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giovedì 3 marzo 2011

In Libia Al Qaeda in posizione di attesa

La Libia, in caso di vittoria di Gheddafi, rischia di diventare il principale serbatoio di Al Qaeda. Per il momento la spinta del popolo per liberarsi del dittatore ha fatto da antidoto a possibili contaminazioni religiose di tipo estremistico, neppure nella Cirenaica, tradizionalmente più orientata ad una visione meno laicista, l'elemento integralista è riuscito a fare da presa. Al Qaeda, da parte sua, si è limitata a dichiarazioni di circostanza, lanciando invettive contro Gheddafi, che, tra parentesi, è stato il primo capo di stato arabo a lanciare mandato di cattura contro Bin Laden, probabilmente per ingraziarsi gli USA. Al Qaeda ha anche annunciato di portare aiuti ai rivoltosi, ma alle parole non è seguito alcun fatto. Tutti questi elementi dimostrano la scarsa presa dell'organizzazione terroristica, in questo fase del conflitto, sugli insorti. Da qui la tattica attendista: il conflitto si trascina in una situazione di stallo, con Gheddafi che pare destinato a mantenere la Tripolitania, ma se le cose andassero diversamente, alla riconquista dei territori ora sfuggiti al controllo dittatoriale, seguirebbe una feroce repressione, con il conseguente annientamento dei rivoltosi e di tutti quei movimenti che ne hanno fornito membri, organizzazione ed idee. Un terreno di coltura ideale per l'estremismo qaeddista, già pronto e preparato per convogliare il potenziale di rabbia che si potrà sviluppare.

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