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martedì 19 novembre 2013
Ucraina: la difficile trattativa per entrare nell'UE
La vicenda della leader della rivoluzione arancione in Ucraina, Yulia Tymoshenko, con l’avvicinamento all’Unione Europea di Kiev, appaiono inevitabilmente intrecciate. Ma su entrambe aleggia l’ostacolo posto da Mosca all’ingresso in Europa di uno stato che considera una sua propaggine. Per avere l’accesso all’Unione Europea, l’Ucraina deve regolare la questione della sua detenuta più eccellente: l’ex primo ministro Tymoshenko. I sospetti di una condanna avvenuta per abuso di potere sono l’ostacolo che si frappone fra Kiev e Bruxelles, inoltre se l’Ucraina continuerà ad impedire all’ex primo ministro di curarsi in Germania le porte dell’Unione Europea e quelle del suo mercato resteranno chiuse per il paese ucraino. Questo limite, più che legittimo, posto da Bruxelles fornisce alla fazione dell’Ucraina in favore della Russia un argomento pretestuoso ma sostanziale per bloccare l’ammissione all’Unione Europea; infatti senza questo ostacolo, che parrebbe facilmente superabile, la strada per Bruxelles sarebbe totalmente in discesa. Ma una parte sostanziosa dell’Ucraina teme le conseguenze che l’ingresso nell’Unione Europea avrebbe sui rapporti con la Russia, da tanti considerata sempre l’alleato più importante. Il Cremlino, che non gradisce un allontanamento di un territorio che considera una sua estensione, sta operando delle pressioni più o meno evidenti affinché Kiev resti sostanzialmente nella sua sfera di influenza, cosa che non accadrebbe più se entrasse a fare parte della UE. Ad insospettire i favorevoli all’ingresso in Europa sono stati alcuni viaggi a Mosca del presidente ucraino Yanukovich, dopo i quali il governo ucraino ha messo al primo posto delle priorità la necessità di normalizzare i rapporti con la Russia. Questo cambiamento repentino, avvenuto in un momento nel quale gli accordi con Bruxelles parevano ormai vicini, è stato interpretato dagli osservatori come l’effetto della dissuasione russa, secondo i dettami di Putin. Anche l’atteggiamento della Gazprom è risultato meno flessibile nei confronti delle forniture per Kiev. La questione, quindi, sta ormai assumendo dei connotati geopolitici rilevanti: per la Russia la scelta verso una organizzazione considerata l’emblema dell’occidente, da parte dell’Ucraina, non significa soltanto perdere una parte consistente su cui esercitare la propria influenza, ma apre una potenziale frattura in quello che resta dell’ex impero sovietico e che nei piani di Putin costituisce la base da cui ripartire per riportare la Russia al livello di super potenza, più volte evocato anche in campagna elettorale e con una spesa militare enorme. Si capisce che se i paesi che dovrebbero essere più vicini a Mosca sfuggono alla sua area di influenza il progetto del Cremlino incomincia a naufragare. D’altra parte una porzione consistente del paese ucraino, che si riconosce nell’opposizione ma non solo, sta spingendo proprio nella direzione contraria a quella russa, cercando una nuova prospettiva attraverso la collocazione nell’Unione Europea, che viene vista come una possibilità di crescita sia economica che in termini di estensione dei diritti civili. L’aspetto non è secondario per chi considera proprio la Russia un paese dove il godimento dei diritti civili e politici è tutt’altro che assicurato e proprio per questo non ne gradisce il legame così stretto. Il paese è comunque diviso sulla destinazione da prendere per il proprio destino geopolitico e l’Europa, sebbene intenda accogliere l’Ucraina, non può farlo se vengono meno le condizioni necessarie richieste per aderire a Bruxelles, tuttavia, anche dietro le pressioni importanti che provengono dalla Germania, la trattativa non è stata ancora chiusa definitivamente ed ancora qualche spazio di manovra sembra esistere, anche se tutto è nelle mani del presidente Yanukovich.
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