Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

giovedì 11 aprile 2013

Confermata la presenza di Al Qaeda nel conflitto siriano

In una fazione degli oppositori di Assad, sta emergendo la contiguità con Al Qaeda. Uno dei punti deboli dell'insieme delle forze che si oppongono al regime di Damasco è la scarsa unità, dovuta a profonde differenze politiche e religiose; per il momento l'unico legame che tiene insieme questo assembramento eterogeneo è l'avversione ad Assad, per il resto, poi, la divisione è totale. Purtroppo la previsione più facile è che in caso di vittoria sulle forze regolari, il calvario per la Siria, sia tutt'altro che finito. Il dopo Assad, infatti, si annuncia come una possbile prosecuzione delle violenze a cause dei diversi obiettivi finali delle fazion in campo. Se le forze che si richiamano ad una visione laica e democratica optano per la costruzione di uno stato fondato sulla partecipazione politica estesa a tutta la popolazione, le forze confessionali puntano alla creazione di un califfato dove l'unica legge vigente sia quella islamica. Si tratterebbe di saltare il passaggio elettorale ed arrivare subito alla costituzione di uno stato islamico, una estremizzazione della attuale situazione egiziana. L'organizzazione Al Nusra è quella parte di opposizione siriana che si è dichiarata appartenente ad Al Qaeda. Il legame è con la parte dell'organizzazione terrorista islamica che risiede il Iraq e che gli USA ritengono una delle forze più coriacee, capace di resistere agli attacchi americani con un continuo rinnovamento ed in grado, fino ad ora, di avere condotto oltre 600 attentati terroristici nel paese iraqeno. Il fine di questa organizzazione è quello di creare in Siria un califfato in grado di appoggiare una rivolta in Iraq con l'obiettivo finale di unire i due paesi. Si tratta, senza dubbio, di un progetto molto ambizioso, che se anche non sarà raggiunto, lascerà sul terreno una notevole striscia di violenze e morti. Del resto già ora l'attività militare di questo gruppo si distingue per le violenze efferate sui nemici e sui civili, in particolare quelli di origine curda, che si vuole scacciare dal territorio controllato, per avere in futuro la piena sovranità sulla zona, senza possibili fonti di contrasto. Si comprende, come grazie alla presenza di scenari di questo tipo, la cautela degli occidentali nel fornire appoggio incondizionato ai ribelli sia notevolmente aumentata. Del resto hanno trovato riscontro le preoccupazioni di Israele, che da tempo denuncia ai suoi confini attività sospetta di gruppi armati riconducibili all'estremismo islamico. L'impressione è che la ribellione siriana sia sfuggita di mano alle forze occidentali, forse per errori di sottovalutazione, forse per scarsa conoscenza del tessuto variegato che compone gli oppositori di Assad. Sta di fatto che al momento, ciò ha prodotto una situazione di enorme incertezza, sia sul terreno reale dello scontro, dove il sostanziale equilibrio tra i contendenti non produce avanzamenti a favore di alcuno, favorendo, però, la sopravvivenza di Assad, che potrebbe essere visto ancora come il male minore dai paesi occidentali. Infatti, pur influenzando un quadro non certo di equilibrio a causa dell'alleanza con l'Iran, la permanenza del regime di Damasco, potrebbe essere valutata comunque più positivamente che un califfato estremista, di fatto governato da Al Qaeda. Si tratta di una decisione di difficile valutazione, che spiega l'immobilità delle grandi potenze di fronte ad una situazione particolarmente complicata e sulla quale si innesta la tutela di interessi particolari, come si evince dall'atteggiamento russo, teso a tutelare la possibilità di mantenere la sua unica base navale nel mediterraneo. Ma la sensazione è che per vedere il problema siriano risolto dovrà passare ancora molto tempo e che, sopratutto, la soluzione arriverà da dinamiche interne, sulle quali l'influenza occidentale o delle Nazioni Unite, potrà ben poco.

Nessun commento:

Posta un commento