobeyed official directives to target Palestinians. These military formations, moreover, are held responsible for acts against civilians, such as the recent bombing of the Catholic church in Gaza. In any case, given the unfortunately increasingly frequent incidents targeting the population in search of food, it is reasonable to assume that both possibilities are true and that this corresponds to a strategy by the Israeli government, no longer even very hidden, to evict the Palestinian population from Gaza and bring the strip back under Tel Aviv's direct administrative control, as already hypothesized by Trump and by a recent video created with artificial intelligence by a serving minister. In Gaza, therefore, civilians continue to die, killed both by the Israeli army and by the tactic of starvation. While the military response remains tepid, going no further than predictable and ineffective declarations, the issue of the food shortage has prompted a strong statement signed by 109 non-governmental organizations, which have formally requested the dispatch of humanitarian aid. What Israel has caused is a veritable mass famine, which has led to severe malnutrition among all age groups, but with particularly severe consequences for children and the elderly, often the fatal victims of this horrific deprivation. The request is to open all border crossings to allow supplies of food, drinking water, and medicine to reach the people, but under procedures regulated by the United Nations, not by American contractors. Supplies are already arriving outside the Gaza Strip, but Israel continues to block them with a variety of excuses. The blame is being placed on Hamas, but it's unclear how the terrorist organization, severely decimated, still has such vast power to influence such a large supply chain. It's clear we're dealing with an excuse to perpetuate famine against civilians. The NGOs' denunciation follows the joint statement of 25 countries, which called for an end to the war and condemned the food distribution methods. These statements, however, are not followed by retaliatory measures, such as sanctions, capable of damaging the Israeli economy, as is the case with Russia. Without effective positions, any statement has no effect on Tel Aviv, which can continue to increase the toll of the massacre it has carried out so far, which, according to figures provided by the Hamas-run Gaza Ministry of Health, amounts to approximately 60,000 deaths. while for the living it is estimated that 87.8% of Gaza's inhabitants have been or are subjected to evacuation orders under Israeli military control, a situation that exposes an unjustified military occupation of civilians, except for the motive of deliberately causing suffering and with the aim of annexing the Palestinian territory of the Strip to the Jewish state.

El arma del hambre utilizada por Israel

 La hambruna en Gaza se revela cada vez más como lo que es: una variante de las armas de destrucción masiva utilizadas por Israel, con el claro apoyo de Estados Unidos, contra los palestinos de Gaza. Bombardear a la población desde el aire y desde tierra, destruir sus hogares y someterlos a un saneamiento deficiente se consideró insuficiente: el arma del hambre sirve para consumar el genocidio, cuyo único propósito es robar territorio palestino, una variante aún más violenta de lo que ya ocurre en los asentamientos. Los supervivientes palestinos son víctimas de brutales torturas: obligados por la escasez de alimentos, se ven obligados a viajar a zonas remotas donde la Fundación Humanitaria de Gaza, una organización estadounidense, se supone que distribuye ayuda. Los palestinos, que forman filas forzadas, a menudo con pasajes forzados dentro de jaulas reales, son baleados por soldados israelíes. Según algunos de los propios soldados, los disparos fueron resultado de órdenes directas de oficiales israelíes, mientras que otras versiones hablan de pelotones formados por soldados de los asentamientos, o por aquellos que al menos comparten sus objetivos, que desobedecieron las directivas oficiales de atacar a los palestinos. Estas formaciones militares, además, son consideradas responsables de actos contra civiles, como el reciente bombardeo de la iglesia católica en Gaza. En cualquier caso, dados los cada vez más frecuentes incidentes contra la población en busca de alimentos, es razonable asumir que ambas posibilidades son ciertas y que esto corresponde a una estrategia del gobierno israelí, ya no muy disimulada, para expulsar a la población palestina de Gaza y devolver la Franja al control administrativo directo de Tel Aviv, como ya hipotetizó Trump y se desprende de un video reciente creado con inteligencia artificial por un ministro en funciones. En Gaza, por lo tanto, siguen muriendo civiles, asesinados tanto por el ejército israelí como por la inanición. Si bien la respuesta militar sigue siendo tibia, limitándose a declaraciones predecibles e ineficaces, la escasez de alimentos ha motivado una enérgica declaración firmada por 109 organizaciones no gubernamentales, que han solicitado formalmente el envío de ayuda humanitaria. Lo que Israel ha provocado es una auténtica hambruna masiva, que ha provocado desnutrición severa en todas las edades, pero con consecuencias especialmente graves para niños y ancianos, a menudo víctimas mortales de esta terrible privación. La solicitud consiste en abrir todos los cruces fronterizos para permitir que los suministros de alimentos, agua potable y medicamentos lleguen a la población, pero bajo procedimientos regulados por las Naciones Unidas, no por contratistas estadounidenses. Los suministros ya están llegando fuera de la Franja de Gaza, pero Israel continúa bloqueándolos con diversas excusas. Se culpa a Hamás, pero no está claro cómo la organización terrorista, gravemente diezmada, aún tiene un poder tan amplio para influir en una cadena de suministro tan extensa. Es evidente que se trata de una excusa para perpetuar la hambruna contra la población civil. La denuncia de las ONG surge tras la declaración conjunta de 25 países, que pidió el fin de la guerra y condenó los métodos de distribución de alimentos. Sin embargo, estas declaraciones no van seguidas de medidas de represalia, como sanciones, capaces de dañar la economía israelí, como sí ocurre con Rusia. Sin posiciones efectivas, cualquier declaración no tiene efecto sobre Tel Aviv, que puede seguir aumentando el saldo de la masacre que ha llevado a cabo hasta ahora, que, según las cifras proporcionadas por el Ministerio de Salud de Gaza dirigido por Hamás, asciende a aproximadamente 60.000 muertos, mientras que para los vivos se estima que el 87,8% de los habitantes de Gaza han sido o están sujetos a órdenes de evacuación bajo control militar israelí, una situación que expone una ocupación militar injustificada de civiles, excepto por el motivo de causar deliberadamente sufrimiento y con el objetivo de anexar el territorio palestino de la Franja al Estado judío.

Die Hungerwaffe Israels

 Die Hungersnot im Gazastreifen entpuppt sich zunehmend als das, was sie ist: eine Variante der Massenvernichtungswaffen, die Israel mit eindeutiger US-Unterstützung gegen die Palästinenser im Gazastreifen einsetzt. Die Bevölkerung aus der Luft und vom Boden aus zu bombardieren, ihre Häuser zu zerstören und sie einer massiven Hygiene zu unterziehen, wurde als unzureichend erachtet: Die Waffe des Hungers dient der Verwirklichung des Völkermords, dessen einziger Zweck die Plünderung palästinensischen Territoriums ist – eine noch gewaltsamere Variante dessen, was bereits in den Siedlungen geschieht. Palästinensische Überlebende werden Opfer brutaler Folter: Aufgrund von Nahrungsmittelknappheit werden sie gezwungen, in entlegene Gebiete zu reisen, wo die Gaza Humanitarian Foundation, eine US-Organisation, Hilfsgüter verteilen soll. Palästinenser, die in Zwangsreihen stehen, oft mit Zwangsdurchgängen in Käfigen, werden von israelischen Soldaten erschossen. Nach Aussage einiger Soldaten selbst erfolgte die Schießerei auf direkten Befehl israelischer Offiziere, während andere Versionen von Zügen aus Soldaten der Siedlungen oder solchen, die zumindest ihre Ziele teilen, sprechen, die offiziellen Anweisungen missachteten und gezielt Palästinenser angreifen. Diese militärischen Formationen werden zudem für Angriffe auf die Zivilbevölkerung verantwortlich gemacht, wie beispielsweise den jüngsten Bombenanschlag auf die katholische Kirche in Gaza. Angesichts der leider immer häufigeren Vorfälle gegen die Bevölkerung auf der Suche nach Nahrungsmitteln ist es jedenfalls naheliegend anzunehmen, dass beide Möglichkeiten zutreffen und dass dies einer nicht einmal mehr verborgenen Strategie der israelischen Regierung entspricht, die palästinensische Bevölkerung aus Gaza zu vertreiben und den Streifen wieder unter die direkte Verwaltung Tel Avivs zu bringen, wie bereits von Trump und einem kürzlich von einem amtierenden Minister mit künstlicher Intelligenz erstellten Video vermutet. In Gaza sterben daher weiterhin Zivilisten, getötet sowohl durch die israelische Armee als auch durch die Taktik des Aushungerns. Während die militärische Reaktion verhalten bleibt und sich auf vorhersehbare und ineffektive Erklärungen beschränkt, hat die Nahrungsmittelknappheit eine eindringliche Erklärung von 109 Nichtregierungsorganisationen ausgelöst, die formell um die Entsendung humanitärer Hilfe gebeten haben. Was Israel verursacht hat, ist eine regelrechte Massenhungersnot, die zu schwerer Unterernährung in allen Altersgruppen geführt hat, insbesondere aber Kinder und ältere Menschen, die oft Opfer dieser schrecklichen Not werden. Die Forderung lautet, alle Grenzübergänge zu öffnen, damit Nahrungsmittel, Trinkwasser und Medikamente die Bevölkerung erreichen können, allerdings nach den von den Vereinten Nationen und nicht von amerikanischen Auftragnehmern festgelegten Verfahren. Lieferungen treffen bereits außerhalb des Gazastreifens ein, doch Israel blockiert sie weiterhin mit verschiedenen Vorwänden. Die Schuld wird der Hamas zugeschoben, doch es ist unklar, wie die stark dezimierte Terrororganisation noch immer so viel Macht hat, eine so umfangreiche Lieferkette zu beeinflussen. Es ist klar, dass es sich um einen Vorwand handelt, um die Hungersnot unter der Zivilbevölkerung aufrechtzuerhalten. Die Verurteilung durch die NGOs folgt auf die gemeinsame Erklärung von 25 Ländern, die ein Ende des Krieges forderten und die Methoden der Lebensmittelverteilung verurteilten. Diesen Erklärungen folgen jedoch keine Vergeltungsmaßnahmen wie Sanktionen, die der israelischen Wirtschaft schaden könnten, wie dies bei Russland der Fall ist. Ohne wirksame Positionen hat keine Erklärung Auswirkungen auf Tel Aviv, das die Zahl der Opfer des von ihm bisher verübten Massakers weiter erhöhen kann. Nach Angaben des von der Hamas geführten Gesundheitsministeriums für Gaza belaufen sich die Todesopfer auf rund 60.000. Was die Lebenden betrifft, so wurden oder werden schätzungsweise 87,8 % der Einwohner Gazas von der israelischen Militärkontrolle evakuiert. Diese Situation offenbart eine ungerechtfertigte militärische Besetzung der Zivilbevölkerung, die nicht dem Motiv dient, vorsätzlich Leid zu verursachen und das palästinensische Gebiet des Gazastreifens dem jüdischen Staat anzuschließen.

L'arme de la faim utilisée par Israël

 La famine à Gaza se révèle de plus en plus telle qu'elle est : une variante des armes de destruction massive utilisées par Israël, avec le soutien clair des États-Unis, contre les Palestiniens de Gaza. Bombarder la population depuis les airs et depuis le sol, détruire leurs habitations et les soumettre à des mesures sanitaires draconiennes a été jugé insuffisant : l'arme de la faim sert à accomplir l'objectif du génocide, dont le seul but est de s'emparer du territoire palestinien, une variante encore plus violente de ce qui se passe déjà dans les colonies. Les survivants palestiniens sont victimes de tortures brutales : contraints par la pénurie alimentaire, ils sont contraints de se rendre dans des zones reculées où la Fondation humanitaire de Gaza, une organisation américaine, est censée distribuer de l'aide. Les Palestiniens, debout en files forcées, souvent avec des passages forcés à l'intérieur de véritables cages, sont abattus par les soldats israéliens. Selon certains soldats eux-mêmes, les tirs résultaient d'ordres directs d'officiers israéliens, tandis que d'autres versions parlent de pelotons composés de soldats des colonies, ou de ceux qui partagent au moins leurs objectifs, qui ont désobéi aux directives officielles visant les Palestiniens. Ces formations militaires sont par ailleurs tenues pour responsables d'actes contre des civils, comme le récent bombardement de l'église catholique de Gaza. Quoi qu'il en soit, compte tenu des incidents malheureusement de plus en plus fréquents ciblant la population en quête de nourriture, il est raisonnable de supposer que les deux hypothèses sont vraies et qu'il s'agit d'une stratégie, plus ou moins dissimulée, du gouvernement israélien visant à expulser la population palestinienne de Gaza et à ramener la bande sous le contrôle administratif direct de Tel-Aviv, comme l'avaient déjà émis l'hypothèse de Trump et d'une récente vidéo créée par un ministre en exercice grâce à l'intelligence artificielle. À Gaza, par conséquent, des civils continuent de mourir, tués à la fois par l'armée israélienne et par la tactique de la famine. Si la réponse militaire reste timide, se limitant à des déclarations prévisibles et inefficaces, la question de la pénurie alimentaire a suscité une déclaration ferme signée par 109 organisations non gouvernementales, qui ont officiellement demandé l'envoi d'aide humanitaire. Israël a provoqué une véritable famine de masse, qui a entraîné une malnutrition sévère dans toutes les tranches d'âge, mais avec des conséquences particulièrement graves pour les enfants et les personnes âgées, souvent victimes de cette terrible privation. La demande porte sur l'ouverture de tous les points de passage frontaliers afin de permettre l'approvisionnement en nourriture, en eau potable et en médicaments de la population, mais selon des procédures réglementées par les Nations Unies, et non par des prestataires américains. Des fournitures arrivent déjà de la bande de Gaza, mais Israël continue de les bloquer sous divers prétextes. La faute est imputée au Hamas, mais on ne comprend pas comment cette organisation terroriste, sévèrement décimée, dispose encore d'un pouvoir aussi important pour influencer une chaîne d'approvisionnement aussi vaste. Il est clair qu'il s'agit d'un prétexte pour perpétuer la famine parmi les civils. La dénonciation des ONG fait suite à la déclaration commune de 25 pays, qui ont appelé à la fin de la guerre et condamné les méthodes de distribution alimentaire. Ces déclarations, cependant, ne sont pas suivies de mesures de rétorsion, telles que des sanctions, susceptibles de nuire à l'économie israélienne, comme c'est le cas avec la Russie. Sans positions efficaces, toute déclaration n'a aucun effet sur Tel-Aviv, qui peut continuer à augmenter le bilan du massacre qu'il a perpétré jusqu'à présent, qui, selon les chiffres fournis par le ministère de la Santé de Gaza dirigé par le Hamas, s'élève à environ 60 000 morts. tandis que pour les vivants, on estime que 87,8 % des habitants de Gaza ont été ou sont soumis à des ordres d'évacuation sous contrôle militaire israélien, une situation qui expose une occupation militaire injustifiée de civils, sauf pour le motif de causer délibérément des souffrances et dans le but d'annexer le territoire palestinien de la bande de Gaza à l'État juif.