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lunedì 15 aprile 2013

Kerry nel Sud Est asiatico cerca il dialogo con Pyongyang

Nel suo tour diplomatico nel sud est asiatico, il segretario di stato USA, Kerry, durante la sua visita a Tokyo, pur ammonendo Pyongyang per il suo comportamento, ha lanciato evidenti segnali di pace alla Corea del Nord. Quello auspicato dalla massima carica statunitense in materia di politica estera, è un dialogo autentico ed affidabile basato sulla diplomazia e sulla ricerca di una situazione di equilibrio della regione, che non può non prescindere dall'avvio di un efficace percorso di denuclearizzazione. Del resto su questo punto, non solo gil USA, ma anche Corea del Sud, Giappone e Cina si trovano concordi in maniera unanime. Kerry ha richiesto alla Corea del Nord di adeguarsi alle leggi ed agli standard internazionali, che vedono una progressiva riduzione degli armamenti nucleari, come condizione essenziale per la pace mondiale. Questo monito sembra rivolto anche all'Iran, inteso come paese, che sta percorrendo, proprio insieme alla Corea del Nord, un percorso inverso, rispetto alla maggioranza degli stati. Queste osservazioni sono ineccepibili, ma hanno un valore limitato, perchè provengono dalla maggiore potenza nucleare del pianeta. Peraltro anche la Cina si trova nella stessa condizione di fare pressioni su Pyongyang, cosa per cui ha ricevuto il plauso da Washington, pur essendo entrata anch'essa nel club dei paesi detentori della bomba atomica. Se le intenzioni sono buone, meno lo è il pulpito dalle quali provengono, la condizione di super potenza permette concessioni autoreferenziali, in virtù, appunto del grado di importanza di un paese. Certo la bomba atomica in mano a personaggi o regimi poco affidabili è più pericolosa che in mano a democrazie o apparati che governano il potere in maniera più articolata, tuttavia, quello che manca è un piano da rendere condiviso a livello universale sul totale smantellamento degli armamenti atomici. Nella situazione attuale, invece, l'atteggiamento delle grandi potenze, che di fatto hanno creato un governo del mondo regolato da pochi paesi, non può non generare sentimenti contrari, che sono in un certo senso comprensibili, come quelli maturati nella Corea del Nord. Il problema di Pyongyang, resta comunque, un isolamento estremo, che se non sarà superato renderà il paese sempre più imprevedibile. Non ha caso le parole di Kerry arrivano in un momento nel quale si teme un nuovo test missilistico della Corea del Nord. Quello che Kerry individua molto bene è la necessità che in questa regione dell'Asia, una delle più vitali del mondo, si costruisca uno sviluppo uniforme, equo ed economicamente sostenibile, tutte condizioni da cui la Corea del Nord, per suo volere, è fino ad ora rimasta fuori. L'amministrazione americana individua, però, che un coinvolgimento all'interno del ciclo produttivo regionale del paese nordcoreano, potrebbe attutire molto la sua ostilità. Un progetto del genere può essere sostenuto e portato avanti, prima di tutto dalla Cina, che resta il paese più vicino a Pyongyang; gli USA sono consci di questa situazione oggettiva ed hanno fatto sapere a Pechino che forniranno tutto il loro sostegno per aprire un varco nel muro di Pyongyang, attraverso mezzi totalmente pacifici. Nonostante queste aperture Kerry ha ribadito che gli Stati Uniti faranno tutto il possibile per difendere i loro alleati dalla minaccia di Pyongyang, anche se la soluzione del dialogo resta quella preminente.

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