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lunedì 18 novembre 2013

Egitto: il governo ed i militari cercano di diminuire l'influenza dei religiosi estremisti

Le misure di accerchiamento e di esclusione dalla società egiziana del movimento dei Fratelli Musulmani, dei loro aderenti e dei gruppi a loro vicini, da parte delle forze governative e dell’esercito egiziano, si stanno affinando in una direzione diversa da quella della semplice repressione. L’obiettivo dell’offensiva governativa è quello di limitare il più possibile, fino a ridurre al massimo l’impatto sociale, dei religiosi ritenuti troppo estremisti, che con le loro prediche nelle moschee, stanno ancora influenzando i fedeli. L’importanza e la rilevanza sociale del veicolo religioso delle idee, resta centrale in un paese come l’Egitto, che presenta numerose anomalie di crescita e dove la presenza religiosa è molto radicata ed ascoltata. I religiosi musulmani, che compongono l’insieme confessionale egiziano, non hanno, come accade universalmente anche in altre confessioni, un atteggiamento univoco ed uniforme rispetto alla visione dell’applicazione dei precetti e della loro diffusione. Del resto nel paese la commistione tra religione e politica si è mantenuta molto alta, nonostante i tentativi repressivi di Mubarak per stroncare questo legame. Anzi proprio il binomio intimamente legato tra Fratellanza Musulmana e religiosi islamici, ha rappresentato spesso, soprattutto in alcuni periodi, la maggiore forma di dissenso della dittatura egiziana, che ha saputo fare breccia nei favori della popolazione con una opera incessante di azioni pratiche rivolte dall’assistenza, fino alla organizzazione materiale della rivolta. Sono state queste condizioni, del resto, che hanno decretato il successo elettorale dei Fratelli Musulmani, che hanno saputo raccogliere le preferenze degli elettori meno istruiti e coinvolti nelle dimostrazioni di piazza, quelli che avevano meno dimestichezza con i mezzi tecnologici, ma che si affidavano alle prediche dei muezzin. Questo risvolto è stato ben chiaro alle forze militari che hanno rovesciato Mursi ed alle forze politiche che hanno appoggiato questa decisione. Tuttavia la prima fase della normalizzazione ha dovuto occuparsi della conquista militare, prima dei centri di potere, poi delle piazze, riportando il paese egiziano ad una situazione il più vicino possibile alla calma. In questa fase, pur monitorando costantemente la attività dei centri religiosi non era opportuno spingersi ad esercitare un controllo troppo pressante sul clero islamico, che appoggiava la fratellanza. Le leggi emanate, che hanno messo fuori legge i movimenti integralisti, danno ora l’opportunità agli apparati statali di comprimere l’influenza di quei centri musulmani che, con la loro predicazione, sono ritenuti fonti di fomentazione ed agitazione di quella parte di popolazione che non ha gradito il cambiamento al vertice dell’Egitto. Sostanzialmente si tratta di non permettere la predicazione a circa 55.000 imam, che non hanno conseguito la laurea all’università di Al Azhar, la più prestigiosa scuola di preparazione di teologia dell’islam sunnita. La visione di questa università è caratterizzata da una interpretazione meno radicale e più moderata della religione islamica ed inoltre il suo responsabile, Ahmed Tayyeb, ha mantenuto sempre un atteggiamento critico contro l’atteggiamento estremista della Fratellanza. Per il governo in carica ed i militari si tratta di un alleato determinante per conciliare l’attività politica con l’adesione a criteri religiosi meno rigidi. Sia le più alte cariche delle forze armate, che quelle politiche, tranne poche eccezioni, infatti, hanno sempre professato la loro fede religiosa, ma identificandosi in un Islam più moderato e capace di rispettare le istituzioni politiche, senza una esasperata ricerca di imporre la sharia come legge fondamentale. Questo aspetto è cruciale nello sviluppo dello stato egiziano, perché rappresenta la chiave di volta per arrivare ad una forma di democrazia sgravata dalla imposizione religiosa, senza, tuttavia, troncare i rapporti, determinanti, con la classe religiosa del paese, seppure la più moderata. Nonostante questa decisione, di importanza strategica, contrastare il fenomeno dei predicatori in favore della fratellanza non sarà comunque agevole: la nascita di moschee clandestine, cresciute in gran numero, rappresenta la difficoltà oggettiva più rilevante nei piani del governo, che dovrà dedicare diverso tempo prima di estirpare o comunque ridurre in maniere considerevole il fenomeno; senza considerare gli aspetti negativi che potranno generarsi come reazione ad una decisione che sarà vista come l’ennesima ingerenza illiberale dei militari.

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