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mercoledì 20 novembre 2013

Libano: cosa può esserci dietro l'attentato all'Iran

L’attentato contro l’Iran, avvenuto in Libano, nella periferia di Beirut, contro la missione diplomatica di Teheran, va considerato essenzialmente entro due logiche: la guerra in Siria ed il confronto sempre più aspro che sta lacerando l’Islam, la contrapposizione tra sciti e sunniti. Teheran storico alleato del regime di Damasco, ha appoggiato Assad fin dall’inizio del conflitto, sia in prima persona, che assistendo materialmente il movimento Hezbollah, che ha proprio la sua base in Libano. Colpire a Beirut il paese iraniano, vuole essere anche un monito per Hezbollah, che è particolarmente forte nel paese dei cedri. Se chi ha compiuto materialmente l’attentato è stata Al Qaeda, come pare, il livello dello scontro rischia di alzarsi, perché oltrepassa il confine siriano per colpire direttamente le strutture di uno stato che è parte in causa del conflitto, ma che fino ad ora non è andato ufficialmente oltre l’appoggio politico. In realtà miliziani iraniani sono stati impiegati contro la folla già nelle prime agitazioni, che hanno poi portato la Siria alla guerra civile. La spiegazione che le ragioni dell’attentato vadano ricercate nelle azioni militari che hanno provocato molte vittime sunnite è senz’altro incompleta e riduttiva, perché sottostima la portata simbolica dell’obiettivo colpito. Infatti l’Iran come bersaglio rappresenta il nemico ideale sia di chi vuole rovesciare il regime di Damasco, magari sostituendolo con un califfato sunnita, sia l’avversario religioso, in una lotta dove, in quanto ad estremismo, i sunniti sembrano ormai avere superato gli sciti. Non si tratta di un aspetto secondario, la battaglia per la supremazia dell’Islam si sta svolgendo in un terreno molto vasto, praticamente globale, e rischia di trascinare diverse aree del mondo in una instabilità molto pericolosa per gli equilibri geopolitici. Certo c’è anche un intento intimidatorio, che mira a scoraggiare gli iraniani a continuare ad appoggiare Assad, pena la ripetizione di altri atti terroristici, tuttavia queste minacce non possono non essere state messe in conto dagli apparati iraniani, che, peraltro, mai abbandoneranno la Siria, per cercare di mantenere l’influenza sul paese, che è ritenuto il più essenziale nella strategia politica di Teheran. La reazione iraniana ha accusato, l’entità sionista, quindi Israele ed i suoi complici, lanciando una velata accusa agli USA, preferendo non esasperare pubblicamente il confronto religioso. In realtà pare difficile credere che, per le modalità con cui è avvenuto l’attentato, Tel Aviv sia responsabile e gli Stati Uniti, insieme alle altre potenze occidentali, hanno condannato l’atto definendolo insensato. Alcuni analisti intravedono un possibile coinvolgimento dei servizi sauditi, preoccupati, sia per lo stallo della guerra siriana, sia per la piega presa dai negoziati sul nucleare iraniano, che ha avvicinato Washington e Teheran. Tuttavia senza prove concrete, che metterebbero in grossa difficoltà Obama, questa eventualità resta una ipotesi senza fondamento. Deve essere invece considerata la possibilità che l’attentato apra una lotta tra Iran ed Hezbollah contro Al Qaeda; se lo scenario dovesse essere limitato al solo Libano, i seguaci del movimento terroristico potrebbero godere dell’appoggio dei palestinesi presenti nei campi profughi ed avrebbero quindi notevoli vantaggi per seguire la strategia di ridurre gli aiuti per la Siria provenienti dal paese libanese, che, tuttavia, potrebbe essere coinvolto in una escalation di attentati e rappresaglie che ne potrebbero mettere in pericolo l’equilibrio. Mentre pare obiettivamente difficile che Al Qaeda possa colpire l’Iran all’interno del suo territorio, troppo controllato anche per terroristi esperti come sono i seguaci di Bin Laden.

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