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giovedì 18 aprile 2013

Crisi nordcoreana: timide aperture da Pyongyang

La Corea del Nord sembra aprire al dialogo. Pur in un contesto non certo arrendevole Pyongyang, lascia da parte le minacce e l'atteggiamento belligerante per cercare una possible via di uscita tramite un negoziato. Questa sembra essere la volontà della Commissione di Difesa Nazionale, l'organo statale che ha richiesto la riapertura dei negoziati. Certo le richieste presentate non sono facilmente accoglibili, ma secondo gli analisti si tratta pur sempre di un inizio, che potrebbe rivelarsi incoraggiante. Le basi di partenza del negoziato sono il ritiro delle sanzioni emesse dal Consigli di sicurezza dell'ONU in occasione del recente test nucleare insieme allo stop delle manovre militari congiunte tra Corea del Sud e Stati Uniti. In pratica si tratta di una prima risposta all'appello effettuato dal Segretario di stato USA, Kerry, che nella sua visita nel sud est asiatico aveva chiesto al paese nordcoreano un diverso atteggiamento per definire la crisi. Se a prima vista la risposta di Pyongyang è tutt'altro che disponibile, il solo fatto che ci sia stato uno scambio senza le consuete minacce, rappresenta un sicuro passo avanti e viene visto positivamente sia dagli USA che dalla Cina. Mentre Seul rigetta le proposte nordcoreane, e non poteva essere altrimenti, con la motivazione che le richieste nordcoreane sono assurde ed irricevibili, gli analisti constatano che la data prevista per la fine delle esercitazioni militari congiunte si avvicina sempre di più e ciò potrebbe essere visto da Pyongyang come una base di partenza perchè presentata al proprio popolo come sostanziale accoglimento di almeno una delle richieste presentate. Certo sarà più difficile accettare quello che viene definito il diritto sovrano all'esplorazione spaziale, nel nome del quale si è sviluppata la tecnologia missilistica di Pyonyang e che l'ONU ha espressamente proibito. Ma Cina, USA e Corea del Sud, dovranno valutare attentamente l'elemento psicologico della crisi: la Corea del Nord non potrà chiudere la partita perdendo l'immagine, quindi qualche forma di concessione dovrà essere prevista. Anche perchè la retromarcia di Pyongyang sui proclami di guerra nucleare potrebbe significare l'esigenza di rompere con lo stato di assedio cui è sottoposto il paese ed approfittare troppo della situazione di emergenza potrebbe indurre il regime ad un colpo di coda inconsulto. La situazione va affrontata con la maggiore moderazione possibile e con tutto il tempo richiesto, senza accelerazioni improvvise, il peggio della crisi sembra superato e la vicenda pare già nel tratto di parabola decrescente. L'impressione è che lo stesso regime di Pyongyang sia conscio che nessuna richiesta verrà accolta, ma che sia partito sparando alto per non rovinare la propria reputazione interna. I passi successivi saranno sicuramente più concilianti, la nota fondamentale è avere iniziato una forma di dialogo. Probabilmente la paura della dissoluzione dello stato, in caso di conflitto ha messo Pyongyang nell'angolo e la fermezza americana, sostenuta da una maggiore esperienza internazionale hanno avuto ragione nel mantenere un atteggiamento calmo ma, tutto sommato, fondamentalmente accondiscendente. Questo è stato possibile grazie all'appoggio della Cina, che ha sempre tenuto un atteggiamento cauto ma ostile verso la Corea del Nord. Tuttavia, siamo soltanto all'inizio e la fine della crisi appare ancora lontana, molto dipenderà anche dall'atteggiamento che vorrà scegliere di assumere Seul: se mantenere una condotta ostinata o, viceversa, dimostrare aperture verso Pyongyang.

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