Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

lunedì 18 novembre 2013

La Libia alla prese con le milizie armate

In una Libia ancora molto lontano dalla stabilizzazione, si acuisce il problema della presenza delle milizie. Si tratta di un grosso ostacolo al processo di pacificazione del paese perché queste formazioni paramilitari detengono ancora molte armi e possono condizionare la vita delle principali città. Le milizie armate, che si sono formate durante la guerra al dittatore Gheddafi, non sono generalmente espressione di parti della popolazione, quanto rappresentanti di interessi particolari, che vanno da quelli economici a quelli religiosi. Inizialmente, nella prima fase seguita alla liberazione del paese dalla dittatura, le milizie avevano una funzione di controllo, che rimpiazzava quello della polizia e dell’esercito, che erano completamente da ricostruire. Per questi servizi alle milizie veniva corrisposto un salario, che ora il governo di Tripoli non vuole più pagare. Inoltre la popolazione non pare più disposta a tollerare le prepotenze che questi gruppi armati portano avanti e diverse manifestazioni popolari contrari alle milizie, hanno attraversato le vie delle principali città libiche. Ma senza una forza adeguata in grado di fronteggiare le milizie, per il governo non resta altra strada che quella della mediazione, che però, appare difficilmente percorribile. Parti delle milizie si ritengono i liberatori del paese e rifiutano un semplice smantellamento, senza una adeguata contropartita, mentre altre rappresentano e tutelano gruppi e fazioni, che senza il sostegno armato , potrebbero vedere drasticamente ridotti i loro privilegi. Il tutto accade in una situazione di illegalità pressoché totale, che favorisce gli scontri armati, che da giugno stanno caratterizzando il paese. Questo stato di cose deriva dall’incapacità della classe politica di dare al paese una struttura ed anche dall’impossibilità, ormai conclamata, per la Libia di procedere da sola sulla costruzione dello stato. Quello nato dopo la fine di Gheddafi è un paese estremamente diviso, con tutte le strutture sociali e politiche praticamente azzerate, la cui lunga dittatura ha lasciato senza una classe dirigente capace di condurre il paese fuori dal caos istituzionale. In questa ottica diverse speranze sono riposte in un possibile ruolo dell’Italia, non da sola ma affiancata da altri partner, per fornire un aiuto materiale ed organizzativo alla Libia, sulla base dei legami che si sono sviluppati tra i due paesi sia con la sciagurata dominazione coloniale, che con le collaborazioni che sono intercorse anche successivamente. I timori concreti che dovrebbero portare a questa soluzione sono basati sulla possibilità che la degenerazione della situazione si converta in una nuova guerra civile, che potrebbe svilupparsi su base regionale, grazie alle profonde rivalità esistenti tra i diversi clan, che, occorre ricordarlo, sono l’unica struttura sociale sopravvissuta anche durante la dittatura di Gheddafi. Inoltre, come per gli altri paesi arabi della sponda meridionale del Mediterraneo, esiste sempre la variabile religiosa, che potrebbe fare sviluppare dei conflitti tra le formazioni non confessionali e gli islamisti. Come si vede se il problema delle milizie rappresenta un fatto concreto ed una emergenza sempre più attuale, le connessioni con altri possibili e ben più gravi sviluppi tengono ancora in maggiore apprensione la platea internazionale e soprattutto i paesi occidentali a causa dell’importanza della Libia come produttore e distributore di petrolio.

Nessun commento:

Posta un commento