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mercoledì 22 gennaio 2014

Egitto: gli errori dei Fratelli musulmani

La Fratellanza musulmana, uno dei movimenti protagonisti della sollevazione che ha rovesciato Mubarak e che ora è stata messa fuori legge dal governo militare egiziano, si è resa conto dei grossolani errori politici che hanno provocato il colpo di stato delle forze armate ed ha notificato sulla propria pagina web questa consapevolezza. L’incapacità di condividere il potere con le altre forze politiche, soprattutto con quelle laiche ed il conseguente mancato rispetto delle minoranze, scaturito da una vittoria elettorale, male interpretata, perché sembrava autorizzare la presa totale del paese, hanno creato un mostro politico, capace di instaurare una dittatura, seppure della maggioranza, paragonabile a quella che l’aveva preceduta. Il primo errore è stato di calcolo: la percentuale dei votanti alle elezioni che diedero la vittoria alla Fratellanza, fu del sol 38%, una parte esigua quindi del paese reale. Avere la maggioranza di questa bassa percentuale di votanti, non autorizzava la conquista di tutti i gangli amministrativi e burocratici dello stato e, soprattutto, la determinazione di volere costringere tutto il paese ad accettare come legge fondamentale la sharia. Abituati ad una guerra di retrovia durante il regime di Mubarak, ma di grande presa sulla popolazione, i componenti della Fratellanza, hanno avuto una visuale distorta dovuta ai ceti sociali che hanno aiutato e condizionato, molto legati all’ambiente religioso. Questo ha cristallizzato la loro forma mentale politica, che non è cambiata neppure quando scendevano in piazza a fianco delle forze laiche, che sono state considerate, anziché nella veste di interlocutori, come strumenti funzionali alla conquista del potere. La Fratellanza musulmana si è illusa di potere coprire i soprusi politici che ha portato e voleva portare avanti, durante la sua permanenza al governo, con l’ideale religioso spinto all’eccesso, non sapendo comprendere che la parte più motivata politicamente del paese avrebbe nuovamente reagito ad una nuova dittatura. Questo aspetto ha provocato una spaccatura tra le forze che avevano rovesciato Mubarak, che si è rivelato disastroso quando Mursi è stato deposto dai militari. In quel momento le forze laiche avrebbero appoggiato qualsiasi soggetto capace di levare il potere ai partiti confessionali; in questo modo la Fratellanza è rimasta isolata e facilmente battibile. D’altro canto l’altro grosso errore è stato proprio quello di sottovalutare i militari, che erano, restano e saranno ancora a lungo la forza predominante del paese. La sconfitta di Mubarak è stata possibile soltanto perché l’esercito ha scelto di restare neutrale di fronte alla sollevazione popolare, questo elemento fondamentale non è stato capito e si è creduto di potere confinare che deteneva il monopolio della forza grazie ad un consenso popolare, che come abbiamo visto, era molto limitato, seppure rappresentasse la maggioranza. Lo sbaglio conseguente è stato quello di non attenuare il furore religioso e non accogliere le critiche che venivano dalle altre parti politiche e dall’esercito stesso, richiudendosi in uno stato di autoreferenzialità che ha nuociuto soltanto ad un paese bisognoso di decisioni sulla materia economica e non immobilizzato da trite questioni confessionali. Anche dopo avere perso il potere questo atteggiamento di chiusura è continuato con ripetuti rifiuti ad accettare una qualche forma di dialogo con il governo espressione dei militari. Questa presa di posizione, in un certo qual modo giustificata da quello che è considerato un colpo di stato militare, è stata una posizione massimalista che ha poi favorito i provvedimenti legali, come la messa fuori legge del movimento e l’incarcerazione dei leader, tutto il contrario di un atteggiamento più pragmatico che avrebbe risparmiato al paese altro immobilismo sulle questioni più urgenti. Messa definitivamente fuori gioco ora la Fratellanza musulmana si è resa conto che per governare un paese è necessaria la collaborazione di tutte le forze politiche e di tutti i ceti sociali, ammetterlo è già un passo avanti, ma questa presa di coscienza non deve mascherare un intento per instaurare un legame con le forze non confessionali che giudicano negativamente il grande potere conquistato dai militari e cercare una nuova alleanza per rovesciarlo. In questo momento la governabilità dell’Egitto non può prescindere dall’esercito ed è attraverso di esso che la Fratellanza deve accreditarsi come forza capace politica capace di dimostrare moderazione per essere riammessa nell’agone politico. Ciò implica delle rinunce all’estremismo religioso in politica ed una apertura significativa all’accettazione dei processi democratici più simili ad una democrazia di tipo occidentale che ad una di tipo religioso dove si vuole instaurare la sharia con la maggioranza senza alcuna condivisione.

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