Aldilà degli inqualificabili comportamenti del nuovo Presidente degli USA e del suo vice, la sorpresa dell’Europa, per la nuova situazione, non può essere affatto giustificata. La sensazione si spaesamento e di urgenza, per essere esclusa dalle trattative tra Casa Bianca e Cremlino, proprio per il volere di Trump, per la questione ucraina è un colpo notevole all’autorevolezza di Bruxelles ed a poco sembrano valere le ragioni e le richieste di sedere al tavolo delle trattative, nonostante possa esistere la possibilità di alzare le spese per la difesa ed in misura minore l’invio di un contingente di pace formato da militari europei. L’Unione Europea aveva l’esperienza della prima presidenza di Trump, dove era già stata enunciata l’inutilità dell’Alleanza Atlantica e con essa la fine del sistema occidentale, come era da sempre conosciuto, ed del periodo successivo: i quattro anni della presidenza Biden, dove si poteva arrivare ad un punto avanzato, se non definitivo, di una forza militare comune europea, in grado di garantire la difesa autonome dell’Europa; al contrario si è preferito rinviare il problema, sperando nell’elezione di un esponente democratico, che potesse portare avanti la politica occidentale, come è stata fin dopo la seconda guerra mondiale. Una difesa dell’Europa fondamentalmente delegata alla presenza statunitense, capace di supplire alle mancanze europee. Ora non è più così e la politica di difesa militare è soltanto il problema più immediato, che è legato intimamente alla mancanza di una politica estera comune ed a intenti unitari anche in tema di economia, che rende l’Unione debole di fronte alle minacce dei dazi americani. Una serie di problemi capaci di accomunare l’intera Unione Europea alla Gran Bretagna, che si è risvegliata più lontana della tradizionale alleanza con Washington e ben più vicina ai timori di Bruxelles. L’Europa tenta di ripartire con la proposta della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di non conteggiare nelle restrizioni di bilancio la quota di denaro destinata alle spese militari. Pur trattandosi di materia molto delicata, per le varie sensibilità delle nazioni componenti l’Unione, questa soluzione appare un punto di partenza, ancorché tardiva, per una politica di difesa potenziata, alla quale dovranno seguire politiche di integrazione efficaci delle singole forze armate verso un esercito comune, capace di difendere il territorio dell’Unione anche senza l’appoggio degli USA. Si tratta di un obiettivo ambizioso ma quanto mai necessario: Washington, fin dai tempi di Obama, ha diretto il proprio sguardo verso le sue esigenze di presidio dell’Oceano Pacifico, nell’ottica della competizione con la Cina ed ora Trump ha deciso di accelerare in questa direzione e ciò spiega il suo impegno nell’immediato coinvolgimento della Russia per la definizione della questione ucraina; tuttavia una trattativa dove una parte in guerra è esclusa è una trattativa che parte male e bene ha fatto l’Europa a rivendicare la presenza di Kiev al tavolo di qualunque negoziato ed anche della propria presenza, proprio come garanzia dell’Ucraina e di se stessa. Una Ucraina sconfitta precederebbe soltanto una possibile avanzata russa sicuramente verso i paesi baltici, la Polonia e la Romania, che è poi il vero progetto di Putin per ridare lo status di grande potenza alla Russia. Trump ha una visione contraria alle democrazie occidentali, ritenendo i loro valori superati, ma si tratta di una visione di brevissimo periodo nei confronti di quello che è ancora il mercato più ricco. Bruxelles deve sapersi muovere con questa consapevolezza, arrivando anche a ristabilire legami, che potrebbero andare oltre quelli commerciali, con altri soggetti molto importanti sullo scenario internazionale, certo la Cina, ma anche l’India ed il Brasile fino alle repubbliche centro asiatiche, spesso desiderose di allontanarsi proprio dalla Russia. Il primo passo, però, deve essere un coinvolgimento totale dei membri dell’Unione, senza effettuare riunioni ristrette che lascino fuori paesi direttamente coinvolti nelle situazioni contingenti, come i paesi baltici nella riunione convocata da Macron. Per fare ciò, oltre a quello già detto in precedenza, l’Unione si deve dotare di regolamenti più veloci capaci di superare l’assurdo criterio della totalità dei voti per l’approvazione di leggi e decisioni comunitarie e della capacità di espulsione dei paesi contrari alla direzione unitaria della politica europea, come l’Ungheria. L’adesione dell’Ucraina all’Unione è un fatto dovuto ed una assicurazione contro le politiche di Putin, ma deve essere sostenuta da una forza armata capace di sganciarsi dagli USA, una Alleanza Atlantica meno dipendente da Washington, anche nella capacità di produrre gli armamenti che potrebbe usare.
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martedì 18 febbraio 2025
Now more than ever Europe must be autonomous
Beyond the unspeakable behavior of the new US President and his vice president, Europe's surprise at the new situation cannot be justified at all. The feeling of disorientation and urgency at being excluded from negotiations between the White House and the Kremlin, precisely because of Trump's will, over the Ukrainian issue is a significant blow to Brussels' authority and the reasons and requests to sit at the negotiating table seem to be of little value, despite the possibility of raising defense spending and, to a lesser extent, sending a peacekeeping contingent made up of European soldiers. The European Union had the experience of Trump's first presidency, where the uselessness of the Atlantic Alliance had already been declared and with it the end of the Western system, as it had always been known, and of the subsequent period: the four years of Biden's presidency, where it was possible to arrive at an advanced, if not definitive, point of a common European military force, capable of guaranteeing the autonomous defense of Europe; on the contrary, it was preferred to postpone the problem, hoping for the election of a democratic exponent, who could carry forward Western politics, as it has been since after the Second World War. A defense of Europe fundamentally delegated to the American presence, capable of making up for European shortcomings. Now this is no longer the case and the military defense policy is only the most immediate problem, which is intimately linked to the lack of a common foreign policy and to unitary intentions also in terms of the economy, which makes the Union weak in the face of the threats of American duties. A series of problems capable of uniting the entire European Union with Great Britain, which has awakened further away from the traditional alliance with Washington and much closer to the fears of Brussels. Europe is trying to start again with the proposal of the President of the European Commission, Ursula von der Leyen, not to count the share of money destined for military spending in the budget restrictions. Although this is a very delicate matter, due to the various sensitivities of the nations that make up the Union, this solution appears to be a starting point, albeit late, for a strengthened defense policy, which will have to be followed by effective integration policies of the individual armed forces towards a common army, capable of defending the territory of the Union even without the support of the USA. This is an ambitious but more necessary objective: Washington, since the time of Obama, has directed its gaze towards its needs to protect the Pacific Ocean, in the context of competition with China and now Trump has decided to accelerate in this direction and this explains his commitment to the immediate involvement of Russia in the definition of the Ukrainian question; however, a negotiation where one party in the war is excluded is a negotiation that starts badly and Europe has done well to claim the presence of Kiev at the table of any negotiation and also of its own presence, precisely as a guarantee of Ukraine and of itself. A defeated Ukraine would only precede a possible Russian advance certainly towards the Baltic countries, Poland and Romania, which is Putin's real project to restore the status of a great power to Russia. Trump has a vision contrary to Western democracies, considering their values outdated, but it is a very short-term vision towards what is still the richest market. Brussels must be able to move with this awareness, even re-establishing ties, which could go beyond commercial ones, with other very important subjects on the international scene, certainly China, but also India and Brazil up to the Central Asian republics, often eager to distance themselves from Russia. The first step, however, must be a total involvement of the members of the Union, without holding restricted meetings that leave out countries directly involved in contingent situations, such as the Baltic countries in the meeting called by Macron. To do this, in addition to what has already been said above, the Union must equip itself with faster regulations capable of overcoming the absurd criterion of the totality of votes for the approval of community laws and decisions and the ability to expel countries opposed to the unitary direction of European politics, such as Hungary. Ukraine's accession to the Union is a necessary fact and an insurance against Putin's policies, but it must be supported by an armed force capable of breaking away from the USA, an Atlantic Alliance less dependent on Washington, also in its ability to produce the armaments it could use.
Ahora más que nunca Europa debe ser autónoma
A pesar del comportamiento incalificable del nuevo presidente de Estados Unidos y de su vicepresidente, la sorpresa de Europa ante la nueva situación no puede justificarse en absoluto. La sensación de desorientación y urgencia, al verse excluido de las negociaciones entre la Casa Blanca y el Kremlin, precisamente por voluntad de Trump, sobre la cuestión ucraniana es un golpe significativo a la autoridad de Bruselas y las razones y peticiones de sentarse a la mesa de negociaciones parecen tener poco valor, pese a la posibilidad de aumentar el gasto de defensa y en menor medida el envío de un contingente de paz formado por soldados europeos. La Unión Europea tuvo la experiencia de la primera presidencia de Trump, donde ya se había declarado la inutilidad de la Alianza Atlántica y con ella el fin del sistema occidental, tal como siempre se había conocido, y del período posterior: los cuatro años de la presidencia de Biden, donde se pudo llegar a un punto avanzado, si no definitivo, de una fuerza militar europea común, capaz de garantizar la defensa autónoma de Europa; Por el contrario, se prefirió posponer el problema, esperando la elección de un exponente democrático, que pudiera llevar adelante la política occidental, como se ha hecho desde después de la Segunda Guerra Mundial. Una defensa de Europa fundamentalmente delegada a la presencia estadounidense, capaz de suplir las carencias europeas. Esto ya no es así y la política de defensa militar es sólo el problema más inmediato, que está estrechamente vinculado a la falta de una política exterior común y de intenciones unitarias también en materia económica, lo que hace que la Unión sea débil frente a las amenazas de los aranceles estadounidenses. Una serie de problemas capaces de unir a toda la Unión Europea con Gran Bretaña, que se ha despertado más lejos de la tradicional alianza con Washington y mucho más cerca de los temores de Bruselas. Europa intenta reiniciarse con la propuesta de la presidenta de la Comisión Europea, Ursula von der Leyen, de no contabilizar en las restricciones presupuestarias la parte del dinero destinado al gasto militar. Aunque se trata de un asunto muy delicado, dadas las diferentes sensibilidades de los países que componen la Unión, esta solución parece un punto de partida, aunque tardío, para una política de defensa reforzada, que debe ir seguida de políticas efectivas de integración de las distintas fuerzas armadas hacia un ejército común, capaz de defender el territorio de la Unión incluso sin el apoyo de los EE.UU. Se trata de un objetivo ambicioso pero necesario: Washington, desde los tiempos de Obama, ha dirigido su mirada hacia sus necesidades de proteger el océano Pacífico, en vista de la competencia con China y ahora Trump ha decidido acelerar en esa dirección y esto explica su compromiso con la implicación inmediata de Rusia en la definición de la cuestión ucraniana; Sin embargo, una negociación en la que una de las partes en conflicto es una negociación que empieza mal y Europa hizo bien en reivindicar la presencia de Kiev en la mesa de negociaciones y también su propia presencia, precisamente como garantía para Ucrania y para sí misma. Una Ucrania derrotada sólo precedería a un posible avance ruso, seguramente hacia los países bálticos, Polonia y Rumania, que es el verdadero proyecto de Putin para restaurar el estatus de Rusia como gran potencia. Trump tiene una visión contraria a las democracias occidentales, considerando sus valores obsoletos, pero es una visión muy cortoplacista hacia lo que sigue siendo el mercado más rico. Bruselas debe saber moverse con esta conciencia, restableciendo incluso vínculos, que podrían ir más allá de los comerciales, con otros sujetos muy importantes del escenario internacional, ciertamente China, pero también India y Brasil hasta las repúblicas de Asia Central, a menudo deseosas de distanciarse de Rusia. El primer paso, sin embargo, debe ser la plena implicación de los miembros de la Unión, sin celebrar reuniones restringidas que dejen fuera a los países directamente implicados en situaciones contingentes, como los países bálticos en la reunión convocada por Macron. Para ello, además de lo ya dicho más arriba, la Unión debe dotarse de una reglamentación más rápida capaz de superar el criterio absurdo de la totalidad de votos para la aprobación de leyes y decisiones comunitarias y de la capacidad de expulsar a países opuestos a la dirección unitaria de la política europea, como Hungría. La adhesión de Ucrania a la Unión es un hecho necesario y un seguro contra las políticas de Putin, pero debe estar apoyada por una fuerza armada capaz de desprenderse de EE.UU., una Alianza Atlántica menos dependiente de Washington, también en su capacidad para producir los armamentos que podría utilizar.
Europa muss heute mehr denn je autonom sein
Ungeachtet des unsäglichen Verhaltens des neuen US-Präsidenten und seines Vizepräsidenten ist die Überraschung Europas angesichts der neuen Situation völlig unbegründet. Das Gefühl der Orientierungslosigkeit und der Dringlichkeit, gerade aufgrund von Trumps Willen von den Verhandlungen zwischen dem Weißen Haus und dem Kreml zur Ukraine-Frage ausgeschlossen zu werden, ist ein schwerer Schlag für die Autorität Brüssels, und die Gründe und Bitten, sich an den Verhandlungstisch zu setzen, scheinen wenig zu zählen, trotz der Möglichkeit einer Erhöhung der Verteidigungsausgaben und – in geringerem Maße – der Entsendung eines Friedenstruppenkontingents aus europäischen Soldaten. Die Europäische Union hat die Erfahrungen der ersten Präsidentschaft Trumps gemacht, in der bereits die Nutzlosigkeit des Atlantischen Bündnisses und damit das Ende des westlichen Systems, wie man es immer gekannt hatte, erklärt worden war. Und sie hat auch die Erfahrungen der darauffolgenden Zeit mitgemacht: die vier Jahre der Präsidentschaft Bidens, in denen es gelang, einen fortgeschrittenen, wenn nicht endgültigen Punkt einer gemeinsamen europäischen Streitmacht zu erreichen, die in der Lage wäre, die autonome Verteidigung Europas zu gewährleisten. Im Gegenteil, man zog es vor, das Problem aufzuschieben, in der Hoffnung auf die Wahl eines demokratischen Vertreters, der die westliche Politik in die gleiche Richtung lenken könnte wie nach dem Zweiten Weltkrieg. Eine Verteidigung Europas, die grundsätzlich der amerikanischen Präsenz überlassen wäre und in der Lage wäre, die europäischen Defizite auszugleichen. Dies ist nicht länger der Fall, und die militärische Verteidigungspolitik stellt nur das unmittelbarste Problem dar, das eng mit dem Fehlen einer gemeinsamen Außenpolitik und einheitlicher Absichten auch in wirtschaftlicher Hinsicht verknüpft ist, was die Union angesichts der Bedrohung durch amerikanische Zölle schwächt. Eine Reihe von Problemen, die die gesamte Europäische Union mit Großbritannien einen könnten, das sich durch sein Erwachen immer weiter von seinem traditionellen Bündnis mit Washington entfernt und den Ängsten Brüssels immer näher kommt. Einen Neustart versucht Europa mit dem Vorschlag der EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen, den Anteil der für Militärausgaben bestimmten Gelder bei den Haushaltskürzungen nicht anzurechnen. Obwohl es sich dabei angesichts der unterschiedlichen Empfindlichkeiten der die Union bildenden Nationen um eine sehr sensible Angelegenheit handelt, scheint diese Lösung ein – wenn auch später – Ausgangspunkt für eine verstärkte Verteidigungspolitik zu sein, der eine wirksame Integrationspolitik der einzelnen Streitkräfte hin zu einer gemeinsamen Armee folgen muss, die in der Lage ist, das Territorium der Union auch ohne die Unterstützung der USA zu verteidigen. Dies ist ein ehrgeiziges, aber notwendiges Ziel: Seit der Zeit Obamas hat Washington angesichts der Konkurrenz durch China seinen Blick auf die Notwendigkeit gerichtet, den Pazifischen Ozean zu schützen. Nun hat Trump beschlossen, in diese Richtung zu beschleunigen, was sein Engagement für eine sofortige Einbindung Russlands in die Lösung der Ukraine-Frage erklärt. Allerdings ist der Beginn von Verhandlungen unter Ausschluss einer der Kriegsparteien schlecht, und Europa hat gut daran getan, die Anwesenheit Kiews am Verhandlungstisch und auch seine eigene Anwesenheit zu fordern, und zwar als Garantie für die Ukraine und für sich selbst. Eine Niederlage der Ukraine wäre lediglich ein Vorbote eines möglichen russischen Vorstoßes, vor allem in Richtung der baltischen Staaten, Polens und Rumäniens. Dieser Vorstoß ist Putins eigentliches Projekt, nämlich die Wiederherstellung des Status Russlands als Großmacht. Trumps Vision steht im Widerspruch zu den westlichen Demokratien, deren Werte er für überholt hält. Doch gegenüber dem noch immer reichsten Markt der Welt ist diese Vision sehr kurzfristig angelegt. Brüssel muss in der Lage sein, mit diesem Bewusstsein zu agieren und sogar Beziehungen – die über den Handelsbereich hinausgehen können – zu anderen sehr wichtigen Akteuren auf der internationalen Bühne wiederherzustellen, sicherlich zu China, aber auch zu Indien und Brasilien, bis hin zu den zentralasiatischen Republiken, die oft bestrebt sind, auf Distanz zu Russland zu gehen. Der erste Schritt muss jedoch die volle Beteiligung aller EU-Mitglieder sein, ohne dass es zu eingeschränkten Treffen kommt, bei denen die direkt in Krisensituationen verwickelten Länder außen vor bleiben, wie etwa bei dem von Macron einberufenen Treffen mit den baltischen Staaten. Zu diesem Zweck muss sich die Union – zusätzlich zu dem, was oben bereits gesagt wurde – mit schnelleren Regelungen ausstatten, mit denen das absurde Kriterium der Stimmenmehrheit bei der Annahme von Gesetzen und Entscheidungen der Gemeinschaft überwunden werden kann. Zudem muss sie in die Lage versetzt werden, Länder auszuschließen, die sich einer einheitlichen Ausrichtung der europäischen Politik widersetzen, wie etwa Ungarn. Der Beitritt der Ukraine zur Union ist eine notwendige Tatsache und eine Absicherung gegen Putins Politik. Er muss jedoch durch Streitkräfte unterstützt werden, die in der Lage sind, sich von den USA zu lösen, durch ein Atlantisches Bündnis, das weniger von Washington abhängig ist, auch was die Fähigkeit zur Produktion der für es nützlichen Waffen angeht.
Aujourd’hui plus que jamais, l’Europe doit être autonome
Malgré le comportement inqualifiable du nouveau président américain et de son vice-président, la surprise de l’Europe face à la nouvelle situation ne peut absolument pas être justifiée. Le sentiment de désorientation et d'urgence d'être exclu des négociations entre la Maison Blanche et le Kremlin, précisément à cause de la volonté de Trump, pour la question ukrainienne est un coup important porté à l'autorité de Bruxelles et les raisons et demandes de s'asseoir à la table des négociations semblent avoir peu de valeur, malgré la possibilité d'augmenter les dépenses de défense et dans une moindre mesure l'envoi d'un contingent de maintien de la paix composé de soldats européens. L'Union européenne a eu l'expérience de la première présidence Trump, où l'on avait déjà déclaré l'inutilité de l'Alliance atlantique et avec elle la fin du système occidental, tel qu'on l'avait toujours connu, et de la période suivante : les quatre années de la présidence Biden, où il a été possible d'arriver à un point avancé, sinon définitif, d'une force militaire européenne commune, capable de garantir la défense autonome de l'Europe ; au contraire, on a préféré reporter le problème, en espérant l'élection d'un représentant démocrate, qui pourrait faire avancer la politique occidentale, comme elle l'a fait depuis la Seconde Guerre mondiale. Une défense de l’Europe fondamentalement déléguée à la présence américaine, capable de pallier les carences européennes. Ce n’est plus le cas et la politique de défense militaire n’est que le problème le plus immédiat, étroitement lié au manque de politique étrangère commune et d’intentions unitaires également en termes économiques, ce qui rend l’Union faible face aux menaces des tarifs américains. Une série de problèmes capables d'unir l'ensemble de l'Union européenne à la Grande-Bretagne, qui s'est réveillée encore plus loin de l'alliance traditionnelle avec Washington et beaucoup plus proche des craintes de Bruxelles. L'Europe tente de redémarrer avec la proposition de la présidente de la Commission européenne, Ursula von der Leyen, de ne pas compter la part de l'argent destiné aux dépenses militaires dans les restrictions budgétaires. Bien qu'il s'agisse d'une question très sensible, compte tenu des sensibilités diverses des nations qui composent l'Union, cette solution apparaît comme un point de départ, même tardif, pour une politique de défense renforcée, qui doit être suivie de politiques efficaces d'intégration des forces armées individuelles vers une armée commune, capable de défendre le territoire de l'Union même sans le soutien des États-Unis. Il s’agit d’un objectif ambitieux mais nécessaire : Washington, depuis l’époque d’Obama, a orienté son regard vers ses besoins de protection de l’océan Pacifique, en vue de la concurrence avec la Chine et maintenant Trump a décidé d’accélérer dans cette direction et cela explique son engagement en faveur de l’implication immédiate de la Russie dans la définition de la question ukrainienne ; Or, une négociation où l'une des parties belligérantes est exclue est une négociation qui commence mal et l'Europe a bien fait de revendiquer la présence de Kiev à la table des négociations et aussi sa propre présence, précisément comme une garantie pour l'Ukraine et pour elle-même. Une Ukraine vaincue ne ferait que précéder une éventuelle avancée russe, certainement vers les pays baltes, la Pologne et la Roumanie, ce qui est le véritable projet de Poutine pour restaurer le statut de grande puissance de la Russie. Trump a une vision contraire aux démocraties occidentales, considérant leurs valeurs dépassées, mais c'est une vision à très court terme envers ce qui est encore le marché le plus riche. Bruxelles doit savoir se mouvoir avec cette conscience, voire rétablir des liens, qui pourraient aller au-delà du commercial, avec d'autres sujets très importants sur la scène internationale, la Chine certes, mais aussi l'Inde et le Brésil jusqu'aux républiques d'Asie centrale, souvent désireuses de prendre leurs distances avec la Russie. La première étape doit cependant être la pleine implication des membres de l’Union, sans tenir de réunions restreintes qui excluent les pays directement impliqués dans des situations contingentes, comme les pays baltes dans la réunion convoquée par Macron. Pour ce faire, en plus de ce qui a déjà été dit plus haut, l’Union doit se doter de réglementations plus rapides, capables de surmonter le critère absurde de la totalité des votes pour l’approbation des lois et des décisions communautaires et la capacité d’expulser les pays opposés à la direction unitaire de la politique européenne, comme la Hongrie. L'adhésion de l'Ukraine à l'Union est un fait nécessaire et une assurance contre la politique de Poutine, mais elle doit être soutenue par une force armée capable de se détacher des USA, une Alliance atlantique moins dépendante de Washington, y compris dans sa capacité à produire les armements qu'elle pourrait utiliser.
Agora mais do que nunca a Europa deve ser autónoma
Independentemente do comportamento indizível do novo presidente dos EUA e de seu vice-presidente, a surpresa da Europa com a nova situação não pode ser justificada de forma alguma. O sentimento de desorientação e urgência, de ser excluído das negociações entre a Casa Branca e o Kremlin, justamente por vontade de Trump, para a questão ucraniana é um golpe significativo na autoridade de Bruxelas e as razões e solicitações para sentar à mesa de negociações parecem de pouco valor, apesar da possibilidade de aumento dos gastos com defesa e, em menor medida, do envio de um contingente de manutenção da paz composto por soldados europeus. A União Europeia teve a experiência da primeira presidência de Trump, onde já havia sido declarada a inutilidade da Aliança Atlântica e com ela o fim do sistema ocidental, como sempre foi conhecido, e do período subsequente: os quatro anos da presidência de Biden, onde foi possível chegar a um ponto avançado, senão definitivo, de uma força militar europeia comum, capaz de garantir a defesa autônoma da Europa; pelo contrário, preferiu-se adiar o problema, esperando a eleição de um expoente democrático, que pudesse levar adiante a política ocidental, como tem sido desde depois da Segunda Guerra Mundial. Uma defesa da Europa fundamentalmente delegada à presença americana, capaz de suprir as deficiências europeias. Isso já não é mais o caso e a política de defesa militar é apenas o problema mais imediato, que está intimamente ligado à falta de uma política externa comum e de intenções unitárias também em termos de economia, o que torna a União fraca diante das ameaças de tarifas americanas. Uma série de problemas capazes de unir toda a União Europeia à Grã-Bretanha, que se afastou cada vez mais da aliança tradicional com Washington e se aproximou muito mais dos medos de Bruxelas. A Europa tenta recomeçar com a proposta da presidente da Comissão Europeia, Ursula von der Leyen, de não contabilizar a parcela do dinheiro destinada aos gastos militares nas restrições orçamentárias. Embora se trate de um assunto muito delicado, dadas as diversas sensibilidades das nações que compõem a União, esta solução parece ser um ponto de partida, ainda que tardio, para uma política de defesa reforçada, que deve ser seguida de políticas efetivas de integração das forças armadas individuais em direção a um exército comum, capaz de defender o território da União mesmo sem o apoio dos EUA. Este é um objetivo ambicioso, mas necessário: Washington, desde os tempos de Obama, dirigiu seu olhar para suas necessidades de proteger o Oceano Pacífico, tendo em vista a competição com a China, e agora Trump decidiu acelerar nessa direção, o que explica seu compromisso com o envolvimento imediato da Rússia na definição da questão ucraniana; No entanto, uma negociação em que uma das partes em conflito é excluída é uma negociação que começa mal e a Europa fez bem em reivindicar a presença de Kiev à mesa de qualquer negociação e também a sua própria presença, precisamente como garantia da Ucrânia e de si própria. Uma Ucrânia derrotada apenas precederia um possível avanço russo, certamente em direção aos países bálticos, Polônia e Romênia, que é o verdadeiro projeto de Putin para restaurar o status da Rússia como uma grande potência. Trump tem uma visão contrária às democracias ocidentais, considerando seus valores ultrapassados, mas é uma visão de curtíssimo prazo em direção ao que ainda é o mercado mais rico. Bruxelas deve ser capaz de se mover com essa consciência, inclusive restabelecendo laços, que podem ir além dos comerciais, com outros assuntos muito importantes no cenário internacional, certamente a China, mas também a Índia e o Brasil, até as repúblicas da Ásia Central, muitas vezes ansiosas por se distanciar da Rússia. O primeiro passo, porém, deve ser o envolvimento total dos membros da União, sem realizar reuniões restritas que deixem de fora os países diretamente envolvidos em situações de contingência, como os países bálticos na reunião convocada por Macron. Para isso, além do que já foi dito acima, a União deve dotar-se de uma regulamentação mais rápida, capaz de superar o absurdo critério da totalidade dos votos para aprovação de leis e decisões comunitárias e a capacidade de expulsar países contrários à direção unitária da política europeia, como a Hungria. A adesão da Ucrânia à União é um fato necessário e um seguro contra as políticas de Putin, mas deve ser apoiada por uma força armada capaz de se destacar dos EUA, uma Aliança Atlântica menos dependente de Washington, também em sua capacidade de produzir os armamentos que poderia usar.
Сейчас, как никогда, Европа должна быть автономной.
Несмотря на возмутительное поведение нового президента США и его вице-президента, удивление Европы новой ситуацией совершенно неоправданно. Ощущение дезориентации и срочности исключения из переговоров между Белым домом и Кремлем именно по воле Трампа по украинскому вопросу является существенным ударом по авторитету Брюсселя, а доводы и просьбы сесть за стол переговоров кажутся малоценными, несмотря на возможность увеличения расходов на оборону и в меньшей степени отправки миротворческого контингента, состоящего из европейских солдат. У Европейского союза был опыт первого президентства Трампа, когда уже была провозглашена бесполезность Атлантического альянса, а вместе с ней и конец западной системы, какой ее всегда называли, и последующего периода: четырех лет президентства Байдена, когда удалось достичь продвинутой, если не окончательной, точки создания общих европейских вооруженных сил, способных гарантировать автономную оборону Европы; Напротив, было решено отложить решение проблемы, надеясь на избрание демократического представителя, который мог бы продолжить западную политику, как это было после Второй мировой войны. Защита Европы, по сути, делегирована американскому присутствию, способному компенсировать европейские недостатки. Теперь это уже не так, и политика военной обороны является лишь наиболее насущной проблемой, которая тесно связана с отсутствием общей внешней политики и единых намерений также и в сфере экономики, что делает Союз слабым перед лицом угроз со стороны американских пошлин. Серия проблем, способных объединить весь Евросоюз с Великобританией, которая все дальше отдаляется от традиционного союза с Вашингтоном и гораздо ближе к страхам Брюсселя. Европа пытается перезапустить экономику, выдвинув предложение председателя Европейской комиссии Урсулы фон дер Ляйен не учитывать в бюджетных ограничениях долю средств, предназначенных на военные расходы. Хотя это очень деликатный вопрос, учитывая различные особенности стран, входящих в Союз, это решение, по-видимому, является отправной точкой, хотя и запоздалой, для усиления оборонной политики, за которой должна последовать эффективная политика интеграции отдельных вооруженных сил в единую армию, способную защищать территорию Союза даже без поддержки США. Это амбициозная, но необходимая цель: Вашингтон со времен Обамы направил свой взор на свои потребности по защите Тихого океана ввиду конкуренции с Китаем, и теперь Трамп решил ускориться в этом направлении, и это объясняет его приверженность немедленному вовлечению России в определение украинского вопроса; Однако переговоры, из которых исключена одна из воюющих сторон, — это переговоры, которые начинаются плохо, и Европа поступила правильно, заявив о присутствии Киева за столом переговоров, а также о своем собственном присутствии, именно как о гарантии для Украины и для себя. Поражение Украины лишь предшествовало бы возможному продвижению России, безусловно, в сторону стран Балтии, Польши и Румынии, что является реальным проектом Путина по восстановлению статуса России как великой державы. У Трампа есть видение, противоположное западным демократиям, поскольку он считает их ценности устаревшими, но это очень краткосрочное видение по отношению к тому, что по-прежнему является самым богатым рынком. Брюссель должен быть в состоянии двигаться с этим осознанием, даже восстанавливая связи, которые могли бы выйти за рамки коммерческих, с другими очень важными субъектами на международной арене, безусловно, с Китаем, но также с Индией и Бразилией, а также с республиками Центральной Азии, которые часто стремятся дистанцироваться от России. Однако первым шагом должно стать полное участие членов Союза, без проведения ограниченных заседаний, исключающих страны, напрямую вовлеченные в непредвиденные ситуации, как, например, страны Балтии на встрече, созванной Макроном. Для этого, в дополнение к тому, что уже было сказано выше, Союз должен вооружиться более быстрыми правилами, способными преодолеть абсурдный критерий совокупности голосов для одобрения законов и решений сообщества, а также способностью исключать страны, выступающие против унитарного направления европейской политики, такие как Венгрия. Вступление Украины в Союз является необходимым фактом и страховкой от политики Путина, но оно должно быть подкреплено вооруженными силами, способными отделиться от США, Атлантическим альянсом, менее зависимым от Вашингтона, а также способным производить вооружения, которые он может использовать.