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giovedì 21 novembre 2013

L'Afghanistan vuole regole certe sulla giurisdizione per militari USA

Il progetto di mantenere la presenza di un contingente di militari americani, composto da un numero compreso fra le 8.000 e le 12.000 unità, in Afghanistan, frutto di un accordo raggiunto in maniera difficoltosa tra Obama e Karzai, deve essere sottoposto alla Grande Assemblea tradizionale afghana. L’organismo, composto da circa 3.000 persone, è costituito da notabili tribali e non da personale eletto, ed ha una grande potere, che può permettergli di scavalcare anche le decisioni costituzionali ritenute non conformi alla tradizione. Tuttavia la scelta dei componenti è stata fatta esclusivamente dal governo, che può così vantare una relativa sicurezza sul destino delle decisioni che saranno prese. Il presidente afghano si è dimostrato sempre contrario ad un abbandono totale delle truppe americane, perché teme concretamente il ritorno dei miliziani integralisti e con esso la fine della democratizzazione del paese afghano. Obama, che aveva promesso il ritiro totale delle truppe statunitensi, pare essersi reso conto dell’insufficienza delle forze armate governative, della forza militare di cui ancora dispongono i ribelli e del pericolo per gli stessi Stati Uniti, di un ritorno dell’Afghanistan in mani all’estremismo radicale. Un pericolo che costituirebbe la sicura base per gruppi ed attività terroristiche da esercitare contro l’occidente. Malgrado tutti gli sforzi compiuti, infatti, l’Afghanistan è tutt’altro che sicuro già con la presenza americana ed abbandonarlo completamente significherebbe sprecare tutti gli sforzi fatti fino ad ora. Per fare accettare la continuazione della presenza americana alla società afghana, Karzai, deve dare il via libera ad una serie di norme che regolamentino l’attività dei militari americani nel quadro della legge del paese, per non essere visti ancora, almeno dal punto di vista legislativo, come degli invasori, sentimento condiviso da gran parte della popolazione e che rappresenta un ostacolo non da poco alla permanenza americana. Il nodo cruciale per Washington è la protezione dal sistema giuridico afghano dei propri soldati, una giurisdizione speciale che è vista come una violazione della sovranità dello stato dell’Afghanistan. La bozza dell’accordo raggiunto dovrebbe prevedere l’esclusione dell’applicazione della legge afghana, sostituita da quella americana per i dipendenti diretti, militari e civili del Dipartimento della Difesa USA, che non può valere per i dipendenti stranieri delle ditte che operano nel comparto della sicurezza e delle ditte appaltatrici in generale. Un altro aspetto riguarderà le operazioni antiterrorismo, che dovranno essere condotte in maniera congiunta, quindi di comune accordo e con la coordinazione con le forze afghane. Secondo alcuni analisti con queste misure Karzai cerca di proteggersi dal eventuali critiche che potrebbero provenire dagli ambienti contrari alla permanenza americana nel paese. Del resto di aspetti dubbi e controversi emersi durante le operazioni militari americane ve ne sono stati molti, specialmente in quei casi che hanno visto vittime diversi civili, coinvolti loro malgrado in azioni militari per errore o anche per crudeltà. Proprio questi casi, di cui, nella gran parte, non sono stati resi pubblici i colpevoli, hanno suscitato le maggiori critiche, non solo della società afghana, ma anche delle Organizzazioni internazionali ed umanitarie che operano nel paese. Non è un caso che Amnesty International abbia suggerito alla Grande Assemblea tradizionale che venga inserita nelle leggi afghane la responsabilità per la condotta dei militari americani. La necessità di tutelare maggiormente i diritti umani per la popolazione dell’Afghanistan, sovente vittima di attacchi aerei ed operazioni notturne pone una chiara necessità dell’estensione di una normativa da allargare anche ad altri teatri riguardanti l’azione di truppe straniere, non solo statunitensi, di cui dovrebbero farsi carico le Nazioni Unite, impegnando i paesi che hanno forze armate impiegate su territori esteri al rispetto dei civili ed all’eventuale assunzione certa di responsabilità degli errori e delle violazioni compiute.

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