Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 18 febbraio 2026

民主党は、ヨーロッパにとって唯一の有効なアメリカの対話相手であると自称している。

 トランプ大統領の行動に対する民主党の反対派は沈黙しているように見えるというのが、広く共有されている見解だ。党が深刻な内部危機に陥っているのか、選挙戦運営のまずさから世界的な波紋を呼んだ敗北を招いたのか、それともこの沈黙はホワイトハウスの大統領とその閣僚たちの無能さと卑劣さを暴くための意図的な戦略なのかは不明だ。しかし、民主党の沈黙は、先日のミュンヘン安全保障会議において国際的に終止符が打たれた。その明確な意図は、欧州の指導者たちを安心させたいというものだ。この安心させようとする発言は、来たる米国大統領選挙での望ましい勝利を示唆するものの、確実ではない可能性に過ぎない。主な意図は、米国大統領による欧州同盟国への裏切りを非難することだったようで、民主党を米国にとって西側諸国との唯一の真摯な対話相手として確立しようとする明確な試みである。特に、カリフォルニア州知事ニューサムは、自らを野党のリーダー、そして2028年大統領選挙における民主党候補の有力候補であると位置付けている。彼によると、トランプ氏は暫定的な任期で、3年後に退任する。現行法の下では、トランプ氏が現行の規則を変えない限り、これは事実となる。しかし、共和党が承認すれば現副大統領のヴァンス氏が就任することになるが、ヴァンス氏は現職大統領よりもさらに悪い立場を取る可能性もある。今、民主党が勝利したとしても、欧州は自治権の追求を放棄する言い訳を作ってはならない。オバマ氏、そしてバイデン氏以降、方法は異なるものの、米国は中国を主要な商業的および地政学的ライバルと見なし、その重点を太平洋に移していることを忘れてはならない。トランプ氏の下では、欧州との関係は前例のない傲慢さを特徴とする変化を遂げたが、地政学的戦略上の目的は民主党の目標と全く同じである。欧州連合は、特に防衛に関しては、もはや同盟国である米国を信頼せず、いかなる犠牲を払ってでも予防措置を講じなければならない。トランプ氏の功績の一つは、まさにこのプロセスを加速させ、「アメリカを再び偉大にする」という価値観が欧州連合(EU)の建国理念と相容れないことを認識させたことにある。しかし、グリーンランド問題や関税問題でも非難されている欧州との関係は、民主党が強調する唯一の論点ではない。気候変動への対策を放棄し、石油、ガス、石炭によるエネルギー消費を優先することは、米国を2世紀も前に逆戻りさせている。こうした姿勢は、汚染問題への懸念が高まっている欧州では特に不評だ。経済格差の拡大は、米国を権威主義の蔓延へと導き、欧州のパートナー諸国を安心させることにも繋がっている。こうした主張をEU諸国に提示することは、西側諸国政府における民主党の立場を強化するための重要な一歩となる。しかし、それは決して難しいことではない。トランプ氏の政策の影響は国際関係に大きな不安定さをもたらしており、大統領選挙に勝利すれば、この不安定さを是正する必要がある。この逆潮流は中間選挙で起こり、トランプ大統領の自信を損なう可能性がある。いずれにせよ、民主党が信頼できる対話相手として自らをアピールする必要は、市場を安心させ、欧州同盟国との間に根本的に異なる基盤を築くことにも繋がる。そして今こそ、すべてのEU加盟国が捉えるべき機会である。

يقدم الحزب الديمقراطي نفسه باعتباره المحاور الأمريكي الوحيد الصالح لأوروبا

 يسود اعتقاد واسع بأن المعارضة الديمقراطية لتصرفات ترامب تبدو صامتة. ولا يزال من غير الواضح ما إذا كان الحزب يعاني من أزمة داخلية حادة، بعد أن تسبب في هزيمة ذات تداعيات عالمية نتيجة لسوء إدارة الحملة الانتخابية، أم أن هذا الصمت استراتيجية متعمدة لكشف عدم كفاءة رئيس البيت الأبيض ووزرائه وتفاهتهم. إلا أن صمت الديمقراطيين قد توقف دوليًا، في مؤتمر ميونيخ للأمن الأخير، بهدف واضح لطمأنة القادة الأوروبيين. وهذه الطمأنة احتمالية فقط، إذ تشير إلى فوز مرغوب فيه، ولكنه غير مؤكد، في الانتخابات الرئاسية الأمريكية المقبلة. ويبدو أن الهدف الأساسي كان التنديد بخيانة الرئيس الأمريكي لحلفائه الأوروبيين، في محاولة واضحة لترسيخ الحزب الديمقراطي باعتباره الجهة الوحيدة الجادة التي تتفاوض مع الحكومات الغربية. وعلى وجه الخصوص، قدم حاكم كاليفورنيا، نيوسوم، نفسه كزعيم للمعارضة ومرشح ديمقراطي محتمل في انتخابات الرئاسة لعام 2028. ووفقًا له، فإن ترامب مؤقت وسيرحل بعد ثلاث سنوات. بموجب التشريعات الحالية، سيبقى الوضع على ما هو عليه، بافتراض فشل ترامب في تغيير القواعد الحالية. مع ذلك، في حال مصادقة الجمهوريين، سيتولى نائب الرئيس الحالي، فانس، منصبه، وقد يكون أسوأ، إن أمكن، من الرئيس الحالي للبيت الأبيض. الآن، حتى مع فوز الديمقراطيين، لا يجب على أوروبا أن تتخذ ذريعة لعدم السعي نحو الاستقلال. من المهم التذكير بأن الولايات المتحدة، وإن كان ذلك بطرق مختلفة، بدءًا من أوباما ثم بايدن، قد حولت تركيزها الأساسي إلى المحيط الهادئ، مُعتبرةً الصين منافسها التجاري والجيوسياسي الرئيسي. مع ترامب، تغيرت طبيعة العلاقات مع أوروبا، واتسمت بغطرسة غير مسبوقة، لكن الأهداف الجيوسياسية لا تزال مطابقة لأهداف الديمقراطيين. يجب على الاتحاد الأوروبي اتخاذ الاحتياطات اللازمة مهما كلف الأمر، وعدم الثقة بحليفه الأمريكي، خاصةً فيما يتعلق بالدفاع. من إنجازات ترامب تسريع هذه العملية والاعتراف بأن قيم "لنجعل أمريكا عظيمة مجدداً" لا تتوافق مع المُثل التأسيسية للاتحاد الأوروبي. لكن العلاقة مع أوروبا، التي أُدينت أيضاً بسبب قضية غرينلاند والتعريفات الجمركية، ليست النقطة الوحيدة التي يُسلط عليها الديمقراطيون الضوء: فالتخلي عن مكافحة حالة الطوارئ المناخية، وتفضيل استهلاك الطاقة من النفط والغاز والفحم، يُعيد الولايات المتحدة قرنين من الزمان إلى الوراء. هذا السلوك غير شعبي بشكل خاص في أوروبا، التي تزداد حساسية لمشكلة التلوث. كما أن تفاقم عدم المساواة الاقتصادية يدفع الولايات المتحدة نحو الاستبداد المتفشي، الأمر الذي لا يُطمئن شركاءها الأوروبيين. يُعدّ عرض هذه الحجج على دول الاتحاد الأوروبي خطوة مهمة نحو تعزيز مكانة الديمقراطيين لدى الحكومات الغربية. ليس الأمر صعباً للغاية: فقد أدت آثار سياسات ترامب إلى زعزعة استقرار العلاقات الدولية بشكل كبير، وهو ما سيتطلب معالجة في حال فوزه بالانتخابات الرئاسية. قد يحدث هذا التوجه المعاكس في انتخابات التجديد النصفي، مما يُقوّض ثقة ترامب. على أي حال، فإن حاجة الديمقراطيين إلى تقديم أنفسهم كمحاورين موثوق بهم تعمل أيضاً على طمأنة الأسواق وإرساء أساس مختلف جذرياً مع حلفائهم الأوروبيين، بدءاً من الآن: وهي فرصة يجب على جميع أعضاء الاتحاد الأوروبي اغتنامها أيضاً.

lunedì 16 febbraio 2026

Elezioni ungheresi: con una vittoria di Orban l'Unione Europea dovrebbe prendere decisioni drastiche sull'Ungheria

 A due mesi dalle elezioni in Ungheria, il primo ministro in carica, Viktor Orban, deve registrare che i sondaggi indipendenti lo darebbero sconfitto dal suo principale rivale, Peter Magyar. La distanza dell’ultima rilevazione parla di una distanza di ben dieci punti percentuali, che rovescerebbe gli attuali rapporti di forza presenti nel parlamento ungherese, che al momento vedono una maggioranza qualificata di due terzi a favore del partito del primo ministro in carica. Questo dato viene smentito dai sondaggi degli istituti vicino al governo, che, al contrario, danno il partito del primo ministro in vantaggio di sei punti. Il giorno delle votazioni è fissato per il prossimo 12 Aprile e per Orban è venuto il tempo di ribadire i propri punti fondamentali del programma elettorale, esaltando ed esasperando alcuni concetti, che ritiene fondamentali per il proprio successo. Mentre il suo avversario ha promesso una maggiore adesione all’Unione Europea ed una lotta serrata alla corruzione, Orban è arrivato a sostenere che la reale minaccia per il paese ungherese non è la Russia ma la stessa Unione Europea di cui si ostina a fare parte e di cui sfrutta abbondantemente i finanziamenti che sostengono l’economia del paese ed infatti il premier ungherese, malgrado i ripetuti attacchi contro Bruxelles, non ha mai manifestato in modo chiaro la volontà di uscire dall’Unione; tuttavia non ha mancato, anche nei recenti comizi di definire l’Unione Europea come una macchina oppressiva per il suo paese, che invece, ha troppo tollerato le leggi illiberali promulgate nei suoi cinque mandati al governo, di cui gli ultimi quattro consecutivi. In realtà le condanne di Bruxelles contro le leggi illiberali, soprattutto in materia di giustizia, diritti civili e di informazione, sono sempre state insufficienti e non hanno prodotto alcun cambio di direzione, contravvenendo così alla stessa legislazione europea. L’Ungheria si conferma lo stato dell’Unione più vicino alla Russia e contro l’Ucraina ed anche particolarmente vicino alle posizioni ideologiche del Presidente americano Trump, proprio quando il recente intervento del cancelliere tedesco ha definito l’Europa completamente in disaccordo con le idee del movimento “Make American Great Again”. Budapest in questo ruolo di oppositore interno contro gli ideali europei può contare sulla Slovacchia ed in generale nei partiti sovranisti presenti in tutta Europa, che al momento sono, però, in minoranza rispetto al favore dei sentimenti europeisti. L’impressione è che Bruxelles attenda l’esito delle elezioni ungheresi, senza troppo esporsi, augurandosi nella vittoria degli avversari di Orban, che promettono una maggiore integrazione europea. Si dovesse verificare la vittoria dell’attuale primo ministro, si renderà necessario sanzionare Budapest fino a prevedere anche una possibile espulsione dall’Unione, anche se fare ciò sarà necessario cambiare le leggi vigenti. Questa eventualità impone un processo lungo, nel frattempo la severità di Bruxelles potrebbe farsi sentire con la riduzione progressiva dei finanziamenti e la riduzione della rilevanza ungherese all’interno dell’Unione; d’altronde i programmi di trovare soluzioni per accelerare le decisioni, non possono che facilitare decisioni e sanzioni pesanti contro quei membri che si allontanano troppo dagli scopi dell’Unione, sfruttandone soltanto i finanziamenti senza contribuire allo sviluppo comune. Un’Europa che deve trovare la propria dimensione di autonomia, soprattutto dagli USA, ma anche dalla Cina e capace di controllare la Russia, non può tollerare la presenza di elementi di disturbo come l’attuale Ungheria, o la Slovacchia, ed una eventuale vittoria di Orban dovrà determinare l’allontanamento di Budapest e poco importa se potrà ritornare nell’orbita russa, per l’Europa sarà un peso di meno non indifferente.  

Hungarian elections: An Orban victory would mean the European Union would have to take drastic measures regarding Hungary.

 Two months before the Hungarian elections, incumbent Prime Minister Viktor Orban must face the reality that independent polls predict his defeat by his main rival, Peter Magyar. The latest polls show a gap of a full ten percentage points, which would overturn the current balance of power in the Hungarian parliament, which currently sees a qualified two-thirds majority in favor of the incumbent Prime Minister's party. This finding is contradicted by polls from institutions close to the government, which, on the contrary, show the Prime Minister's party leading by six percentage points. Election day is set for April 12th, and the time has come for Orban to reiterate the key points of his electoral platform, both exaggerating and exaggerating certain concepts he believes are crucial to his success. While his opponent has promised greater membership in the European Union and a vigorous fight against corruption, Orban has gone so far as to argue that the real threat to Hungary is not Russia but the European Union itself, of which it persists in remaining a member and whose funds sustain the country's economy it lavishly exploits. Indeed, the Hungarian prime minister, despite repeated attacks against Brussels, has never clearly expressed his desire to leave the Union. However, he has not failed, even in recent rallies, to characterize the European Union as an oppressive machine for his country, which, in fact, has tolerated too much of the illiberal laws enacted during his five terms in office, the last four of which have been consecutive. In reality, Brussels' condemnations of illiberal laws, especially in the areas of justice, civil rights, and information, have always been insufficient and have failed to produce any change of direction, thus contravening European legislation itself. Hungary remains the EU member state closest to Russia and anti-Ukraine, and particularly close to the ideological positions of US President Trump, especially as the German Chancellor's recent statement defined Europe as completely at odds with the ideas of the "Make American Great Again" movement. In this role of internal opposition to European ideals, Budapest can count on Slovakia and, more generally, on the sovereignist parties present throughout Europe, which, however, are currently in a minority compared to pro-European sentiments. The impression is that Brussels is awaiting the outcome of the Hungarian elections, without exposing itself too much, hoping for a victory for Orbán's opponents, who promise greater European integration. Should the current prime minister win, sanctions against Budapest will be necessary, even potentially leading to expulsion from the Union, even if this would require changing existing laws. This eventuality requires a lengthy process, and in the meantime, Brussels' severity could be felt through the progressive reduction of funding and the reduction of Hungary's importance within the Union. Moreover, programs designed to find solutions to speed up decisions can only facilitate decisions and heavy sanctions against those members who stray too far from the Union's goals, merely exploiting its funding without contributing to common development. A Europe that must find its own dimension of autonomy, especially from the US, but also from China, and capable of controlling Russia, cannot tolerate the presence of disruptive elements such as the current Hungary or Slovakia. A possible victory for Orban will inevitably lead to Budapest's estrangement, and it matters little whether it can return to Russia's orbit; for Europe, it will be a significant burden lessened.

Elecciones húngaras: una victoria de Orban significaría que la Unión Europea tendría que tomar medidas drásticas con respecto a Hungría.

 A dos meses de las elecciones húngaras, el actual primer ministro, Viktor Orban, debe afrontar la realidad de que las encuestas independientes predicen su derrota ante su principal rival, Peter Magyar. Las últimas encuestas muestran una diferencia de diez puntos porcentuales, lo que alteraría el actual equilibrio de poder en el parlamento húngaro, que actualmente cuenta con una mayoría cualificada de dos tercios a favor del partido del actual primer ministro. Este resultado se contradice con las encuestas de instituciones cercanas al gobierno, que, por el contrario, muestran que el partido del primer ministro lidera por seis puntos porcentuales. La jornada electoral está fijada para el 12 de abril, y ha llegado el momento de que Orban reitere los puntos clave de su plataforma electoral, exagerando y exagerando ciertos conceptos que considera cruciales para su éxito. Mientras su oponente ha prometido una mayor adhesión a la Unión Europea y una enérgica lucha contra la corrupción, Orban ha llegado incluso a argumentar que la verdadera amenaza para Hungría no es Rusia, sino la propia Unión Europea, de la que persiste en seguir siendo miembro y cuyos fondos sustentan la economía del país, que explota profusamente. De hecho, el primer ministro húngaro, a pesar de los repetidos ataques contra Bruselas, nunca ha expresado claramente su deseo de abandonar la Unión. Sin embargo, incluso en recientes mítines, ha caracterizado a la Unión Europea como una máquina opresora para su país, que, de hecho, ha tolerado en exceso las leyes antiliberales promulgadas durante sus cinco mandatos, los cuatro últimos consecutivos. En realidad, las condenas de Bruselas a las leyes antiliberales, especialmente en materia de justicia, derechos civiles e información, siempre han sido insuficientes y no han logrado ningún cambio de rumbo, contraviniendo así la propia legislación europea. Hungría sigue siendo el Estado miembro de la UE más cercano a Rusia y antiucraniano, y especialmente cercano a las posturas ideológicas del presidente estadounidense Trump, sobre todo después de que la reciente declaración de la canciller alemana definiera a Europa como completamente opuesta a las ideas del movimiento "Make American Great Again". En este papel de oposición interna a los ideales europeos, Budapest puede contar con Eslovaquia y, en general, con los partidos soberanistas presentes en toda Europa, que, sin embargo, actualmente son minoritarios en comparación con los sentimientos proeuropeos. La impresión es que Bruselas espera el resultado de las elecciones húngaras, sin exponerse demasiado, con la esperanza de una victoria de los oponentes de Orbán, que prometen una mayor integración europea. Si el actual primer ministro gana, serán necesarias sanciones contra Budapest, que podrían incluso llevar a su expulsión de la Unión, aunque esto requiera modificar las leyes vigentes. Esta eventualidad requiere un largo proceso, y mientras tanto, la severidad de Bruselas podría dejarse sentir en la progresiva reducción de la financiación y la disminución de la importancia de Hungría dentro de la Unión. Además, los programas diseñados para encontrar soluciones que agilicen las decisiones solo pueden facilitar decisiones y sanciones severas contra aquellos miembros que se desvían demasiado de los objetivos de la Unión, simplemente explotando su financiación sin contribuir al desarrollo común. Una Europa que debe encontrar su propia dimensión de autonomía, especialmente de Estados Unidos, pero también de China, y capaz de controlar a Rusia, no puede tolerar la presencia de elementos disruptivos como las actuales Hungría o Eslovaquia. Una posible victoria de Orbán conducirá inevitablemente al distanciamiento de Budapest, y poco importa si logra regresar a la órbita de Rusia; para Europa, supondrá un importante alivio de carga.

Ungarische Wahlen: Ein Sieg Orbans würde bedeuten, dass die Europäische Union drastische Maßnahmen in Bezug auf Ungarn ergreifen müsste.

 Zwei Monate vor den ungarischen Wahlen muss sich Ministerpräsident Viktor Orbán der Realität stellen, dass unabhängige Umfragen seine Niederlage gegen seinen Hauptrivalen Péter Magyar vorhersagen. Die jüngsten Umfragen zeigen einen Rückstand von zehn Prozentpunkten, was das derzeitige Kräfteverhältnis im ungarischen Parlament, in dem die Partei des Ministerpräsidenten aktuell über eine qualifizierte Zweidrittelmehrheit verfügt, grundlegend verändern würde. Demgegenüber sehen Umfragen regierungsnaher Institutionen die Partei des Ministerpräsidenten mit sechs Prozentpunkten vorn. Der Wahltag ist der 12. April, und es ist an der Zeit für Orbán, die Kernpunkte seines Wahlprogramms zu bekräftigen und dabei einige Konzepte, die er für seinen Erfolg als entscheidend erachtet, teils zu übertreiben, teils zu übertreiben. Während sein Gegner eine stärkere EU-Mitgliedschaft und einen energischen Kampf gegen die Korruption versprochen hat, geht Orbán sogar so weit zu behaupten, die eigentliche Bedrohung für Ungarn gehe nicht von Russland, sondern von der Europäischen Union selbst aus, deren Mitglied Ungarn weiterhin ist und deren Gelder die Wirtschaft des Landes stützen, die es verschwenderisch ausbeutet. Tatsächlich hat der ungarische Ministerpräsident trotz wiederholter Angriffe gegen Brüssel nie klar seinen Wunsch geäußert, die Union zu verlassen. Dennoch hat er es auch bei jüngsten Kundgebungen nicht versäumt, die Europäische Union als Unterdrückungsapparat für sein Land zu bezeichnen, das in der Tat zu viele der illiberalen Gesetze toleriert habe, die während seiner fünf Amtszeiten, von denen die letzten vier aufeinanderfolgend waren, erlassen wurden. In Wirklichkeit waren Brüssels Verurteilungen illiberaler Gesetze, insbesondere in den Bereichen Justiz, Bürgerrechte und Information, stets unzureichend und haben keine Kursänderung bewirkt, wodurch sie selbst gegen europäisches Recht verstoßen. Ungarn bleibt der EU-Mitgliedstaat mit den engsten Verbindungen zu Russland und der antiukrainischen Haltung, insbesondere zu den ideologischen Positionen von US-Präsident Trump, vor allem seit der jüngsten Erklärung der deutschen Bundeskanzlerin, die Europa als völlig unvereinbar mit den Ideen der „Make America Great Again“-Bewegung bezeichnete. In dieser Rolle als innereuropäischer Widerstand gegen europäische Ideale kann Budapest auf die Slowakei und allgemein auf die in ganz Europa vertretenen souveränistischen Parteien zählen, die jedoch derzeit im Vergleich zu den proeuropäischen Bestrebungen in der Minderheit sind. Es entsteht der Eindruck, dass Brüssel das Ergebnis der ungarischen Wahlen abwartet, ohne sich allzu sehr zu exponieren, und auf einen Sieg der Gegner Orbáns hofft, die eine stärkere europäische Integration versprechen. Sollte der amtierende Ministerpräsident gewinnen, wären Sanktionen gegen Budapest notwendig, die möglicherweise sogar zum Ausschluss aus der Union führen könnten, selbst wenn dies eine Änderung bestehender Gesetze erfordern würde. Dieser Fall erfordert einen langwierigen Prozess, und in der Zwischenzeit könnte die Härte Brüssels durch die schrittweise Kürzung der Finanzmittel und die abnehmende Bedeutung Ungarns innerhalb der Union spürbar werden. Programme zur Beschleunigung von Entscheidungen können lediglich Entscheidungen und harte Sanktionen gegen jene Mitglieder erleichtern, die sich zu weit von den Zielen der Union entfernen und deren Fördermittel lediglich ausnutzen, ohne zur gemeinsamen Entwicklung beizutragen. Ein Europa, das seine eigene Autonomie finden muss, insbesondere gegenüber den USA, aber auch gegenüber China, und das Russland kontrollieren kann, kann die Präsenz destabilisierender Elemente wie des derzeitigen Ungarns oder der Slowakei nicht dulden. Ein möglicher Sieg Orbáns wird unweigerlich zur Entfremdung Budapests führen, und es ist unerheblich, ob Ungarn in den russischen Einflussbereich zurückkehren kann; für Europa wäre dies eine erhebliche Erleichterung.

Élections hongroises : une victoire d’Orbán obligerait l’Union européenne à prendre des mesures drastiques concernant la Hongrie.

 À deux mois des élections hongroises, le Premier ministre sortant, Viktor Orbán, doit se rendre à l'évidence : les sondages indépendants prévoient sa défaite face à son principal rival, Peter Magyar. Les derniers sondages affichent un écart de dix points de pourcentage, ce qui bouleverserait l'actuel équilibre des pouvoirs au Parlement hongrois, où le parti du Premier ministre bénéficie actuellement d'une majorité qualifiée des deux tiers. Ce résultat est contredit par les sondages d'institutions proches du gouvernement, qui, au contraire, donnent le parti du Premier ministre en tête avec six points d'avance. Le scrutin est fixé au 12 avril, et le moment est venu pour Orbán de réaffirmer les points clés de son programme électoral, n'hésitant pas à exagérer certains concepts qu'il juge essentiels à sa victoire. Tandis que son adversaire promet un renforcement de l'adhésion à l'Union européenne et une lutte acharnée contre la corruption, Orbán va jusqu'à affirmer que la véritable menace pour la Hongrie n'est pas la Russie, mais l'Union européenne elle-même, dont elle s'obstine à rester membre et dont les fonds alimentent une économie qu'elle exploite sans scrupules. En effet, le Premier ministre hongrois, malgré ses attaques répétées contre Bruxelles, n'a jamais clairement exprimé son désir de quitter l'Union. Cependant, il n'a pas manqué, même lors de récents rassemblements, de qualifier l'Union européenne de machine oppressive pour son pays, qui, de fait, aurait trop toléré les lois illibérales promulguées durant ses cinq mandats, dont les quatre derniers consécutifs. En réalité, les condamnations par Bruxelles des lois illibérales, notamment dans les domaines de la justice, des droits civiques et de l'information, ont toujours été insuffisantes et n'ont induit aucun changement de cap, contrevenant ainsi à la législation européenne elle-même. La Hongrie demeure l'État membre de l'UE le plus proche de la Russie et le plus hostile à l'Ukraine, et particulièrement proche des positions idéologiques du président américain Trump, d'autant plus que la chancelière allemande a récemment déclaré que l'Europe était en totale contradiction avec les idéaux du mouvement « Make America Great Again ». Dans ce rôle d'opposition interne aux idéaux européens, Budapest peut compter sur la Slovaquie et, plus généralement, sur les partis souverainistes présents à travers l'Europe, qui restent toutefois minoritaires face aux sentiments pro-européens. L'impression générale est que Bruxelles attend l'issue des élections hongroises, sans trop se dévoiler, espérant une victoire des adversaires d'Orbán, qui promettent une intégration européenne plus poussée. Si le Premier ministre actuel l'emporte, des sanctions contre Budapest seront nécessaires, pouvant même mener à une exclusion de l'Union, même si cela impliquerait de modifier la législation en vigueur. Cette éventualité requiert une procédure longue et, dans l'intervalle, la fermeté de Bruxelles pourrait se traduire par une réduction progressive des financements et une diminution de l'importance de la Hongrie au sein de l'Union. Par ailleurs, les programmes visant à accélérer les décisions ne peuvent que faciliter les décisions et les sanctions sévères contre les États membres qui s'éloignent trop des objectifs de l'Union, se contentant d'exploiter ses fonds sans contribuer au développement commun. Une Europe qui doit trouver sa propre dimension d'autonomie, notamment vis-à-vis des États-Unis, mais aussi de la Chine, et capable de contenir la Russie, ne peut tolérer la présence d'éléments perturbateurs tels que la Hongrie ou la Slovaquie actuelles. Une éventuelle victoire d'Orbán conduirait inévitablement à l'isolement de Budapest, et il importe peu qu'elle puisse ou non revenir dans l'orbite russe. Pour l'Europe, cela représentera un allègement considérable.