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Politica Internazionale
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giovedì 24 ottobre 2013
I danni per gli USA derivanti dallo spionaggio agli stati europei
La dimensione che sta assumendo lo scandalo derivante dalle presunte intercettazioni da parte degli Stati Uniti sulle comunicazioni in Europa, che hanno riguardato, presumibilmente, anche l’ascolto di capi di stato, pone Washington in una posizione quanto meno imbarazzante all’interno dello scenario internazionale. Dopo la richiesta di una regolamentazione dell’uso dei droni, sollevata da Amnesty International e sollecitata dal governo pachistano, il caso delle intercettazioni pone diversi interrogativi sulla legittimità della condotta statunitense in ambito internazionale. Relativamente all’ascolto illegale delle comunicazioni in Europa, gli USA, se questa accusa fosse vera, come affermato da diversi servizi segreti, avrebbero operato nei confronti di paesi alleati, conducendo una azione molto grave tale da incrinare anche rapporti consolidati. La convocazione di ambasciatori statunitensi da parte di più di uno stato europeo per ottenere spiegazioni ufficiali, costituisce già un primo passo verso una crisi diplomatica, che sarà senz’altro negata, ma che, quanto meno, obbligherà i diplomatici americani a prodursi in equilibrismi verbali per potere fornire spiegazioni imbarazzanti. A parte la crisi economica, che attanaglia il mondo intero, non paiono esserci motivi di preoccupazione così intensi per agire con queste modalità , soprattutto nei confronti di paesi sicuramente alleati; infatti se la necessità di lottare contro gli avamposti del terrorismo islamico può giustificare, per certi versi, l’impiego dei droni, anche se deve essere sempre tenuto presente che tale azione è fuori dal diritto internazionale, non si comprende quali ragioni vi siano per spiare i capi di stato europei. Questa mossa può essere rivelatrice di come gli USA siano attraversati da un disagio palpabile, quasi una sindrome di accerchiamento, che li porta a compiere, anche in modo maldestro, atti avventati e non giustificabili. L’Europa, dopo un comprensibile smarrimento, si sta compattando verso la stesura di un regolamento per proteggere i dati, già prevista ma da tempo rinviata; ma quello che sta maturando all’interno dei paesi europei è la presa d’atto della necessità di un affrancamento dagli Stati Uniti, una sorta di dichiarazione di indipendenza dall’influenza americana. Se questo sentimento dovesse prendere corpo ed attuarsi con atti di validità pratica, per gli Stati Uniti sarebbe una sorta di isolamento , subito per non avere valutato le conseguenze di un comportamento scorretto. D’altra parte l’Europa ha la necessità di dare una risposta ufficiale e coesa a Washington, non fosse altro che per sanzionare una violazione subita e per non perdere la propria credibilità di fronte al panorama internazionale. Il fatto che il vertice europeo di questa sera riguardi proprio l’uso delle intercettazioni da parte degli USA, fornisce l’importanza che viene attribuita alla questione. Verosimilmente anche la risposta contro gli Stati Uniti non sarà morbida ed il fatto che la stessa cancelliera Merkel, quindi il leader europeo più importante, sarebbe tra le personalità intercettate, non permette una previsione positiva per gli USA. Per Obama si tratta di un brutto segnale, non solo per le reazioni degli alleati, ma anche per i modi dilettanteschi con cui vengono trattate questioni così sensibili. Già la fuga di notizie con il caso Snowden, denunciava una certa approssimazione, a cui è seguita la vicenda del sequestro dell’aereo del presidente boliviano, in un crescendo di comportamenti sconvenienti sul piano internazionale a cui non sono seguite azioni atte a recuperare la credibilità intaccata. Gli Stati Uniti si mostrano indifferenti al giudizio del panorama diplomatico, ma soprattutto alle ripetute aperte violazioni del diritto internazionale, quasi fossero una entità superiore non soggetta a queste leggi. La tattica americana, anziché scusarsi e portare delle giustificazioni è negare l’evidenza, prestando così il fianco alle critiche degli avversari, ma ora anche degli alleati. Non si comprende l’opportunità di questa condotta e neppure il possibile guadagno in qualsivoglia termine. In questo ambito Obama rappresenta una delusione cocente, mantenendo un comportamento del tutto analogo alle peggiori fasi della guerra fredda; di fronte a queste azioni le tanto sbandierate intenzioni di dare agli Stati Uniti un nuovo ruolo ed una immagine, più rispettosa degli altri paesi, all’interno della scena internazionale, diventano un atteggiamento di mera ipocrisia cui sarà difficile porre rimedio sul piano dell’immagine.
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